Il presente articolo non rappresenta una posizione condivisa di “Persona è futuro” ma vuole essere una costruttiva provocazione per un positivo confronto fra tutti gli amici.
Il moderno sviluppo economico appare caratterizzato dalla produzione di massa di beni materiali in un mondo in cui il mercato è globale e i confini nazionali risultano sempre più evanescenti se non addirittura inesistenti.
La concorrenza fra imprese non si gioca più a livello di singolo Paese ma a livello globale e la concorrenza non esige più solo l’efficienza e la produttività delle singole aziende ma anche quella dei sistemi politici ed economici nazionali.
Sulla base di questi presupposti e coerentemente con essi sembrerebbe possibile affermare che i meccanismi costituzionali e politici di elaborazione, formazione e gestione dei processi decisionali pubblici dovrebbero sempre più adeguarsi a criteri di efficienza e di rapidità per poter sostenere appropriatamente ed efficacemente lo sviluppo economico dei singoli Paesi.
Non è un caso l’affermarsi, sempre più prepotente, nei Paesi europei di sistemi elettorali che premiano la stabilità governativa mediante ricorso a meccanismo maggioritari o uninominali o locali (sbarramenti, premi di maggioranza, metodo uninominali secco, configurazione dei collegi elettorali ecc.).
Non è un caso che il sistema proporzionale puro non ha avuto grande rilievo negli ultimi decenni, proprio perché ha sicuramente la capacità di fotografare il Paese ma danneggia la sua capacità di processi decisionali rapidi ed efficienti.
Ne deriva la necessità di compensare con l’accrescimento dei diritti di liberta e civili, sia a livello individuale che collettivo, le perdite in termini di partecipazione dovute al progressivo abbandono dei sistema proporzionali
Questa tesi da me sostenuta con vigore, è stata sempre combattuta dalla grande maggioranza dei miei amici italiani dell’area politica di Centro. Pur continuando a difenderla, mi sono chiesto se la stessa non necessitasse di un ulteriore approfondimento.
E’ vero che la sostenibilità della concorrenza industriale ed uno sviluppo economico adeguato in un mondo globale presuppongono la necessità di un sistema politico-costituzionale-elettorale più sbilanciato sul lato decisionistico che su quello partecipativo.
Ma è anche vero che questo tipo di produzione e di sviluppo sia il migliore sotto il punto di vista della crescita integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini, sia in altre parole pienamente compatibile con il principio inderogabile del pieno rispetto della dignità della persona umana?
La crescita della forbice fra popoli e Paesi ricchi e poveri, l’aumento di fenomeni di dissoluzione a livello individuale (suicidi, depressioni ecc.) e collettivo (forte calo della tensione etica generale, aumento dei crimini ecc.), il degrado ambientale, non ultima la attuale crisi economica e finanziaria (nata proprio da una sovraesposizione dei meccanismi dell’attuale tipo di sviluppo), suscitano più di un dubbio.
Non è che magari l’attuale modello di sviluppo e i conseguenti stili di vita hanno qualche alternativa più valida?
Non è che puntare all’aumento del possesso dei beni relazionali (famiglia, amicizia, sostegno comunitario, partecipazione di massa a progetti sociali, beni pubblici) crea maggiore felicità del possesso di beni solo materiali, una volta superata la soglia di una certa agiatezza?
Non è che rallentare il ritmo della nostra vita ci permette di portarla avanti con una maggiore serenità e con una attenzione più adeguata ai bisogni e agli interessi personali e di chi ci sta incontro?
Non è che i buoni rapporti con i familiari e belle rete di amici e di conoscenti valgono di più del possesso dell’ultimo cellulare o televisore a schermo piatto o dell’ “automobilina” per i figli?
Se le risposte a queste domande sono positive (e nel mio caso lo sono), mi sembra che se ne debbano dedurne della conseguenze anche a livello strutturale politico.
Diventa non più essenziale reggere la concorrenza economica degli altri Paesi in quanto si potrebbe accettare una riqualificazione dello stile di vita, a seguito di una revisione degli obiettivi, dei meccanismi finanziari di sostegno, e delle strutture economiche locali e nazionali.
C’ è ampio materiale, in sede di letteratura economica, su temi quali la decrescita, la felicità, lo sviluppo sostenibile che meriterebbe di essere riletto con altri occhi e, soprattutto, applicato con coerenza, nel caso che si decidesse di cambiare prospettiva generale sul tipo di sviluppo economico e di stile di vita desiderato.
Sembrerebbe a questo punto ridursi di molto la suaccennata esigenza di efficienza e di produttività del sistema politico-costituzionale ribilanciandolo con l’esigenza di dare maggiore spazio ai bisogni espressi ed alle variegate necessità delle varie porzioni, sociali e territoriali, di popolazione. In questa prospettiva appare logica una rivalutazione del sistema elettorale proporzionale come il più adatto a soddisfare queste necessità. L’importante è che si prenda pienamente coscienza delle conseguenze economiche e sociali.
