I valori non negoziabili nelle alleanze con i cattolici

“Non sono interessata a partecipare a questa corsa per accreditarsi verso il mondo cattolico. Non sono credente e non ho cambiato idea. Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese.”

Sono affermazioni di Mercedes Bresso, candidata alla riconferma alla presidenza della Regione Piemonte, in una famosa intervista a “La Stampa” del 30 settembre 2005. “Ero seria, non era una provocazione”, ha confermato la Bresso - con riferimento alla battuta sui Valdesi - confessandosi al “Corriere della Sera” del 24 febbraio 2009 (da un articolo di Massimo Introvigne ripubblicato su Vox Catholica).

L’UdC, che attualmente è indicato come il partito di riferimento dei cattolici (sondaggio pubblicato su Civiltà Cattolica quaderno 3829 del 2/1/10), è alleata insieme alla Bresso in Piemonte, nelle Regionali  che si svolgeranno nel prossimo Marzo.

Su tutti i temi che il Papa indica come “non negoziabili” - e che invita a far prevalere nelle scelte politiche su ogni altro argomento - le posizioni della Bresso sono antitetiche a quelle cattoliche. Radici cristiane, identità? No: “Stato laico come garanzia di una società sempre più multiculturale e multireligiosa. Su questo non sono disposta a transigere” (”La Stampa”, 30.9.2005). Come logica conseguenza, abolizione del Concordato: “I Patti Lateranensi?… Sì, sarebbe il momento di abolirli” (”Corriere della Sera”, 24.2.2009).

Identicamente, su questioni fondamentali come eutanasia, aborto, famiglia, le sue considerazioni sono completamente contrastanti con quelle della dottrina della Chiesa, e del tutto simili, non casualmente, a quelle di Emma Bonino, della quale è grande amica ed alleata. Con quest’ultima, però l’UdC ha rifiutato di fare alleanze nel Lazio.

Come si è arrivati a questi scintillanti paradossi?

Sono tanti i temi etici su cui si scontrano oggi le diverse posizioni, e che sono assurti a discriminante della discussione politica. Fino a pochi anni fa molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi, semplicemente non c’erano: pensiamo all’immigrazione clandestina. Così, fintanto che si rimane nel confortante alveo del “bene comune”,  tutti sono d’accordo nel perseguirlo: è un  valore positivo generale, accettato da tutti come diritto inviolabile. Quando si scende nel dettaglio, però, si scopre che ognuno ha un’idea diversa del bene comune. I cattolici sono i primi ad avere le idee confuse su quali siano i valori  che portano al compimento del bene, su quanto non siano “negoziabili”, e sul perché non bisogna abbassare la guardia su questi temi specialmente in ambito politico.

Non sta a me spiegare l’importanza di tale patrimonio di valori. Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che  non sono e non dovrebbero essere comprensibili soltanto ai cattolici, ma  sono invece delle verità osservabili sulle quali  ci si  sofferma  spesso poco. Bisogna dunque partire da qui, da questi valori, per proporre una riflessione dallo sguardo anche laico:

