Di seguito pubblichiamo la lettera con cui l’On. Savino Pezzotta ha invitato i suoi amici a partecipare al Convegno del 18 settembre a Roma sul Personalismo, i cui dettagli sono reperibili al link http://savinopezzotta.wordpress.com/eventi/personalismo-oggi/
Contro l’imbarbarimento della vita sociale e politica, occorre tornare a riflettere sulla importanza da attribuire al primato della dignità di ogni persona umana.
************************************************************************************
Carissima/o,
Ti invito a partecipare a un Convegno sul tema “PERSONALISMO OGGI” che l’associazione “ Persona è Futuro “ ha organizzato per il giorno 18 settembre 2009 presso l’Hotel Universo – via principe Amedeo, 5/b Roma.
L’associazione “Persona è futuro” è un piccolo ma significativo laboratorio di ricerca, di riflessione e di proposta cui abbiamo dato vita con alcuni amici. Non abbiamo altre ambizioni che aiutarci a pensare e a far pensare, ritenendo che solo attraverso un “buon pensare” possa generarsi un buon fare sociale e politico.
Con questa tensione e innanzi a un contesto politico ogni giorno più sterile, ci siamo chiesti che cosa può ancora significare “optare per la persona”, e ci si è posti l’obiettivo di elaborare cultura e lavorare su proposte concrete avendo come punto di riferimento il Personalismo.
Appare ormai evidente come l’azione politica, per essere valida e affrontare efficacemente i problemi di una sana convivenza civile, abbia bisogno di rigore morale e di una seria base culturale. Questa è la verifica che vorremmo fare insieme a tutte le persone che non hanno rinunciato a operare per un rinnovamento culturale ed etico da inquadrare nella tradizione della proposta personalista e di studiare come dalla stessa possano derivare azioni politiche e programmi concreti ed efficaci sui vari ambiti del vivere civile, quali ad esempio il lavoro, la salute, l’educazione.
L’incontro del 18 Settembre si presenta pertanto come un convenire, una pro-vocazione per attivare un possibile itinerario di persone, di gruppi e di realtà che vogliono uscire dall’impotenza e dall’isolamento collegandosi sulla base di ideali e attraverso una rete di amicizie, a livello nazionale (anche via Internet), capaci di intraprendere azioni concrete per il bene comune delle singole realtà locali, sulla base di un’ispirazione cristiana e con orientamento “personalista”. Si tratta di orientare una soggettività culturale e politica alla luce anche di un laicissimo invito che ci viene dall’ultima enciclica di Benedetto XVI : Caritas in Veritate: “liberare creatività” nel “dono” reciproco della “gratuità” e della passione per il “bene comune”.
Sarei molto lieto della Tua presenza al Convegno in modo che tu possa portare il Tuo contributo e sia anche possibile una conoscenza reciproca fra tutti i partecipanti, elemento basilare per continuare a camminare insieme. Confido anche che Tu voglia far partecipe dell’iniziativa anche amici e conoscenti della Tua realtà territoriale.
Ti aspetto.
Cordiali saluti.
Savino Pezzotta





Carissimi amici di Persona è futuro, grazie dell’iniziativa e grazie all’on. Pezzotta.
Ci sarò.
Cordiali saluti
Per un Architettura cristiana dello Stato
Quali prospettive: Ritorno al Medioevo o precipizio sulla Barbarie ?
Anzitutto
Voglio suggerire a tutti la lettura di un libro, ma servirà a poco, (non sapete con quanta amarezza lo dica) perché se anche lo voleste leggere, non lo troverete da nessuna parte, un testo prezioso, che nessuno ricorda, si intitola “Per un architettura cristiana dello Stato” di Giorgio La Pira, quante cose si capirebbero… ma non lo troverete.
Allora cercherò di riassumervelo: un tempo venne “la Riforma” che infranse i vincoli dell’individuo con il corpo sociale della chiesa, e liberò l’individuo dai vincoli sociali e dalla responsabilità delle “buone opere”, qualche secolo dopo questa concezione metafisica diede frutti e produsse una dottrina economica secondo la quale, facendo il proprio interesse l’individuo fa automaticamente anche quello degli altri… che imbroglio!!!