Mi piacerebbe proprio leggere altri commenti su questo tema appena accennato e che meriterebbe ben altri approfondimenti.




Condivido in pieno, è un’analisi coraggiosa e controcorrente.
Nella sostanza, per quanto rigauarda l’analisi dei problemi insiti nel moderno sviluppo economico, concordo con te.
Quanto al modo di affontare il problema della possibile perdita di rappresentatività democratica, personalmente, preferisco l’idea di “compensare con l’accrescimento dei diritti di liberta e civili” le possibili “perdite in termini di partecipazione”, rispetto alll’auspicio di un ritorno al proporzionale.
In ogni caso, temo che alla base di qualsiasi soluzione efficace vi sia, innanzi tutto, la necessità di un profondo cambiamento culturale e di mentalità mentre, la spinta a produrre tale cambiamento, allo stato, sembra piuttosto debole.
Come al solito ritrovo le basi comuni che guardano all’Uomo ed al suo cuore come principio fondante
grazie
Caro Giuseppe, la tua appassionante apertura,
LE VERITA’ CONTRAPPOSTE
Recentemente ho letto su Facebook ad opera di due storici, una vivace contrapposizione tra forme religiose politeiste e monoteiste.
http://www.facebook.com/home.php#/topic.php?uid=43189326138&topic=6029&ref=mf
La dotta polemica ha sollecitato in me, filosofo e poeta, un profondo sentimento di “pietas” per la condizione umana nel suo divenire; dalle origini, da quando il mitico primate nostro capostipite si staccò dai rami per iniziare il lungo cammino di civiltà.
La tensione di prevalenza presente negli scritti contrapposti, è tipica di tutte le religioni, senza distinzione, che rivendicano il primato della verità assoluta.
Per affermarne il principio, non solo si sono macchiate di eccidi generalizzati ma hanno imposto condizioni di vita a popoli interi contrassegnati dal senso di colpa generale ( per esempio il preteso peccato originale).
Tanto che c’è da chiedersi se siano state strumenti effettivamente utili per l’evoluzione della condizione umana o se piuttosto il prezzo che hanno richiesto per assicurare quel certo livello di umanizzazione ai popoli e alle masse sia stato un prezzo adeguato per la razza umana: fermo restando, che sono sempre avanguardie o gruppi d’individui che detengono il potere ad imporre alle masse credenze, morali, regole, costumi, talvolta in maniera esplicita, talaltra in maniera ermetica e talaltra ancora, nascosta.
Per esempio, il dominio mondiale “ globalizzato” dell’iperconsumismo e della pubblicità che lo veicola è nelle mani di meno di 10 grandi organizzazioni, derivanti da famiglie europee di bancari del 600/700, organizzazioni che condizionano la politica, le leggi e gli ordinamenti.
La scienza storicamente non si è comportata meglio, assicurando comunque eccidi numericamente non inferiori. Stessa cosa la politica con le sue diverse dottrine.
Come si vede, sono tutti strumenti che hanno fondamentalmente tradito la loro promessa di dare felicità, libertà e benessere generalizzati alla razza umana, fondati sulla responsabilità e dignità della persona.
Il senso di colpa generale, che era l’ombra sui destini dell’umanità a maggiormente preoccupare Sigmund Freud, lo si trova nella cultura dominante di tutti i giorni.
Lo riversano nelle case i giornali e le televisioni che coltivano proiezioni paranoiche e distruttive, creando allarmismo, disgusto, depressione, infelicità della condizione umana; non sanno fare altro.
L’umanità è usa confondere i mezzi con i fini, con tale puntualità che solleva il sospetto che il fine dichiarato non sia il reale obiettivo delle sue azioni.
Le religioni, qualsiasi religione, in quanto tali, sono mezzi per il conseguimento di fini aleatori: stati di grazia, benefici e paradisi diversi.
Il maestro e scienziato Sigmund Freud nel suo scritto “L’avvenire di un’illusione” del 1927 che in certo qual modo segue Totem e Tabù del 1915 - dove analizzava le religioni primitive quelle cioè originali dei nostri avi -, con la solita onestà intellettuale e perizia medica di ricercatore enuncia: ho tentato di mostrare che le rappresentazioni religiose sono scaturite dallo stesso bisogno che ha generato tutte le altre acquisizioni della civiltà, ossia dalla necessità di difendersi contro lo schiacciante strapotere della natura.
Questa strapotente natura non deve intendersi solo come esterna ma ben di più nel caso umano come interna, nella relazione tra l’io e il corpo, tra la mente, lo psichico e il soma, la genetica e le generazioni.
Sostengo che i due problemi fondamentali dell’umanità, quelli che spingono alle devastanti distorsioni dei comportamenti umani, sia dei singoli che d’intere masse sono essenzialmente due, strettamente correlati:
1. il problema della certezza della morte individuale
2. la contrapposizione del sentimento individuale alla consapevolezza dell’immortalità della specie ( i padri che schiacciano i figli e i figli che si ribellano).
