Il presente articolo non rappresenta una posizione condivisa di “Persona è futuro” ma vuole essere una costruttiva provocazione per un positivo confronto fra tutti gli amici.
Il moderno sviluppo economico appare caratterizzato dalla produzione di massa di beni materiali in un mondo in cui il mercato è globale e i confini nazionali risultano sempre più evanescenti se non addirittura inesistenti.
La concorrenza fra imprese non si gioca più a livello di singolo Paese ma a livello globale e la concorrenza non esige più solo l’efficienza e la produttività delle singole aziende ma anche quella dei sistemi politici ed economici nazionali.
Sulla base di questi presupposti e coerentemente con essi sembrerebbe possibile affermare che i meccanismi costituzionali e politici di elaborazione, formazione e gestione dei processi decisionali pubblici dovrebbero sempre più adeguarsi a criteri di efficienza e di rapidità per poter sostenere appropriatamente ed efficacemente lo sviluppo economico dei singoli Paesi.
Non è un caso l’affermarsi, sempre più prepotente, nei Paesi europei di sistemi elettorali che premiano la stabilità governativa mediante ricorso a meccanismo maggioritari o uninominali o locali (sbarramenti, premi di maggioranza, metodo uninominali secco, configurazione dei collegi elettorali ecc.).
Non è un caso che il sistema proporzionale puro non ha avuto grande rilievo negli ultimi decenni, proprio perché ha sicuramente la capacità di fotografare il Paese ma danneggia la sua capacità di processi decisionali rapidi ed efficienti.
Ne deriva la necessità di compensare con l’accrescimento dei diritti di liberta e civili, sia a livello individuale che collettivo, le perdite in termini di partecipazione dovute al progressivo abbandono dei sistema proporzionali
Questa tesi da me sostenuta con vigore, è stata sempre combattuta dalla grande maggioranza dei miei amici italiani dell’area politica di Centro. Pur continuando a difenderla, mi sono chiesto se la stessa non necessitasse di un ulteriore approfondimento.
E’ vero che la sostenibilità della concorrenza industriale ed uno sviluppo economico adeguato in un mondo globale presuppongono la necessità di un sistema politico-costituzionale-elettorale più sbilanciato sul lato decisionistico che su quello partecipativo.
Ma è anche vero che questo tipo di produzione e di sviluppo sia il migliore sotto il punto di vista della crescita integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini, sia in altre parole pienamente compatibile con il principio inderogabile del pieno rispetto della dignità della persona umana?
La crescita della forbice fra popoli e Paesi ricchi e poveri, l’aumento di fenomeni di dissoluzione a livello individuale (suicidi, depressioni ecc.) e collettivo (forte calo della tensione etica generale, aumento dei crimini ecc.), il degrado ambientale, non ultima la attuale crisi economica e finanziaria (nata proprio da una sovraesposizione dei meccanismi dell’attuale tipo di sviluppo), suscitano più di un dubbio.
Non è che magari l’attuale modello di sviluppo e i conseguenti stili di vita hanno qualche alternativa più valida?
Non è che puntare all’aumento del possesso dei beni relazionali (famiglia, amicizia, sostegno comunitario, partecipazione di massa a progetti sociali, beni pubblici) crea maggiore felicità del possesso di beni solo materiali, una volta superata la soglia di una certa agiatezza?
Non è che rallentare il ritmo della nostra vita ci permette di portarla avanti con una maggiore serenità e con una attenzione più adeguata ai bisogni e agli interessi personali e di chi ci sta incontro?
Non è che i buoni rapporti con i familiari e belle rete di amici e di conoscenti valgono di più del possesso dell’ultimo cellulare o televisore a schermo piatto o dell’ “automobilina” per i figli?
Se le risposte a queste domande sono positive (e nel mio caso lo sono), mi sembra che se ne debbano dedurne della conseguenze anche a livello strutturale politico.
Diventa non più essenziale reggere la concorrenza economica degli altri Paesi in quanto si potrebbe accettare una riqualificazione dello stile di vita, a seguito di una revisione degli obiettivi, dei meccanismi finanziari di sostegno, e delle strutture economiche locali e nazionali.
C’ è ampio materiale, in sede di letteratura economica, su temi quali la decrescita, la felicità, lo sviluppo sostenibile che meriterebbe di essere riletto con altri occhi e, soprattutto, applicato con coerenza, nel caso che si decidesse di cambiare prospettiva generale sul tipo di sviluppo economico e di stile di vita desiderato.
Sembrerebbe a questo punto ridursi di molto la suaccennata esigenza di efficienza e di produttività del sistema politico-costituzionale ribilanciandolo con l’esigenza di dare maggiore spazio ai bisogni espressi ed alle variegate necessità delle varie porzioni, sociali e territoriali, di popolazione. In questa prospettiva appare logica una rivalutazione del sistema elettorale proporzionale come il più adatto a soddisfare queste necessità. L’importante è che si prenda pienamente coscienza delle conseguenze economiche e sociali.
Mi piacerebbe proprio leggere altri commenti su questo tema appena accennato e che meriterebbe ben altri approfondimenti.





Condivido in pieno, è un’analisi coraggiosa e controcorrente.
Nella sostanza, per quanto rigauarda l’analisi dei problemi insiti nel moderno sviluppo economico, concordo con te.
Quanto al modo di affontare il problema della possibile perdita di rappresentatività democratica, personalmente, preferisco l’idea di “compensare con l’accrescimento dei diritti di liberta e civili” le possibili “perdite in termini di partecipazione”, rispetto alll’auspicio di un ritorno al proporzionale.
In ogni caso, temo che alla base di qualsiasi soluzione efficace vi sia, innanzi tutto, la necessità di un profondo cambiamento culturale e di mentalità mentre, la spinta a produrre tale cambiamento, allo stato, sembra piuttosto debole.
Come al solito ritrovo le basi comuni che guardano all’Uomo ed al suo cuore come principio fondante
grazie
Caro Giuseppe, la tua appassionante apertura,
LE VERITA’ CONTRAPPOSTE
Recentemente ho letto su Facebook ad opera di due storici, una vivace contrapposizione tra forme religiose politeiste e monoteiste.
http://www.facebook.com/home.php#/topic.php?uid=43189326138&topic=6029&ref=mf
La dotta polemica ha sollecitato in me, filosofo e poeta, un profondo sentimento di “pietas” per la condizione umana nel suo divenire; dalle origini, da quando il mitico primate nostro capostipite si staccò dai rami per iniziare il lungo cammino di civiltà.
La tensione di prevalenza presente negli scritti contrapposti, è tipica di tutte le religioni, senza distinzione, che rivendicano il primato della verità assoluta.
Per affermarne il principio, non solo si sono macchiate di eccidi generalizzati ma hanno imposto condizioni di vita a popoli interi contrassegnati dal senso di colpa generale ( per esempio il preteso peccato originale).
Tanto che c’è da chiedersi se siano state strumenti effettivamente utili per l’evoluzione della condizione umana o se piuttosto il prezzo che hanno richiesto per assicurare quel certo livello di umanizzazione ai popoli e alle masse sia stato un prezzo adeguato per la razza umana: fermo restando, che sono sempre avanguardie o gruppi d’individui che detengono il potere ad imporre alle masse credenze, morali, regole, costumi, talvolta in maniera esplicita, talaltra in maniera ermetica e talaltra ancora, nascosta.
Per esempio, il dominio mondiale “ globalizzato” dell’iperconsumismo e della pubblicità che lo veicola è nelle mani di meno di 10 grandi organizzazioni, derivanti da famiglie europee di bancari del 600/700, organizzazioni che condizionano la politica, le leggi e gli ordinamenti.
La scienza storicamente non si è comportata meglio, assicurando comunque eccidi numericamente non inferiori. Stessa cosa la politica con le sue diverse dottrine.
Come si vede, sono tutti strumenti che hanno fondamentalmente tradito la loro promessa di dare felicità, libertà e benessere generalizzati alla razza umana, fondati sulla responsabilità e dignità della persona.
Il senso di colpa generale, che era l’ombra sui destini dell’umanità a maggiormente preoccupare Sigmund Freud, lo si trova nella cultura dominante di tutti i giorni.
Lo riversano nelle case i giornali e le televisioni che coltivano proiezioni paranoiche e distruttive, creando allarmismo, disgusto, depressione, infelicità della condizione umana; non sanno fare altro.
L’umanità è usa confondere i mezzi con i fini, con tale puntualità che solleva il sospetto che il fine dichiarato non sia il reale obiettivo delle sue azioni.
Le religioni, qualsiasi religione, in quanto tali, sono mezzi per il conseguimento di fini aleatori: stati di grazia, benefici e paradisi diversi.
Il maestro e scienziato Sigmund Freud nel suo scritto “L’avvenire di un’illusione” del 1927 che in certo qual modo segue Totem e Tabù del 1915 – dove analizzava le religioni primitive quelle cioè originali dei nostri avi -, con la solita onestà intellettuale e perizia medica di ricercatore enuncia: ho tentato di mostrare che le rappresentazioni religiose sono scaturite dallo stesso bisogno che ha generato tutte le altre acquisizioni della civiltà, ossia dalla necessità di difendersi contro lo schiacciante strapotere della natura.
Questa strapotente natura non deve intendersi solo come esterna ma ben di più nel caso umano come interna, nella relazione tra l’io e il corpo, tra la mente, lo psichico e il soma, la genetica e le generazioni.
Sostengo che i due problemi fondamentali dell’umanità, quelli che spingono alle devastanti distorsioni dei comportamenti umani, sia dei singoli che d’intere masse sono essenzialmente due, strettamente correlati:
1. il problema della certezza della morte individuale
2. la contrapposizione del sentimento individuale alla consapevolezza dell’immortalità della specie ( i padri che schiacciano i figli e i figli che si ribellano).
Si consideri che l’uomo di Neanderthal ha vissuto per 60.000 anni; è prevedibile che il suo antagonista e soverchiatore Homo Sapiens, se non cederà di schianto all’eccidio generalizzato che il suo potenziale distruttivo contiene, ha molti millenni ancora davanti a sé.
Dunque, considerando ciò che hanno realizzato in un pugno di anni la scienza da un lato e le politiche più o meno democratiche dall’altro, è prevedibile che l’umanità potrà realizzare quanto la fantascienza più spinta ha prodotto di futuribile in fatto di società, scoperte scientifiche e tecnologie produttive.
Dei destini delle religioni, monoteiste o politeiste, non so dire, ma certamente la loro influenza è destinata a diminuire a misura della crescita della consapevolezza e della responsabilità, a misura del superamento di quest’epoca “della resistenza” in cui l’umanità si è ribellata all’ultima grande scoperta scientifica dell’anima, quella che ha aperto l’abisso dell’inconscio all’interno di ciascuno individuo.
L’assunzione di responsabilità che ne è conseguita è purtroppo nelle possibilità di pochi di essere gestita.
Sta a questi pochi aiutare gli altri in questo compito di consapevolezza profonda, riscoprendo valori di solidarietà reale, per esempio studiando e aggiornando forme di convivenza evolute, recuperando valori etico estetici improntati all’amore reciproco.
Vi sono due recenti scoperte delle neuroscienze che costringono a rivedere gli abituali concetti delle relazioni umane e della storia.