  • Aborto: che un embrione sia vita definita nella sua totalità, oramai, lo hanno capito tutti, ovviamente, per chi è dotato di onestà intellettuale. Ho provato a spiegarlo tempo fa in un post: pur non essendo vita autonoma, l’embrione è  indipendente ed ha tutto il corredo genetico necessario fin dal concepimento. L’atto di togliere questa vita è, di fatto, un omicidio, ma permangono ancora moltissime posizioni che ritengono l’aborto un “diritto”: siamo  freschi di approvazione, ad esempio, della pillola Ru486 in Italia, che, lungi dal rendere la pratica abortiva meno grave e sofferta (soprattutto psicologicamente),  trasforma una decisione tremenda  in un gesto all’apparenza banale.
  • Famiglia: già che ne parliamo, vale la pena ricordare che un bimbo, secondo la maggioranza degli psicologi (anche attraverso il manuale DSM IV), deve avere entrambi i genitori per crescere sano. Dunque già toglierne uno, attraverso la pratica legale della separazione, è un atto che trasforma la vita del bambino in modo drammatico: colui che subisce questo trauma tenderà potenzialmente a riproporre problemi relazionali tutta la vita. Considerare il matrimonio come un legame inscindibile è dunque prova della corretta posizione dei cattolici sul tema, ma è anche importante  adoperarsi per regolamentare in modo coerente il legame affettivo. Equiparare, perciò, la “famiglia di fatto” ad un vincolo matrimoniale (sia questo civile o  religioso) è un  errore logico e sociale prima che affettivo: la legge concede alla coppia sposata tutti i diritti di cui ha bisogno. Non sposarsi è una scelta, non può essere un diritto: se la coppia, invece, sente di potersi legare con una continuità funzionale alla crescita della prole, la sottoscrizione del vincolo matrimoniale (anche soltanto in Comune)  è una scelta conseguenziale naturale: ed è, di fatto, un contratto. Cosa aggiunge in più un ulteriore forma civilistica? Solo confusione.
  • Matrimonio omosessuale: il problema non è, come molti pensano, l’omosessualità in sé quanto la richiesta della comunità gay di ottenere pari diritti in tema di procreazione e di costituzione familiare delle coppie etersosessuali, e, come ovvio corollario, diritto al matrimonio. Consentire l’adozione di bimbi a genitori dello stesso sesso è un errore: la struttura biologica dell’essere umano nell’età dello sviluppo è fatta per “accordare” differenti sensazioni ed interazioni ai due genitori che hanno per natura un ruolo diverso, dato dalle differenze di sesso. Se togliere la figura del padre ad un bambino (nella maggior parte delle separazioni, in Italia, i figli vengono affidati alla madre) crea un trauma, figuriamoci sostituirne figura e ruolo con una seconda madre o sommando due padri. Purtroppo l’operazione non è adduttiva.
  • Fine vita: anche qui il problema non è di ambito solo teologico, ma si sviluppa intorno all’idea di persona umana. Se intendiamo l’essere umano come una macchina semplice somma di funzioni più o meno sofisticate o intelligenti, non usciremo mai dal vortice che la competitività moderna ci porta ad accettare. Una persona si può considerare come più o meno utile alla società in relazione a quanto sa fare: tuttavia, proseguendo su questo ragionamento, è facile  giungere a considerare un anziano come sempre più inutile, improduttivo ed anzi controproducente per una società basata su un’idea di “bene” che si fonda sul concetto di utilità funzionale,  il tutto magari associato a legami senza vincoli. Se ci spostiamo sul piano dell’amore e dell’affetto che le relazioni famigliari  svolgono naturalmente tra generazioni, scopriamo che una persona, anche se ridotta in fin di vita, mantiene intatte tutte le caratteristiche che la rendono “persona”. Come si vede, tutto alla fine ritorna: diviene così un’arroganza intollerante decidere la morte di una persona che non può decidere, esattamente come lo era nel caso del feto.E questo senza parlare dei costi che il Sistema sanitario sarebbe felice di poter eliminare, e degli organi eventualmente disponibili per trapianti…

Abbiamo toccato i temi della famiglia, dell’aborto, del fine vita, ma si potrebbe parlare di economia, di immigrazione, etc. Tutti  temi fondamentali sui quali il primato dato alla persona  umana rispetto a tutte le altre istanze consente di giungere ad una verità naturale, che è poi coincidente con la verità di Cristo.

L’attività della sinistra, al contrario, appare tutta consacrata al servizio di quel processo di negazione teorica e pratica delle verità naturali e cristiane, e i punti di rispetto su cui i cattolici non dovrebbero transigere sono proprio quelli su cui si incardina l’impossibilità del dialogo. Sul resto, sono tutti d’accordo: come si diceva prima, sul “bene comune”, a parole, convergono tutti gli schieramenti politici.

La tentazione di scendere a patti, sia da parte della politica, sia da parte dei cattolici, è chiaramente presente in un ambito frammentato e confuso come quello attuale, dove le alleanze spesso si decidono in chiave programmatica e sono a “geometria variabile”. Oppure si decidono in un contesto “contro”.