Si consideri che l’uomo di Neanderthal ha vissuto per 60.000 anni; è prevedibile che il suo antagonista e soverchiatore Homo Sapiens, se non cederà di schianto all’eccidio generalizzato che il suo potenziale distruttivo contiene, ha molti millenni ancora davanti a sé.
Dunque, considerando ciò che hanno realizzato in un pugno di anni la scienza da un lato e le politiche più o meno democratiche dall’altro, è prevedibile che l’umanità potrà realizzare quanto la fantascienza più spinta ha prodotto di futuribile in fatto di società, scoperte scientifiche e tecnologie produttive.
Dei destini delle religioni, monoteiste o politeiste, non so dire, ma certamente la loro influenza è destinata a diminuire a misura della crescita della consapevolezza e della responsabilità, a misura del superamento di quest’epoca “della resistenza” in cui l’umanità si è ribellata all’ultima grande scoperta scientifica dell’anima, quella che ha aperto l’abisso dell’inconscio all’interno di ciascuno individuo.
L’assunzione di responsabilità che ne è conseguita è purtroppo nelle possibilità di pochi di essere gestita.
Sta a questi pochi aiutare gli altri in questo compito di consapevolezza profonda, riscoprendo valori di solidarietà reale, per esempio studiando e aggiornando forme di convivenza evolute, recuperando valori etico estetici improntati all’amore reciproco.
Vi sono due recenti scoperte delle neuroscienze che costringono a rivedere gli abituali concetti delle relazioni umane e della storia.
Sono i neuroni specchio, che ci fanno agire “a immagine e somiglianza”.
Sono le emozioni che si sono rivelate la vera chiave tra soma e psiche.
Lungi dall’essere un fenomeno esclusivamente psicologico, le emozioni si fissano addirittura ai geni e questo spiega scientificamente come le credenze millenarie possano sopravvivere nella specie, unitamente al fatto che, come evidenziò già Freud, le cose che hanno veramente valore nella vita psichica sono piuttosto le emozioni. Sono la risorsa più preziosa della vita mentale e della vita organica che dominano altresì il soma a mezzo degli ormoni.
Con queste consapevolezze si apre un mondo nuovo di conoscenza e responsabilità.
Per esempio: le masse non abbandoneranno l‘iperconsumismo più pernicioso, inquinante e distruttivo se esso non sarà sostituito da qualcosa di emotivamente valido.
Il denaro è simbolo che consta di un potente legame emotivo transgenerazionale.
Potrà sostituirlo solo un dispositivo di eguale potenza.
Concludo giustificando questo intervento, cui fui invitato originariamente da Lorenzo Maria Sturlese, con la riflessione che lo studio del passato nel suo legame con la contemporaneità è fondamentale in vista di una sintesi che ci proietti nel divenire.
Su analisi di questo spessore credo si posso ragionare verso modelli di sviluppo più autenticamente felicitanti e solidali; su di un cambiamento di rotta dell’agire umano, che favorisca un approccio alla vita più autentico e qualitativo, in tutti i settori, quello della politica incluso.
Giuseppe,
sollevi un tema interessante e piuttosto attuale.
Siamo usciti da pochissimo da un’epoca dominata dalle ideologie ma la loro fine si è portata appresso anche la perdita di ideali, valori, identità.
La consepevolezza di questo fenomeno ha portato le persone a rifugiarsi nel particolarimo, nel campinilismo, in una ricerca per certi versi ossessiva di appartenenza a quei gruppi, associazioni, partiti che più di altri sembravano poter costutuire un baluardo dove rifuguarsi per salvaguardare i propri valori e, a volte, i propri interessi particolari.
Con il risultato che negli ultimi anni in cui era stato in vigore il proporzionale si era assistito ad un moltiplicarsi di movimenti e partiti che rendevano di fatto ingovernabile il paese.
Negli ultimi quindici anni si è cercato di contrastare questo fenomeno ricorrendo prima al bipolarismo e poi al bipartitismo.
In entrambi i casi si pensava di poter risolvere il problema della governabilità imbrigliando le varie forze politiche all’interno prima di un unico schieramento poi di un unico partito.
Io credo che questa soluzione abbia dimostrato ampiamente tutta la sua inefficacia.
I due partiti maggiori sono continuamente scossi da crisi interne e lotte intestine conil risultato che la forma elettorale di governo non solo non è rappresentativa, come è invece il proporzionale, ma non garantiirebbe neanche la stabilità se non fosse per il fatto che i deputati non sono più eletti - e quindi indipendenti - ma sono nominati e quindi di fatto legati a filo doppio al leader che li ha proposti e che ha la “forza contrattuale” di poter imporre determinate scelte.
D’altro canto andrei cauto anche anche nel dare per scontato che l’attuale epoca richieda una maggiore velocità decisionale.
