Privacy e dintorni

La tutela giuridica della “privacy”, scarsa e insufficiente nella normativa dei Codice Civile, si è andata vieppiù ampliando nel corso degli anni sia per via giurisdizionale, mediante sentenze di interpretazione estensiva emesse dalla magistratura, sia mediante la statuizione di norme prima su argomenti specifici e poi finalmente consolidate nel cosiddetto “Codice della privacy” ovvero il Decreto legislativo 196/03.

Lo sviluppo della tutela della privacy è stata portata avanti particolarmente dai settori della cultura liberale che vedevano nel precedente ordinamento una visione ormai superata dei rapporti fra diritti degli individui e sicurezza sociale, troppo sbilanciata verso il secondo corno e rivolta seppur indirettamente a conservare valori se non pregiudizi di una società culturalmente ancora in ritardo.

Non è un caso che il Primo Presidente dell’Autority sulla Privacy, l’ente preposto a garantire l’osservanza di quanto previsto dal D. Lgs 196/03, fosse un emerito giurista, noto anche per le sue tendenze omosessuali, in un periodo in cui gli omosessuali ancora in parte si nascondevano in quanto considerati, per la mentalità comune, quasi cittadini di serie B.

Occorre proclamare con fermezza che la tutela della privacy può essere ritenuta una conquista della società italiana, come contributo fondamentale ad un ampliamento della tutela della libertà personale e allo sviluppo di una maggiore uguaglianza fra i cittadini.

Ma la società civile italiana ha ben interpretato e correttamente recepito il valore reale della privacy o, come talvolta capita nella nostra Nazione, ha utilizzato i diritti attribuiti dal D. Lgs 196/03 solo in chiave individualistica e ai confini del lecito?

Non è che la privacy, a parte pochi casi, sia invocata soprattutto da chi ha qualcosa di poco chiaro da nascondere, a partire da piccoli illeciti anche di carattere tributario, per finire alle grandi ricchezze (forse anche nascoste), alle pesanti evasioni fiscali, ai gravi illeciti anche nei rapporti con la Pubblica Amministrazione?

Non è che ai normali cittadini, che non hanno nulla da nascondere e che si comportano in linea con la legge, della privacy importa poco o, meglio, importa che sia tutelata nella maniera giusta?

Non è che la privacy è diventata nel nostro Paese un business, con studi legali impegnati a studiare e a negoziare clausole contrattuali sempre più articolate, e con corsi (perlopiù a pagamento) attivati sia per fornire i primi elementi che per aggiornare gli utenti sulle ultime novità in materia?

Sono domande, anche provocatorie, sulle quali un confronto può essere aperto.

Recentemente il Governo ha proposto un Decreto legislativo che, proprio a partire dalla tutela della privacy, contiente misure che limitano la facoltà di intercettare e che puniscono severamente la pubblicazione delle intercettazioni, con particolare riferimento a quelle non coperte da segreto istruttorio in quanto non direttamente inerenti al compimento di un reato.

Non entro nel merito di quella parte della legge che limita la facoltà di intercettare. E’ difficile trovare il giusto equilibrio fra le esigenze della privacy e quelle di una efficace persecuzione dei reati. Non posso peraltro sottacere quanto prima rilevato e cioè che la privacy viene spesso invocata per difendersi meglio da legittime indagini della magistratura.

Viene in mente anche che una esagerata divulgazione e pubblicazione di conversazioni e notizie, di carattere meramente privato, solo a fini di scoop o per incrementare le vendite o per motivazioni squisitamente politiche, può aver offerto il destro a qualcuno per proporre una normativa sulle intercettazioni fortemente sbilanciata a favore della tutela della privacy.

Quello che nessuna persona che abbia a cuore la cultura liberal democratica può accettare è la pesante sanzione che viene stabilita contro gli editori e i giornalisti che pubblichino il contenuto delle intercettazioni violate.

Una prima considerazione riguarda il comportamento dilettantistico di chi non pensa che, in un mondo globale, non è più possibile bloccare la diffusione di informazioni, Tutti hanno ancora in testa le immagini, captate dalle videocamere del cellulari, delle dimostrazioni dei manifestanti in Iran o in altri Paesi totalitari, nonostante i divieti dei Governi.

Ma la considerazione più importante riguarda la difesa del diritto del giornalista ad ottenere informazioni ed a pubblicarle, fermo restando solo quanto stabilito dalle norme penali in tema di calunnia, ingiuria o diffamazione. E’ un diritto fondamentale che va difeso con forza come fondamentale per la nostra democrazia!

Non vanno puniti giornalisti o editori, va punito chi, avvocato, magistrato, ausiliario di giustizia, fornisce loro le informazioni vietate. E va punito esemplarmente perché si tratta di persone (in particolare nel caso di magistrati) che esercitano una funzione vitale per il buon funzionamento del sistema democratico e per l’ordinato svolgersi della vita sociale.