E’ il caso, ad esempio, della succitata alleanza da parte dell’UdC: la principale motivazione all’alleanza con la Bresso addotta dal leader Pierferdinando Casini è stata nel dar contro alla Lega Nord, che in quel territorio è molto forte: l’UdC, infatti, ha una pregiudiziale nei confronti della Lega. Ma  la Lega non è “il male”: raccoglie e sistematizza l’umore di una larghissima parte di elettorato del Nord, ed è anche dotata di forte presenza territoriale. Il problema non è  la rappresentatività di tale elettorato, ma il disagio che quell’elettorato esprime alla classe politica. L’azione di colpire chi rappresenta quell’elettorato rischia di assomigliare un po’ al gesto di nascondere la polvere sotto al tappeto. Nel centro-destra il contesto viene affrontato diversamente: sul tema caldo dell’immigrazione, ad esempio, in un’intervista al Mattino del 10/1/10,  Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera) afferma che serve “Accoglienza dignitosa, ma accoglienza zero nei confronti di chi non rispetta le nostre leggi”, prosegue “dobbiamo educarci a non parlare alla pancia dei cittadini, agire con responsabilità” non sposando i toni della Lega, la quale però “pone temi seri che non vanno sottovalutati”.

D’altronde con la sinistra più radicale non può esserci spazio per nessun dialogo da parte del centro: è evidente, infatti, l’intento di destrutturare la coesione cattolica sui principi non negoziabili.

Ed è difficile, in misura minore, anche il dialogo col centro-sinistra, per la necessità di salvaguardare opposte istanze (per inciso, abbiamo parlato di sinistra, e di centro-sinistra: schieramenti politici differenti parlano lingue diverse rispetto a quello che vogliono far passare come “bipolarismo”): è un dato di fatto, però, che la “pancia” del centro-sinistra è decisamente anticlericale, e, in forma più “soft”, anticattolica.

La conseguenza più ovvia di questa contrapposizione ideologica è che, sia da un punto di vista tattico, sia da un punto di vista strategico, spesso non conviene nè all’uno nè all’altro stringere alleanze, perché poi non trovano un riscontro di rappresentatività, che risulta alterata “dall’alto”. Nè si può pensare di convogliare questo processo in una forma solo parlamentare: ci si scontrerebbe col problema dell’approvazione delle leggi, nel momento del voto parlamentare (se i cattolici sono  in minoranza in un contesto di alleanze col centro-sinistra, si finirà per andare sempre sotto nelle leggi che interessano i cattolici oppure, più frequentemente, a vedersi approvare leggi contrarie allo spirito cristiano).

Queste alleanze, inoltre, gettano talvolta l’elettorato cattolico  nello sconforto, riproponendo a fasi alterne  l’esigenza di un partito genuinamente cattolico, che rappresenti e rinnovi la spinta verso  quegli ideali di ispirazione cristiana che abbiamo visto come essenzialmente “non negoziabili”.  Sui quali, invece, cade la mannaia dell’ideologia dominante, che è rafforzata dall’evidenza di un pensiero debole sempre più diffuso.

Si diceva poc’anzi che alla base del centro-sinistra non c’è solo una componente anticlericale ma anche anticattolica: l’affermazione ha bisogno di una spiegazione in più. Con una posizione anticlericale si intende che la Chiesa come istituzione non deve interferire nel processo politico: il prete “sconvolge” il gioco delle parti della mediazione e della negoziazione e questo, secondo alcuni, crea una presunta interferenza al dialogo parlamentare per la carica ed il ruolo stesso rivestito dall’istituzione ecclesiastica. Già questo è poco logico perché la missione della Chiesa è spirituale ed antropologica, culturale e per questo anche sociale: non può abdicare dalla manifestazione del proprio pensiero in materia che le compete, cioè la persona umana.  Ma si è andati al di là: oggi perfino al laico cattolico si rimprovera   di avere le stesse idee del clero, e di portarle addirittura in Parlamento! Come se la voce della Chiesa e del pensatore cattolico non potessero coincidere. Come si vede siamo al paradosso..