La globalizzazione, l’euro e la nascita di organismi come il G8 hanno portato con sè un più basso margine di manovra da parte dei governi locali.
Prova ne è il fatto che i ministri economici di governi contrapposti che si sono succeduti hanno attuato le medesimo politiche economiche.
Tutto ciò premesso, credo che il sistema elettorale da adottare potrebbe essere quello che migliora la rappresentatività rispetto alle forme bipartitiche senza minare la governabilità come accade ad es. nel sistema tedesco.
A prescindere dal sistema adottato risulta in ogni caso prioritario restituire la scelta dei candidati al corpo elettorale, togliendo il potere di nomina ai maggiorenti dei partiti attuali.
E gli altri, cosa ne pensano?
Sono sostanzialmente d’accordo con te Giuseppe. Da anni nella comunità scientifica si cerca di dare il giusto peso ai beni relazionali e tale argomento è stato affrontato da me e da Ferruccio Marzano nel Convegno di Firenze del 21 giugno 2004 in preparazione della Settimana Sociale dei cattolici che in quell’anno si è tenuta a Bologna nell’ottobre. I beni relazionali non hanno un costo economico e pertanto non hanno prezzo quindi secondo una rigorosa analisi economica dovrebbe essere beni inutili o non valutabili…. non sono beni. Eppure il nostro benessere e la nostra felicità non crescono solo con l’aumento di beni materiali, ma anche (io direi soprattutto) con l’aumento del nostro benessere globale: una giornata di sole, la scoperta dell’amore, di un amico sincero, ci danno più gioia di qualsiasi bene materiale perchè aumentano il nostro ben-essere, ossia il nostro stare bene.
Nelle democrazie occidentali moderne il sistema bipartitico tende a dare stabilità e consente l’alternanza tra due sistemi contrapposti che dovrebbero consentire una giusta competizione per governare meglio. In tale sistema bapartitico non ha posto il centro e nessun altro terzo sistema perchè sarebbe un non senso rispetto alla politica del pendolo, ossia della alternanza. Le eccessive ideologie non consentono di attivare questa alternanza perchè si rimane ideologicamente attaccati alla propria ideologia e quindi al partito che la rappresenta. Se puntassimo di più sui valori ed in particolare sui valori condivisi potremmo avere un più ampio schieramento e una maggiore opportunità di alternanza.
Ma dobbiamo chiederci: nel nostro Paese esiste davvero la democrazia ? o le scelte poliche ricadono sui soliti portaborse del momento….? oppure è possibile una scekta di una persona che incarna i valori? certamente dobbiamo concludere che la partecipazione ha uno scarso significato nel senso che non incide sulle scelte. Allora sarebbe meglio un governo decisionista e quindi autoritario perchè raggiungerebbe meglio e prima l’obiettivo? ma chi rappresentebbe? E’ ovvio che la rappresentanza può essere garantita solo dalla democrazia, ma da una democrazia reale e non fittizia… ma su questo abbiamo ancora tanta strada da fare. Dovremmo partire dalla educazione ai valori e dalla trasmissione di essi nelle famiglie e nella società civile, solo così si potrebbe avere un Paese che incarna e vive i valori e i suoi governanti non potrebbero essere da meno….
Elvira
Trovo interessante la tesi esposta in questo articolo e aggiungo che un moderno sistema elettorale che tenda alla stabilità per essere completo dovrebbe prevedere una scadenza di mandati che nessuno in italia ne parla. secondo me alla base di una serietà politica istituzionale di un paese veramente democratico ci dovrebbe essere un sistema di alternanza non solo di schieramenti ma anche di uomini, noi abbiamo il brutto di vizio che i nostri politici una volta tali pensano di avere questo ruolo a vita ci dovrebbe essere un sisstema che dovrebbe limitare questo stato al fine di rendere tutti più partecipi ad una reale democrazia.
Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato al confronto.
Mi sembra che tutti concordino nel trovare una strada (sistema elettorale) che aiuti a fare sintesi politiche (base delle decisioni) senza mortificare il positivo e utile confronto e, perché no? anche conflitto di idee.
Teniamo sempre presente che il sistema elettorale è solo uno dei fattori che permette ad uno Stato di funzionare al meglio.
Per quanto riguarda i singoli sistemi, forse quello tedesco (richiamato da Carlo) e il vecchio turno alla francese (che personalmente prediligo) con alcuni ritocchi dovuti alla particolarità della situazione italiana, potrebbero essere interessanti basi di confronto.
Cari saluti
Che il sistema elettorale tenga conto del modello economico è importante, ma non fondamentale.
Intendo che in nessun modo può andare a scapito della democrazia.
Esistono cose che valgono molto di più dei soldi,dei beni,e del tenore di vita.
