L’UdC partito di Centro che guarda a Destra?

Con riferimento alle elezioni Europee 2009, dall’analisi del flusso dei voti fra partiti, compiuto dal un istituto serio, come quello di R. Mannheimer, emerge un dato interessante relativo alla performance dell’UDC.

Il progresso, in termini di percentuale dei voti, rispetto alle politiche del 2008 deriva sostanzialmente da uno saldo attivo nello scambio di voti tra UDC e PDL. Per essere più chiari (anche se non ricordo i dati precisi) il numero della persone che hanno votato UDC provenendo dal PDL e stato superiore al numero delle persone che hanno fatto il percorso contrario.

Nel confronti della area di centro-sinistra è emersa invece una netta impermeabilità con l’UDC.

Un’altra osservazione importante deriva dalla elezione al Parlamento europeo nella Circoscrizione Nord-Ovest di Magdi Allam e in quella di Centro di Carlo Casini, persone degne del massimo rispetto per la loro serietà e correttezza, e certamente esponenti di un’ area culturale ispirata da un cattolicesimo piuttosto tradizionalista.

Non conosco gli eletti del Sud ma, a parte isolati fenomeni, si sa che l’UDC al sud è schierata su posizioni molto moderate.

Verrebbe quasi da dire che mentre la DC era un partito di centro che guardava a sinistra, l’UDC è, allo stato dei fatti, un partito di centro che guarda a destra.

L’esperienza della Rosa Bianca, anche se apprezzabile in alcune aree locali, non appare oggi capace di incidere per quantità in quella che può essere considerata la “pancia” moderata-conservatrice del partito.

Inoltre la impermeabilità fra l’area del PD e quella dell’UDC fa apparire remota la possibilità di una mini-scissione nel PD verso l’UDC (nonostante le speranze che qualcuno ha coltivato).

A mio parere, ma mi piacerebbe che si aprisse un serio e costruttivo dibattito, si aprono due strade per chi, come noi, vuole restare federe agli ideali che hanno dato origine alla Rosa Bianca.

La prima prevede la permanenza nell’UDC come gruppo organizzato intento a coltivare un progetto culturale (imperniato ad esempio sul personalismo comunitario) capace di dare all’UDC un pensiero ideale e politico di tipo “moderato dinamico” rivolto a tutte le persone che non si rassegnano ai vecchi schemi politici e intenzionati a dare risposte concrete (culturalmente orientate) ai nuovi problemi del XXI secolo, sfuggendo dalle vecchie risposte del progressismo sociale (imperniato espressamente o implicitamente sul deficit spending) e del turbo capitalismo neo-liberista, magari ipotizzando un ripensamento di una attualizzata “economia sociale di mercato”.

La seconda prevede il perseguimento dello stesso progetto culturale scegliendo la strada di un affiancamento, in posizione di autonomia organizzativa, del PD cercando di conservare un dialogo politico con gli esponenti popolari e teodem dello stesso. In questo percorso sarà giocoforza una alleanza con quelle aree politiche di ispirazione cristiana, come INCIPIT, che già hanno fatto una scelta di questo tipo.

Le strade che invece non mi sembrano ora percorribili sono quelle di una permanenza nel futuro Partito della Nazione sciogliendoci in esso, o quella di un ingresso nel PD.

Chi mi conosce sa che preferirei la prima strada, ma non do assolutamente per scontato che sia la preferita dalla maggioranza, né che qualcuno ne veda delle altre.

Cari saluti



  1. Paolo Bonini martedì 9 giugno, 2009 - 10:15

    Sicuramente le elezioni europee non sono rilevanti a fronte di un accentuatissimo astensionismo. Credo che molti elettori del PDL si siano astenuti.

    Nel partito di Casini la base è sempre stata di (centro) destra.

