Intraprendere un nuovo cammino

Di seguito lo schema della relazione che ho condiviso con i partecipanti alla riunione di “Persona è futuro” del 24 aprile 2010. Sono molto graditi i commenti dei lettori.

Dati emergenti dal recente voto per le Regioni:

1. conferma del PdL;

2. sfondamento della Lega;

3. conferma della crisi di progetto e di idee del PD (non si costruisce un’alternativa con giustizia ad orologeria o con vignette di cattivo gusto..);

4. un terzo del corpo elettorale “in attesa”;

5. “Centro” fermo intorno al 5-6%;

Conseguente analisi dal punto di vista di un cittadino di “Centro”:

a) nascita di uno strano ma reale tripolarismo (con un terzo dell’elettorato che non si riconosce nei due poli esistenti e di cui forse un buon 20% è costituito da persone moderate ma non disposte a votare UdC e in attesa di una nuova proposta politica);

b) fallimento della strategia UdC (rivolta a ridimensionare Berlusconi e a tamponare la Lega al Nord) che non intercetta i voti dei delusi e che non esce dalla forbice 4-6%.

L’UdC non appare più in grado di riformarsi dall’interno, sia per l’assenza di una reale e credibile strategia politica e di una efficace linea programmatica, sia perché i suoi rappresentanti nelle istituzioni, particolarmente quelle locali, si pongono sempre più come referenti e protettori dei loro “clienti” e non come rappresentanti politici dell’area dell’Italia di Centro, moderata, popolare, attenta ai dinamismi della società.

Da una parte occorre, gradualmente ma con determinazione, intraprendere una cammino a partire dall’UdC per andare oltre, oltre forse anche la ormai quasi consunta Costituente di Centro, verso un nuovo soggetto politico, un nuovo grande partito nazionale, una unione popolare e democratica, di ispirazione cristiana ma chiaramente ed espressamente non confessionale, aperta a tutte le persone di buona volontà, credenti e non credenti, di specchiata moralità, che riconoscano come ragionevoli e condivisibili i principi della Dottrina Sociale Cristiana.

Dall’altra parte si rende necessario un progetto culturale, da trasformare poi in politico, fondato su un pensiero personalistico, quale reale, concreta e vincente alternativa politica all’attuale pensiero culturalmente maggioritario di ispirazione individualistica e relativistica (responsabile principale dell’attacco pesante e diretto in corso contro la Chiesa Cattolica e il Papa).

Con pazienza, tenacia, umiltà occorre rivolgersi a tutte le persone serie, oneste, competenti, responsabili ancora esistenti in gran numero in Italia, e largamente rappresentate dal 35% di elettori “in attesa”.

Quale il compito pratico del nostro Laboratorio, nel momento attuale, per essere fedele al proprio nome “Persona è futuro”?

Certamente abbracciare e farsi promotore del progetto globale sopra delineato. Essere uno di quei “tavoli” di confronto, ai quali facevo riferimento in un articolo pubblicato sul nostro sito (http://www.personaefuturo.it/2009/12/27/una-nuova-forma-per-lunita-politica-dei-cattolici.shtml), intorno ai quali invitare a sedersi credenti e non credenti di buona volontà decisi a contribuire alla costruzione del bene comune sulla base di principi condivisi, a partire dal pensiero personalistico francese e dal popolarismo sturziano.

Attraverso quali i passi concreti?

1) Restare creativamente fedeli a Savino Pezzotta, nostro insostituibile riferimento politico e compagno di viaggio, aiutandolo nel suo impegno culturale e politico.

2) Continuare il dialogo con gli uomini UdC con i quali esiste già un collegamento (Marconi, Ciocchetti, Sbardella, Brachetti… ) anche per verificare la loro disponibilità ad una visione evolutiva della realtà del “centro” politico.

3) Aprire il dialogo con altri esponenti politici quali Paola Binetti (che ho incontrato ieri) di area cattolica e altri che potremo individuare insieme.

4) Continuare, in maniera sempre più stretta, la collaborazione con i docenti universitari che hanno mostrato la loro simpatia per il nostro progetto e che si sono dichiarati disponibili anche a costituire una specifica scuola di formazione politica. Fondare, con la loro presenza, un Comitato scientifico di PèF.

5) Aprire un dialogo, a Roma, con tutte le altre realtà ecclesiali, di orientamento culturale e politico omogeneo, in comunione con la Chiesa romana (pur nell’autonomia dei rispettivi ambiti di competenza).