Detto ciò,tu sai,Giuseppe,come la penso. Un sistema elettorale a doppio turno può garantire in pieno la democrazia,salvaguardando la rappresentanza. A mio avviso non occorre neanche una soglia di sbarramento,che mortifica anche il “diritto di tribuna”. Ma, una volta ottenuta la rappresentanza al primo turno, al secondo devono poter andare non due partiti,ma eventualmente due coalizioni,nelle quali si potrebbe entrare,se si vuole,solo se si è raggiunto un certo risultato al primo turno. Insomma, che le minoranze siano rappresentate è sacrosanto, che governino è antidemocratico.
SEMIALTERNO l’idealtipo sistema elettorale a bipolarismo concorrenziale aperto!
SEMIALTERNO per non lasciarci in continuazione prendere in giro dalla casta che sempre più… c’incastra!
Quando urgono innovazioni in ogni dove ed ad ogni latitudine l’Italia non può essere da meno e continuare e continuare a sottrarsi menando il can per l’aia in modo inconcludente ovvero, permettere che la casta mantenga più o meno volutamente costantemente incompleti e transitivi i meccanismi elettorali per rendersi sempre più intransitiva come casta & cricca per aumentarsi in continuazione la posta in gioco a scapito di Pantalone che ne debba in continuazione pagare siffatte mantenute magagne!
Proprio perché nella compagine mondiale vari e diversi sono i meccanismi che regolano le leggi elettorali implicitamente se ne evince il loro implicito miglioramento!
L’immanente crisi sempre più palesemente ce lo dimostra che democrazie e mercato non possono che esser facce della stessa medaglia giacché l’esplosione delle bolle finanziarie contestualmente fa sempre più esplodere, ormai ad ogni latitudine, le contraddizioni insite nei meccanismi elettorali, a riprova della loro strutturale incompletezza rispondenti a statuizioni formalmente corrette, aspetti rilevati ancora da M. Weber. Rispetto a quando il tempo diversamente reclama di cambiare il passo data l’accelerazione impresse dalle nuove tecnologie e da internet che richiedono di adottare sistemi più completi che risultino nella loro articolazione strutturalmente ad assetto dinamico variabile “adattivo” quanto il sistema elettorale SEMIALTERNO propone e propugna quale inedito e più completo modello per sbloccare il nostro BelPaese dall’inerzia e dall’impaludamento per iniziare a renderlo strutturalmente competitivo sin dalle front line. Quanto sta già accadendo a diverse latitudini in Gran Bretagna con il varo del governo di Cameron quanto l’esito della Proposition 14 in California dovrebbe esserci d’insegnamento sull’inderogabile necessità di provvedere a riformare strutturalmente il nostro Sistema Paese badando però a non ripetere più o meno volutamente i medesimi nostri propri quanto gli altrui errori! Pertanto, quanto si sta muovendo rappresenta le prime avvisaglie sulla necessità di provvedere ad un radicale inedito aggiornamento su molti fronti e livelli!
Pertanto, urgono acquisire più complete organiche sistemiche strutturali soluzioni ad implementazione ricorsiva attraverso inediti adeguamenti aperti su tutte “le front line” giacché entrambi i piani, di quella stessa medaglia, reclamano regole chiare e trasparenti ad incrementale reciproco adeguamento per ripristinare e/o mantenere un mutuo equilibrato dinamico sinergico rapporto attraverso l’acquisizione di effettivi “check & balance & feed back criteri” da permettere monitorati resilienti opportuni controlli! Pertanto, urgono soluzioni a bipolarismo aperto a sempre maggiore “crowdopensoursing” concorrenziali sinceri apporti e contributi scevri d’ogni “imprinting” condizionamento che possano sottendere profittevoli speculativi propositi tesi a mantenere a regime inalterate deterrenze o comode partigiane autoreferenzialità di casta!
Allora, anche all’Italia urgono radicali strutturali adeguamenti, adottando sistemi più pertinenti alle necessità dell’era informazionale degli accessi adottando opportuni check & balance criteri per ingenerare osmotica, fisiologica concorrenza prodroma a creare virtuosa discontinuità quale prerogativa di tutela provvedendo ad introdurre inedite regole che una siffatta nuova cangiante realtà reclama. Questo si rende indispensabile per non lasciare che la casta si trastulli relegandoci nel solito opaco ed impaludato marasma per mantenere incomplete, parziali e transitive le leggi elettorali per così comodamente e permanentemente rendersi ancor più intransitiva come casta; caricata d’eterna esclusività e privilegi per mantenere inalterato un siffatto vizioso e perverso gioco: dove, con la scusa del voler cambiare tutto, gattopardescamente sostanzialmente non cambiare mai niente! Casta che tuttora, intende cinicamente riprodurre per espandersi ulteriormente nello spazio tempo la sua comoda autoreferenzialità! Autoreferenzialità tesa a detenere sempre giocato l’elettore, il cittadino, l’utente e mantenere sotto scacco l’intero paese in quel più o meno riprodotto volutamente marasma per cinicamente aumentarsi sempre più come detto la posta in gioco. Occupandosi così, come casta, a fare e disfare senza mai concludere niente e/o risponderne ad alcuno se non massmediaticamente riprodurre quelle sue interminabili “effervescenti” performance di formali contese di potere per poi, propinarci quelle solite obsolescenze farciti d’anacronistici “pitstop” fatti di quei soliti inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali… Quando occorrerebbe smetterla di menar ulteriormente inutilmente il can per l’aia ed agire, semplicemente per riformare assemblando diversamente ed in modo inedito ma razionale, quanto già in dotazione per ricavarne un più equilibrato e completo sistema! Iniziando col dare ad esempio, un assetto di compiutezza ai meccanismi del sistema elettorale quello che sin dalle sue concettuali origini si caratterizza essere strutturato in quel latente “SEMIALTERNO” disgiunto e non organizzato modo giacché continua ad essere ibernato sottotraccia come “understatement” e che urgerebbe semplicemente svelare per definitivamente articolarlo in modo equilibrato e metterlo a sistema quanto il sistema SEMIALTERNO che si va di seguito proponendo; giacché contraria sunt complementa!