Sono i neuroni specchio, che ci fanno agire “a immagine e somiglianza”.
Sono le emozioni che si sono rivelate la vera chiave tra soma e psiche.
Lungi dall’essere un fenomeno esclusivamente psicologico, le emozioni si fissano addirittura ai geni e questo spiega scientificamente come le credenze millenarie possano sopravvivere nella specie, unitamente al fatto che, come evidenziò già Freud, le cose che hanno veramente valore nella vita psichica sono piuttosto le emozioni. Sono la risorsa più preziosa della vita mentale e della vita organica che dominano altresì il soma a mezzo degli ormoni.
Con queste consapevolezze si apre un mondo nuovo di conoscenza e responsabilità.
Per esempio: le masse non abbandoneranno l‘iperconsumismo più pernicioso, inquinante e distruttivo se esso non sarà sostituito da qualcosa di emotivamente valido.
Il denaro è simbolo che consta di un potente legame emotivo transgenerazionale.
Potrà sostituirlo solo un dispositivo di eguale potenza.
Concludo giustificando questo intervento, cui fui invitato originariamente da Lorenzo Maria Sturlese, con la riflessione che lo studio del passato nel suo legame con la contemporaneità è fondamentale in vista di una sintesi che ci proietti nel divenire.
Su analisi di questo spessore credo si posso ragionare verso modelli di sviluppo più autenticamente felicitanti e solidali; su di un cambiamento di rotta dell’agire umano, che favorisca un approccio alla vita più autentico e qualitativo, in tutti i settori, quello della politica incluso.
Giuseppe,
sollevi un tema interessante e piuttosto attuale.
Siamo usciti da pochissimo da un’epoca dominata dalle ideologie ma la loro fine si è portata appresso anche la perdita di ideali, valori, identità.
La consepevolezza di questo fenomeno ha portato le persone a rifugiarsi nel particolarimo, nel campinilismo, in una ricerca per certi versi ossessiva di appartenenza a quei gruppi, associazioni, partiti che più di altri sembravano poter costutuire un baluardo dove rifuguarsi per salvaguardare i propri valori e, a volte, i propri interessi particolari.
Con il risultato che negli ultimi anni in cui era stato in vigore il proporzionale si era assistito ad un moltiplicarsi di movimenti e partiti che rendevano di fatto ingovernabile il paese.
Negli ultimi quindici anni si è cercato di contrastare questo fenomeno ricorrendo prima al bipolarismo e poi al bipartitismo.
In entrambi i casi si pensava di poter risolvere il problema della governabilità imbrigliando le varie forze politiche all’interno prima di un unico schieramento poi di un unico partito.
Io credo che questa soluzione abbia dimostrato ampiamente tutta la sua inefficacia.
I due partiti maggiori sono continuamente scossi da crisi interne e lotte intestine conil risultato che la forma elettorale di governo non solo non è rappresentativa, come è invece il proporzionale, ma non garantiirebbe neanche la stabilità se non fosse per il fatto che i deputati non sono più eletti – e quindi indipendenti – ma sono nominati e quindi di fatto legati a filo doppio al leader che li ha proposti e che ha la “forza contrattuale” di poter imporre determinate scelte.
D’altro canto andrei cauto anche anche nel dare per scontato che l’attuale epoca richieda una maggiore velocità decisionale.
La globalizzazione, l’euro e la nascita di organismi come il G8 hanno portato con sè un più basso margine di manovra da parte dei governi locali.
Prova ne è il fatto che i ministri economici di governi contrapposti che si sono succeduti hanno attuato le medesimo politiche economiche.
Tutto ciò premesso, credo che il sistema elettorale da adottare potrebbe essere quello che migliora la rappresentatività rispetto alle forme bipartitiche senza minare la governabilità come accade ad es. nel sistema tedesco.
A prescindere dal sistema adottato risulta in ogni caso prioritario restituire la scelta dei candidati al corpo elettorale, togliendo il potere di nomina ai maggiorenti dei partiti attuali.
E gli altri, cosa ne pensano?
Sono sostanzialmente d’accordo con te Giuseppe. Da anni nella comunità scientifica si cerca di dare il giusto peso ai beni relazionali e tale argomento è stato affrontato da me e da Ferruccio Marzano nel Convegno di Firenze del 21 giugno 2004 in preparazione della Settimana Sociale dei cattolici che in quell’anno si è tenuta a Bologna nell’ottobre. I beni relazionali non hanno un costo economico e pertanto non hanno prezzo quindi secondo una rigorosa analisi economica dovrebbe essere beni inutili o non valutabili…. non sono beni. Eppure il nostro benessere e la nostra felicità non crescono solo con l’aumento di beni materiali, ma anche (io direi soprattutto) con l’aumento del nostro benessere globale: una giornata di sole, la scoperta dell’amore, di un amico sincero, ci danno più gioia di qualsiasi bene materiale perchè aumentano il nostro ben-essere, ossia il nostro stare bene.
Nelle democrazie occidentali moderne il sistema bipartitico tende a dare stabilità e consente l’alternanza tra due sistemi contrapposti che dovrebbero consentire una giusta competizione per governare meglio. In tale sistema bapartitico non ha posto il centro e nessun altro terzo sistema perchè sarebbe un non senso rispetto alla politica del pendolo, ossia della alternanza. Le eccessive ideologie non consentono di attivare questa alternanza perchè si rimane ideologicamente attaccati alla propria ideologia e quindi al partito che la rappresenta. Se puntassimo di più sui valori ed in particolare sui valori condivisi potremmo avere un più ampio schieramento e una maggiore opportunità di alternanza.
Ma dobbiamo chiederci: nel nostro Paese esiste davvero la democrazia ? o le scelte poliche ricadono sui soliti portaborse del momento….? oppure è possibile una scekta di una persona che incarna i valori? certamente dobbiamo concludere che la partecipazione ha uno scarso significato nel senso che non incide sulle scelte. Allora sarebbe meglio un governo decisionista e quindi autoritario perchè raggiungerebbe meglio e prima l’obiettivo? ma chi rappresentebbe? E’ ovvio che la rappresentanza può essere garantita solo dalla democrazia, ma da una democrazia reale e non fittizia… ma su questo abbiamo ancora tanta strada da fare. Dovremmo partire dalla educazione ai valori e dalla trasmissione di essi nelle famiglie e nella società civile, solo così si potrebbe avere un Paese che incarna e vive i valori e i suoi governanti non potrebbero essere da meno….
Elvira
Trovo interessante la tesi esposta in questo articolo e aggiungo che un moderno sistema elettorale che tenda alla stabilità per essere completo dovrebbe prevedere una scadenza di mandati che nessuno in italia ne parla. secondo me alla base di una serietà politica istituzionale di un paese veramente democratico ci dovrebbe essere un sistema di alternanza non solo di schieramenti ma anche di uomini, noi abbiamo il brutto di vizio che i nostri politici una volta tali pensano di avere questo ruolo a vita ci dovrebbe essere un sisstema che dovrebbe limitare questo stato al fine di rendere tutti più partecipi ad una reale democrazia.
Ringrazio tutti gli amici che hanno partecipato al confronto.
Mi sembra che tutti concordino nel trovare una strada (sistema elettorale) che aiuti a fare sintesi politiche (base delle decisioni) senza mortificare il positivo e utile confronto e, perché no? anche conflitto di idee.
Teniamo sempre presente che il sistema elettorale è solo uno dei fattori che permette ad uno Stato di funzionare al meglio.
Per quanto riguarda i singoli sistemi, forse quello tedesco (richiamato da Carlo) e il vecchio turno alla francese (che personalmente prediligo) con alcuni ritocchi dovuti alla particolarità della situazione italiana, potrebbero essere interessanti basi di confronto.
Cari saluti
Che il sistema elettorale tenga conto del modello economico è importante, ma non fondamentale.
Intendo che in nessun modo può andare a scapito della democrazia.
Esistono cose che valgono molto di più dei soldi,dei beni,e del tenore di vita.
Detto ciò,tu sai,Giuseppe,come la penso. Un sistema elettorale a doppio turno può garantire in pieno la democrazia,salvaguardando la rappresentanza. A mio avviso non occorre neanche una soglia di sbarramento,che mortifica anche il “diritto di tribuna”. Ma, una volta ottenuta la rappresentanza al primo turno, al secondo devono poter andare non due partiti,ma eventualmente due coalizioni,nelle quali si potrebbe entrare,se si vuole,solo se si è raggiunto un certo risultato al primo turno. Insomma, che le minoranze siano rappresentate è sacrosanto, che governino è antidemocratico.
SEMIALTERNO l’idealtipo sistema elettorale a bipolarismo concorrenziale aperto!
SEMIALTERNO per non lasciarci in continuazione prendere in giro dalla casta che sempre più… c’incastra!
Quando urgono innovazioni in ogni dove ed ad ogni latitudine l’Italia non può essere da meno e continuare e continuare a sottrarsi menando il can per l’aia in modo inconcludente ovvero, permettere che la casta mantenga più o meno volutamente costantemente incompleti e transitivi i meccanismi elettorali per rendersi sempre più intransitiva come casta & cricca per aumentarsi in continuazione la posta in gioco a scapito di Pantalone che ne debba in continuazione pagare siffatte mantenute magagne!
Proprio perché nella compagine mondiale vari e diversi sono i meccanismi che regolano le leggi elettorali implicitamente se ne evince il loro implicito miglioramento!
L’immanente crisi sempre più palesemente ce lo dimostra che democrazie e mercato non possono che esser facce della stessa medaglia giacché l’esplosione delle bolle finanziarie contestualmente fa sempre più esplodere, ormai ad ogni latitudine, le contraddizioni insite nei meccanismi elettorali, a riprova della loro strutturale incompletezza rispondenti a statuizioni formalmente corrette, aspetti rilevati ancora da M. Weber. Rispetto a quando il tempo diversamente reclama di cambiare il passo data l’accelerazione impresse dalle nuove tecnologie e da internet che richiedono di adottare sistemi più completi che risultino nella loro articolazione strutturalmente ad assetto dinamico variabile “adattivo” quanto il sistema elettorale SEMIALTERNO propone e propugna quale inedito e più completo modello per sbloccare il nostro BelPaese dall’inerzia e dall’impaludamento per iniziare a renderlo strutturalmente competitivo sin dalle front line. Quanto sta già accadendo a diverse latitudini in Gran Bretagna con il varo del governo di Cameron quanto l’esito della Proposition 14 in California dovrebbe esserci d’insegnamento sull’inderogabile necessità di provvedere a riformare strutturalmente il nostro Sistema Paese badando però a non ripetere più o meno volutamente i medesimi nostri propri quanto gli altrui errori! Pertanto, quanto si sta muovendo rappresenta le prime avvisaglie sulla necessità di provvedere ad un radicale inedito aggiornamento su molti fronti e livelli!