La tendenza sociale è dunque sempre più orientata ad una surrettizia contrapposizione: da una parte una concezione del bene orientata alla comunità intesa non nella sua interezza ma nel suo insieme materiale e spirituale. Dalla parte opposta una concezione del bene comune inteso come soddisfacimento di bisogni e di istanze materiali, secondo dettami spesso relativistici. Sarebbe azzardato affermare che la “verità sta nel mezzo”: coniugare i fan di Darwin con i tradizionalisti della creazione, i  favorevoli alle unioni di fatto con gli omofobi, e così via, significa ricreare quella condizione tipicamente italica dei guelfi e dei ghibellini, ovvero continuamente in dissenso su tutto, irrigiditi sulle rispettive posizioni contrapposte (giuste o sbagliate).

Politicamente, invece, è necessario trovare quella posizione autorevole che ponga il primato della persona umana al centro di ogni dibattito. Non si può che ripartire, dunque, da quei valori che la Chiesa indica come non negoziabili, sui quali il ruolo dei cattolici nelle alleanze è dunque quello di non cedere: né alla tentazione di negoziare su questi valori,  per qualsiasi motivo, buono o cattivo che appaia al momento, nè di lasciarli nelle mani di chi li vuole trascinare negli opposti estremismi, correndo il rischio di una “cristianofobia” da una parte, o al contrario di un “radicalismo cristiano” dall’altra, sconfinanti entrambi nel livore e nell’odio intollerante che, ironicamente, questi stessi soggetti dicono di voler combattere.



  1. Giuseppe Sbardella mercoledì 13 gennaio, 2010 - 15:55

    Caro Luciano,
    il contenuto del tuo articolo è decisamente denso di spunti, soprattutto in virtù del tuo stile da me definibile, come già anticipato a voce, “netto e deciso” e pertanto suscettibile anche di essere provocatorio.
    Mi permetto di aggiungere alle tue considerazioni, certamente condivisibili per un cattolico, alcune osservazioni.
    Sono stato sempre convinto che i cosiddetti “principi non negoziabili”, da te egregiamente elencati, di carattere prevalentemente bioetico, sono dei consolidamenti storici, elaborati dalla comunità ecclesiale e formalizzati dalla Gerarchia, di un valore fondamentale ed essenziale della fede cristiana come il primato dell’uomo creato “ad immagine e somiglianza” di Dio, traducibile in cultura contemporanea come primato della “persona” umana.
    Si torna pertanto a quella visione “personalistica” della società tanto cara a tutti noi di “Persona è futuro”.
    Dal primato della persona umana vista come “universo” unico e irripetibile che trova la sua realizzazione più piena quanto maggiore è il suo sentirsi immerso nella comunità ed essere in relazione con le altre persone, discendono i principi cosiddetti non negoziabili:
    1) difesa della vita dal suo primo sorgere, fino alla morte naturale né artificialmente anticipata né ritardata con un disumano accanimento terapeutico;
    2) tutela e promozione della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, fucina di vere e sane relazioni umane interpersonali;
    3) difesa della libertà, primariamente quelle di professare la propria religione e di esprimere il proprio pensiero.
    Ultimamente, a seguito della esperienza della globalizzazione e del sentirsi sempre più tutti partecipi e componenti di una medesima famiglia umana, la comunità ecclesiale sta vieppiù prendendo coscienza della importanza del rispetto dei diritti degli immigrati come componenti di questa unica famiglia umana.
    Senza dimenticare che in un contesto economico in cui la dimensione del lavoro (o della sua mancanza) sta assumendo una posizione nettamente prevaricante nei confronti di altre dimensioni personali e familiari, andrà riaffermata e nettamente sottolineata la natura funzionale del lavoro rispetto alla persona umana secondo i tre principi richiamati dalla Dottrina Sociale della Chiesa:
    1) primato dell’uomo rispetto a tutte le altre realtà;
    2) primato del lavoro umano sul capitale;
    3) primato della destinazione universale dei beni sulla proprietà privata.
    Che dire poi di tutta la tematica relativa al rapporto con il creato e allo sviluppo umano e sostenibile sulla quale ampiamente si sofferma Benedetto XVI nel suo Messaggio in occasione della giornata della pace 2010?
    Sicuramente l’attuale elenco dei principi non negoziabili andrà sicuramente allungandosi in un prossimo futuro…
    Per quanto riguarda il problema pratico delle alleanze, pur comprendendo e condividendo appieno (come ben sai) le tue perplessità, ritengo che la loro valutazione non possa prescindere da una concreta azione di discernimento sulla base di tutti i principi sopra evidenziati.
    Alla luce di quanto sopra non si può non sottacere delle difficoltà emergenti anche in potenziali dialoghi con il centrodestra e la destra.
    A mio parere è essenziale che le scelte politiche dei cattolici debbano essere il frutto di un profondo discernimento comunitario, di un “tavolo” ecclesiale quale quello suggerito nella mia precedente riflessione su questo sito al fine di pervenire a soluzioni il più possibile condivise alla luce, come diceva stamattina il nostro interlocutore, di conseguire il maggior bene possibile.
    Un abbraccio e grazie per i tuoi spunti.