1) Il SEMIALTERNO è un sistema a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto giacché
2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale” (consultazione a turno unico) al PROPORZIONALE PURA, la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi; ovviamente più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità e, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia;
3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo ovvero, la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni (come all’art. 60) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico a PREMIO di MAGGIORANZA (MAGGIORITARIA) anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio;
4) Durante queste legislature “a mandata-votazione a Premio di Maggioranza” per evitare rischi di derive autoritarie essendo questa legislatura “a Premio” ovvero, incardinate prevalentemente sull’induzione della governabilità, sarebbe opportuno inserire un emendamento equilibratore volto ad “inibire l’art. 138″ per evitare ogni possibilità di revisionare la Costituzione. Basterebbe inserire un semplice “lodo” che inibisca l’art. 138 durante lo svolgersi di legislature “a premio di maggioranza” ed ovviamente, non per quelle mandate con votazione al proporzionale;
5) Comunque, dopo ogni elezione (mandata) a Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), si ritornerà alla votazione-mandata a “base PROPORZIONALE”;
6) Il termine SEMIALTERNO deriva semplicemente dal fatto che pur diventando automatico “alterno” il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale questo viene inteso come livello di riferimento di base. Comunque, lo stesso automatismo a richiamo alterno non si attiverebbe in senso contrario essendo le mandate al proporzionale ad induzione centrifuga pertanto più in sintonia al logaritmo pervasivo del mercato!? Quindi, ogni legislature che “fisiologicamente” termina con un governo attivo e si concluda secondo i suoi canonici 5 (cinque o diversamente) anni come attesta l’art. 60 della nostra Costituzione, ci si rimette ad una nuova legislatura attraverso una stessa elezione a mandata al Proporzionale; teoricamente la modalità al Proporzionale potrebbero sempre continuare a ripetersi per lo stesso verso ininterrottamente!
7) Il SEMIALTERNO comunque, aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” (centrifugo - imperniato sulla rappresentatività) si manterrà specificatamente distinto rispetto a quello suo contrario ma, complementare rappresentato dall’induzione - centripeta delle mandate al “MAGGIORITARIO od a Premio di Maggioranza” che incardina sulla governabilità!
Inoltre, il SEMIALTERNO non prevede alcuna soglia d’accesso in quanto si rimette all’insito strutturale suo auto correttivo automatismo competitivamente ingenerato ed indotto da quei complementari passaggi dal proporzionale al maggioritario e viceversa. Articolazione che permette d’ingenerare quel necessario virtuoso effetto rigenerativo di rettifica, quale meccanismo indispensabile a potersi così pragmaticamente ritagliare ogniqualvolta nel modo più appropriato ed adattivo possibile l’effettiva necessaria soglia autocorrettiva. Tutto questo si rende indispensabile a qualificare il SEMIALTERNO come idealtipo sistema completo, elastico flessibile, adattivo e coerente a quanto l’attuale cangiante realtà contestuale pretende dai sistemi, per così poterci meglio sintonizzare a quanto una siffatta cangiante società pretende poterli accreditare e qualificarli per tali: sistemi completi!?
Pertanto, il SEMIALTERNO si qualifica come dispositivo enucleante quel virtuoso criterio indispensabile a poterci incarreggiare verso una più piena e più matura democrazia capace d’irradiare in modo sempre più pervasivo ed inclusivo quel “asintote” incrementale democraticità in costante, resiliente concorrenza volta a poter per massimizzare: governabilità - decisionalità, economicità ed evolvere verso una responsabile incrementale sussidiarietà! Concorrenza quindi, quale elemento sine qua non indispensabile ad ingenerare quel processo propulsivo capace di riverberare virtuosi efficaci effetti in modo pervasivo per tutta la sua galassia di cui si compone politics, policy and polity a check & balance criterio! – accountability –
Pertanto, urge riflettere prima di precipitare nei soliti retorici arcaici obsoleti modelli rischiando di cadere dalla padella del maggioritario, alla brace della nostalgica Prima Repubblica, servirebbe cambiar pagine adottando soluzioni inedite che diano concrete pragmatiche risposte. Soluzioni a semplice portata acquisendo un sistema elettorale completo quanto si propugna col SEMIALTERNO quale “idealtipo system” induttore di resiliente concorrenza.