    A mio parere la Rosa per l’Italia potrebbe rappresentare un ponte tra moderati centristi (Udc) e progressisti moderati (Pd); mi spiego. Una permanenza nell’Udc ha più senso in un quadro generale se si pensa all’unità partitica dei cattolici, a un progetto di alternativa al bipartitismo, etcc… . Ma se requisiti essenziali del movimento (la Rosa), sono la trasparenza, l’alta concezione di politica, la solidarietà, la libertà, la giustizia, io non credo che la Rosa stessa possa sopravvivere nel partito di Casini, non per incompatibilità di vedute, ma per limiti clientelari intriseci all’Udc.

    Di fatto sarebbe destinata a confondersi con la maggioranza del partito e quindi a essere assorbita (dato anche il numero ristretto di aderenti).

    Invece, se si pone come interlocutore dei cattolici e moderati di area Pd, avrebbe un peso politico sufficiente a imporre l’etica al venturo “partito della nazione”.

    Urge istituire un tink.tank comune tra Rosa e Pd-moderati. Così in futuro la Rosa potrebbe restare un ristretto nucleo pensante utile alla sinistra e necessario all’Udc.

  2. luigi avella mercoledì 10 giugno, 2009 - 09:30

    Caro Giuseppe,
    in politica si deve mediare e non lo dico da esperto ma da moderato cattolico. Mediare, però, non significa essere né carne né pesce. Hai posto due quesiti importanti: la centralità dell’udc che guarda a destra e il futuro della Rosa bianca. Desidero soffermarmi sui due punti in modo trasparente e sintetico.
    Intanto, se i risultati elettorali riguardano l’udc è stata una vittoria, se riguardano l’UDC è stato un completo nocaut. Questo i dirigenti politici lo sanno bene e di certo non lo diranno mai. Il risultato elettorale, quindi, non rappresenta uno stimolo al polo di centro.
    Né si intravede una via di uscita: Casini ha subìto la costituente più che cercata. Lo prova l’affermazione di Cesa all’inizio “del cammin di nostra vita”, un architrave poggiato su dei pilastri (il trilite) una figura geometrica “unicum” ma distinta tra pilastri ed architrave. Se non si è realizzata, a mio modesto avviso, non è per colpa dell’udc ma dei pilastri che non hanno voluto gettare le fondamenta. Questo mi porta a concludere che l’udc è stato coerente e lo sarà di più in vista del congresso, pensando a se stesso.
    Per quanto riguarda la Rosa bianca, tu sai come la penso, un movimento agnostico un po’ carbonaro che ha chiamato a raccolta mille fondatori e poi non sente il bisogno di divulgare, il modo palese, le decisioni di un consiglio direttivo, chi ne fa parte e cosa ha deciso. La cosa buffa, credimi non lo dico con astio, è leggere Tabacci che annuncia il superamento della Rosa bianca ma ne convoca il direttivo (?): la mattina ne ricorda le “gesti e le tenzoni” ed alla sera ne constata la dietrologia. Questo spiega anche la distonia tra il politico “Salvarani”, il più amato dagli italiani, che non vende cucine e non raccoglie consensi in rapporto alla popolarità ed al patos che comunica in tv.
    Tra le mie reminiscenze scolastiche lo paragono a Vincenzo Monti: il poeta della penna, secondo il critico letterario Sapegno, ma del cuore in nessun modo.
    Ora, concludendo, che futuro ci riserverà il centro? A questa domanda non so dare risposta, forse dovremmo cambiare i cavalli di razza e sperare in un nuovo “Varenne”.
    Utopia? Chi lo sa? Però, di una cosa sono certo: molti stanno ancora in finestra ed attendono una nuova rosa bianca. Questa volta non solo petali con spine nascoste ma una rosa con le spine che farà scoprire con il tempo i petali profumati.
    Se mi permetti un pensiero segreto, ma puoi cancellarlo prima di pubblicare il mio post, vorrei entrare cuoricino di Savino Pezzotta e fargli questa domanda pacatamente: Savino, vuoi fare la fine di Sergio D’Antoni che sperava che i cavalli volassero per l’aer sublime? La politica non è il sindacato, ci vuole più coraggio. E così sia.