  2. Luciano Giustini mercoledì 13 gennaio, 2010 - 22:44

    Caro Giuseppe,

    ti ringrazio del tuo lungo, puntuale ed esauriente commento.

    Sui vari punti non posso che concordare con te. Aggiungo qualche osservazione nel tentativo di aggiungere qualche ulteriore spunto.

    Sulla “lista” dei valori, in effetti hai ragione, ma sarei più portato a pensare che in realtà non ce ne saranno molti altri di principi non negoziabili, ma che tutti “discenderanno” da un uico concetto che è il rispetto della persona.
    Il problema nasce dal fatto che il rispetto alla persona che intendono i cattolici è spesso diverso da quello che si intende oggi comunemente nel pensiero liberale, nel quale è la “libertà” la parola d’ordine: libertà di fare quello che si vuole non importa a quale prezzo etico e sociale (per gli altri, e per sé stessi).

    Dunque il cattolico non dovrebbe mai imporre il suo punto di vista, ma è altresì vero che non deve farsi imporre il punto di vista degli altri. E se la prima cosa riesce benissimo ai cattolici di oggi, la secondo è forse ben più difficile da raggiungere.

    La contrapposizione ideologica di cui parlo è, infatti, piuttosto reale: di fatto, scegliere oggi tra destra e sinistra significa avallare il liberismo in tutti i campi umani oppure dover scegliere tra un capitalismo condito con cattolicesimo di destra.
    E con questo mi riallaccio anche alla tua ultima osservazione: nell’articolo ho volutamente dovuto saltare tutte le problematiche che, similmente, si ripropongono con le alleanze col centro-destra. In misura minore, certo, ma anche lì ovviamente i problemi non mancano.

    In fondo, guardando oltre la trama delle parole che ho usato, forse si intravede la necessità di una “nuova” forza politica che sia in grado di sintetizzare le istanze cattoliche col bene comune e, per citare ancora il nostro interlocutore di oggi, con la pratica “risoluzione dei problemi”, che è quello che poi interessa alla gente - spesso più dei “valori” o delle parole.

    Per inciso, è peraltro proprio questa attenzione ai problemi concreti, che porta poi voti ad aministrazioni di sinistra o di destra, viste come più capaci di osservare il “sociale”: il problema dei diritti dei gay, il problema dell’immigrazione clandestina, ognuno coltiva le proprie ideologie, desideri, convinzioni,

    Il fatto è che questi problemi non sono soltanto materiali e non possono essere affrontatise non con un sguardo che va oltre il contingente, e che sposa il primato della persona umana e accoglie l’uomo nella sua fragilità e nelle sue contraddizioni - dunque uno sguardo anche bioetico. E lo sguardo cristiano e personalista, è quello che meglio degli altri sa offrire queste caratteristiche, inutile girarci intorno.
    Il fatto, come si diceva nell’articolo, è che questo patrimonio di valori propri della cultura cristiana non solo non viene riconosciuto, ma anzi osteggiato, dalla parte (dalla “pancia” direi) elettorale di centro-sinistra. Su questo è inutile farsi illusioni.