6) Consolidare le iniziative sul territorio, sia a Roma nei Municipi II e XII, sia in Sicilia in particolare con gli amici di S. Agata Militello (ME) e di Palermo, e avviarne altre.

7) Individuare aree culturali laiche con le quali sia possibile avviare un dialogo e magari una collaborazione concreta (a partire da Italia Futura di Montezemolo, Passera e Riccardi).

8 ) In cooperazione con le altre realtà associative sopra indicate, identificare e affrontare anche tematiche nuove ma che saranno fondamentali per la vita concreta nel XXI secolo (accesso alla innovazione tecnologica ed utilizzo della stessa, democratizzazione dell’informazione, gestione del multiculturalismo, questione energetica, tutela dell’ambiente, rapporto tra generazioni, lavoro in un mondo globale).



  1. Mario Meloni mercoledì 21 aprile, 2010 - 10:46

    Ho letto l’articolo con attenzione e mi ripropongo di leggerlo nuovamente. In linea di principio il tutto è assai interessante. Ho due dubbi che vorrei esprimere: il primo riguarda l’auspicato rapporto con Montezemolo (perplessità già espressa in altro post). Il secondo è la mancanza di riferimenti (anche solo ipotetici e teorici) sulle alleanze future, visto che è utopistico pensare di prendere il 51% dei consensi.

  2. Antonello Bucciarelli mercoledì 21 aprile, 2010 - 10:47

    sono d’accordo sulla visione “personalistica” quando coincide con quella del venerato GiovanniPaolo II, tuttavia mi sembra mancare completamente l’aggancio all’italia dei lavoratori: contadini, operai ecc, i quali non ascoltano più professori universitari, industriali, manager i quali propongono ricette e non danno quasi mai gli ingredienti. Qui al nord, ad es., la Lega guadagna posizioni proprio perchè fornisce un dialogo concreto con questi soggetti, dialogo che mira al semplice e al concreto, cosa che noi cristiani abbiamo dimenticato da tempo, ahime!

  3. francesco mercoledì 21 aprile, 2010 - 11:29

    L’articolo e condivisibile sotto l’aspetto delle intenzioni ma ancora non è chiaro a tutti quale sia il percorso praticabbile, primo apsetto in politica girano molti soldi, secondo un leader capace di aggregare intorno il dissenso e gli indecisi ancora non si vede all’orizzonte, terzo il problema dell’intellinghezia del paese che si nasconde e non si fà avanti difronte a scelte di politica o costituzionali che minano alle fondamenta il concetto di stato forse perche come dicevo al primo punto ci sono molti quattrini che girano.

  4. Michele mercoledì 21 aprile, 2010 - 12:37

    Ringrazio innanzitutto per la bella relazione che permette anche a chi non era presente di essere partecipe del dibattito. Io sono uno studente universitario di 24 anni e sempre di più mi rendo conto che il mondo giovanile ha perso completamente contatto e fiducia con la politica non solo per i continui e ripetuti scandali di varie corruzioni, non solo per l’inguaribile trasformismo tipico del nostro sistema, non solo per il veleno e le menzogne diffuse dai padroni dei Media. Ciò che ormai davvero disgusta qualsiasi giovane dotato di sana razionalità è il constatare che giorno dopo giorno il sistema politico italiano si conferma essere un carrozzone assai dispendioso e assai poco produttivo. A fronte dei soldi che tale sistema assorbe, ci si aspetterebbe in output una serie di risoluzioni concrete per affrontare gli innumerevoli problemi che affliggono QUOTIDIANAMENTE la stragrande maggioranza della popolazione, a partire dai temi Economici (Lavoro, Fisco, Sviluppo) per arrivare a quelli della Sanità e della Sicurezza. Si persa completamente la dimensione ‘scientifica’ della politica, che non essendo più un servizio, ha smesso ormai anche di essere basata su pratiche razionalmente motivate. In Parlamento non si formulano leggi che consentano la risoluzione dei problemi dei cittadini, si confezionano bensì le soluzioni ai problemi dei politici.
    Tutto ciò è intollerabile.
    Qualsiasi Alternativa Politica (la Lega non è considerabile tale, semplicemente sa fare appello alla ‘pancia’ dei cittadini del Nord), a mio avviso, deve proprio partire, innanzitutto, da questa presa di coscienza e da esse deve partire per iniziare, a partire dal livello locale, a fare SERVIZIO POLITICO, con umiltà, ma con serietà, razionalità, costanza.

