Illegalità diffusa, ingiustizia diffusa

L’illegalità diffusa individua quel fenomeno dell’assenza dello Stato sul territorio, dominato dalla criminalità organizzata, ovvero da tutte le mafie che con i loro tentacoli comandano la società civile nella sua organizzazione politica, economica e sociale. L’ingiustizia diffusa è la sensazione che il comune cittadino percepisce dal servizio giustizia soprattutto quando è coinvolto in prima persona per vedersi riconosciuto un giusto processo o la tutela dei suoi diritti violati.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario è stata l’occasione per la declamazione in forma solenne del “De profundis” della giustizia italiana che è letteralmente sprofondata in fondo all’elenco dei paesi del mondo per quanto riguarda i tempi della celebrazione dei processi, ultima in Europa e dopo numerosi Paesi africani. Il Governo Berlusconi in questa legislatura come in quelle precedenti si è preoccupato di promuovere leggi ad personam o di contrarre le spese della giustizia così come nella riforma della  scuola anziché riprogettarla nel suo complesso.

Lo sfacelo dell’amministrazione della giustizia è davanti agli occhi di tutti quando si ha la disavventura di entrare in un palazzo di giustizia e vedere come la stessa viene amministrata. La disorganizzazione della giustizia è voluta e mantenuta per difendere gli interessi della classe politica trasversalmente corrotta. Le riforme che vengono pomposamente annunciate sono più rivolte ad interessi di parte che a tutela dei diritti e dei doveri della collettività.

Il pacchetto giustizia in parte presentato, già all’esame delle Camere ed in parte di prossima pubblicazione altro non rappresenta che una toppa ad un sistema che fa acqua da tutte le parti.

Una legislazione diretta all’inasprimento delle sanzioni nei confronti degli immigrati non costituisce la soluzione del problema dell’immigrazione clandestina, quando le sanzioni non possono essere applicate ed eseguite per mancanza di magistrati il cui ruolo nel 40% dei casi, come sottolineato dal Presidente del Consiglio nazionale forense, è applicato in altre faccende o per carenza del personale amministrativo sotto organico in gran parte degli uffici giudiziari, o per mancanza della carta per fare le fotocopie.

Una seria riforma della giustizia potrà vedere la luce solo quando la stessa non venga strumentalizzata per interessi di parte o al fine di colpire l’altra parte politica, in un ping-pong che non passa inosservato al comune cittadino, ormai vicino alla totale sfiducia verso una classe politica largamente incompetente ed autoreferenziale.

Una vera ed effettiva riforma della giustizia deve vedere un ampio coinvolgimento di tutti gli operatori del Diritto e di un’approfondita discussione in sede parlamentare e non l’approvazione di leggi spesso malfatte e contraddittorie approvate con decreti d’urgenza votati a forza di mozioni di fiducia, per tenere unita una maggioranza silenziosa che approva provvedimenti iniqui, erronei e contrari agli interessi della collettività.

Avv. Guglielmo Pinto



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