    Dunque il grande rischio che io vedo nelle alleanze come quelle dell’Udc un po’ “ardite”, è quella che i cristiani si riducano a fare da comparse, nella forza delle grandi coalizioni incentrate sul materialismo ateo. Il “grande centro cattolico” forse rimane un’utopia ed è probabilmente anche un bene: ma un riferimento politico per i cattolici non può scendere a compromessi più di tanto in nome di una realpolitik che debba rinunciare nei fatti al riferimento ai valori. Negoziabili e meno.

  3. Piero Doria giovedì 14 gennaio, 2010 - 16:50

    Caro Luciano,

    Come cattolico difendo lo stato laico!
    Come cattolico difendo lo stato democratico!

    Perchè ritengo che solo uno stato laico e democratico possa riconoscere e garantire i diritti fondamentali dell’uomo che sono inviolabili, inalienabili, imprescrittibili.

    È una conquista questa alla quale hanno partecipato numerosi intellettuali cattolici e, primo fra tutti, Jacques Maritain, uno dei principali estensori della «Dichiarazione universale dei diritti umani», approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 10 dicembre 1948.

    Rileggiamo insieme i primi due articoli della Dichiarazione:

    art. 1: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. [...]

    art. 2, 1: «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione».

    Solo per inciso desidero aggiungere che Jacques Maritain, con le sue opere, ha ispirato indirettamente numerose Carte Costituzionali compresa la prima parte della nostra Costituzione che tutte le forze politiche presenti oggi in Parlamento sono concordi a voler mantenere inalterata.

    Come cattolici, dunque, non dobbiamo avere paura dello stato laico e democratico. Dobbiamo invece pensare a come contribuire a migliorare, a partire dai principi cristiani e in collaborazione con le altre culture presenti nella nostra società, le condizioni di vita di tutti.

    Insomma, non dobbiamo rifare lo stato confessionale. Dobbiamo al contrario proporre un modello di società che sia positivo a partire, per esempio, dall’affermazione della cultura della vita chiedendoci e chiedendo ai nostri interlocutori se non vi sia una alternativa all’aborto, all’eutanasia, alla pena di morte, al commercio delle armi, alla guerra e via dicendo.

    Per fare questo, però, è necessario avere a disposizione un soggetto politico nuovo che, per come è adesso, non può essere l’UDC e non solo per ragioni di alleanze elettorali (del resto non bisogna avere paura di assumere anche responsabilità di governo). Un soggetto politico nuovo anche per recuperare quell’esperienza brevissima ed intensa, tuttavia altamente ispirata, che fu il popolarismo sturziano a partire dall’«Appello a tutti gli uomini liberi e forti».

    Un partito cristianamente ispirato ma non confessionale, vale a dire non dipendente dalla gerarchia ecclesiastica! Condizione, questa, assolutamente necessaria per non creare confusione tra potere spirituale e potere temporale.

  4. Giuseppe Sbardella giovedì 14 gennaio, 2010 - 21:39

    Ciao Piero, sono pienamente d’accordo sulla rivalutazione del pensiero sturziano nella sua radice personalistica e nella proposta popolare.

    Per quanto riguarda il superamento dell’UDC rimane da capire come gestire l’eventuale periodo di transizione. Forse Persona è futuro e la rete che a suo tempo lanciammo e che con pazienza dobbiamo coltivare, potrebbe essere un seme…

    Un caro saluto

  5. Luciano Giustini venerdì 15 gennaio, 2010 - 00:38

    Caro Piero,

    Ringrazio anche te dell’appassionata e lucida analisi.

    Pur non essendo della generazione di Giuseppe, e pur non conoscendo approfonditamente, per limiti d’età e senz’altro di competenza storica, il pensiero sturziano, sono conscio e d’accordo nel fondamentale contributo che don Sturzo ha dato e continua a dare
    nelle sorti dei partiti di ispirazione cattolica con una matrice aconfessionale ed indipendenti dalla gerarchia nelle loro scelte politiche.
    D’altronde, da quando nel 1919 Benedetto XV abrogò definitivamente ed ufficialmente il non expedit, mi sembra che questi si siano succeduti, tra alterne vicende, fino a tutto il secolo scorso, quando - dopo la grande crisi degli anni ‘90 - sono evaporati.