Pertanto, urgono acquisire più complete organiche sistemiche strutturali soluzioni ad implementazione ricorsiva attraverso inediti adeguamenti aperti su tutte “le front line” giacché entrambi i piani, di quella stessa medaglia, reclamano regole chiare e trasparenti ad incrementale reciproco adeguamento per ripristinare e/o mantenere un mutuo equilibrato dinamico sinergico rapporto attraverso l’acquisizione di effettivi “check & balance & feed back criteri” da permettere monitorati resilienti opportuni controlli! Pertanto, urgono soluzioni a bipolarismo aperto a sempre maggiore “crowdopensoursing” concorrenziali sinceri apporti e contributi scevri d’ogni “imprinting” condizionamento che possano sottendere profittevoli speculativi propositi tesi a mantenere a regime inalterate deterrenze o comode partigiane autoreferenzialità di casta!
Allora, anche all’Italia urgono radicali strutturali adeguamenti, adottando sistemi più pertinenti alle necessità dell’era informazionale degli accessi adottando opportuni check & balance criteri per ingenerare osmotica, fisiologica concorrenza prodroma a creare virtuosa discontinuità quale prerogativa di tutela provvedendo ad introdurre inedite regole che una siffatta nuova cangiante realtà reclama. Questo si rende indispensabile per non lasciare che la casta si trastulli relegandoci nel solito opaco ed impaludato marasma per mantenere incomplete, parziali e transitive le leggi elettorali per così comodamente e permanentemente rendersi ancor più intransitiva come casta; caricata d’eterna esclusività e privilegi per mantenere inalterato un siffatto vizioso e perverso gioco: dove, con la scusa del voler cambiare tutto, gattopardescamente sostanzialmente non cambiare mai niente! Casta che tuttora, intende cinicamente riprodurre per espandersi ulteriormente nello spazio tempo la sua comoda autoreferenzialità! Autoreferenzialità tesa a detenere sempre giocato l’elettore, il cittadino, l’utente e mantenere sotto scacco l’intero paese in quel più o meno riprodotto volutamente marasma per cinicamente aumentarsi sempre più come detto la posta in gioco. Occupandosi così, come casta, a fare e disfare senza mai concludere niente e/o risponderne ad alcuno se non massmediaticamente riprodurre quelle sue interminabili “effervescenti” performance di formali contese di potere per poi, propinarci quelle solite obsolescenze farciti d’anacronistici “pitstop” fatti di quei soliti inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali… Quando occorrerebbe smetterla di menar ulteriormente inutilmente il can per l’aia ed agire, semplicemente per riformare assemblando diversamente ed in modo inedito ma razionale, quanto già in dotazione per ricavarne un più equilibrato e completo sistema! Iniziando col dare ad esempio, un assetto di compiutezza ai meccanismi del sistema elettorale quello che sin dalle sue concettuali origini si caratterizza essere strutturato in quel latente “SEMIALTERNO” disgiunto e non organizzato modo giacché continua ad essere ibernato sottotraccia come “understatement” e che urgerebbe semplicemente svelare per definitivamente articolarlo in modo equilibrato e metterlo a sistema quanto il sistema SEMIALTERNO che si va di seguito proponendo; giacché contraria sunt complementa!
1) Il SEMIALTERNO è un sistema a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto giacché
2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale” (consultazione a turno unico) al PROPORZIONALE PURA, la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi; ovviamente più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità e, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia;
3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo ovvero, la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni (come all’art. 60) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico a PREMIO di MAGGIORANZA (MAGGIORITARIA) anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio;
4) Durante queste legislature “a mandata-votazione a Premio di Maggioranza” per evitare rischi di derive autoritarie essendo questa legislatura “a Premio” ovvero, incardinate prevalentemente sull’induzione della governabilità, sarebbe opportuno inserire un emendamento equilibratore volto ad “inibire l’art. 138″ per evitare ogni possibilità di revisionare la Costituzione. Basterebbe inserire un semplice “lodo” che inibisca l’art. 138 durante lo svolgersi di legislature “a premio di maggioranza” ed ovviamente, non per quelle mandate con votazione al proporzionale;
5) Comunque, dopo ogni elezione (mandata) a Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), si ritornerà alla votazione-mandata a “base PROPORZIONALE”;
6) Il termine SEMIALTERNO deriva semplicemente dal fatto che pur diventando automatico “alterno” il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale questo viene inteso come livello di riferimento di base. Comunque, lo stesso automatismo a richiamo alterno non si attiverebbe in senso contrario essendo le mandate al proporzionale ad induzione centrifuga pertanto più in sintonia al logaritmo pervasivo del mercato!? Quindi, ogni legislature che “fisiologicamente” termina con un governo attivo e si concluda secondo i suoi canonici 5 (cinque o diversamente) anni come attesta l’art. 60 della nostra Costituzione, ci si rimette ad una nuova legislatura attraverso una stessa elezione a mandata al Proporzionale; teoricamente la modalità al Proporzionale potrebbero sempre continuare a ripetersi per lo stesso verso ininterrottamente!
7) Il SEMIALTERNO comunque, aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” (centrifugo – imperniato sulla rappresentatività) si manterrà specificatamente distinto rispetto a quello suo contrario ma, complementare rappresentato dall’induzione – centripeta delle mandate al “MAGGIORITARIO od a Premio di Maggioranza” che incardina sulla governabilità!
Inoltre, il SEMIALTERNO non prevede alcuna soglia d’accesso in quanto si rimette all’insito strutturale suo auto correttivo automatismo competitivamente ingenerato ed indotto da quei complementari passaggi dal proporzionale al maggioritario e viceversa. Articolazione che permette d’ingenerare quel necessario virtuoso effetto rigenerativo di rettifica, quale meccanismo indispensabile a potersi così pragmaticamente ritagliare ogniqualvolta nel modo più appropriato ed adattivo possibile l’effettiva necessaria soglia autocorrettiva. Tutto questo si rende indispensabile a qualificare il SEMIALTERNO come idealtipo sistema completo, elastico flessibile, adattivo e coerente a quanto l’attuale cangiante realtà contestuale pretende dai sistemi, per così poterci meglio sintonizzare a quanto una siffatta cangiante società pretende poterli accreditare e qualificarli per tali: sistemi completi!?
Pertanto, il SEMIALTERNO si qualifica come dispositivo enucleante quel virtuoso criterio indispensabile a poterci incarreggiare verso una più piena e più matura democrazia capace d’irradiare in modo sempre più pervasivo ed inclusivo quel “asintote” incrementale democraticità in costante, resiliente concorrenza volta a poter per massimizzare: governabilità – decisionalità, economicità ed evolvere verso una responsabile incrementale sussidiarietà! Concorrenza quindi, quale elemento sine qua non indispensabile ad ingenerare quel processo propulsivo capace di riverberare virtuosi efficaci effetti in modo pervasivo per tutta la sua galassia di cui si compone politics, policy and polity a check & balance criterio! – accountability –
Pertanto, urge riflettere prima di precipitare nei soliti retorici arcaici obsoleti modelli rischiando di cadere dalla padella del maggioritario, alla brace della nostalgica Prima Repubblica, servirebbe cambiar pagine adottando soluzioni inedite che diano concrete pragmatiche risposte. Soluzioni a semplice portata acquisendo un sistema elettorale completo quanto si propugna col SEMIALTERNO quale “idealtipo system” induttore di resiliente concorrenza.
Il SEMIALTERNO rappresenta appunto, un più efficiente dispositivo per abbassare sempre più quei gaps che distanziano il livello “consuntivo” da quello “programmato” al livello elettorale. Pertanto, solo mantenendo competitivi ed interattivi i rapporti, si potranno rendere virtuosi nello spazio tempo gli sviluppi ed i processi che ne potranno scaturire; mantenendo così, in altrettanto modo, un’efficace tracciabilità lungo tutto il suo asse di percorrenza: dallo stadio pre-elettorale, sin su al suo relativo consuntivo di fine legislatura – post governativo.
Giacché sarà grazie alle comunicazioni orizzontali che internet innesta – “mass self-communication” permettere di attivare e svolgere un’agorà elettronica in pervasiva espansione dando costituzione ad una sfida continua, su una grande varietà di temi, a coloro che detengono il potere di decisione nella sfera pubblica in virtù della democrazia elettorale. Giacché il problema di “conquistare le menti” resta cruciale, non solo nella circostanza più importante “le elezioni”, ma nel corso dell’intera legislatura, della durata in carica dei politici eletti. Cosicché tra un’elezione e l’altra il popolo non sarà muto od inattivo, o potrà anche non esserlo.
Ma si potranno esercitare i “coutervailing powers” ovvero, forme di “contro-democrazia” possibili nel contesto istituzionale delle democrazie moderne utilizzando per complementarietà anche i referendum specialmente quando questi istituiti saranno previsti in altrettanto equilibrato modo – bilanciato criterio – Pertanto ci dovrà essere non soltanto il referendum ABROGATIVO del sempre solo poter togliere, ma, ci dovrà pur essere anche quello PROPOSITIVO per complementarietà, ovvero quello del poterci mettere – aggiungere!
Da cui l’imprescindibile controbilanciamento di dover varare lì introduzione dell’istituto referendario propositivo!
Organismi che si possano aggiungere ad altrettanti istituibili processi per meglio poter reclamare effettivi ritorni d’“accountability”! Cioè poter: controllare, sorvegliare, denunciare, porre veti, impedire l’esecuzione di decisioni prese dai politici, chiamare questi ultimi in giudizio e per ultimo anche scendere in piazza!?
E’ per l’appunto che urgono nuove inedite regole su vari piani e livelli quanto per i meccanismi delle leggi elettorali che non possono essere sottratti a questi inderogabili aggiornamenti.
Giacché il sistema per poter risultare efficiente abbisogna di un meccanismo articolato in modo da indurre concorrenza aperta a tutto tondo ed a tutto campo; in modo tale da potersi alimentare e contestualmente autocorreggersi ma senza mai per collassare: esplodendo od implodendo! Bensì mantenendosi in fisiologico equilibrio fra una dinamica ingenerata osmosi d’effettivo equilibrio indotto da un’enucleata sistemica articolazione centripetocentrifuga che s’imperni l’una sulle mandate al Proporzionale e, l’altra su quella sua contraria ma complementare “centripeta” che incardinati il Maggioritario – con premio di Maggioranza!
Orbene, la profezia per benchmark sembra che si stia sempre più avvicinando (singolarity) concretizzando ed avverarsi dal fatto che se nel mondo molte e diversi sono i meccanismi che attendono alle leggi elettorali ciò ne dimostra la loro intrinseca perfettibilità!? Grazie alle nuove tecnologie ed internet – strumenti anch’essi che possono esser utilizzati in funzione positiva o negativa quanto ogni altro mezzo – l’impellente crisi recessiva ne è la più che palese dimostrazione del loro utilizzo soltanto speculativo di una celata, covata, generata e propagata cruente pervasiva azione macro speculativa globale che però sempre più contestualmente evidenzia in altrettanto modo quanto magagne permangono sull’altra faccia di quella stessa medaglia che imprescindibilmente esprime democrazie e mercato!
Effettivamente, stiamo assistendo su un fronte ad una latente irreversibile epocale rivoluzione strutturale quella delle architetture elettoral-istituzionali giacché ormai ad ogni latitudine molto si sta muovendo:
1) La Gran Bretagna col varo dell’inedito governo CAMERON a coalizione -Tory & LibDem – segna l’abbandonare del Maggioritario all’uninominale per passare al modello elettorale al Proporzionale. Questo passaggio riportato dai media come una rivoluzione epocale imprescindibilmente oltre a dimostrare un implicito downgrading del modello Maggioritario all’uninominale, considerato fino a ieri massimo esempio mondiale da imitare inevitabilmente si sta abbandonando, quando molti nostrani esterofili politici azzarderebbero anacronisticamente di volerlo importare in Italia quando gli stessi Britannici praticamente lo rifuggono! Segnando così la sua concettuale obsolescenza se fosse riproporlo nel medesimo modo!?