Il SEMIALTERNO rappresenta appunto, un più efficiente dispositivo per abbassare sempre più quei gaps che distanziano il livello “consuntivo” da quello “programmato” al livello elettorale. Pertanto, solo mantenendo competitivi ed interattivi i rapporti, si potranno rendere virtuosi nello spazio tempo gli sviluppi ed i processi che ne potranno scaturire; mantenendo così, in altrettanto modo, un’efficace tracciabilità lungo tutto il suo asse di percorrenza: dallo stadio pre-elettorale, sin su al suo relativo consuntivo di fine legislatura - post governativo.
Giacché sarà grazie alle comunicazioni orizzontali che internet innesta - “mass self-communication” permettere di attivare e svolgere un’agorà elettronica in pervasiva espansione dando costituzione ad una sfida continua, su una grande varietà di temi, a coloro che detengono il potere di decisione nella sfera pubblica in virtù della democrazia elettorale. Giacché il problema di “conquistare le menti” resta cruciale, non solo nella circostanza più importante “le elezioni”, ma nel corso dell’intera legislatura, della durata in carica dei politici eletti. Cosicché tra un’elezione e l’altra il popolo non sarà muto od inattivo, o potrà anche non esserlo.
Ma si potranno esercitare i “coutervailing powers” ovvero, forme di “contro-democrazia” possibili nel contesto istituzionale delle democrazie moderne utilizzando per complementarietà anche i referendum specialmente quando questi istituiti saranno previsti in altrettanto equilibrato modo – bilanciato criterio – Pertanto ci dovrà essere non soltanto il referendum ABROGATIVO del sempre solo poter togliere, ma, ci dovrà pur essere anche quello PROPOSITIVO per complementarietà, ovvero quello del poterci mettere – aggiungere!
Da cui l’imprescindibile controbilanciamento di dover varare lì introduzione dell’istituto referendario propositivo!
Organismi che si possano aggiungere ad altrettanti istituibili processi per meglio poter reclamare effettivi ritorni d’“accountability”! Cioè poter: controllare, sorvegliare, denunciare, porre veti, impedire l’esecuzione di decisioni prese dai politici, chiamare questi ultimi in giudizio e per ultimo anche scendere in piazza!?
E’ per l’appunto che urgono nuove inedite regole su vari piani e livelli quanto per i meccanismi delle leggi elettorali che non possono essere sottratti a questi inderogabili aggiornamenti.
Giacché il sistema per poter risultare efficiente abbisogna di un meccanismo articolato in modo da indurre concorrenza aperta a tutto tondo ed a tutto campo; in modo tale da potersi alimentare e contestualmente autocorreggersi ma senza mai per collassare: esplodendo od implodendo! Bensì mantenendosi in fisiologico equilibrio fra una dinamica ingenerata osmosi d’effettivo equilibrio indotto da un’enucleata sistemica articolazione centripetocentrifuga che s’imperni l’una sulle mandate al Proporzionale e, l’altra su quella sua contraria ma complementare “centripeta” che incardinati il Maggioritario - con premio di Maggioranza!
Orbene, la profezia per benchmark sembra che si stia sempre più avvicinando (singolarity) concretizzando ed avverarsi dal fatto che se nel mondo molte e diversi sono i meccanismi che attendono alle leggi elettorali ciò ne dimostra la loro intrinseca perfettibilità!? Grazie alle nuove tecnologie ed internet - strumenti anch’essi che possono esser utilizzati in funzione positiva o negativa quanto ogni altro mezzo – l’impellente crisi recessiva ne è la più che palese dimostrazione del loro utilizzo soltanto speculativo di una celata, covata, generata e propagata cruente pervasiva azione macro speculativa globale che però sempre più contestualmente evidenzia in altrettanto modo quanto magagne permangono sull’altra faccia di quella stessa medaglia che imprescindibilmente esprime democrazie e mercato!
Effettivamente, stiamo assistendo su un fronte ad una latente irreversibile epocale rivoluzione strutturale quella delle architetture elettoral-istituzionali giacché ormai ad ogni latitudine molto si sta muovendo:
1) La Gran Bretagna col varo dell’inedito governo CAMERON a coalizione -Tory & LibDem - segna l’abbandonare del Maggioritario all’uninominale per passare al modello elettorale al Proporzionale. Questo passaggio riportato dai media come una rivoluzione epocale imprescindibilmente oltre a dimostrare un implicito downgrading del modello Maggioritario all’uninominale, considerato fino a ieri massimo esempio mondiale da imitare inevitabilmente si sta abbandonando, quando molti nostrani esterofili politici azzarderebbero anacronisticamente di volerlo importare in Italia quando gli stessi Britannici praticamente lo rifuggono! Segnando così la sua concettuale obsolescenza se fosse riproporlo nel medesimo modo!?