    Consentimi, dunque, di aggiungere qualche riflessione sui temi da te richiamati.

    Il potere spirituale ed il potere temporale riguardano la gerarchia ecclesiastica, e non c’è pericolo di confusione per chi, cattolico laico, si impegna in politica. Nel mio articolo sottolineavo proprio quella differenza: e cioè che si rimprovera ai cattolici laici
    di pensarla come il clero. Mi sembra - correggimi se sbaglio - che anche tu stai su questa direzione: rimproveri anche tu ai laici cattolici impegnati in politica di pensarla come le gerarchie ecclesiastiche?

    Questo crea confusione? Secondo me la confusione si ha quando l’azione politica è incoerente nel perseguire intenti cristiani. In realtà io non vorrei cadere nella “contrapposizione ideologica” citata nel mio articolo e che viviamo nell’odierna situazione politica e sociale. Questa contrapposizione mi preoccupa, ed è quella che si ottiene quando ci sono due visioni idealmente opposte:
    da una parte la visione materialista ed atea, dall’altra quella tradizionalista cristiana e antisocialista.

    A questo punto però non bisogna dimenticare che c’e’ tutta la Dottrina sociale della Chiesa ad ispirare quella che dovrebbe essere l’azione dei cattolici in politica. Non solo: anche i continui richiami del Papa in materia.
    L’ultimo dei quali è avvenuto proprio oggi, nell’udienza agli amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, dove tra le altre cose vi troviamo scritto:
    “La persona umana” - ha sottolineato il Papa - “è al centro dell’azione politica e la sua crescita morale e spirituale deve essere la prima preoccupazione per coloro che sono stati chiamati ad amministrare la comunità civile”
    ( fonte: http://www.zenit.org/article-21010?l=italian )
    Se la crescita morale e spirituale deve essere al centro dell’azione politica ed amministrativa, come si può pensare di poterla attuare insieme al centro-sinistra, che non crede nè all’una nè all’altra?
    La soluzione più semplicistica consiste nell’individuare un percorso alternativo che mette insieme la morale materialista e relativista con quella cattolica, ammesso che ciò sia possibile: ma a che prezzo?
    A mio avviso bisogna lavorare insieme per includere, invece, nella prospettiva politica un respiro più alto, una convergenza nei valori che dovrebbe essere il vero obiettivo del cristiano impegnato nella difficile arte del compromesso politico, compromesso che non può mai essere al ribasso.

    C’è poi da tener presente che i cattolici, come scrivevo, non devono imporre ma non devono neanche farsi imporre.
    Questo aspetto è forse il più delicato, perché rinunciare ad imporre il proprio punto di vista non può però signficare rinunciare ad un incisiva azione nel piano politico. Quando c’è da affrontare il nodo del fine vita, dell’aborto, è ragionevole supporre che ci siano posizioni distinte, così com’è altrettanto ragionevole pensare che la verità non stia
    solo da una parte. In tal senso, tuttavia, un partito di ispirazione cristiana non può che porsi come “ago della bilancia” verso il miglioramento delle condizioni di vita e di attenzione al primato della persona, che tu citi, giustamente, come fine ineludibile del nostro agire, e che alternativamente può provenire da una parte come dall’altra:
    nessuno “è depositario della verità” politica.
    A tal proposito, però, ed al riguardo anche della “paura di andare al governo” che i cattolici dovrebbero superare (se ti riferisci all’andare al governo con il centro-sinistra, ovviamente), tutte le esperienze politiche (ed anche amministrative) sono state negative.
    Come esempio basti pensare alla fallimentare esperienza di Prodi.

    Per citare un pensatore cattolico tradizionale come Plinio de Oliveira, questa non è paura ma attenzione “ai lupi travestiti da agnelli”. (”Non trattiamo i lupi come se fossero pecorelle smarrite”, http://www.zammerumaskil.com/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/non-trattiamo-i-lupi-come-se-fossero-pecorelle-smarrite.html )

    Sono d’accordo con te, peraltro, nello spiegare (ad esempio, sul sì alla vita) e cercare di far convergere i vicini ed i lontani quanto più possibile, ma la vera sfida consiste proprio in questo: attualmente, gli schieramenti di centro-sinistra non solo non capiscono ma sono tutti orientati a contro-spiegare a noi cattolici che sono loro ad aver ragione sui temi etici. Cercano di convincere noi che non siamo buoni cattolici perché vorremmo imporre il nostro punto di vista. Ed alla fine ci impongono loro delle leggi alle quali, per colmo dell’ironia, abbiamo contribuito alla validazione.

