Le ultime esternazione del leader dell’UdC Pierferdinando Casini meritano alcuni commenti perché contengono elementi di una inaudita gravità.
Cosa ha detto di così grave il buon Casini, notoriamente politico accorto e avveduto?
In pratica ha dichiarato inevitabile un Governo di salute pubblica, di unità nazionale, in quanto solo un tale tipo di Governo sarebbe in grado, a suo parere, di fare le riforme necessarie per il rilancio dell’Italia quali, ha citato espressamente, la riforma delle pensioni, le liberalizzazioni e una ristrutturazione stabile della spesa pubblica.
Per quale motivo normali maggioranze di Governo (le chiama “pro tempore” ma tutte le maggioranze sono “pro tempore”…) non potrebbero affrontare questi problemi?
Perché, e qui è la parte grave delle considerazioni del buon Casini, “perderebbero voti”.
Cercando di analizzare più a fondo le sue preoccupazioni sembrano emergere due convinzioni alternative (o, nel peggiore del casi, cumulative).
In primo luogo il leader dell’UdC sembra ritenere che l’attuale classe politica italiana sia talmente legata al breve periodo, talmente connessa al piccolo cabotaggio elettorale e priva di un disegno politico di lunga portata e di senso di servizio al bene comune, da ritenere impossibile spiegare alla società civile la necessità di scelte impopolari e di sacrifici a breve termine per essere poi in grado di conseguire benefici e uno stabile processo di sviluppo a medio-lungo termine.
Sembra un drastico giudizio negativo sulla credibilità morale di questa classe politica di cui anche lui fa parte. E purtroppo appare un giudizio largamente condivisibile.
Una seconda conseguenza (alternativa alla prima o cumulativa rispetto alla stessa) delle considerazioni di Casini è la sua implicita valutazione di una società civile incapace di rendersi conto della insostenibilità di una situazione economica basata su uno stile di vita incompatibile con i dati reali dell’economia e pronta a punire elettoralmente i partiti e i singoli politici che osassero richiamare questa insostenibilità e proporre vie alternative (contemplanti anche sacrifici) per risanare la situazione. Anche su questa valutazione la condivisione più essere (purtroppo!) ampia.
Qualunque sia o siano i motivi che Casini pone alla base della sua analisi (inettitudine della classe politica e/o immaturità della società civile) ne emerge un dato di fatto di una portata devastante: l’impossibilità, allo stato attuale, di un regolare funzionamento della democrazia in Italia.
Quando si valuta che nessuna maggioranza sia in grado di portare avanti una politica giusta perché sarebbe punita elettoralmente, se ne deduce inevitabilmente che solo una soluzione straordinaria (ai limiti della compatibilità con una democrazia parlamentare di tipo partitico) quale un Governo di salute pubblica può dare risposte efficaci alla crisi.
Casini sembra dire: se tutti i partiti si mettono d’accordo nel sostenere un Governo di emergenza, nel quale tutti siano rappresentati, nessun partito potrà essere premiato o punito elettoralmente in quanto tutti sarebbero solidali nelle scelte.
Ma sarebbe questa una reale democrazia parlamentare, laddove le elezioni servono per giudicare l’operato di un Governo e delle sue opposizioni, o questo non è solo un modo furbo per salvare una classe politica?
Ma è proprio vero che non ci sono alternative?
O forse non è invece vero che politici diversi, provenienti magari proprio dalla società civile, dotati di credibilità dovuta ai buoni frutti visibili del proprio loro lavoro e dediti al bene comune, sarebbero in grado, proprio in funzione della loro capacità di ispirare fiducia, di presentare proposte efficaci, magari anche impopolari, ma accettabili perché formulate da persone serie e credibili.
Come non ricordare il primo Romano Prodi della seconda metà degli anni ’90 del secolo scoso (percepito allora come persona al di fuori della “cricca” politica) che persuase gli Italiani a sopportare pesanti sacrifici pur di raggiungere l’obiettivo dell’ingresso nell’Euro?
Allora forse non è tanto necessario un Governo di salute pubblica, quanto un passo indietro da parte dei componenti della “casta” politica per far posto ad una nuova classe dirigente proveniente dalla società civile.





Caro Giuseppe,
sono rimasto anch’io sbalordito a quanto affermato da Casini nell’intervista rilasciata all’Annunziata nella rubrica televisa da questa curata.
i governi di salute pubblica,mi ricordano eventi riviluzionari francesi,nei quali i cattolici(Vandea) hanno fatto una brutta fine.
