Chi si aspetta da questo commento una analisi del voto o del fallimento del referendum sul sistema elettorale resterà deluso.
La crisi etica ed economica che sta attanagliando il nostro Paese esige scelte molto coraggiose che vanno ben al di là del piccolo cabotaggio dell’1, 2% in più o in meno o di prospettive di ben breve termine ma che non risolvono i problemi.
Dobbiamo avere il coraggio di spiegare alla gente come stanno le cose, che siamo cioè come una famiglia piena di debiti che vuol continuare a vivere sopra le proprie possibilità, anzi una famiglia dove una minoranza di componenti si impegna, lavorando di più, innovando il proprio modo di lavorare, imparando dalle altre famiglie (Nazioni) che stanno meglio, insegnando il proprio lavoro agli altri, facendosi guidare dal senso del bene comune, e dove una maggioranza continua a coltivare la furbizia, a spendere… tanto ci penserà qualcun altro a guadagnare, a lavorare e a pagare le tasse il meno possibile, a farsi guidare da un bieco individualismo.
Ma questa maggioranza è fatta per fortuna anche di persone che sono “trascinate” in questo gioco perverso ma che sono ancora capaci di ragionare e di tornare ad una lucidità civica.
A queste persone occorre dire che, se vogliamo uscir fuori da un circolo vizioso di degrado, occorre guardare avanti, darsi un’ottica europea, ragionare in termini di un patto intergenerazionale che punti a:
1) accrescere la produttività generale;
2) promuovere uno sviluppo sostenibile in termini umani e ecologici;
3) procedere a riforme strutturali non più rinviabili (ristrutturazione del sistema pensionistico e del welfare, lotta ad ogni forma di rendita monopolistica o meno, focus sulle meritocrazia, liberalizzazioni dell’accesso al lavoro e alle professioni….)
Il tutto facendo perno sulla solidarietà nella sua duplice accezione di virtù morale personale e di principio ordinatore sociale, e sulla sobrietà come comportamento diffuso orientato a decidere i consumi sulla base di priorità eticamente indirizzate.
Alle persone si possono chiedere sacrifici solo se chi glieli chiede ha dimostrato coerenza morale e piena affidabilità, e se insieme ai sacrifici si mostra loro anche i benefici che potranno trarne.
In questo senso il patto intergenerazionale si trasforma anche in un patto tra società civile e rappresentanza politica ed economica.
Un soggetto politico di Centro che non si appiattisca sull’UDC ma che venga percepito veramente come nuovo, serio, affidabile e rinnovato negli uomini può portare avanti questo compito.
Sarebbe bello creare in tutta Italia una rete multipolare di gruppi e di associazioni sostegno di questo progetto. Il Laboratorio “Persona è futuro” non rivendica primati o primogeniture, ma pone la sua esperienza al servizio di chi, in luoghi diversi da Roma, vuole aprire un percorso analogo.





carissimo Giuseppe,
penso che una rete “fitta il più possibile” cioè che riesca a pescare quanti più soggetti possibili, laici e non, sia l’unico mezzo che ci rimane per dare una svolta civile a questa nostra povera Italia. Sono daccordo con tutto quello che dici, ma come fare ? Sono a tua disposizione per darti tutto il mio appoggio, dimmi tu come.
ti abbraccio
salvio
Sono perfettamente d’accordo, ma non riesco a capire con quali modalità pratiche.
Una rete di siti Web coordinati tra loro?
Un gruppo di persone che prendano l’iniziativa di veicolare il messaggio, ricercare convergenze, proporre soluzioni. Scusami, ma non saprei da che parte cominciare.
Caro Salvo, caro Lopez010754, prima di rispondere aspetto se emergono altre richiesta espresse di chiarimento.
Un abbraccio
Ciao Giuseppe io ci sono…………… fammi sapere, a presto ciao
Caro Giuseppe,
dando seguito alla proposta di creare una rete, sono naturalmente del tutto d’accordo, e vorrei porre l’accento su un aspetto secondo me importante: quella delle rete (o federazione) di entità facenti capo ad un progetto politico univoco è sicuramente un’idea non nuova, se vogliamo, nel merito, ma credo che abbia delle notevoli possibilità di sviluppo ed una forte attrattiva per il fatto che oggi, noi, possiamo utilizzare strumenti che “creano rete” che prima non erano disponibili, e per prima non intendo cinquant’anni fa, ma neanche dieci anni fa. Mi riferisco ovviamente al Web. Oggi i social network sono una realtà che offre diversi vantaggi a chi vuole costruire una rete sociale, aperta al contributo ed alla condivisione, su Internet, contemplando strumenti di dibattito e di gestione del flusso comunicativo ed informativo efficienti. Tali strumenti potrebbero poi essere funzionali ad incontri di persona, organizzati sul territorio.