  5. Salvatore Scargiali mercoledì 21 aprile, 2010 - 13:17

    Apprezzo le iniziative intraprese e credo che le nuove tecnologie, che ci permettono, attraverso il sito “Persona è Futuro” di partecipare a un confronto di idee, diano impulso ad un modo nuovo e più coinvolgente di fare politica e cultura. Da questa base il rinnovamento auspicato dalla relazione di Giuseppe mi trova pienamente d’accordo. L’analisi della situazione è assolutamente centrata, esiste certamente un 20% dell’elettorato, di area moderata, che alle elezioni tendenzialmente non va a votare, vedi ultima tornata elettorale. Per quanto riguarda il piano di azioni, sono convinto che bisogna fare in fretta e conquistare l’attenzione con una iniziativa innovativa che deve anche essere coraggiosa, per poi lavorare per stare al centro della scena. Le iniziative ultime dell’UDC sembrano un surrogato dell’antiberlusconismo di altri. Ai passi indicati vanno comunque affiancate idee e iniziative politiche e mi sembra centrato il commento di Antonio Bucciarelli.
    Sia sul piano politico sia sul piano culturale e sociale bisogna stare vicino alla gente. Oggi la politica economica è dettata dall’Europa, anche la sicurezza e molte necessità, vedi trasporti politica estera etc, devono rispondere ad una visione Europea, per fare politica italiana bisogna saper ascoltare le aspettative sociali della gente e rispondere ad esse relativamente, lavorando parallelamente con pazienza alla crescita culturale e sociale della intera comunità. Prerequisito essenziale è poi avere una credibilità e onestà visibile e trasparente. Spero di poter approfondire le questioni e il piano di lavoro e mi congratulo ancora con Giuseppe.

  6. alfredo magnifico mercoledì 21 aprile, 2010 - 16:09

    caro Giuseppe ho come la sensazione che si stia giocando al ruolo del pastore errante che parla alla luna,in qualche battuta,prima delle votazioni avevo detto che non c’era nessuna logica che savino si candidasse in Lombardia ma che forse era il caso che si fosse candidato nel Lazio dove forse un messaggio,diverso e alternativo poteva essere fatto,ci hanno costretto a scegliere tra due persone che di sicuro non sono un esempio di alta politica.
    Continuo a domandarmi se ne vale ancora la pena continuare a stare dietro ad elementi politici che sono cannevote che soffrono della sindrome di Narciso.
    o non sia il caso di ipotizzare una rinascita della politica ma /e sopratutto dei politici?

  7. Giuseppe Parisi mercoledì 21 aprile, 2010 - 22:16

    Concordo con quanto scritto finora.
    Necessita urgentemente portare a compimento il percorso della Costituente di Centro. Non si può indugiare oltre. Capisco che la politica ha i suoi tempi ma un buon politico deve capire quando è il tempo della semina e quando quello della raccolta. L’errore più grosso che adesso non possiamo fare è quello di temporeggiare e di deludere gli elettori: spegnere la speranza in chi tanto aspetta è un errore fatale e tanti ormai solo delusi o meglio disillusi.
    Confidiamo, pertanto, nel nostro leader Savino Pezzotta quale presidente della Costituente di Centro affinché si faccia latore di questo messaggio e acceleri i tempi se lo ritiene opportuno.
    Non sappiamo le strategie pensate ma da settembre a Chianciano a oggi c’è la sensazione che forse si sia perso l’attimo giusto.
    Si avverte la necessità di un nuovo soggetto politico che deve essere un luogo di incontro non sofferto e aperto ai cattolici, liberali, moderati o laici che vogliono contribuire a questa stagione di riforme e di ricostruzione cruciale per la storia del nostro Paese.
    Un nuovo partito popolare accessibile a tutti che sappia parlare alla gente un linguaggio semplice e comprensibile e, come si diceva, non complesso o filosofico, che si occupi di problemi sentiti quali la famiglia e le politiche familiari, le difficoltà economiche quotidiane, la defiscalizzazione, il caro vita, il lavoro e il precariato etc…
    Per far ciò questo nuovo partito deve essere necessariamente aconfessionale, un partito in cui anche i cattolici ma non solo loro possano ritrovarsi e identificarsi. Anche alla luce della DSC ma non solo e non deve essere questo un punto insuperabile di arroccamento ideologico, un limite che preclude il dialogo.
    L’idea sturziana di partito popolare è sempre attuale e va ripresa e adattata alle contingenze odierne. La strada è assai articolata e complessa, ecco la necessità dell’interazione di più forze, provenienti anche dalle ali moderate dei due principali schieramenti odierni. Si avverte la necessità, quasi vitale, di ritrovare e riunire uomini liberi e forti, e la nostra libertà sta nella forza dei nostri ideali. Purtroppo le idee da sole muoiono e per vivere devono camminare sulle gambe di grandi uomini attraverso i binari della politica e la politica è fatta anche “di altre cose” ben più materiali e terrene che passano attraverso equilibri e mondi che Montezemolo e altri rappresenterebbero per intero.
    Attualmente ¬i partiti sono scollati dal territorio. In Sicilia dove vivo (ma anche in altre regioni) si gestiscono ancora con metodi oligarchici e feudatari. Il dominus, deputato o senatore che sia, nomina “motu proprio” i suoi rappresentanti (parenti per lo più) mortificando ogni forma di dialogo e di gestione democratica che coinvolga gli iscritti e elettori del partito.
    Così non andiamo da nessuna parte.
    Non ripetiamo gli errori che furono fatali alla D.C.
    Qui siamo alla preistoria della politica. Qui, nella terra natale di Sturzo e di La Pira, ancora oggi dobbiamo lottare per avere voce.
    Solo se sapremo rinnovare questa classe politica e se avremo l’umiltà di imparare da chi ha idee sane e valide (anche se giovani), facendo frutto degli errori del passato, aperti ad una politica nuova fatta nell’interesse del bene comune potremo uscire da questo oscurantismo etico in cui inermi siamo scivolati lentamente.
    Giuseppe Parisi