Mi stupisce che vengano formulate proposte rivoluzionarie da parte di un cattolico la cui prassi ed azione politica è informata a timide avanzate e rapide ritirate.Casini pensa di essere l’uomo forte risolutore dei problemi italiani?Non credo che ne abbia la stoffa e la personalità.
Concordo che il politico,come il contadino,prima di raccogliere deve seminare, e le proposte politiche si fondano sul pensiero e non semplicemente sulla strategia delle alleanze al solo fine di raggiungere ambizioni personali, peraltro di durata effimera,quando non sono fondate sulla condivisione delle idee e sulla realizzazione di progetti politici diretti al bene comune.
Guglielmo
CARO GIUSEPPE, capisco che la situazione interna ed esterna è DRAMMATICA ma quello che sostiene il Presidente CASINI non mi convince…..sono sempre dell’idea che bisogna puntare sul rinnovamento e sulla FORMAZIONE o meglio l’EDUCAZIONE della CLASSE DIRIGENTE.
Questo benedetto partito deve finalmente decollare per essere una valida alternativa. Ci vorrà un periodo medio lungo ma bisogna iniziare una volta per tutte.
Per le emergenze qualora ci fossero devono essere affrontate da TECNICI perchè l’attuale classe politica di destra e di sinistra e di CENTRO è troppo, troppo compromessa ……è una visone pessimistica la mia ma è espressa in libertà.
Dopo aver visto REPORT su RAI 3 ieri sera mi sono convinto di questa opinione.
Un caro saluto, Domenico SAVINO
Caro Giuseppe,
sono pienamente d’accordo con Pierferdinando Casini, ormai è chiaro che il centro sinistra non è in grado di governare (vedi il fallimento del governo Prodi), ma è altrettanto chiaro che Berlusconi ormai non in grado di tenere unita la coalizione ed anch’egli ha fallito.
L’unica soluzione in un momento drammatico per il mondo, e per l’italia, è un governo tecnico (ovviamente di tecnici capaci), che senza badare al colore politico sia in grado di fare le scelte giuste (anche se non popolari sul momento) per tenere in piedi il paese.
Buona Giornata
Michele
Giuseppe,
a me sembra che, allo stato, la difficoltà di un regolare funzionamento della democrazia in Italia sia un dato di fatto acquisito.
Credo sia anche piuttosto evidente che la causa prima di tale difficoltà è rappresentata da una classe politica e dirigente inadeguata (soprattutto, eticamente inadegua), anche perché spesso, in posizione di conflitto di interessi e, comunque, legata a doppio filo a pericolosi meccanismi clientelari.
Concordo con te sul fatto che la soluzine sarebbe: “nell’affermazione di politici diversi, provenienti magari proprio dalla società civile, dotati di credibilità dovuta ai buoni frutti visibili del proprio loro lavoro e dediti al bene comune”.
Tuttavia, ho difficoltà ad immaginare come persone del genere possano effettivamente affermarsi in un sistema politico che sembra, innanzi tutto, abilmente congegnato a replicare se stesso ed, inoltre, in un contesto in cui l’opinione pubblica sembra continuare ad informarsi soprattutto attraverso il televisore anziché per mezzo dei giornali e/o di internet.
Casini questa volta ha esternato con coraggio. Questo almeno dobbiamo riconoscerglielo. Sono d’accordo con Giuseppe quando dice che il reclamare un governo di salute pubblica è un deprofundis della democrazia italiana. Anche con tutti gli scandali, ma non è argomento nuovo in politica, non bisogna rinnegare il sistema democratico. Avrei preferito, ma non è detto che non succeda, se Casini si fosse reso disponibile a collaborare, anche senza ritorno di poltrone, allo sviluppo delle riforme con il governo attuale. Sarebbe un modo per provocare l’attuale maggioranza, che si dichiara disponibile a fare delle riforme condivise ma sembra sempre andare per conto suo. Casini così si presenterebbe nell’interesse del bene comune nel rispetto della volontà popolare, potrebbe contribuire a fare riforme più vicine al pensiero moderato e starebbe al centro della scena.
1.a riflessione
Giuseppe, il mio commento lo comincerei da qui, da una tua affermazione, che dice tutto:
“Sembra un drastico giudizio negativo sulla credibilità morale di questa classe politica di cui anche lui fa parte. E purtroppo appare un giudizio largamente condivisibile.”