Ma questa stessa concezione metafisica, secondo cui l’individuo si realizza dà solo, prese anche una forma politica, quella del contratto sociale di Rousseau, la comunità umana in questa concezione non ha più una sua origine naturale, comunitaria, retta ed intrecciata da una solidarietà organica, ma viceversa ha una origine pattizia, contrattuale, societaria non comunitaria; questa concezione metafisica diede origine alla forma di stato uscito dalla rivoluzione francese; l’individuo nasce buono la società lo corrompe, ecco la base ideale dell’individualismo, che infrange quella solidarietà organica delle genti cristiane, unite nel corpo mistico della Chiesa, che ebbe la sua più meravigliosa manifestazione nella società medioevale, e nella democrazia organica comunale; la modernità con la sua concezione atomistica dell’uomo nella società (frutto della concezione metafisica individualista della riforma) e la concezione liberale dell’economia, infrange di fatto la solidarietà organica della comunità umana.
Questa concezione liberale dell’economia, sembra essere giunta ormai al capolinea, grazie alla recente crisi che ne mette in luce tutte le contraddizioni; ricordo solo le parole del Papa pronunciate lo scorso Natale e poi riprese all’epifania “se ognuno pensa per sé, il Mondo non può che andare in rovina” … è bello che sia proprio il Papa (tanto vituperato nella storia dai protestanti) a offrirci questa acutissima riflessione che nella sua semplicità costituisce la più efficace risposta dialettica “all’etica protestante e in particolare a quel suo frutto costituito dallo spirito liberale” parole quelle del Papa, che nella loro acutezza e nella loro semplicità costituiscono un vero e proprio “Pappino” alla teoria della mano invisibile che afferma l’esatto contrario.
Quanto all’organizzazione dello Stato, se si avessero ben chiare, come evidenzia La Pira nel suo libro, le abissali differenze fra la concezioni metafisiche che stanno alla base del concetto di “contratto sociale” secondo cui l’uomo si realizza da solo ( ideale come detto acquisito dalla riforma), secondo il mito del “buon selvaggio” (o se preferiamo la mitologia tipica potremmo dire il mito del buon “omo selvadego” *) rispetto alla concezione cristiana di “persona come parte del corpo mistico della chiesa” uomo che quindi si realizza solo se organicamente inserito nella comunità naturale di cui è membro, se si avessero ben chiare queste abissali differenze, che attengono alla domanda fondamentale: cos’è l’uomo ? Come può realizzare sé stesso? Come si rapporta con gli altri uomini nella formazione di una comunità, e in ultima istanza dello Stato? non ci si meraviglierebbe affatto dell’esclusione delle radici cristiane dalla nascente costituzione europea, non c’è spazio per Cristo nell’albergo europeo, perché egli rimetterebbe in discussione le fondamenta stesse su cui quell’edificio è stato costruito, non la sabbia disgregante dell’individualismo, ma la solidità del corpo mistico di Cristo, i cui membri sono uniti nell’amore dal sacrificio reciproco della croce, sull’esempio di colui che ha donato la propria vita per i propri fratelli.
Già perché i cristiani sono fratelli, i giacobini invece sono cittadini, questo è il punto !
I grandi cristiani sono stati martiri, i grandi giacobini assassini, questa la differenza.
Una donna incinta, prossima al parto, guasterebbe l’orgia edonista e la sbronza dionisiaca in corso nell’albergo, sarebbe di imbarazzo ai commensali al banchetto del “droga, ciula e mangia”, poi se partorisce lì, magari sporca pure le lenzuola, meglio vada a partorire altrove! per questo non c’è spazio per Cristo nell’albergo europeo. Non si possono servire due padroni… e l’architettura illuminista dello stato è profondamente diversa da quella cristiana. La sola menzione delle “radici cristiane” indicherebbe che una diversa organizzazione della convivenza sociale e quindi dello stato sono possibili, e questo viene considerato assolutamente inaccettabile, perché urterebbe la tendenza totalitaria del relativismo che mira ad auto presentarsi come l’unica forma di convivenza e di architettura dello stato possibili.
