Spero che verrò perdonato per aver fatto il verso al titolo di una enciclica tanto famosa quanto cruciale come l’enciclica “De Rerum Novarum” ma, volendo parlare di innovazione, è stato inevitabile notare alcune affinità tra l’epoca attuale e quella in cui fu scritta la lettera enciclica: ora come allora l’evoluzione tecnologica è di portata e velocità tale che i contemporanei fanno fatica a percepirne le conseguenze sui piani sociali, economici e politici nel momento in cui avvengono.
Probabilmente per lo stesso motivo nessuno di noi si meraviglierebbe immaginando un ipotetico lettore che, dopo aver letto questo articolo con il suo dispositivo portatile, si collega ad un social network per commentarlo e condividerlo con i suoi amici, da lì scopre che i suoi amici andranno ad un concerto di musica classica, naviga nel web alla ricerca di un biglietto per lo stesso concerto, lo acquista pagando con una transazione finanziaria on line, riceve una mail di conferma con il posto assegnato ed infine guarda su una mappa on line l’ubicazione e il percorso da fare per giungere sul posto.
Proiettandoci in uno scenario di futuro molto vicino, lo stesso ipotetico lettore potrebbe continuare le sue attività sociali on line, delegando a software intelligenti l’onere di scandagliare il web alla ricerca del biglietto, completare la transazione finanziaria con la propria banca, scegliere il mezzo e il percorso ottimali per arrivare in tempo al concerto in base ai dati di traffico ricevuti automaticamente e magari, nel frattempo, inviare i dati della sua pressione arteriosa al medico di base.
L’innovazione sta viaggiando ad una velocità tale che è possibile esercitarsi a immaginare scenari di futuro molto prossimo in cui ciascun aspetto della nostra vita sarà modificato dalla tecnologia, a partire dai concetti di identità - che sarà anche (e forse soprattutto) elettronica e per questo passibile di essere “rubata - di privacy - e qui gli esempi sono sotto gli occhi di tutti - fino alle sfere della socialità e del lavoro come ad es. la distinzione tra attività lavorativa e tempo libero: già oggi qualcuno ipotizza che la possibilità di essere sempre connessi renderà non più separabili i due momenti.
Cambiamo ora scenario e proviamo ad immaginare un potenziale lettore che vive in un paesino di qualche area rurale magari del sud d’Italia, disoccupato con un tasso di alfabetizzazione informatica bassa e che, oltre ad essere interessato a “Persona è Futuro“, abbia bisogno di un certificato dalla propria amministrazione locale per potersi iscrivere alle liste di disoccupazione. E’ abbastanza verosimile immaginare che il secondo potenziale lettore non saprebbe utilizzare il dispositivo portatile del primo, e se anche lo sapesse fare, non potrebbe comunque utilizzarlo nè per leggere il sito di “Persona è Futuro” - probabimente perchè nella sua area non sono presenti i collegamenti telematici necessari per far funzionare il dispositivo portatile - nè per richiedere il certificato dal momento che le amministrazione locali che erogano servizi avanzati in forma telematica sono una vera rarità.
Questa premessa non voleva essere, quindi, un’introduzione alle magnifiche sorti e progressive che l’innovazione potrà portare con sè nè un tentativo di prevederne i rischi ma una sollecitazione per avviare una discussione sul modo in cui l’innovazione dovrebbe essere guidata per evitare che nell’attuale società, e ancora di più in quelle future, possano coesistere due situazioni quali quelle descritte sopra.
Appare, infatti, evidente che i fenomeni tecnologici abbiano proceduto guidati esclusivamente da criteri economico-finanziari e che l’attuale classe politica non è stata capace di percepire per tempo la portata e le conseguenze dell’innovazione tecnologica o, perlomeno, di effettuare interventi per ridurre gradualmente la forbice tra i settori che facevano da traino dell’innovazione e il resto della società.
Anche i provvidementi più recenti - come quelli di informatizzare la PA ex- lege - per quanto encomiabili danno l’impressione di essere false partenze perchè privi di una strategia, una visione sistemica del problema e appaioni destinati, nell’arco di poco tempo, a far parte delle tante “innovazioni” rimaste sulla carta, considerando anche che le stesse Pubbliche amministrazioni sono spesso prive delle infrastrutture minime e delle competenze per erogare servizi telematici basilari.
Occorre, perciò che sia la cosidetta società civile a fornire idee, soluzioni e proposte per cercare di formulare una strategia che consenta di agganciare al treno dell’innovazione pezzi via via sempre più ampi della società.
Scopo di questo articolo, e di altri che seguiranno sul sito, non è quello di proporre una ricetta preconfezionata per affrontare il problema ma offrire spunti di analisi, provovazioni e, perché no? anche qualche contributo praticabile.
Grazie, Carlo, per aver introdotto questo argomento. Il rapporto tra innovazione tecnologica e sviluppo integrale del genere umano rappresenta una questione che è già centrale e che lo diventerà sempre di più nel prossimo (non lontano, ma vicino) futuro.
Ormai l’innovazione tecnologica ha assunto una velocità tale che lo stare al passo con essa rappresenta un elemento di stratificazione e anche forse di frattura generazionale.
Chi non conosce qualche persona anziana letteralmente in difficoltà, direi pure spiazzata dalla introduzione del digitale nel normale uso dei televisori? Io stesso, 61enne già dipendente di una azienda informatica multinazionale, sono pressocché ignaro di strumenti e modalità di comunicazione normalmente in uso fra giovani.
Per non parlare del costo necessario, in termini di education e di acquisto di beni tecnologici, per conservarsi aggiornati.
E’ sempre vera la semplice formula “le macchine per l’uomo, non l’uomo in funzione delle macchine”, ma come attuare questa formula ora nella società civile, nel mondo dell’economia, nella Pubblica Amministrazione?
Sono contento che vuoi approfondire questo argomento e attendo con trepidazione i prossimi articoli.
Ciao
Ciao Carlo, mi complimento per l’ottimo articolo e per l’esame ben studiato della situazione e del digital divide, anche nei confronti del nostro Paese. Il problema del Sud (e talvolta anche del Centro) è reale e va affrontato in modo concreto e con lungimiranza.
Mi fa piacere, peraltro, che da “Social-scettico” (passamela) online, sei approdato ad una visione improntata alla condivisione ed alla vita digitale più propriamente estesa. Un passaggio che attendevo anche io con trepidazione considerando che, bene o male che sia, dovremo farci i conti sempre di più.
Luciano
il problema dell’informatizzazione è strettamente legato ad un altro principio ovvero quello di istruire il personale all’utilizzo delle nuove tecnologie.
questo per evitare di trovarsi di fronte alla ineluttabile circostanza di avere la macchina e non la strada dove farla camminare
@ tutti: vi ringrazio delle attestazioni di stima; spero di essere all’altezza anche con i prossimi articoli!
@Giuseppe_di_P: Giuseppe, con il tuo commento hai centrato il cuore della questione: quello dell’innovazione è un problema in cui tutto si tiene: l’innovazione presuppone che tutta una serie di elementi siano indirizzati correttamente per evitare di concentrare gli sforzi per “costruire la macchina” dimenticandosi che sono necessarie anche le strade, per usare la tua metafora.
Il mio articolo voleva essere di stimolo proprio per mettere sul tavolo tutti gli aspetti del problema e poter successivamente capire quali sono le priorità e quali gli interventi effettivamente realizzabili nell’immediato.
Grazie del tuo contributo.