E’ proprio così, bisogna prenderne atto e la non credibilità oltre che morale è anche incapacità politica, di una classe dirigente di livello molto mediocre, per cui con l’attuale sistema elettorale non vedo come si possa affermare un ricambio culturale e generazionale. Di tanto in tanto rifletto e non vedo possibili soluzioni, se non prima s’interviene sulla madre di tutte le battaglie(Riforma elettorale); ricorderai bene che, nel Blog di Bruno Tabacci, così l’avevo definita e sostenevo che eravamo ritornati ai tempi di Caligola, al 40 a. c., quando lo stesso si nominò il cavallo senatore. Il Parlamento italiano è oggi rappresentato da persone nominate dal Capo, dalle caste; sistema inaccettabile e da modificare immediatamente, ove fosse possibile. Quindi il tutto, anche il Governo di salute pubblica, lo inquadrerei in questo contesto di decadenza della politica, di crisi dei partiti, di crisi, oserei dire, di tutte le culture. La crisi è del sistema politico, e quando il sistema politico è in crisi, la motivazione è da ricercare nel corto circuito del complesso di meccanismi, di regole, di istituzioni, di convenzioni, entro le quali è ordinata la vita di relazione fra gli uomini del nostro Paese.
Non c’è più tempo! e lo scatto d’orgoglio è indifferibile.
I rinvii, ormai, rappresentano cose stucchevoli, riti e liturgie, non più condivisibili, perché il Paese è sull’orlo del precipizio, ove la diffusa disaffezione per la politica ed il graduale disimpegno di amici, sta per diventare un fenomeno non più recuperabile e, perciò, irreversibile.
Quando dico che il Paese è in tilt, non mi sbaglio! La nave sta per affondare, si avverte la necessità di individuare un comandante ed un equipaggio che sia all’altezza di portarci in porto e provvedere urgentemente alle necessarie riparazioni per poter, poi, riprendere la navigazione su una rotta tranquilla e di garanzia.
L’Italia ha impellente necessità di RIFORME, di concordia e di convergenze.
Come diceva il nostro grande Papa Giovanni Paolo: Non abbiate paura. Infatti, siamo nel giusto e non dobbiamo avere paure o esitazioni, perchè l’Italia che noi amiamo e che ci hanno consegnato con tanti sacrifici i nostri padri non può più aspettare. Bisogna avere coraggio ed agire!
Sono per sostenere le attualissime dichiarazioni del Presidente Casini (e mi auguro che non faccia dei passi indietro) che interamente condivido:
“Il Paese muore di litigi nella maggioranza, nell’opposizione, tra maggioranza e opposizione. Vogliamo creare un partito nuovo, che parli il linguaggio della riconciliazione nazionale, dell’unità della nazione. Lo faremo entro l’anno” –
Una nuova formazione politica di laici e cattolici, di credenti e non credenti, con le porte aperte a tutti, per un’idea nuova della politica, per un’offerta politica di Governo, e di cui il Paese ha necessario bisogno nel superamento della crisi dei due partiti , PD e PDL.
Caro Giuseppe,
al di là delle considerazioni etiche, mi pare che la proposta di Casini appertenga esclusivamente a creare un occasione concreta per ridefinire una maggioranza a cui certamente Casini aspira, senza però delinearla e senza l’identità con cui entrarci.
Che significa parlare di un nuovo appuntamento a Todi dopo aver dimenticato il convenire a Todi (nel febbraio 2009) in cui si parlò della costituzione del partito di Centro, completamente dimenticato, e citato solo qualche volta per un allargamento della vecchia UDC giocando anche sull’equivoco della sigla (Unione Democratica Cristiana letta per convenienza Unione di Centro senza nessun passaggio di sostanza?).
L’apertura alla Lega non può significare anche questo: non ci sono più pregiudiziali alla formazione di una maggioranza.
Saluti
Francesco
Caro Giuseppe,
l… Mostra tutto’intervista rilasciata da Casini durante il domenicale appuntamento con l’Annunziata l’ho seguita “in diretta” ed è stata, almeno per me, foriera di molti spunti di riflessione (politica e non solo). Ciò mi è bastato per considerarla, dati i nostri tristi tempi, assolutamente positiva.