Ho citato la politica e l’economia, non mi dilungo su altri aspetti quali l’etica , la morale, i rapporti interpersonali che nella loro dimensione sociale si ricollegano a quanto detto per la politica… ma voglio subito far notare che questi “indicatori” non sono affatto espressione di un “ritorno al medioevo” ma viceversa, essi affondano le loro radici nel pieno della modernità, ed anzi potremmo dire che costituiscono il compimento stesso della modernità nelle sue componenti fondamentali.
Per questo ciò che si profila in futuro è un ritorno alla barbarie, e non al medioevo, che, pur senza idealizzarlo, ha saputo esprimere vette di civiltà e aspirazioni alla perfezione rimaste ineguagliate, quel medio Evo che ha saputo ricostruire la civiltà devastata dalla barbarie…
pensiamo solo al contributo dei Santi in quest’opera di ricostruzione partendo da S. Agostino con la sua “de civitate Dei” secondo cui “se l’egoismo che calpesta ogni ideale altruistico e divino, crea la città terrena, l’amore del prossimo che spinge fino all’abnegazione di sé edifica la città di Dio”, così scrive Ernesto Bonaiuti “l’occhio rivolto alla beatitudine rende insignificanti le prove e i dolori con un senso di carità pronto a ogni iattura e così assicura la sopravvivenza dell’umano consorzio aldilà delle catastrofi cagionate dall’umano egoismo” “additando l’economia della vera civiltà nella pratica del bene e nella speranza irrequieta del meglio” il cristianesimo secondo il Croce “fu la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto” pensiamo poi S. Benedetto patrono d’Europa, egli con la sua regola : “Ora, Legi et Labora” indicò agli uomini disorientati da tante distruzioni che la vita deve essere spesa per il bene della società, attraverso un operare non più alimentato dalla disperazione ma dalla speranza, fu coi benedettini per la prima volta nella storia che la proprietà acquistava una funzione sociale, serviva al bene di tutti.
Quanto è attuale questo insegnamento!
Carlo Trotalli
* “l’omo selvadego” che notoriamente si chiamava Emilio Vaninetti divenne poi il pilastro della pedagogia di Rousseau dopo che lo scienziato francese durante la sua fuga in Svizzera passando dalle valli del bitto si fermò a comprare scorte di formaggio per l’esilio, e li ebbe la ventura di conoscere “l’Emilio”, rimastone affascinato ne scrisse poi la biografia. La presente ricostruzione storica è chiaramente fantasiosa, ma ciò non toglie che l’Emilio di Rousseau altro non fosse che un piccolo omo selvadego imberbe, che divenne poi il modello ideale per un ampia scuola pedagogica cui aderì, fra gli altri, anche il nostro Luigi Credaro.
Vorrei far notare che l’albero si riconosce dai frutti.
La Rivoluzione Francese e la Riforma hanno sortito anche effetti positivi.
Stento a credere che il libro di La Pira abbia un orizzonte così limitato.
premetto che la mia riflessione trae spunto dal testo di La Pira, ma non è una recensione del suo libro, bensì una mia riflessione autonoma.
Stiamo attenti a non cadere vittime della campagna di propaganda di celebrazione retorica della Rivoluzione Francese anche se questa è molto diffusa e comune!
a chi ci presenta la rivoluzione Francese come madre di tanti frutti positivi, ricordiamo quell’altra propaganda politica che presentava lo Stalinismo come “il più grande benefattore dell’umanità” come titolava un noto giornale italiano alla morte di Stalin!
qui occorre fare chiarezza su queste cose , è sorprendente il livello etico di smarrimento (assolutamente analogo a quello dei comunisti italiani alla morte dell’uomo d’acciaio) , se non di dichiarata malafede e ipocrisia di persone che elogiano ideologie che, se è indubbiamente vero che mettono “LA PERSONA AL CENTRO” è solo perchè LA PERSONA la collocano in realtà “AL CENTRO DELLA SENNA” con le mani e i piedi legati, come hanno fatto con un numero impressionante di PERSONE i giacobini, questi sono i frutti della rivoluzione francese!!! e c’è ancora gente che non se ne vergogna !