2) Altro rovesciamento concettuale la propone la California che intende portare in avanti la palla della riforma istituzionale confermando la “proposition 14 – TOP TWO” introdotta per effetto di un referendum (54,2%). Questo TOP TWO modello per le primarie segna un’epocale rivoluzione giacché con esso strutturalmente si cambieranno dal 2011 le modalità di svolgimento delle primarie introducendo un’effettiva modalità a bipolarismo aperto quanto una siffatta nuova realtà reclama (e conferme al sistema SEMIALTERNO)
Queste due prime sostanziali ristrutturazioni Britannica e Canadese a ripercussione mondiale rappresentano l’avviamento e la premessa a quella prossima rivoluzionaria ristrutturazione che anche i meccanismi delle leggi elettorali subiranno. Innovazioni irrevocabili per ridurre sempre più il gap che separa la velocità con quale l’economia e la finanza procedono in modo sempre più celere e spedito a livello macro e pervasivo globale rispetto a quanto succeda per le regole che attengono alla democrazia che relegata alla propria sola dimensione micro statuale tende sempre più vedersi evaporare l’incisività e la propria determinazione!
Giacché anche le bolle finanziarie al di là che taluni commentatori di razza ce la vogliano confezionare soltanto frutto di meri giochi di borsa, quando l’innesto a queste creatività si può facilmente ricondurre al sistematico intreccio collusivo di finanza e politica. “Sovrani” effetti d’essere stati in presenti uno strutturale inficiato bipartisan bipartitismo che istituzionalizzandosi sempre più non fatto altro che favorire questi facili autoreferenziali cartelli (orizzontale e/o di ceto di casta) innestando facili (over counter) riproduzioni di bolle speculative. Al di là di quanto qualcuno intenda giustificare il tutto come effetto di mere superficialità d’approccio, non avendo voluto far tesoro di quanto per le analoghe bolle accadde nel ’29 giacché taluni politici negli anni 90, si sono fatti dimenticati di quell’esperienza, consentendo la concessione di mutui a chi non poteva pagarli e lasciando briglia sciolta ad un mare di derivati senza garanzia da appioppare più o meno legalmente ai soliti Pantaloni glocali!? Quando la cosa sarebbe più semplicemente da ricondurre a quanto si riscontra sempre più nei fatti ovvero, la capacità da parte dei modelli Maggioritari d’ingenerare sempre più formali differenze ideologiche fra i due partiti a regime, es. democratici e repubblicani in USA (salvo l’avanguardia Californiana!?) a quella d’oltreoceano latitudine quanto ad ogni altra diversa per ingenerare opacità e così poter promuovere viziose potenziali speculazioni in favore della solita casta ma sempre più a sfavore di Pantalone che divenuto ormai globale, ne deve comunque pagare i debiti!?
Una viziosa modalità – riproduttività di facile applicazione che resta sempre in facile agguato giacché prossimamente potrebbe venir applicata anche da noi dove, semplicemente con la scusa di rischiare di cadere in default come sistema paese si preannunciano prospettive d’ammucchiata politica! Quanto già ventilato anche da G. Sartori prospettive che potrebbero tradursi in un possibile: «governissimo», detto di solito governo di unità nazionale, un governo con tutti dentro. Oppure una grosse Koalition alla tedesca: un governo dei partiti maggiori, o comunque di una larga maggioranza compatibile, e cioè in grado di mettersi d’accordo, di volta in volta, sui provvedimenti necessari e urgenti. Oppure infine, la possibilità di sfruttare quel classico italico governo tecnico! Tutto queste soluzioni pur restando invise ad ogni criteri di concorrenza essendo contrarie a quando il tempo reclamerebbe adeguamenti competitivamente aperti, provvedimenti tesi ad agevolare efficienza, invece si preferiscono riprodurre queste solite soluzioni che pur essendo molto diverse tra loro sono legate da una logica comune quella di riservare completa autotutela alla CASTA!
Quindi, il SEMIALTERNO rappresenta l’idealtipo sistema per iniziare ad esercitare un’onorevole “exit strategy” indispensabile per superare le solite anomalie dell’obsolescenza che ci mantengono bloccati a quel compassato intriso d’statuizioni formalmente corrette aspetto rilevato ancora da Weber che stanno si stanno dimostrando per l’enucleato insito squilibrio sempre più corrotte. Aspetti che se non si ricorrerà ad aggiustare ed a correggerne c’inchioderanno all’arcaica intransitività dell’autoreferenzialità permanente della casta! Quando per allinearsi competitivamente ad una siffatta nuova realtà data l’accelerazione in corso che le nuove tecnologie ed internet impongono implicite convergenze dei mass-media (mainstream) che include l’interconnettività e pretende in ogni dove l’assunzione di nuovi pervasivi ed aperti logos, paradigmi per global ontology & singolarity!
SEMIALTERNO quale ulteriore riprova dell’esigenza d’addivenire ad un autentico completo sistema elettorale. Un “light” commento in risposta all’ultimo articolo di ANGELO PANEBIANCO che sponsorizza la “NUOVA LEGGE ELETTORALE UNA RIFORMA SENZA VETI! Proposta da Ichino & Company
http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/rassegna_stampa/ocr/2010101216869276.txt
Un modello filo Australiano con varianti a voto trasferibile (VT plus) che i Britannici hanno coscienziosamente rifiutato dopo comprovate simulazione per la scarsa affidabilità di questo modello giacché se applicato anche in Gran Bretagna avrebbe dato una medesima situazione di patta “Hung Parlament” che si sono ritrovati quanto gli stessi Australiani successivamente hanno ottenuto. Pertanto, gli Inglesi dopo questa loro disamina, anzi i Britannici nel loro complesso, hanno deciso fiduciosi di rivolgersi al Proporzionale quello che noi abbiamo abbandonato con la I Repubblica. Percorso che, si badi bene, noi Italici, stiamo percorreremo all’incontrario ….da cui sgorga… e, si dovrebbe evincere l’esigenza d’acquisire direttamente un completo sistema elettorale quanto il SEMIALTERNO propugna! Come di seguito pertanto, esposto:
SEMIALTERNO un concentrato di semplicità per un sistema elettorale a bipolarismo dinamico concorrenziale aperto ed auto correttivo quale autentica riforma senza veti!
Realistica la diagnosi dell’italico teatrino della politica esposto da Panebianco, ulteriore riprova dell’abnorme autoreferenzialità raggiunta dalla nostrana casta politica che sta continuando ad essere anche nell’attuale seconda Repubblica un autentico partito unico della spesa giacché un quinto del nostro indebitamento pubblico è da imputarsi proprio a quest’ultimo quindicennio della Seconda ulteriore dimostrazione che la mancanza di concorrenza non sta risolvendo alcunché in quanto ci si arrabatta ad esercitare lo sport dei veti incrociati per così cinicamente aumentarsi sempre più la posta in gioco! Casta sempre più sorda a quanto le accade intorno giacché insensibile al degrado in corso quando come “Sistema Paese” stiamo in continuazione perdendo posizioni in competitività e qualità della vita nel compendio mondiale in quanto ogni partito cerca di tirare la coperta dalla propria parte disinteressandosi di quello del Belpaese nel suo complesso. Pertanto, così continuando anche per la questione elettorale non ci si permetterà di addivenire ad alcuna concreta organica fisiologica soluzione nonostante, i nostri tempi sempre più reclamino innovazioni. Esigenza che già trasuda ovunque essendo questo un momento cruciale di cambio dei paradigmi e tutti si stanno muovendosi. Particolarmente sui fronti dei meccanismi elettorali, molte sono le novità in allestimento ad ogni latitudine aperte tendenti a far tramontare le obsolescenze in corso che ci mantengono ingessate a quelle statuizioni formalmente corrette ribadite ancora da Weber, per poter iniziare ad evolvere verso un più inclusivo bipolarismo concorrenziale aperto! Quale minimale prerequisito per ingenerare proattivamente per benchmark qualità incrementale riconoscendo meritocrazia nel rispetto di regole chiare e trasparenti; affinché la politica possa divenire un effettivo strumento al servizio della comunità nazionale e dei suoi cittadini ed in una prospettiva più ampia ed aperta, uno strumento che possa aiutare a costruire un futuro migliore, più sicuro e prosperoso per tutti! Aspetti indispensabili per potersi minimamente allineare a quanto la contingente realtà pretende che per mainstream convergenze reclama “new normal” inediti adeguamenti attraverso soluzioni appunto a bipolarismo dinamico concorrenziale aperto quanto in ultima analisi il sistema SEMIALTERNO propugna! Sistema il SEMIALTERNO che strutturandosi su una base proporzionale viene sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale!
Salomonica draconiana soluzione che il SEMIALTERNO prefigura e propugna per poter iniettare nella politica quella effettiva necessaria competizione indispensabile ed ingenerare un autentico dinamico virtuoso bipolarismo concorrenziale auto correttivo aperto nello spazio tempo ed iniziare ad invertire quel trend d’autoreferenzialità in cui la casta tende sempre più cullarsi nei privilegi che potrebbero nel breve termine, ricondurci a ripercorrere a ritroso la storia rischiando di ritrovarci in condizioni sempre più incontrovertibili a scapito del nostro Belpaese nel suo insieme e del cittadino elettore, utente, consumatore, ecc.. Inoltre, per minimamente tutelarci nei confronti di una siffatto attuale contesto a scarso tasso di concorrenzialità servirebbe introdurre attraverso l’istituto del meccanismo del “write in” sulle schede elettorali, qualunque sia la modalità elettorale proporzionalista-centrifugo oppure maggioritario – centripeto, venga introdotta la possibilità di scrivere nella scheda elettorale accanto ai candidati ufficiali, un nome in più quale ulteriore criterio anti deterrenza degli oligopoli a regime!
L’esigenza d’addivenire a questi “new normal” adeguamenti trasuda ormai ovunque giacché la si evince ormai su tutti i fronti, livelli e versanti data la sempre maggiore pervasività delle nuove tecnologie e da internet che rendendo sempre più liquida la realtà. Dimensione che ci evidenzia quanto glocali – vicini siamo ormai divenute sempre più gli eventi nel mondo con capaci di riprodurre talora, ripercussione ovunque! La genesi e lo sviluppo dell’impellente crisi recessiva che ci assilla dovrebbe permetterci di capire che democrazia e mercato non possono che essere facce della medesima medaglia che reclamano improcrastinabili inediti adeguamenti a check and balance & feed back criterio sia nel micro che nel macro per acquisire quelle indispensabili – global legal rules! L’esigenza d’aggiornamento in tal senso si evince da come ogni paese si stia muovendo nella compagine mondiale anche sul fronte dei meccanismi elettorali iniziando dai Britannici che stanno buttano all‘aria il loro considerato inespugnabile classico Westminster – Maggioritario all’uninominale per passare al Proporzionale ai Californiani che con la Top Two sparigliano anche i presidenziali dove, liberalizzando gli accessi ed aprirli a tutte le conformazioni politiche per le primarie contribuiscono ad ingenerare un’epocale rivoluzione su questi versanti!?