2) Altro rovesciamento concettuale la propone la California che intende portare in avanti la palla della riforma istituzionale confermando la “proposition 14 - TOP TWO” introdotta per effetto di un referendum (54,2%). Questo TOP TWO modello per le primarie segna un’epocale rivoluzione giacché con esso strutturalmente si cambieranno dal 2011 le modalità di svolgimento delle primarie introducendo un’effettiva modalità a bipolarismo aperto quanto una siffatta nuova realtà reclama (e conferme al sistema SEMIALTERNO)
Queste due prime sostanziali ristrutturazioni Britannica e Canadese a ripercussione mondiale rappresentano l’avviamento e la premessa a quella prossima rivoluzionaria ristrutturazione che anche i meccanismi delle leggi elettorali subiranno. Innovazioni irrevocabili per ridurre sempre più il gap che separa la velocità con quale l’economia e la finanza procedono in modo sempre più celere e spedito a livello macro e pervasivo globale rispetto a quanto succeda per le regole che attengono alla democrazia che relegata alla propria sola dimensione micro statuale tende sempre più vedersi evaporare l’incisività e la propria determinazione!
Giacché anche le bolle finanziarie al di là che taluni commentatori di razza ce la vogliano confezionare soltanto frutto di meri giochi di borsa, quando l’innesto a queste creatività si può facilmente ricondurre al sistematico intreccio collusivo di finanza e politica. “Sovrani” effetti d’essere stati in presenti uno strutturale inficiato bipartisan bipartitismo che istituzionalizzandosi sempre più non fatto altro che favorire questi facili autoreferenziali cartelli (orizzontale e/o di ceto di casta) innestando facili (over counter) riproduzioni di bolle speculative. Al di là di quanto qualcuno intenda giustificare il tutto come effetto di mere superficialità d’approccio, non avendo voluto far tesoro di quanto per le analoghe bolle accadde nel ’29 giacché taluni politici negli anni 90, si sono fatti dimenticati di quell’esperienza, consentendo la concessione di mutui a chi non poteva pagarli e lasciando briglia sciolta ad un mare di derivati senza garanzia da appioppare più o meno legalmente ai soliti Pantaloni glocali!? Quando la cosa sarebbe più semplicemente da ricondurre a quanto si riscontra sempre più nei fatti ovvero, la capacità da parte dei modelli Maggioritari d’ingenerare sempre più formali differenze ideologiche fra i due partiti a regime, es. democratici e repubblicani in USA (salvo l’avanguardia Californiana!?) a quella d’oltreoceano latitudine quanto ad ogni altra diversa per ingenerare opacità e così poter promuovere viziose potenziali speculazioni in favore della solita casta ma sempre più a sfavore di Pantalone che divenuto ormai globale, ne deve comunque pagare i debiti!?
Una viziosa modalità - riproduttività di facile applicazione che resta sempre in facile agguato giacché prossimamente potrebbe venir applicata anche da noi dove, semplicemente con la scusa di rischiare di cadere in default come sistema paese si preannunciano prospettive d’ammucchiata politica! Quanto già ventilato anche da G. Sartori prospettive che potrebbero tradursi in un possibile: «governissimo», detto di solito governo di unità nazionale, un governo con tutti dentro. Oppure una grosse Koalition alla tedesca: un governo dei partiti maggiori, o comunque di una larga maggioranza compatibile, e cioè in grado di mettersi d’accordo, di volta in volta, sui provvedimenti necessari e urgenti. Oppure infine, la possibilità di sfruttare quel classico italico governo tecnico! Tutto queste soluzioni pur restando invise ad ogni criteri di concorrenza essendo contrarie a quando il tempo reclamerebbe adeguamenti competitivamente aperti, provvedimenti tesi ad agevolare efficienza, invece si preferiscono riprodurre queste solite soluzioni che pur essendo molto diverse tra loro sono legate da una logica comune quella di riservare completa autotutela alla CASTA!
Quindi, il SEMIALTERNO rappresenta l’idealtipo sistema per iniziare ad esercitare un’onorevole “exit strategy” indispensabile per superare le solite anomalie dell’obsolescenza che ci mantengono bloccati a quel compassato intriso d’statuizioni formalmente corrette aspetto rilevato ancora da Weber che stanno si stanno dimostrando per l’enucleato insito squilibrio sempre più corrotte. Aspetti che se non si ricorrerà ad aggiustare ed a correggerne c’inchioderanno all’arcaica intransitività dell’autoreferenzialità permanente della casta! Quando per allinearsi competitivamente ad una siffatta nuova realtà data l’accelerazione in corso che le nuove tecnologie ed internet impongono implicite convergenze dei mass-media (mainstream) che include l’interconnettività e pretende in ogni dove l’assunzione di nuovi pervasivi ed aperti logos, paradigmi per global ontology & singolarity!