  8. anna petrisi mercoledì 21 aprile, 2010 - 22:47

    Dal tenore dei commenti mi rendo conto che i fermenti di novità emersi durante gli incontri-laboratorio di Persona è Futuro sono cresciuti e ben radicati in persone che hanno comunanza di valori anche se provenienti da esperienze eterogenee. Questa eterogeneità è una ricchezza che non deve essere annullata dietro un unico baluardo, ma semmai convogliata verso dei denominatori comuni a tutti. Adesso è un momento cruciale per la storia del nostro Paese, un momento in cui personalmente avverto che è possibile (oltre che necessaria) un’evoluzione verso una società che abbia un volto più umano, che risponda ai bisogni dei cittadini di qualunque regione, religione, razza, credo politico essi appartengano, ma soprattutto che permetta di trasferire alle generazioni future dei valori che vadano oltre la massimizzazione del profitto, la riduzione dei costi sociali, l’antisemitismo anche interno al Paese. Adesso è il momento in cui dobbiamo esserci per costruire per l’Italia una storia migliore.

  9. Lorenzo Maria Sturlese giovedì 22 aprile, 2010 - 19:24

    Caro Giuseppe, mi congratulo anch’io per l’autorevolezza con cui hai condotto l’incontro del 20 aprile (attenzione non 24!). Ti confermo il mio impegno per il progetto culturale di “Persona è Futuro” che credo debba essere “volgarizzato” in periferia a beneficio di chi non è solito sostenere le lunghe sessioni dei nostri convegni. Credo che il bel volumetto su “Biopolitica e Tecnonichilismo”, che ha inaugurato le nostre pubblicazioni, possa essere già un testo di riferimento per passare in rassegna, a livello di “scuola di quartiere”, i contributi che via via si renderanno disponibili con l’elaborazione centrale della scuola di formazione politica.