Bisogna prendere atto che il grosso della comunicazione libera oggi passa per Internet (vedi Iran), e che questo flusso comunicativo è propedeutico ad una riorganizzazione anche della politica, in un modo più trasparente e partecipato, specialmente da parte della società civile.
Anche da me, hai tutto il mio appoggio e disponibilità al progetto.
Luciano
Caro Giuseppe,
Ho letto con interesse il tuo contributo. Altri punti potrebbero aggiungersi a quelli che tu hai elencato, magari già inseriti e non espressamente evidenti, quali ad esempio lo scempio che sta subendo la scuola pubblica, le perplessità ed i dubbi che suscitano le continue richieste di cassa integrazione delle aziende, la mancanza di adeguate politiche per la famiglie in un ottica di raggiungimento quanto meno degli standard eureopei, l’integrità della morale da portare come esempio ai nostri figli, l’etica sui posti di lavoro. Le argomentazioni per dare luogo e motivare una rete multipolare ci sono.
Dal punto di vista organizzativo, questa è la mia opinione:
non credo sia sufficiente il solo canale informatico per aggregare varie realtà sul territorio, può essere sicuramente un buon punto di partenza, ma non deve rimanenre l’unico mezzo di comunicazione. La virtualità ha generato molti scompensi sociali quali tra tutti il rapporto diretto fra esseri umani. L’utilizzo della sola rete esculderebbe molti soggetti al progetto in questione. Quindi una volta stabilti i contatti tramite la rete sarebbe opportuno prevedere degli incontri, stimolare la formazione di nuclei che possano poi incontarsi fisicamente e discutere, accomunare programmi, esperienze e modi di agire.
Stabilire un programma semplice, comprensibile a tutti, magari banale, porsi dei piccoli obiettivi ma visibili e di utilità quotidiana. Al momento questo è quello che cerca la gente, la concretezza. Intercalare in questioni politiche poco trasparenti equivarrebbe ripetersi. Nella creazione di un nuovo soggetto politico ovviamente i numeri non possono essere virtuali.
L’idea è interessante ed allettante per cui se ritieni opportuno potremmo risenttirci e per questo ti invio in mie riferimenti attraverso la mail personaefuturo@gmail.com
Un abbraccio
Gianfranco
Carissimi,
grazie innanzitutto della vostra adesione alla proposta. Altri ancora mi hanno scritto su facebook o in privato.
Fra l’altro giovedì ho partecipato (invitato da Savino Pezzotta) ad una Direzione Nazionale dell’UDC allargata ai Movimenti di Centro e, parlando con altri amici di tutta Italia, la proposta della “rete” è stata condivisa ed è molto piaciuta.
Non si tratta di creare una corrente organizzata ma di costituire una forma leggera di collegamento fra persone che aderiscono ai valori di riferimento della Rosa per l’Italia (in primis il primato della dignità della persona umana in tutti gli aspetti della realtà sociale).
Quando parlo di una forma leggera mi riferisco anche ad una forma non dispendiosa (in quanto nessuno di noi dispone di grandi risorse economiche, tutt’altro) e il pensiero corre subito ad una rete di siti web linkati fra di loro.
Ogni sito presupporrebbe l’esistenza di un gruppo territoriale, con larga autonomia locale e organizzato come meglio sembra agli aderenti (neppure il nostro Laboratorio ha una struttura interna giuridicamente definita, eppure funziona proprio per lo stile comunitario che ci contraddistingue!).
L’importante dovrebbe essere il collegamento fra i gruppi e la conoscenza reciproca delle rispettive iniziative a livello locale, come anche la proposta di suggerimenti di azione politica ai nostri referenti nazionali.
I gruppi dovrebbero avere un livello culturale, aperto a tutti, anche a persone di partiti diversi (proprio perché crediamo nel confronto…) e un livello più politico di sostegno alla Rosa per l’Italia.
Giovedì prossimo mi incontrerò con Savino Pezzotta e gli presenterò la proposta da approfondire con i vostri contributi e con quelli degli altri che vorranno.
Vi terrò aggiornati,
un abbraccio a tutti