Certo, la proposta di un «governo di salute pubblica» è molto, forse troppo, “pragmatica” ma rispetto al gossip litigioso ed alle beghe berlusconiane di cui non si fa altro che parlare a destra e a sinistra credo che vada riconosciuto a Casini il merito di aver riportato la politica al centro del dibattito.
Finalmente si sente parlare di un’idea politica certo non originale ma che proietta al medio-lungo termine. Non voglio, come dire, accontentarmi, ma rispetto agli ultimi anni in cui si è sempre “navigato a vista” mi sembra già qualcosa…
Rimane – me ne rendo conto – il dubbio se questo fantomatico “Partito della Nazione” – ero a Todi quando se ne parlò per la prima volta – potrà o meno assolvere il proprio “nobile compito” e se potrà non deludere le nostre (peraltro alte) aspettative di rinnovamento del quadro politico. Ma al contempo sono convinto che starà anche e soprattutto alla gente di buona volontà l’impegno di vigilare sulla realizzazione di questa idea cercando di ritagliarci entro questo PdN – anche con convinzione e fermezza – lo spazio che servirà per far sentire la nostra voce.
Sono altresì convinto che il nuovo progetto centrista non potrà favorire il rinnovamento della classe politica in favore – come auspichi tu – della società civile ma, senz’altro, potrà “smuovere le acque” e magari rappresentare un buon inizio, un punto di partenza per una “normalizzazione” della politica italiana. Tra l’altro, siamo sinceri, la prospettiva di Casini non è nuova ma, a differenza di altri più o meno sterili tentativi (da Democrazia Europea all’Api passando forse per stessa Rosa Bianca) potrebbe contare su numeri tutt’altro che trascurabili.
Quello che spero personalmente, quindi, è che la proposta di Casini – per quanto contingente e/o migliorabile sotto molti punti di vista – non venga subito “affossata” perché mi sembra, ad oggi, l’unica strada realmente percorribile per chi come noi spera in una politica diversa, vicina ai bisogni delle persone, piena di contenuti piuttosto che di slogan, in grado di affrontare il dialogo e non avvelenata a tal punto da generare solo risse televisive e/o purtroppo parlamentari…
In estrema sintesi…non credo che la “casta” si sposterà di sua iniziativa x lasciare spazio alla società civile. A questo punto che sia la società civile a prendersi il proprio spazio… E questo progetto potrebbe rappresentare un’utile occasione. Il segreto è volgere a proprio favore le novità….
Caro Giuseppe,
ho letto la tua nota e condivido pienamente l’esigenza di un rinnovo profondo della classe dirigente, con una consistente partecipazione di persone provenienti dalla società civile. Altro punto, che personalmente ritengo di vitale importanza, è la costruzione di un nuovo partito e di una classe di intellettuali in cui si possano riconoscere, senza se e senza ma, l’identità e i valori cristiani.
Detto questo però, analizzando un pò quello che sta accadendo, non riesco a vedere nè in Fini, nè in Casini, nè in Montezemolo una possibile alternativa. Non riesco a vedere nelle loro azioni un progetto omogeneo e coordinato. Non vorrei che l’anti-berlusconismo o il post-belusconimo diventasse, come per il PD, l’unico collante di queste azioni. Perchè, proprio come dimostra l’esperienza del PD, questo non è sufficiente a far nascere e crescere un partito di governo.
Mi piacerebbe vedere un nuovo partito che trovi nel suo passato i valori fondativi e nel futuro le sue linee d’azione.
Oggi non vedo questo. Cosa ne pensi? Sono troppo pessimista? Mi sfugge qualcosa?
Ti ringrazio in anticipo per il tempo che dedicherai alla risposta.
Un caro saluto,
Ringrazio Giuseppe Sbardella per il suo intervento “stereofonico”, che mi spinge ad esprimere considerazioni “stereofoniche” (cioè contemporaneamente sul sito di Persona è futuro e sul blog di Bruno Tabacci).