Pertanto assurdo supporre come sponsorizza Panebianco di poter risolvere l’italica peculiarità lasciandone la prerogativa ad un solito sparuto gruppo di politici che s’abbaglia a filo Australiane soluzione a voto alternativo quando quello stesso modello è stato già abbandonato da molti perché reputate inefficaci avendo rilevato in quel modello intrinseche criticità che portano a deadlock situazioni con analoghe “Hung Parlament” quanto abbiamo già visto alle ultime elezioni in Australia! Appunto quella menzionata terza possibilità: sistema maggioritario con collegi uninominali e a turno unico con la facoltà per l’elettore di dare non uno ma due voti quale variante del sistema Australiano è già stata sorpassata dalla storia e dalla cronaca delle ultime elezioni in Australia quanto dai Britannici che l’hanno scartata per il Proporzionale. Appunto, tale variante è da considerarsi vecchia sin dal suo italico “ri-concepimento” giacché questo modello è già stato escluso dai Britannici quando a seguito delle ultime elezioni si sono ritrovati con un Parlamento bloccato – “Hung Parlament” Allora, dopo aver vagliato attraverso opportune simulazioni che se fosse stato applicato da loro un modello analogo a quello australiano avrebbe dato il medesimo esito di patta analogo a quanto hanno ottenuto questo comprovato da una commissione d’esperti pertanto i Britannici l’hanno scartato come modello inefficace in favore del proporzionale.
Inefficacia successivamente praticamente comprovata in Australia dal risultato di patta riprodotto fra i laburisti che erano al governo e la coalizione dei conservatori guidata dal partito liberale un “deadlock” ottenuto alle ultime elezioni del 6 maggio 2010 che appunto riproduceva un “Hung Parlament”!
Pertanto, il governo Cameron frutto di una coalizione Tory LibDem una soluzione governativa impensabile fino all’altro ieri per taluni “idiosincratici” quelli, che consideravano il modello Westminster un inalienabile faro per tutta l’umanità?! Purtroppo, di fronte all’incedere di una realtà sempre più globalizzata e liquida, ineludibilmente, tutti si debbono ricredere, giacché anche ai fari risulta impossibile far luce ai “propri piedi”! Quindi, dati questi presupposti ed in conseguenza degli insopprimibili stravolgimenti paradigmatici in corso che il nostro tempo presenta e promuove grazie alle nuove tecnologie in pervasiva costante ulteriore penetrazione, anche i pragmatici Britannici dopo oggettive analisi attraverso minuziose simulazioni ad hoc hanno scartato ogni eventuale soluzione filo australiana pur sussistendone nel merito approfonditi studi sul Voto alternativo VA+ (Voto Alternativo Plus) proposti ancora da precedenti Commissioni iniziate già nel 1998 da Jenkins.
Pertanto, i Britannici hanno dopo avere scelto di non volersi impiccare a quei modelli Australiani hanno deciso di rivolgersi al Proporzionale; quello che abbiamo (casualmente) abbandonato noi, con la Prima Repubblica!? Così facendo hanno definitivamente dichiarato il downgrading al loro classico modello Westmister quanto a quello australiano a voto trasferibile!
Imperoché, i Britannici stanno percorrendo la medesima “Odissea” che noi però da decenni stiamo attraversando ed in senso contrario. Inoltre, noi ci siamo impaludati in modelli ibridi limitati e limitanti quanto risulta esserlo il nostro Porcellum (e quanto lo è stato il precedente suo analogo Mattarellum). Appunto, i Britannici stanno abbandonano il Maggioritario all’uninominale per abbracciare il Proporzionale, un percorso che inequivocabilmente li porterà verso quel più completo latente sistema “SEMIALTERNO”. Sistema il SEMIALTERNO che sottotraccia si perpetua pur non ancora codificato sin dai più remoti tempi, dallo stesso concepimento della democrazia che enuclea appunto il SEMIALTERNO. Deducibile questo dai repentini cambi d’induzione che un semplice excursus storico potrebbe riassumere per la stessa italica cronistoria sui modelli elettorali; dalla quale si dovrebbe evincere la necessità che per ottenere un completo sistema indispensabile risulta che esso ineludibilmente assuma nella propria articolazione dei suoi meccanismi la più estesa possibilità espansiva in senso centripeto quanto centrifugo quali indispensabili prerequisiti per reputarsi sistema: quanto il SEMIALTERNO enuclea!
Giacché solo adottando sistemi a meccanismi elettorale capaci di chiudere il ciclo induttivo: “centripeto – centrifugo” si potranno liberalizzare virtuose efficaci opportunità risolutive governative e renderle efficienti ed efficaci quanto il SEMIALTERNO propugna rispetto ai soliti vetusti tradizionali modelli: Maggioritari e/o Proporzionali o quelli misti del genere rigido lineare a perpetua ripetitività imperniata induttivamente su una sola dinamica o centripeta o quella solo centrifuga: un senso unico che preclude effettive concorrenziali opportunità di sviluppo virtuose in modo risolutivo più efficace ed efficiente giacché escludono riprodurre efficiente competitività essendo impossibile riprodurre competitività ristretta a soli 2 soliti contendneti.
Pertanto, serve saper superare quei vetusti modelli inchiodati al solo verso:
• centripeto caratteristica insita nei modelli Maggioritari
oppure bloccati su quello suo contrario
• centrifugo quanto i modelli Proporzionali enucleano.
Modelli questi ultimi incapaci di completare quel suddetto ciclo induttivo centripeto – centrifugo pertanto lasciano aperto spazio alla sola speculazione per innestare quel vizioso trend d’autoreferenzialità tale da precludere opportunità alla libera competizione. Una siffatta inefficienza risulta esserlo anche per i modelli ibridi: Mattarellum e l’attuale Porcellum giacché mai potranno fregiarsi degli attributi di sistema in quanto oltre ai suddetti vizi permettono ad un manipolo di politici di casta di nominare l’intero Parlamento italiano! Appunto, cosicché altrettanto inefficienti risultano essere i modelli misti ibridi essendo delle chimere che si trasformano in autentici vassalli di quelle caselle appartenenti che quel solito famigerato gioco dell’oca in perpetuo tendenziale ripristino strutturata a spirale che prefigurare quei soliti pit-stops fatti d’inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali per mantenere sempre gli stessi meccanismi elettorali transitivi e rendersi appunto, come casta politica sempre più intransitiva: giacché alcun potere si autolimita!? Gli ibridi rappresentano semplici chimere ottenute da parzialità d’articolazioni: centripeto centrifughe che, per quanto perfezionate mai potranno compensare e mai potranno rimuoverne il difetto pur illudendo di poterne ampliarne le loro possibilità, dato che la loro limitatezza resterà sempre tale: limitata e limitante. Giacché alcuna protesi, infatti, mai potrà risolvere le cause della sua necessità che solo un’autentica fisiologia sistemica potrebbe risolvere ed assolvere quanto il SEMIALTERNO propugna: come latente understatment!
Esigenza d’evoluzione in questo new normal senso viene avvalorata quotidianamente dal fatto che il nostro contesto è molto diverso rispetto al compassato essendo da molto tramontato il genere della democrazia paternalistico discente nella quale ci si poteva lasciar trascinare da modelli limitati, lineari, rigido ripetitivi del compassato. Pertanto grazie ai Californiani anche i Presidenziali non possono dormire tranquilli giacché anche in quel contesto americano stanno iniziando a sgorgare novità sotto il profilo elettorale perché appunto, i California hanno dimostrano di saper buttare in avanti la palla della democrazia ed a seguito di un referendum propositivo che la loro Costituzione concede. Pertanto, dal 2011 con la “Proposition 14” i Californiani potranno adottare le primarie a bipolarismo aperto a tutto tondo ed a tutto campo aperto a tutte le opzioni politiche che vorranno avere visibilità quanto appunto la “TOP TWO” soluzione permette. Perciò là, ogni partito potrà contestualmente mettersi in competizione nello stesso giorno e presentare i propri candidati alle primarie, dopodiché, solo i primi due “Top TWO” che sortiranno potranno successivamente effettivamente scendere in competizione determinando da essa chi potrà essere eletto. Quindi solo in un siffatto nuovo modo i Californiani potranno iniziare a liberarsi dalla cattività del Maggioritario ch’imprigiona e schiaccia in un anacronistico bipartisan inciucio autoreferenziale a soli repubblicani o democratici che solo attraverso la TOP TWO potranno risolvere!
Ora, nonostante tutte queste innovazioni in attuazione, alcuni sagaci nostrani politici di casta intendono propinarci prossimamente, un altrettanto intrinsecamente limato e limitante modello “Maggioritario all’uninominale” che pur con varianti è stato appena riconosciuto incompleto in quanto per downgrading gli stessi Britannici hanno inteso non prender in considerazione abbandonandolo al suo destino di continuare ad esistere per soddisfare il novizio italico gruppo “d’importatori d’acqua calda” essendo stato molto efficace per l’elezione dei segretari di un partito riconosciuto efficace per la sfida elettorale fra i fratelli Ed e David Miliband ma, per gli stessi Britannici considerato inefficace per scegliere il leader ed il governo di un paese! Opportunità che si potrebbe imitare e sfruttare anche per l’Italia dove tutto continua a rimanere anche su quel fronte blindato all’autoreferenzialità non per niente vantiamo il parco politico più vetusto al mondo dopo la Corea del Nord – effetto dei soliti circoli viziosi dove, a comandare risultano essere sempre le stesse persone! I pragmatica Britannici per le questioni elettorali stanno rivolgendosi al proporzionale soluzione prodroma a poter sfociare nell’idealtipo sistema SEMIALTERNO «sistemico concentrato di semplicità» indispensabile per poter massimizzare: governabilità, rappresentatività, economicità implementando contestualmente una responsabile sussidiarietà. Sistema il SEMIALTERNO che contribuisce ad effettivamente ridurre la frammentazione politica aspetto ottenibile grazie all’insito suo completo adattivo meccanismo ad articolazione centripeto centrifuga estesa completa che permette d’essere “autocorrettivo” senza dover ogniqualvolta intercedere a quei soliti ciclici (speculativi) momenti istituzionali che si caratterizzano di quei volubili suddetti “pitstops” fatti di inconcludenti bicamerali e neutralizzati referendum!
Proprio perché i sistemi elettorali producono effetti diversi nelle diverse situazioni storiche, fondamentale diventa indispensabile acquisirne di “new normal” inediti (Monod) concretizzandoli in modo che la riforma venga effettivamente costruita in modo tale da non avvantaggiare manifestamente alcuno ma che tenga conto prioritariamente dell’interesse generale del Belpaese e del cittadino utente, consumatore, ecc. questo per non continuare a soccombere!
Giacché, or giunti nel terzo millennio nell’era della rete occorre saper abbandonare l’obsolescenza comprensiva d’ogni anacronistico bipartisan bipartitismo chiuso quello d’oltreoceano espresso che ha confezionato e riversato a livello globale l’attuale crisi recessiva! Una nuova era si sta aprendo che ci costringerà a dover diversamente combattere su molti fronti per effettivamente estendere un’autentica pervasiva e sempre più inclusiva cittadinanza data la sempre maggiore globale competitività che verrà riversata sul banco del compendio mondiale!
