La coerenza dei cristiani impegnati in politica

Sentiamo talvolta alcuni uomini politici dichiararsi apertis verbis cristiani, anche se non di loro spontanea volontà ma dietro sollecito degli intervistatori.

Ciò accade soprattutto nei periodi preelettorali quando l’elettorato cattolico viene vezzeggiato e blandito da questi personaggi.

Poi, con il tempo, dopo averli eletti in Parlamento, scopriamo che la loro coerenza lascia molto a desiderare quando si tratta di votare o meno alcuni progetti di legge che sottendono principi del tutto opposti all’insegnamento di Gesù Cristo e della Chiesa cattolica.

Ma quali sono i principi che devono sorreggere e guidare i cristiani che vogliono impegnarsi in politica oltre ovviamente gli insegnamenti del Vangelo ?

Dobbiamo necessariamente fare riferimento al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa e altri documenti ecclesiali per rispondere a questa domanda.

In particolare è necessario rileggere, per citarne alcune, l’enciclica Gaudium et Spes, frutto del Concilio Vaticano II, opera del nostro grande Papa Giovanni XXIII come pure le precedenti Mater et Magistra e la Pacem in terris, poi la Sollecitudo rei socialis e la Centesimus annus di Papa Giovanni Paolo II e il Catechismo della Chiesa Cattolica.

In questa sede propongo alcune riflessioni su alcuni principi di condotta politica coerente con la fede cristiana, volendo poi aprire un dibattito su questi temi con i lettori del blog i cui commenti e critiche sono sempre ben accetti nell’ottica del dialogo costruttivo che il nostro laboratorio Persona è futuro vuole portare avanti.

In primis lo scopo della politica per un cristiano che ha deciso di impegnarsi è nella tutela e promozione dei diritti inalienabili della persona, la dignità e l’uguaglianza tra tutti i cittadini, il sostegno alla famiglia nella sua accezione tradizionale.

Tra i diritti inalienabili ritengo di dover indicare il diritto alla vita e la sua tutela dal concepimento fino alla morte naturale.

Il politico che si definisce “cristiano” deve svolgere i suoi compiti come servizio alle persone e alla società.

Deve usare mezzi onesti per ottenere il potere pubblico e mantenerlo, deve esercitare il mandato ricevuto dagli elettori con imparzialità e democrazia, favorire l’informazione corretta e puntuale e la partecipazione democratica dei cittadini osservando e facendo osservare il principio della solidarietà soprattutto verso gli indigenti.

Qualora si trovi al governo deve rispettare e salvaguardare i diritti delle opposizioni.

Nell’amministrazione pubblica deve usare in modo onesto il denaro pubblico agendo con trasparenza senza dare corso a favoritismi.

In sede internazionale deve realizzare il bene comune, promuovere la solidarietà, il benessere e la pace tra i popoli, intervenire nei conflitti smussando le contrapposizioni e favorendo il dialogo.

Secondo la Gaudium et Spes il bene comune “si concretizza nell’insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani, nelle famiglie e nelle associazioni il conseguimento più pieno e più rapido della loro perfezione.” (GS, 26)

La società è autenticamente democratica secondo la concezione cristiana quando è basata su uno Stato costituito legittimamente dove la legge prevale sulla volontà arbitraria degli uomini.

In una società democratica il popolo è il detentore della sovranità e al suo servizio è posta l’autorità politica dal quale ha origine.

Pertanto il politico deve garantire la vita ordinata della comunità promovendo il bene comune, rispettare il principio di sussidiarietà non sostituendosi alla libera iniziativa dei singoli e delle formazioni sociali, sostenendole in caso di bisogno.

Il politico deve riconoscere, rispettare e promuovere i valori umani e morali essenziali.

Deve emanare leggi giuste conformi alla dignità della persona umana, comminare pene proporzionali alla gravità dei delitti, garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, promuovere il recupero personale e sociale di chi ha sbagliato.

Conclusivamente ogni cristiano ha il dovere ed il diritto di interessarsi, e se necessario, impegnarsi in prima persona secondo le proprie capacità nella politica, per realizzare una società al servizio della persona, prendendo parte attiva alla vita pubblica e portando il proprio contributo personale alla realizzazione del bene comune.

Per fare questo deve mostrare una testimonianza di vita cristiana coerente ai principi del Vangelo.

Non sentiamo il bisogno di altri politici cristiani a parole e meno nei fatti.


Il dilagante assenteismo e qualunquismo elettorale va arginato con la formazione di una nuova classe politica, costituita sia da “persone - candidati” che da sostenitori che conformino il loro agire ai principi cristiani senza compromessi.



  1. Alessandro domenica 22 marzo, 2009 - 17:43

    Il contenuto di questo articolo, pienamente condivisibile, andrebbe elaborato da ciascuno in scienza e coscienza. Personalmente, la mia piccola storia particolare, mi porta a non potermi dire cattolico, ma ad avere una stima e gratitudine incondizionata per chi cattolico ritengo (soprattutto se non esclusivamente guardando ai fatti). Di più, la mia piccola storia personale mi fa preferire un attivismo sociale e politico svincolato da etichette proprio per una ragione di coerenza e di efficacia del messaggio. Ai politici cattolici e cristiani è richiesto qualcosa in più e bisogna meritarselo.

  2. Giuseppe Sbardella lunedì 23 marzo, 2009 - 13:09

    Bene Luigi,
    condivido pienamente il tuo articolo.
    Fra i principi ai quali il politico cristiano dovrebbe richiamarsi mi permetto di indicarne anche altri due, espressi chiaramente dalla Dottrina Sociale Cristiana:
    1) il primato del lavoro sul capitale;
    2) il primato della destinazione universale dei beni sul diritto di proprietà privata (pur espressamente riconosciuto).
    Aggiungo infine come sia di grande sollievo l’accorgersi come tutti questi principi potrebbero essere guida coerente non solo per politici cristiani, ma per tutti i politici che, seguendo la coscienza e la retta ragione, si impegnassero per il bene comune.
    Cari saluti

  3. ELVIRA FALBO lunedì 30 marzo, 2009 - 12:46

    Che tristezza e che delusione gli amici impegnati in politica. Ho sempre vissuto da cattolica praticante. Ho presentato il Libro del Sinodo sulla Famiglia e sono membro del Consiglio Pastorale Diocesano di Roma. Da 25 anni Presidente dell’ISSAS, ONLUS che è costretta a chiudere perchè non ha finanziamenti da nessuno ed io ci ho già rimesso oltre 300.000 Euro solo negli ultimi nove anni, tutti i risparmi di una vita. I cristiani si vedono dai fatti e nei fatti non nei proclami pre-elettorali. Io continuo a fare volontariato a tempo pieno ad aiutare le coppie in crisi, ma nessuno si preoccupa di darci una mano per coprire le spese di locali e dei due dipendenti.
    Elvira Falbo