La prima considerazione è che, è sotto gli occhi di tutti, la crisi italiana si innesta su una crisi molto più ampia, dell’intero cosiddetto “occidente”. La crisi è finanziaria, economica, ma soprattutto politica. Ovunque, non solo in Italia. Io ritengo sia andata in crisi la “democrazia rappresentativa”, e le alternative che, tra le righe o apertamente, sono state proposte sono dei passi indietro, o verso una “democrazia liberale”, dove le minoranze, anche ampie, non più adeguatamente rappresentate, possono sperare di essere garantite nei loro diritti da un sistema di contrappesi e garanzie, oppure ancora verso una versione ammodernata della “signoria” (nel suo breve rientro in politica Dossetti parlò della possibile “deriva medicea”): il leaderismo e la personalizzazione eccessiva della politica vanno in qs direzione, e certe faziosità a cui assistiamo ricordano i tempi del passaggio dagli scontri tra guelfi e ghibellini agli scontri tra i seguaci di una o altra famiglia, e ora come allora gli schemi ideologici risultano inadeguati (allora guelfi e ghibellini, ora destra e sinistra), personalmente io credo sia possibile, ed anzi si debba, cercare un’altra strada, che guardi al futuro: le “cose nuove” sono necessarie, direi inevitabilmente, se si vuole evitare che una crisi epocale ci travolga tutti.
Ma, seconda considerazione, la crisi epocale è inevitabile, è già in atto, chi lo nega manca di realismo: in occidente (e coinvolgendo il mondo intero) nello scorso secolo le crisi epocali, non solo negative, si sono susseguite con un periodare di 20-22 anni (talvolta con crisi minori di semiperiodo), non si vede perché mai ora debba andare diversamente (22 anni dopo il ‘17-‘18 vi fu il ’39, 22 anni dopo il ’45 vi fu l’autunno del ’67 poi passato alla storia come “il 68”, 22 anni dopo crollò il muro, ed ora tocca a noi, i tempi sono maturi – a scanso d’equivoci, non do un credito meccanicistico o magico alla sequenza, piuttosto riscontro che sia fisiologico che circa ogni vent’anni il mondo voglia “cambiare”). Se dopo l’89 la parte del mondo che “vinse” credette (a mio parere sbagliando) di non dover cambiare, ora solo chi saprà cambiare potrà evitare il disastro (per i popoli dell’ex URSS – e non solo: vedi Jugoslavia- il dopo ’89 fu un disastro, con milioni di morti).
Ma il vero cambiamento, terza considerazione, se si vuole evitare il disastro, non potrà essere una rivoluzione totale, bensì dovrà essere come l’agire dello “scriba del Regno” : “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Matteo 13, 51-52).
Serviranno uomini con la consapevolezza di una storia, capaci di conservare e rinnovare le cose buone del passato, ma anche di rinunciare senza rimpianto a ciò che è passato: i veri riformatori dovranno sapere conciliare conservazione e progresso, sapendo giudicare nel merito, ma consapevoli che domani sarà un giorno diverso da oggi, e che misurare solamente col metro di oggi sarà certamente un errore.
La quarta considerazione è che ne’ il pensiero liberal democratico, ne il pensiero socialista riformista, pur avendo in loro idee fondamentali da conservare e sviluppare, mostrano di avere ancora una “forza creatrice” sufficiente alle bisogna del momento: forse potranno ancora dire la loro in futuro, ma in questo momento critico servono dei capisaldi nuovi (ed insieme antichi) che trovano sintesi nel Popolarismo: la cosiddetta terza fase del Popolarismo auspicata da Moro e tentata in modo fallimentare da Martinazzoli potrebbe ragionevolmente essere la strada, non solo per l’Italia, ma (so di sembrare “messianico”, ma ritengo possa esserci del vero in quel che dico) per il mondo intero.
Rimando ad altro momento ulteriori considerazioni.
Ma non bisognava fare una Costituente di Centro??? Il Casini circa un anno fa si era detto d’accordo e promotore. Il fatto è che con il passar degli anni, la memoria a breve termine si deteriora e gli unici ricordi che restano sono quelli della giovinezza, per chi ne ha…
Isabella
E’ consuetudine che il coraggio delle proprie idee spesso si scontra con la realtà delle circostanze, la quale vede vivere una stagione politica che assume i toni di un parallelismo a dir poco sconcertatante, alimentando la retorica del “qui va tutto bene”, onde evitare sciolovoni che potrebbero portare a nuovi equilibri.
Senza parallelismi il pd con la “politica forcaiola” alla Bindi pultroppo è destinato a rimanere per altri 60 anni all’ opposizione.
Un vero peccato perchè il contributo di quest’area politica sarebbe potuto essere deteminante per discutere su materie che il centro o il pdl escludono a priori, le ragioni del fallimento del pd sono proprio da ricercare nel fatto che la loro offerta governativa non è convincente, non è vicina alle esigenze dei cittadini, fatta eccezione per Ventola, che però, guarda caso, non fa parte del pd.