Pertanto, urge sapersi attrezzare iniziando col ridurre l’incombente elefantismo politico burocratico che ci assillerà sempre rischiando di farci asfissiare se non si provvederà ad invertirne questo elefantiaco trend tendente ad ulteriormente infoltire i livelli di burocrazia: le comunità di montagna o di valle quando si dava per scontato l’eliminazione delle stesse province? Appunto l’eccessiva stratificazione dei punti decisionali amministrativi-politici sta diventando un autentico problema un’autentica anacronistica controtendenza rispetto a quanto a livello mondiale stia sempre più accendendo che richiede di dover ridurre le filiere!
Appunto, se si continuerà ad infoltire la burocrazia vana risulterà l’aspirazione di poter risultare competitivi quando la nostra maggiore scolarizzazione rispetto ai paesi emergenti dovrebbe permetterci di sviluppare l’organizzazione funzionale in modo tale da sempre più ridurre le filiere d’ogni genere e fatta come quanto già avviene nell’ambito produttivo e come già si configurano i paesi emergenti risultando così strutturalmente sempre più snelli e dinamici rispetto ai tradizionali paesi occidentali!? Pertanto urgerebbe meglio saper assorbire quanto le nuove tecnologie ed internet permettono di ridurre in altrettanto modo i livelli politico-amministrativi e non di aumentarli come anacronisticamente sembra si stia facendo nell’ambito nostrano ed italico rispetto a quanto la realtà diversamente reclamerebbe una ben più drastica riduzione a tendenziali solo due snelli maggiori livelli: locale e generale di una siffatta sempre più piramidale faraonica organizzazione politico-amministrativa che così facendo ineludibilmente non potrà nel breve che soffocarci quando ovunque, stanno sempre più prendendo piede e penetrando pragmatiche prassi e procedure Kai Zen (alla Deming) modalità per poter assumere protocolli procedurali tali da poter incrementare qualità-democraticità!.
Quindi, su molti fronti urgono aggiustamenti e non ultimo provvedere a dare opportuna regolamentazione all’art. 49 affinché il tutto non continui ad avvitarsi su se stesso diventano sempre più autoreferenziale, urge rendere simmetriche le cose sul versante dei meccanismi delle leggi elettorali provvedendo innanzitutto a renderli completi quanto il SEMIALTERNO enuclea per sintonizzarci ai tempi che una moderna democrazia. Democrazie che reclama potersi sviluppare lungo la traiettoria segnata da aspirazioni ideali che sempre sopravanzano le condizioni reali in asintote miglioramento incrementale per dissipare deterrenza, autoreferenzialità rappresentate da assodati interessi corporativi e quelle tendenze culturali inclini alla bieca conservazione riproduttrice d’obsoleti stantii modi consensuali e consociativi di fare politica tendente ad ingenerare rischi autoritari!… Urge far chiarezza e con un balzo di qualità sistemica quale il sistema SEMIALTERNO enuclea; poter ridurre sempre più quel gap che s’insinua tra ciò che la democrazia dovrebbe essere dall’esserlo in quanto: “Ciò che la democrazia è non può esser disgiunto da ciò che la democrazia dovrebbe essere!” Sartori Allora, essendo la democrazia un mezzo abbisognerà come prerequisiti anche meccanismi elettorali che potranno aumentarne sempre più efficienza ed efficacia quanto più risulteranno allo scopo strutturalmente integri e completi e capaci di riprodurre un bipolarismo concorrenziale aperto quanto il SEMIALTERNO propugna per tutti coloro che la vorranno cavalcare, vivere e condividere!
Urge ulteriormente risolvere i soliti inevasi propositi perennemente elencati e continuamente rimandati:
• Ridefinire i poteri tra Esecutivo e Parlamento e rafforzare il potere del governo sul processo legislativo ricorrendo anche a legge ordinaria o con modifiche dei regolamenti, senza il complesso iter delle riforme costituzionali per conferire al premier il diritto di fissare priorità per l’ordine del giorno, stabilendo l’obbligo del parere favorevole del Tesoro (e/o art. 81) su leggi che comportino aumenti di spesa o diminuzione di entrata, dando priorità e tempi certi per i progetti del Governo;
• Istituzionalizzare il metodo con una legge che colleghi il finanziamento pubblico dei partiti, all’articolo 49.
• Occorre un concreto dimezzamento del pletorico numero dei Parlamentari (a 300 alla Camera e 50 al Senato) rispetto alla misera anacronistica riduzione in percentuale prevista dalla bozza Violante… un abbozza che umilierebbe il tanto vantato italico Europeismo!? Giacché basterebbe semplicemente recepire dal Parlamento europeo le direttive, le normative senza frenarne con la solita “nostrana plutocratica retorica” quelli opportuni adeguamenti là legiferati! Perché un netto dimezzamento numerico dei Parlamentari dimostrerebbe una più attenta volontà e propensione alla razionalizzazione;
• Che il federalismo riconosca centralità alle città e non solo alle regioni che spesso si rilevano essere dei semplici carrozzoni burocratici;
• Dimostrare nel contempo quella necessaria sensibilità ad accogliere ed introdurre quella reale “governance documentale” come già sta avvenendo da tempo in molti paesi del nord Europa in quanto solo razionalizzando i flussi documentali si potrebbero risparmiare economicamente fino al 30%. Questa potrebbe rappresentare un’ulteriore prerogativa per liberarsi dalla nostrana pluto burocrazia e dall’inefficienza per diventare così veri imprenditori di se stesse sintonizzandoci come veri “civil citezen prosumer – in a real stakeholder citizen engagement” come suggerisce A. Toffler futurologo!
Giacché solo avendo a cuore il proprio destino si potrà perseguire e realizzare quella propria personale ambita autonomia indispensabile a potersi riscattare da quell’ancoraggio in si permane condizionati da un siffatto italico imprinting che si caratterizza per varie costanti ricorsività date da: un paternalismo discente, una pervasiva cooptazione, un famelico nepotismo ed un endemico familismo, ecc.
Pertanto, indifferibile risulterebbe poter:
• Rendere più specifiche le funzioni delle Camere rispetto all’attuale ridondate doppione legiferante quindi, chiudere il bicameralismo “perfetto” per dare consistenza ad un Senato Federale;
• Altrettanto auspicabile risulta la riduzione dei lauti appannaggi rispetto ad ogni media dei “Parlamentari dell’€urozone” giacché gli adeguamenti non dovrebbero valere solo per la parità dei 65 anni bensì per tutti glia altre palesi incongruenze;
• Eliminazione del Quorum ai Referendum abrogativi per introdurre “per un fisiologico necessario equilibrio” anche il Referendum Propositivo! Vedonsi California ultimamente e la loro patria per antonomasia: la Svizzera.
Giulio, attento che i tuoi articoli sono troppo lunghi per essere letti con semplicità.
Potresti, per piacere spiegare, in maniera più breve e semplice, questo metodo SEMIALTERNO?
Grazie dei tuoi commenti, cari saluti
Questa conflittualità istituzionale non può che essere il più madornale segno di quanta “viziosa” autoreferenzialità abbia ormai raggiunta la nostrana classe politica che per rendersi sempre più intoccabile continua a propinarci i medesimi incompleti, limitati e limitanti modelli elettorali che ingenerano scarsa concorrenza opzionale politica che ci mantiene perennemente e sempre più impaludati in questa mordente assillante crisi economica. Così continuando si rischia di far intaccare purtroppo oltre al sociale, anche l’istituzionale. Aspetti che dovrebbero farci riflettere sul fatto che da quasi un ventennio nonostante i dichiarati propositi ed il ricambio di diverso colore governativo, la pressione fiscale continua ad aumentare collocandoci al terzo posto in Europa senza alcun tornaconto rispetto ai nostri partner europei, giacché la percentuale resta in un trend a continuativo aumento or giunta ben al 43,5% e con livelli amministrativi politici in continuo rigonfiamento ed aggiunta ormai arrivati a ben sette livelli che sempre più ci sprofonda in un’irreversibile pressione fiscale al 43,5% dati i ben sette livelli politico amministrativi che iniziando dal circoscrizionale al comunale, dalla comunità di valle alla provinciale e dal regionale fin su allo statale per arrivare all’europeo tutto questo ingessamento genera quel effetto d’opprimente pressione fiscale del 43,5% in un continua irrefrenabile aumento cha dati siffatti livelli determina una overdose di politici che non potrà che ulteriormente ferire la democrazia rispetto a quanto le nuove tecnologie ed internet dovrebbero permetterci di poter diversamente assolvere accorciando filiere e smagrire siffatte pletoriche ridondanti assemblee politico-amministrative che appesantiscono e ci rendono sempre più strutturalmente obesi per eccesso di un anacronistica burocrazia ed una eccesiva nomenclatura che ci mettono fuori gioco dalla competizione nel compendio mondiale rispetto od ogni altro paese emergente che si avvale delle nuove tecnologie ed internet per rendersi sempre più snello ed elastico flessibile quanto la maggiore accelerazione del tempo ed il contesto pretende.
Una contraddizione alla quale si dovrebbe velocemente ovviare per non soccombere giacché anacronistico risultano questi anomali perpetui rigonfiamenti… analoghi a quanto lo sono state quelle bolle creative finanziarie d’oltreoceano che ci hanno trascinato nell’attuale mordente crisi che sta trascinando tutti coloro che si presentano impreparati ed inadeguati nel baratro! Per l’appunto sempre più diabolico sarà voler insistere rendendo ancor più famigerato quel gioco dell’oca! Cosicché sempre più continueremo ad ulteriormente ritrovarci nelle medesime peste impaludandoci ancor più, dato il madornale contradditorio semi-galleggiante incedere che ci vede da decenni impantanati ed in continua regressione rispetto ad ogni altro paese. Restiamo in preda d’una frenesia fatta di continui insulsi cambiamenti che ci fanno in modo schizofrenico percorrere a ritroso la storia giacché continuiamo a doppiare in continuazione le stesse caselle dalle filo Proporzionali a quelle filo Maggioritari e/o viceversa senza considerarne il fatto che per complementarietà l’una induzione non può che per complementarietà coniugarsi nell’altra quanto con sistema SEMIALTERNO si va proponendo! Giacché dovremmo contribuire a renderci strutturalmente più virtuosi i nostri sistemi organizzativi e ridurre sempre più le filiere ovunque in tutti gli ambiti e livello quanto e per isometria imitare quanto già sta accadendo nel mercato la cui velocità spiazza sempre più la politica reclama improrogabilmente porvici rimedio! Pertanto per sopperirvi urgerebbe iniziare ad invertire questo perverso autoreferenziale trend in cui ci si sta cacciando a rischio d’irreversibilità!