    Dunque il pericolo dal quale secondo me dobbiamo guardarci è di non arrivare a trovarci di fronte a due sole scelte: da una parte seguire il bene comune, rinunciando quando è necessario ad essere cattolici, o dall’altra essere cattolici, rinunciando
    quando non è possibile al bene comune. Bisogna coniugare queste due istanze, a questo punto accogliendo sì il richiamo di don Sturzo all’essere “liberi e forti”: liberi di pensare che il bene comune ed il patrimonio dei valori cattolici coincidono, altrimenti non possiamo dirci cristiani, e non è la gerarchia ecclesiastica che ce lo dice o ce lo impone, ma è l’incontro col Signore che ce lo fa scoprire dentro, e ci fa capire quanto questo bene sia disponibile per tutti.

  6. Piero Doria venerdì 15 gennaio, 2010 - 12:04

    Caro Giuseppe,

    non solo spero che Persona è futuro sia la sede di questa fase di transizione, ma lo auspico fortemente.

  7. Piero Doria venerdì 15 gennaio, 2010 - 12:06

    Caro Luciano,

    l’aconfessionalità del partito cristianamente ispirato è innanzitutto un bene per la Chiesa Cattolica! Per il resto siamo d’accordo!

  8. Leonardo Glisselss venerdì 15 gennaio, 2010 - 22:58

    C’è bisogno di un nuovo partito, movimento, o corrente che dir si voglia.

    C’è bisogno di un nuovo elemento di rottura in questa eclissi dei valori cui stiamo assistendo, nostro malgrado, nella politica dei due forni di questa vecchia nomenklatura democristiana. La quale, oramai logora, non abbandona le poltrone, e cerca di raccogliere il maggior numero di voti dei moderati.

    Dispiace vedere a cosa si è ridotto quello che dovrebbe essere il “partito dei cattolici”, come citi dalla rivista dei gesuiti.

    Dispiace vedere che mentre il Paese ha bisogno di una vera cultura cristiana che ricerchi coraggiosamente il perseguimento del bene comune anche con difficili compromessi, assistiamo invece al puro e semplice mercato delle poltrone.

    Hai osservato il partito di Casini che si allea con la Bresso: ma quest’alleanza più che per motivi ideologici, sussiste semplicemente perché questa vincerà le elezioni. Ma che schifo: qualsiasi altro partito a questo punto appare più coerente.

    Perché noi cattolici dobbiamo essere costretti a votare un partito che non ci rappresenta più (se mai lo ha fatto?).

    Scrive bene Piero Doria: no è questo il soggetto politico nuovo che può proporre un modello positivo. E’ solo un partito delle tessere e delle poltrone, rivisitato in salsa centrista e rivestito con qualche esponente democratico in più. Se devo accettare un partito così, senza ideali oppure peggio con programmi solo “contro”, come ricordi giustamente tu, allora preferisco di gran lunga il Pdl, che almeno non fa alleanze tanto per, ma persegue un progetto politico coerente, preciso e molto più in sintonia con le istanze cattoliche in cui credo.

  9. Giuseppe Sbardella sabato 16 gennaio, 2010 - 10:35

    Ringrazio tutti gli amici dei commenti pervenuti che dimostrano sempre più la vitalità che sta assumendo il nostro sito e, diciamolo pure, il nostro Laboratorio.
    Come Coordinatore di Persona è futuro mi permetto, per quanto riguarda una parte notevole dei temi affrontati nel confronto su questo articolo, di far riferimento a quanto a suo tempo (novembre 2009) scrissi in un post intitolato “Persona è futuro e i partiti politici http://www.personaefuturo.it/2009/11/03/persona-e-futuro-e-partiti-politici.shtml .
    Cari saluti e ancora grazie a tutti.