  10. roberto cambiaggio venerdì 23 aprile, 2010 - 00:06

    Caro Giuseppe, grazie! Il tempo ora mi è tiranno, quindi rinvio ad altro momento un commento più approfondito, per ora ringrazio te e gli amici che sono intervenuti, alcune delle loro osservazioni hanno prodotto in me un brivido di commozione, per cui, compatibilmente agli impegni di lavoro e famiglia, mi sento in debito e dovere ad intervenire. Per ora anticipo solo due osservazioni sulla Lega: prima, siete sicuri che la Lega abbia “vinto” in Lombardia? La Lega ha perso 24000 voti rispetto lo scorso anno, certo percentualmente il 2% dei suoi elettori, rispetto ad un calo relativo del 10%, ma portando l’analisi provincia per provincia si scopre, con un po’ di stupore che la lega ha perso 23500 voti solo nella provincia di Bergamo, allineando le perdite alla media del calo degli elettori, mentre nelle provincie di Mantova e Varese il calo di consensi della Lega è stato percentualmente superiore al calo percentuale degli elettori. Così si scopre che solo nelle provincie di Pavia (+11000 voti alla Lega), di Milano (+5000) e di Lecco (+2000) vi è stato un avanzamento della Lega assoluto e relativo, non conosco le ragioni degli elettori lecchesi, ma a Pavia ha certamente pesato l’inchiesta che ha portato all’arresto della moglie dell’on. Abelli, e a Milano almeno tre inchieste che hanno coinvolto (a torto o a ragione) esponenti del PDL, in altri termini le inchieste giudiziarie in prossimità di scadenze elettorali spostano voti dal PDL alla Lega (se le inchieste sono “pilotate”, evidentemente falliscono il bersaglio): in Lombardia la Lega svolge la funzione della lista Grillo, che in effetti qui è irrilevante, ed in parte dell’IDV (si noti che sia in provincia di PV che in provincia di Milano la Lega non era particolarmente forte, ora a Pavia lo è), mentre dove governa da tempo (Varese e Bergamo) paga con perdite di consensi, addirittura a Varese la Lega perde il 5% dei suoi elettori a fronte di un lieve aumento generale dei votanti (la ragione di qs aumento è che lo scorso anno a Varese si era votato solo per le europee, meno sentite delle regionali).
    La seconda osservazione è su quanto detto da Michele: attenzione, la Lega non fa solo appello alla “pancia” degli elettori del Nord (almeno qui in Lombardia), al limite fa appello ANCHE alla “pancia”, ma in realtà la Lega fa opera di supplenza ai due grandi partiti popolari (DC e PCI) del dopoguerra, talvolta con una sintesi originale, ma perdendo una caratteristica che era di entrambi: l’attenzione al bene comune, che superava i confini di una piccola patria (gli inganni dell’ideologia non cambiano la sostanza di quel che cerco di affermare). La Lega trae forza anche da verità “impazzite” o parziali, ma comunque verità che spesso le altre forze politiche tendono a negare invece di “sanarle” o generalizzarle. Il tempo e lo spazio sono tiranni, per cui in sintesi per ora dico solo: per combattere qualcosa bisogna capirne le ragioni, e, capite le ragioni, si possono cogliere le opportunità, che ci sono.

  11. Giuseppe Sbardella venerdì 23 aprile, 2010 - 09:34

    Grazie, veramente grazie di cuore a tutti gli intervenuti. Avete portato un contributo solo costruttivo con i vostri interventi e questo non è di tutti i blog.
    Cercheremo, come Persona è futuro, di tenere conto di tutti i commenti e anche dei suggerimenti operativi.
    Ovviamente sono graditi anche ulteriori opinioni.
    Cari saluti a tutti

  12. Furio Pesci lunedì 26 aprile, 2010 - 09:26

    Condivido pienamente l’analisi e le proposte. Tra i riferimenti teorici aggiungerei anche i nomi di Bauman e di Girard, che non sono “personalisti”, ma offrono una lettura del nostro tempo utile anche per capire le dinamiche di oggi in Italia. Sul piano pratico, credo che dovremmo riflettere sul fatto che anche nel nostro paese è in atto una politica di neo-liberismo, perfettamente incarnata da Berlusconi, e, anche se un po’ meno compiutamente, in passato da Prodi stesso; questo è, a mio avviso, il nodo politico, rispetto al quale occorrerebbe prendere una posizione che potrebbe dare compattezza ad una nuova iniziativa politica nel “centro”.

  13. Giuseppe Sbardella lunedì 26 aprile, 2010 - 15:29

    Grazie Furio,
    non conosco Girard, conosco invece Bauman e condivido molto la sua analisi sulla “società liquida”. Da tempo ci poniamo il problema di come la vera rivoluzione in atto non sia nei singoli cambiamenti, ma nella velocità con la quale essi avvengono e che rischiamo di creare una società a due velocità in cui ampi settori della stessa (se non addirittura la maggioranza) rischiano di rimanere emarginati e succubi delle scelte di chi sa e può gestire la “liquidità”.
    Per quanto riguarda il neo-liberismo sia io che Carlo Iangoni ci siamo posti il problema, in diversi recenti articoli, di uno sviluppo economico a dimensione umana e relazionale.
    Ritengo essenziale, a tale scopo, una rilettura di quel documento epocale che è l’enciclica “Caritas in veritate”.
    Grazie ancora un abbraccio