Un trend nel quale la casta tende tuffarsi per continuare a cullarsi e mantenere invariati i propri privilegi a scapito dell’intero nostro BelPaese nel suo complesso! Specialmente ora, che in modo sempre più irruente la globalizzazione sta accrescendo in modo sempre più celere il ruolo al mercato che riduce quello della democrazia, in nome dell’efficacia del mercato stesso e di un ordine superiore a quello della democrazia relegando in continuo affanno. Pertanto, urge reagire ed interagire per ricorrere a nuove soluzioni sistemiche adottando più completi ed aggiornati meccanismi elettorali che permettano di recuperare quel gap nella tempistica sul versante in continuativa defezione: giacché il rapporto fra democrazia e mercato non è esclusivamente conflittuale, ma anche complementare che per isometria reclama adeguamenti! Diversamente se non si cambierà continueremo ad impantanarci entro il vortice del declassamento perpetuo quello che ci sta portando sempre più fuori gioco rispetto ad ogni altro paese per effetto del lasciarci propinare impropri modelli elettorali quanto il “Porcellum” impersona!
Una vera anomalia che riverbera discrasia e conflittualità in modo permanente su ogni fronte e livello rendendo ancor più “impotente l’azione politica”: le ultime legislature ce lo stanno sempre più avvalorando giacché la conflittualità che riproduce si espande in modo sempre più pervasivo su tutti i fronti con fibrillazioni che si riverberano in tutta la struttura istituzionale (quella galassia di cui si compone politics, policy and polity) tant’è che perfino entrambe le coalizioni sia di centro destra quanto quella di centro sinistra ne risultano sempre più scosse e compromesse ad ulteriore riprova delle scarse proprietà di sistema che enuclea questo siffatto famigerato modello elettorale: il Porcellum!? Le scarse proprietà sono date dalle prerogative che lascia ad un manipolo di politici la designazione di un intero bicamerale Parlamento con liste bloccate senza permetterne alcuna diversa scelta all’elettorato. Pertanto, questo dovrebbe esserci di sufficiente insegnamento per abbandonarlo e muoverci verso l’acquisizione di nuovi e di inediti che permettano d’ingenerare effettiva concorrenza nel suo complesso a tutto tondo ed a tutto campo per riprodurre un sinergico dinamico contendibile concorrenziale a bipolarismo aperto quanto il SEMIALTERNO propugna quale criterio per poter massimizzare: governabilità, rappresentatività, economicità implementando una responsabile sussidiarietà!
Pertanto, dovremmo liberarci d’ogni improprio obsoleto meccanismo specialmente quelli che la casta ci propina in modo assolutamente “partigiano” (sia esso frutto di una scelta formalmente bipartisan o polipartisan) giacché rimane ogniqualvolta sempre più incompleto e conseguentemente transitivo per rendersi come casta intransitiva! Dimostrato dal fatto che sostanzialmente viene utilizzato dalla casta semplicemente per determinare delle eterogenee sommatorie elettorali d’aggregati politici dimostrato dal come sostanzialmente vengono a forzosamente comporsi le colazioni governative assemblate da un siffatto “perverso” modello elettorale – “porcellum”! Coalizioni che sempre più si dimostrano conseguentemente incapaci di far sintesi politica giacché il loro scopo risulta sempre più essere meramente quello di voler acquisire una maggioranza governativa per fini meramente speculativi data l’incoerenza con la quale non “riescono” a voler dar risposta alle istanze raccolte dal mandato elettorale che continuano ad essere inevase nonostante ogniqualvolta vengano elencate nelle agende d’ogni programma elettorale per mai essere affrontate e risolte per restare inevase e perennemente riproposte per farcire le successive tornate elettorali. Giacché molte cose restano tuttora inevase:
Questo viene riscontrato dal fatto che da decenni restiamo impantanati ed imprigionati da compassati ottocenteschi schemi politici; un’inconcludenza che ci fa quotidianamente regredire rispetto ad ogni altro paese! Quando dovremmo renderci conto che è cambiato il mondo ed in ogni dove, grazie alle nuove tecnologie ed internet tutto si sta muovendo in modo più celere per esigere d’assumere più nuove ed inedite soluzioni, paradigmi, sistemi… Questo è quanto dovremmo prodigarci fare per poter affrontare con maggiore sicurezza le sfide che il futuro ci attende e così poter rispondere alle esigenze che il nostro tempo reclama!
Serve semplicemente un completo sistema elettorale più equilibrato quanto il sistema elettorale SEMIALTERNO propugna quale concentrato di semplicità. Essendo il sistema SEMIALTERNO strutturato su una base proporzionale che verrebbe sostituito da una mandata al maggioritario in caso di fine anticipata della legislatura, ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale. Appunto, il SEMIALTERNO iniettando maggiore competitività meglio riuscirebbe a renderci strutturalmente competitivi nel compendio mondiale!
Questa necessità d’acquisire un inedito sistema elettorale è un’indifferibile esigenza deducibile dal fatto che nel compendio mondiale, molti, vari e diversi sono i meccanismi! Pertanto, per benchmark comparazione se ne evince la loro perfettibilità! Un’esigenza parimenti comprovata dalla sempre più incontenibile effervescenza che continua ad accrescere ineluttabilmente ad ogni latitudine! Giacché, perfino i Britannici ne sono stati “contagiati” tant’è che stanno buttando all‘aria il loro considerato insuperabile classico modello Westminster – Maggioritario all’uninominale per passare al Proporzionale. Quel Proporzionale che abbiamo abbandonato con la Prima Repubblica!? Ma, a differenza nostra che continuiamo a restare impegolati da quasi 20 anni nelle solite inconcludenze frutto delle volontà speculative della nostrana casareccia casta. I Britannici si muovono, noi invece restiamo imprigionati dentro quegli stessi obsoleti modelli che la casta usa propinarci per continuare ad aumentarsi la posta in gioco aggiungendoci se necessario sempre nuove ed anacronistiche caselle e quella prossima sarà senz’altro presidenzialista! Quale ulteriore variabile per eludere il problema in quanto i modelli presidenziali sono in continua sofferenza rispetto ai parlamentari che stanno ottenendo sempre migliori riconoscimenti: Germania! Gli stessi Californiani ce lo stanno or ora sempre più dimostrando giacché ultimamente i Californiani si sono distinti e con la referendaria “proposition 14” e con essa intendono buttare avanti la palla della democrazia dove con la –Top Two– intendono aprire gli accessi alla contendibilità delle rappresentanze politiche alle primarie a tutto tondo ed a tutto campo a tutte le persone indifferentemente dai loro orientamenti politici ai soli primi due indicati dagli elettori. Un’opportunità per generare virtuosa propositiva concorrenza! E’ appunto, con la libera concorrenza a tutto tondo aperta al potenziale delle conformazioni politiche presenti sul territorio che genera virtuosa contendibilità per poter meglio fisiologicamente contrasta l’assolutismo, la nomeklatura, la casta! Giacché solo cosi i “Primi Due” contendenti con la –Top Two– modalità si liberalizzano gli accessi, dopo di ché, solo i primi che avranno superato le primarie potranno definitivamente scendere in competizione e contendersi la rappresentanza politica. Questo contribuirà prossimamente senz’altro contribuirà a sparigliare perfino l’ordinamento istituzionale già precario di quei modelli presidenziali!?
• Altra prerogativa alla liberalizzazione degli accessi sarebbe auspicabile adottando l’opzione del “write in” sulla scheda elettorale. Rappresenterebbe un’utilissima efficace opzione potenziale e funzionale per contrastare l’autoreferenzialità delle caste la cui efficace applicabilità e stata concretamente dimostrata alle ultime elezioni di midterm per il Senato in Alaska. Invece, noi preferiamo far finta di scegliere con “liste blindate” propinateci da un manipolo di politici che si possono così liberamente nominare un intero bicamerale parlamento!
• Un’ulteriore liberalizzazione viene rappresentata dalla necessità d’eliminare il Quorum a tutti i Referendum ed oltre a quelli “confermativi” ed abrogativi, urge la necessità di dover introdurre per “irrinunciabile fisiologico -balance- equilibrio” quello propositivo! Giacché alcun sistema può reggersi sempre sulla dinamica del solo togliere per controbilanciamento qualsiasi equilibrato sistema reclama anche sotto il profilo referendario, per contrappunto la possibilità di poterci aggiungere: col propositivo! Vedonsi quanto sta già accadendo in continuazione altrove ultimamente anche in California come quanto già sin dal medioevo continua periodicamente “accadere” e si praticato nella stessa Svizzera quale esempio di “democrazia matura” patria del referendum per antonomasia!
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• Oltre al problema del sistema elettorale come su detto e delle liste bloccate che ci impediscono non solo la possibilità di scelta ma anche di controllare il parlamentare, è palesemente lesivo di ogni basilare democrazia, aspetti che vanno assolutamente combattuti è quella di impedire le pluricandidature, che consentono oggi a un 40% di eletti il controllo sostanziale sulle nomine dell’intero Parlamento! Aspetti che ulteriormente si assommano negativamente e che sarebbe opportuno eliminare.
Quando, vivendo in una società degli accessi inconcepibile risulta continuare a farsi imbrigliare e/o legare in compassati archetipi, schemi quando, la pervasività delle nuove tecnologie ed internet stanno radicalmente rivoluzionando il nostro modo di essere e di vivere, imprimendone un’inesorabile iperbolica continuativa accelerazione…quella che ci permette sempre più di essere tutti globalmente interconnessi in un dinamico interattivo coinvolgimento negli interscambi da cui discende l’esigenza di nuovi approcci autenticamente sistemici e completi anche per l’aspetto elettorale!
Accelerazione che inevitabilmente porta a far collassare precedenti supposte certezze quelle che si stanno svelando sempre più contraddittorie giacché ci stanno ingabbiando in inediti “cul de sac” che ci bloccano dentro omologanti categorie del compassato frutto di quelle statuizioni formalmente corrette: antinomie rilevate ancora da Weber alle quali cui restiamo più o meno “consciamente” legati, che ci costringono a percorrere e/o ripercorrere risoluzioni che non rappresentano quelle migliori ai problemi per cui erano state progettate oltretutto, dato un siffatto cambiato tempo!? Che ci rileva ulteriormente l’incapacità strutturale degli attuali meccanismi a saper reggere siffatti nuovi vorticosi ritmi che la contingente realtà impone. Un gap che si sta sempre più allargando frutto del mantenersi vincolati a quelle soluzioni e decisioni del compassato senza mai che nessuno abbia il coraggio di fermarsi a riflettere sulle conseguenze che stanno causando… così che rischiamo di progressivamente rimanerci definitivamente imprigionati in quei “lock in”!
Quando siffatti nuovi ritmi “digitali” d’accelerazione fanno perfino eclissare le differenze fra genesi ottriato rispetto a quello rivoluzionario…. in quanto per mainstream confluenza tutta l’obsolescenza va in dissolvenza per instillarne d’inedite “poliedriche fusioni plasmo elastiche flessibili adattive” che richiedono riformulazioni a tutto tondo… Questo dimostrato nei fatti dato che il G7 dell’altro ieri pur avendo rappresentato l’80% della ricchezza del mondo risultava unificato da un codice linguistico – l’inglese, da uno monetario – il dollaro e da un codice politico – la democrazia occidentale. Ora il G20 ha sì l’80% della ricchezza ma, non risulta più unificato da alcun codice!? Questo è avvenuto tutto d’un colpo data la globalizzazione che ne sta sempre più accelerando la rotazione che pretende anche per le questioni elettorali nuove inedite più organiche ed articolati sistemi che ingenerino un autentico bipolarismo contendibile dinamico concorrenziale aperto quanto col SEMIALTERNO si propone.