Il libro di LaPira non elogia affatto ne la Riforma ne la Rivoluzione francese, certo è molto più articolato di un breve articolo come il mio che per sua natura non può che essere schematico.
In ogni caso per maggior chiarezza, e per rispondere nel dettaglio al sig. Cerasaro citò due brevi passaggi di La Pira proprio su questo tema:
” lo stato di Rousseau… ha come centro l’individuo. Siamo alla fruttificazione politica, giuridica, della riforma… si è trattato di estromettere dalla vita sociale la Chiesa… questa estromissione ha alterato tutti i rapporti sociali naturali. e ha provocato una rivoluzione di dimensioni insospettatamente vaste…
Dobbiamo dunque dare un giudizio integralmente negativo intorno allo Stato di Rousseau? Si ripeta qui quanto si è detto per Hegel e per Marx: l’ispirazione fondamentale di questo Stato è errata; errata la metafisica che stà alla base della dottrina politica… e tuttavia la storia umana non procede mai avanti senza portare qualche contributo all’edificazione della città cristiana: l’acquisizione di questo periodo storico consiste in una attenzione politica più approfondita dell’uomo. L’esigenza della libertà politica secondo la quale tutti i cittadini hanno diritto a partecipare alla formazione della legge, e quindi al governo della cosa pubblica si afferma, ormai, come un principio inviolabile dell’ordine politico.” “c’è un punto che resta acquisito al sistema costituzionale, e che fa parte delle acquisizioni definitive del pensiero cristiano, l’uomo possiede dei diritti naturali anteriori al riconoscimento statale”
ciò nonostante ” sfugge a Rousseau ed alla costituzione dell’89 che a lui si ispira, il prncipio di solidarietà che deve presiedere alla vita del corpo sociale… da qui la coerente avversione per tutte le forme associative che giunge fino al divieto del diritto di associazione. ”
ho omesso di dire che La Pira a fondamento della città futura pone “la verginità consacrata” ho omesso di trattare la concezione dello Stato di Hegel e di Marx;
la parte relativa all’unione europea ovviamente è mia.
Una cosa però l’ho detta, e ci tengo a ripeterla, vi consiglio di leggere il libro di Giorgio La Pira “per un architettura Cristiana dello Stato” ne vale veramente la pena, sarà difficile trovarlo, poche biblioteche ce l’avranno però ne vale la pena, anche perchè parlando di costituzione europea è estremamente attuale,
Caro Carlo, la mia semplice opinione che non dobbiamo né esaltare né demonizzare l’Illuminismo e la Rivoluzione francese.
Certo la Persona come noi la intendiamo è ben diversa dal semplice “cittadino” della Rivoluzione francese, sopratutto perché ne completa la sostanza, aprendolo alla relazione costitutiva con gli altri e con il Trascendente.
Stimo La Pira e sarei stato lieto di leggere il suo libro.
Cari saluti
Credo di aver afferrato il concetto di Trotalli. Se non sbaglio si dà un giudizio prevalentemente etico, che sarebbe poi quello assoluto. il giudizio storico porta sempre in sé il germe pericoloso del relativismo, ma non credo se ne possa prescindere. Ho avuto ultimamente modo di fare una riflessione su questi temi. Lo storicismo, se non applicato ai massimi sistemi, ci aiuta a decodificare la realtà.
E’ vero. Durante la Rivoluzione Francese son state uccise quasi sempre ingiustamente centomila persone. Ma cosa c’era prima? Una momarchia che aveva depauperato lo Stato anche con il sostanziale aiuto dei nobili e del clero. E la Statua della Libertà è ancora là, davanti al porto di New York, a testimonianza che quel germe, se non è stato perfetto, sicuramente è stato fecondo. La stessa cosa non si può dire della Rivoluzione russa, ma prima non era meglio, c’era la Russia feudale degli Zar. Un pò meglio è andata con la Rivoluzione Cubana, anche essa non nata sotto una foglia di cavolo, ma reazione alla dittatura di Fulgenzio Batista.