  14. Giuseppe Sbardella lunedì 26 aprile, 2010 - 15:37

    Rispondo brevemente a Mario Meloni.
    Sono d’accordo con te che uno degli obiettivi di un partito è raggiungere il 51% dei consensi, da solo o con alleanze ad hoc.
    Ma non deve essere l’unico obiettivo. In questo frangente storico, non penso che nessuno dei due Poli rappresenti una sponda soddisfacente per raggiungere il fatidico 51% e che forse sia meglio insistere nell’elaborare un programma e un linguaggio (una “narrazione” direbbe il buon Savino Pezzotta) capaci di intercettare le istanze e le simpatie di quel 35% di corpo elettorale che non si è espresso alle recenti elezioni per nessuno dei due poli (quello che chiamo il reale partito di maggioranza relativa).
    Ci possono essere maggioranze del 51% (e oltre) inconcludenti) e minoranze creative (uso un termine coniato dal Cardinal Joseph Ratzinger) capaci di incidere in maniera duratura ed efficace.
    Grazie del tuo contributo, ciao

  15. antonio tramontana lunedì 10 maggio, 2010 - 13:45

    1.a riflessione
    Giuseppe, il mio commento lo comincerei da qui, da una tua affermazione, che dice tutto:
    “Sembra un drastico giudizio negativo sulla credibilità morale di questa classe politica di cui anche lui fa parte. E purtroppo appare un giudizio largamente condivisibile.”
    E’ proprio così, bisogna prenderne atto e la non credibilità oltre che morale è anche incapacità politica, di una classe dirigente di livello molto mediocre, per cui con l’attuale sistema elettorale non vedo come si possa affermare un ricambio culturale e generazionale. Di tanto in tanto rifletto e non vedo possibili soluzioni, se non prima s’interviene sulla madre di tutte le battaglie(Riforma elettorale); ricorderai bene che, nel Blog di Bruno Tabacci, così l’avevo definita e sostenevo che eravamo ritornati ai tempi di Caligola, al 40 a. c., quando lo stesso si nominò il cavallo senatore. Il Parlamento italiano è oggi rappresentato da persone nominate dal Capo, dalle caste; sistema inaccettabile e da modificare immediatamente, ove fosse possibile. Quindi il tutto, anche il Governo di salute pubblica, lo inquadrerei in questo contesto di decadenza della politica, di crisi dei partiti, di crisi, oserei dire, di tutte le culture. La crisi è del sistema politico, e quando il sistema politico è in crisi, la motivazione è da ricercare nel corto circuito del complesso di meccanismi, di regole, di istituzioni, di convenzioni, entro le quali è ordinata la vita di relazione fra gli uomini del nostro Paese.
    Non c’è più tempo! e lo scatto d’orgoglio è indifferibile.
    I rinvii, ormai, rappresentano cose stucchevoli, riti e liturgie, non più condivisibili, perché il Paese è sull’orlo del precipizio, ove la diffusa disaffezione per la politica ed il graduale disimpegno di amici, sta per diventare un fenomeno non più recuperabile e, perciò, irreversibile.
    Quando dico che il Paese è in tilt, non mi sbaglio! La nave sta per affondare, si avverte la necessità di individuare un comandante ed un equipaggio che sia all’altezza di portarci in porto e provvedere urgentemente alle necessarie riparazioni per poter, poi, riprendere la navigazione su una rotta tranquilla e di garanzia.
    L’Italia ha impellente necessità di RIFORME, di concordia e di convergenze.
    Come diceva il nostro grande Papa Giovanni Paolo: Non abbiate paura. Infatti, siamo nel giusto e non dobbiamo avere paure o esitazioni, perchè l’Italia che noi amiamo e che ci hanno consegnato con tanti sacrifici i nostri padri non può più aspettare. Bisogna avere coraggio ed agire!
    Sono per sostenere le attualissime dichiarazioni del Presidente Casini (e mi auguro che non faccia dei passi indietro) che interamente condivido:
    “Il Paese muore di litigi nella maggioranza, nell’opposizione, tra maggioranza e opposizione. Vogliamo creare un partito nuovo, che parli il linguaggio della riconciliazione nazionale, dell’unità della nazione. Lo faremo entro l’anno” –
    Una nuova formazione politica di laici e cattolici, di credenti e non credenti, con le porte aperte a tutti, per un’idea nuova della politica, per un’offerta politica di Governo, e di cui il Paese ha necessario bisogno nel superamento della crisi dei due partiti , PD e PDL.