E proprio perché noi viviamo in democrazie di mercato e non in economie di mercato. In un sistema siffatto che ci governa, ogni singola parola è importante perché ciascuna definisce un principio d’organizzazione differente. Da un lato, il mercato è retto dal principio del suffragio per censo, in cui l’appropriazione dei beni è proporzionale alle risorse di ciascuno – un euro: una voce; dall’altro, la democrazia si basa sul principio del suffragio universale – una donna, un uomo: una voce. Questa contraddizione era stata già percepita fin dalle origini della teoria politica nella Grecia antica. Il nostro sistema procede, dunque, da una tensione tra questi due insiemi, l’individualismo e la disuguaglianza da una parte, lo spazio pubblico e l’uguaglianza dall’altra, e ciò obbliga alla continua ricerca di una via intermedia tra i due estremi. Una simile tensione è dinamica, in quanto permette al sistema di adattarsi e di non collassare, come invece capita generalmente ai sistemi retti da un solo principio organizzativo (il sistema sovietico). Solamente le forme in movimento possono, infatti, sopravvivere; le altre si sclerotizzano. Tuttavia, all’interno di questa tensione, una normale gerarchia di valori esige che il principio economico sia subordinato alla democrazia, e non il contrario. Ora, i criteri generalmente utilizzati per giudicare la bontà di una politica o di una riforma sono criteri di efficacia economica. Già circa vent’anni fa, Dan Usher proponeva di utilizzare un altro criterio: questa o quella riforma rafforzano la democrazia o, al contrario, la indeboliscono? Accrescono l’adesione della popolazione al regime politico o, invece, la riducono? Oggi è evidente che quello fosse un buon metodo. Quale sarà il destino di una riforma alla quale la gente non aderisce? E in nome di quale presunta efficacia si costringerà la popolazione a vivere in maniera diversa da quella che essa stessa desidera? A mio parere, la democrazia di mercato presuppone una gerarchia tra sistema politico e sistema economico e, dunque, un’autonomia della società nelle scelte di organizzazione economica. La democrazia non è solo un regime politico, ma anche un valore; mentre il mercato è un mezzo che, per ora, si è rivelato compatibile con essa. Fortunatamente, il rapporto tra democrazia e mercato non è esclusivamente conflittuale, ma anche complementare. La democrazia, infatti, impedendo l’esclusione da parte del mercato, accresce la legittimità del sistema economico, e il mercato, limitando l’influenza della politica sulla vita delle persone, favorisce una più ampia adesione alla democrazia. Amartya Sen ha dimostrato in particolar modo che, a parità di risorse, nei regimi democratici non si verificano carestie. Ciascuno dei principi che regolano la sfera politica ed economica trova, così, la propria limitazione nell’altro.
Di fatto, poche persone aderirebbero alla democrazia se il loro destino dipendesse interamente dall’esito di ogni votazione. Per cui, in un modo o nell’altro, ogni società deve decidere chi sarà ricco e chi sarà povero, chi comanderà e chi sarà comandato, chi occuperà i posti di rilievo e chi quelli poco appetibili. Affidare la distribuzione delle ricchezze e degli oneri alla democrazia può portare solo a un risultato instabile, che rimetterebbe in discussione proprio l’esistenza della democrazia stessa. È questo un fenomeno conosciuto in teoria politica con il nome di “problema delle fazioni”: ogni coalizione può disfare ciò che un’altra ha fatto, visto che una minoranza può diventare maggioranza, offrendo ad alcuni membri della maggioranza in carica una posizione ancora più invidiabile se passano all’opposizione. È un circolo vizioso che può terminare solo con un cambiamento del regime politico.
Altri sistemi di distribuzione – di “equità” secondo Dan Usher – indipendenti dal gioco politico, devono dunque esistere, come ad esempio il sistema del merito, quello del mercato, quello dell’economia sociale. Un sistema di equità deve rispondere a due condizioni: deve essere fattibile (cioè praticabile) e accettabile. (J. P. Fitoussi).
Pertanto, urgerebbe rivolgersi a meccanismi elettorali adattivi per saper meglio espletare i rapporti in questa continua dinamica tensione adottando sistemi strutturalmente completi ovverosia, “capaci” di permettere di chiudere in modo compiuto quel assiomatico ancestrale nitido ciclo induttivo: “centripeto – centrifugo” che ci accompagna sin dal concepimento della democrazia adottando una più completa articolazione quanto il SEMIALTERNO avviluppa e sviluppa per poter implementare nello spazio tempo virtuosa qualità- democraticità!
Serve semplicemente articolare quelle suddette formalmente distinte induzioni in modalità complementare per renderne più omogenei gli esiti governativi che diano effetti virtuosi tali da permetterne soluzioni d’orientamento politico aperto all’intera gamma del suo potenziale espressivo affinché possa meglio rispondere alle esigenze del nostro tempo in modo innovativo massimizzandone la percorribilità analogamente a quanto dimostra montare alla Moebius un semplice nastro! In altrettanto modo quale concentrato di semplicità si popone il sistema SEMIALTERNO quale completo sistema per poter riprodurre una più organica sinergica sistemica fisiologia per semplicemente massimizzare: governabilità, rappresentatività, economicità implementando una responsabile sussidiarietà!
Poiché non possiamo rimanere passivamente… inermi… e lasciando che s’assommino le fughe delle contrattazioni quella:
• economica del capitale dal lavoro per effetto della facilità con la quale la finanza si permette sempre più de localizzare;
• quanto in altrettanto modo, sembra sempre può arrogarsi volerlo fare la politica, grazie a quello stesso mantenuto vizioso gioco dell’oca per così facilmente permettersi di cambiare e ricambiare modelli elettorali ma purtroppo sempre più incompleti e transitivi per così come casta rendersi sempre più intransitiva
• per in altrettanto modo rifuggire a quella stessa contrattazione che dovrebbe coerentemente legare l’elettorato attivo a quello passivo col mandato elettorale al di là delle prerogative che l’articolo 67 concede ad ogni membro del Parlamento d’esercitare le su funzioni senza alcun vincolo!
• Cosicché ancor più che doppiamente… come asserisce J. Attali sempre più assurdo risulta continuare studiare sui libri di storia l’avvicendarsi di re e principi, le guerre, i grandi eventi politici, quando la vera storia dell’umanità, si decide e/o condiziona le sorti e lo stile di vita delle persone… sui mercati… dai derivati, dalle plusvalenze effetto dei giochi con caroselli finanziari allocati offshore?!
Serve introdurre quelle indispensabili innovazioni che il nostro tempo reclama per meglio poterci sintonizzare a questo nuovo “modus vivendi” sempre più iperbolicamente accelerato per cui abbisogniamo d’inediti adeguamenti per poterci in modo equilibrato incarreggiare su una dinamica virtuosa che incrementi democraticità – qualità indispensabile per meglio rispondere alle esigenze dei nostri cangianti tempi e per più fisiologicamente espandere le nostre potenzialità rigenerandosi per auto-correggersi! Pertanto urge rendere il sistema intrinsecamente strutturato completo a “check & balance & feed back control criterio”! Giacche anche il federalismo fiscale senza un appropriato meccanismo d’”accountability” non servirà a nulla in quanto le istituzioni dovrebbero dotarsi di strumenti che consentano di verificare i risultati delle scelte politiche anche per ciò che attenga alle funzioni delle authority. Affinché per la scelta di queste authority si rispettino i medesimi criteri d’accountability affinché non accada che il controllore in ultima analisi risulti essere e dipendere dallo stesso controllato: un perverso criterio generatore dell’attuale depressiva crisi finanziaria che ci assilla essendo stata innescata da quella d’oltreoceano creatività finanziaria priva d’ogni accountability! Pertanto sarebbe opportuno sparigliare quello stesso gioco che in ultima analisi fa sì, che l’antagonista possa venir sempre scelto e/o designato dallo stesso governativo!?
Proprio perché come asseriva Bobbio affinché una democrazia possa funzionare ed essere tale si deve in continuazione vigilare sul grado di uguaglianza tra i suoi cittadini.
Urge abbandonare i modelli che s’imperniano su se stessi in modo perpetuo, ripetitivo ed autoreferenziale. Giacché questi, inevitabilmente ci daranno scarsi ed inefficaci risultati rispetto ad ogni aspettativa, essendo strutturalmente incardinati in modo improprio; senza quell’intrinseca strutturale opportunità di svolgere in modo compiuto quel suddetto fisiologico ciclo: centripetocentrifugo nella più fruttuosa e massima percorribilità possibile alla Möbius!? Questo è ormai semplicemente sotto gli occhi di tutti che il nostrano sistema sta facendo acqua da tutte le parti! Pertanto, per evolvere urge rompere l’incantesimo in corso con il quale la casta continua a mantenerci ipnotizzati si permette di presentarsi con i soliti intramontabili personaggi d’intrepidi camaleonti in continuo trasformismo che oltre a seguitare a cambiare il nome ai partiti cambiano in altrettanta faciloneria casacca… pur di non fare mai chiarezza e trasparenza ma, “semplicemente” per contribuire a stravolgere ogni categoria ed aumentare sempre più la Babele d’un siffatto effervescente ambaradam mantenuto e carburato dalla casta al semplice scopo d’alzarsi ulteriormente la posta in gioco ed ancor più meglio specularci!
Urge l’acquisizione di meccanismi completi ed adeguati ai tempi ed a quanto il terzo millennio reclama per ingenerare soluzioni a bipolarismo concorrenziale contendibile aperto a sempre “crowdopensoursing” apporti e contributi scevri d’ogni “imprinting” condizionamento; quanto si prefigura introdurre il SEMIALTERNO per dissipare rischi autoritari di deterrenze, autoreferenzialità giacché come quanto sempre asseriva N. Bobbio “l’unica maniera per combattere la corruzione è l’efficienza!”
Ovviamente su molti fronti urgono aggiustamenti e non ultimo provvedere a dare opportuna regolamentazione all’art. 49 affinché il tutto non continui ad avvitarsi su se stesso diventano sempre più autoreferenziale, urge rendere simmetriche le cose sul versante dei meccanismi delle leggi elettorali provvedendo innanzitutto a renderli completi quanto il SEMIALTERNO enuclea per sintonizzarci ai tempi che una moderna democrazia reclama potersi sviluppare lungo la traiettoria segnata da aspirazioni ideali che sempre sopravanzano le condizioni reali in asintote miglioramento incrementale per dissipare deterrenza, autoreferenzialità rischi autoritari… e ridurre sempre più quel gap che s’insinua tra ciò che la democrazia dovrebbe essere dall’esserlo in quanto: “Ciò che la democrazia è non può esser disgiunto da ciò che la democrazia dovrebbe essere!” Sartori Allora, essendo la democrazia un mezzo abbisognerà come prerequisiti anche meccanismi elettorali che potranno aumentarne sempre più efficienza ed efficacia quanto più risulteranno allo scopo strutturalmente integri e completi per coloro che la vorranno cavalcare, vivere e condividere! Pertanto, data la necessità urge avere il coraggio di mettere a punto un sistema elettoral-istituzionale nel modo più efficiente possibile ed attrezzarsi per saper rispondere a quel grido di libertà che viene dal futuro!