Esiste poi un centro che sicuramente non potrà mai ambire alla nascita del “terzo polo” anche perchè sono gli stessi cittadini a non volerlo,nonostante le allenze alquanto discutibili però tiene testa, questa forza aggregante, ha fatto fare un passo indietro al premier che adesso si rivolge proprio ai moderati per affrontare le grandi problematiche legate alle riforme, magari sta iniziando ad accorgesi che il contributo della Lega non può andare oltre la Padania.
Ma la consietudine di cui parlavo all’inizio riflette un altro elemento l’ ascesa al potere che il nuovo partito della nazione di Casini almeno nella fase iniziale e sentendo le opinioni al riguardo non avrà.
Il partito della nazione, progetto politico dove ambizione e virtualità si sposano in maniera perfetta nelle parole di Casini, che forse ha dimenticato che per essere forte deve avere i numeri, abbandonando i proclami alla belusconiana maniera volti solo a fare propaganda.
Casini dovrebbe puntare su di un partito innovativo rispetto all ‘UDC, e chi segue questo progetto non dovrebbe auspicare alleanze buttando nella mischia personaggi che alla fine potrebbero ritorcersi contro,creare una nuova fase significa scrollarsi da dosso quelle ideologie che rilegano troppo verso un unico obiettivo, sia esso l’ antiberlusconismo o l’antileghismo,in pratica deve essere un partito di proposta aperto alle idee, quelle carte che alla fine possono risultare vincenti perchè rivolte verso tutti gli aspetti e le esigenze dei cittadini.
Certo di buono nell’ UDC attuale c’e tanto, primo fra tutti la capacità di aver saputo fare un’opposizione costruttiva bacchettando il governo quando ha fatto scelte sbagliate, appoggiandole erano coerenti con l’interesse nazionale; inoltre la posizione dell’ UDC risulta rinforzata da una buona schiera di amministratori a livello regionale; ma una pecca c’è l’ha anche Casini… egli fu molto più convincente l’anno scorso quando dichiarò di voler far nascere il partito della nazione, invece oggi appare essere un po’ meno orientato verso la prospettiva apertasi l’anno scorso a Todi, che non fu solo il proclamo politico, ma ricerca di quella identità che fece risvegliare le coscienze dei moderati, che in questo momento non stanno certo vivendo un periodo esaltante, perchè disorienatati dalle alleanze messe in campo alle regionali di marzo, dettate dalla fretta di ascesa al potere, che ha come concausa la criticabile politica dei 2 forni a cui Buttiglione in puro stile dc sembra molto legato.Non sarà certo il governo di salute pubblica ipotizzato da Casini che ci tirerà fuori dalla crisi economica attuale, ma semmai il coraggio di affrontarla in maniera matura facendo le riforme che modifichino l’assetto dello stato,ad es.l’abolizione delle provincie, o la rimodualzione del federalismo fiscale che adesso appare essere secessione non solo fiscale ma soprattutto ideoologica, consentire alle regioni ad autonomia speciale come la Sicilia a riappropriasi,del principio autonomistico,evitare che in caso di congiuntura economica sia una categoria a dovere fare più sacrifici di un’altra.
I nuovi attori politici dovranno costruire la govenabilità del paese del dopo Cavalire, non basata su l’ antiberlusconismo ma sulla ricerca di quel consenso che non ci faccia scivolare nella confusione sociale.
Personalmente ritengo che le esternazioni di Casini gli procurino un indubbio merito: ha dato prova di onestà intellettuale nel fotografare lo status quo del sistema politico italiano. Quel che non condivido effettivamente è l’idea che formando un governo con tutti i Partiti sarà possibile fare le riforme che servono. Gli stessi problemi che ci sono adesso si riproporrebbero all’interno di questo nuovo coacervo. Sottoscrivo invece l’idea di quanti dicono che in caso di reale emergenza (che tra l’altro penso sia già in atto per il nostro Paese) l’unica vera soluzione sarebbe l’istituzione di un Governo Tecnico… chissà, magari con Montezemolo a guidarlo…(non perchè mi ispiri particolare simpatia, ma perchè penso che nell’attuale panorama sarebbe l’unico che anche mediaticamente potrebbe essere accettato dalla maggioranza degli italiani in un ruolo del genere)!