Sarebbe bello confrontarsi sul tema su questo sito.



  1. Luciano Giustini lunedì 14 giugno, 2010 - 14:05

    Sono fondamentalmente d’accordo con la lucida analisi di Carlo. Peraltro in Italia si è trovato il modo perfetto, velocemente, per fare di una “buona” legge una pessima applicazione.

    Mi viene in mente anche che il cittadino è meno protetto del grande “potere”: spesso è più facile entrare nel conto corrente di un normale cittadino che conoscere i movimenti bancari di qualche imprenditore ben piazzato.

    L’appunto che mi viene in mente è solo nella pubblicazione delle intercettazioni. Sono fondamentalmente contrario a tale pratica, salvo eccezioni da deliberare in casi specifici. L’Italia è uno dei Paesi più intercettati nel mondo, e questa mentalità di sbattere “il mostro” in prima pagina, vero o presunto va debellata. Pubblicare le conversazioni private non ha quasi nessun effetto sull’andamento delle indagini (il grande pubblico non deve “giudicare”, ma lo devono fare inquirenti e giudici), mentre può contribuire a distruggere sia psicologicamente sia moralmente una persona, e questo lo ritengo ingiusto e lesivo dei diritti e della dignità della persona in quanto tale.

    un caro saluto.

  2. Salvatore Scargiali lunedì 14 giugno, 2010 - 15:47

    Da qualche tempo sembra che la società civile abbia sempre più il desiderio di darsi delle regole su quasi ogni situazione sociale o privata. Sembra che le persone abbiano perso la concezione del primato dell’intelligenza e del buon senso. La necessità della tutela della privacy con una serie di regole è indice di inciviltà. Una continua necessità di darsi delle regole significa che viviamo in un poaese dove sono in molti che non sanno farsi dominare dall’intelligenza e dal buon senso, per non dire dall’amore. Lì dove è necessaria una regola, c’è qualcuno che la trasgredisce, lì dove c’è una regola può esserci qualcuno che la sfrutta per gestire il proprio potere. Non mi piace un mondo e una società che richiede continuamente regole e si sente civile per questo. Preferisco un mondo dove l’intelligenza sta sopra le regole, un mondo dove la regola fondamentale del rispetto e dell’amore del prossimo annulli tutta la legge. Un mondo governato dalla fiducia. Per scendere nel pratico preferirei una giustiziia che fosse governata principalmente dalla saggezza di chi l’amministra, con poche leggi chiare derivate tutte dal rispetto delle relazioni e della libertà della persona.

  3. francesco martedì 15 giugno, 2010 - 07:27

    Sono più che d’accordo con i concetti esposti in questo articolo, limitare le intercettazioni, il fatto che ci sia una legge un qualcuno o un qualcosa che debba decidere in maniera cavillosa se è per quando tempo un individuo sospettatto di compiere azioni criminose, possa essere controllato nelle sue azioni, da parte degli inquirenti, dimezza la capacità investigativa della nostra giustizia, e poi riguardo alla publicazione sulla stampa di contenuti rilevati dalle intercettazioni, cè da dire che a parer mio il legislatore si sarebbe dovuto occupare sopratutto di obbligare la stampa che pubblica determinate cose e nel momento in cui poi i soggetti interessati siano rusultati assolti o completamente prosciolti, a pubblicare con eguali spazi ed enfasi la notizia al fine di riabilita agli occhi dell’opinione pubblica i soggetti coinvolti.
    é poi la riflessione viene più che leggittima; tutta questaesigenza o neccessità di voler ad ogni costo una legge in materia nasce all’indomani dell’ennessima pubblicazione di telefonate fotografie e quant’altro riguardante il coinvolgimento di personaggi della politica italica.

  4. ELVIRA FALBO martedì 15 giugno, 2010 - 09:49

    Sono sempre più convinta che la tutela della privacy è sempre più un fatto formale e burocratico (montagne di carte da riempire e firme da mettere, che non legge mai nessuno). Dopo la perfezione formale di Max Weber dobbiamo inventarci qualche altra cosa per tutelare i cittadini. D’altra parte alcune intercettazioni sono necessarie per garantire la sicureza, ma senza esagerazioni, pruderie e spreco di denaro pubblico. Ci vuole misura e lungimiranza in ogni cosa. Buona settimana a tutti.
    Io dovevo essere ad un ritiro di otto giorni a Nocera Umbra, ma ieri mattina all’alba, al momento di partire, mio marito è caduto in bagno e si è fratturato il naso perdendo molto sangue. Corsa con il 118 in ospedale dove oggi sarà operato. Non si sa mai dove si sarà.
    ELVIRA

  5. Piero Doria mercoledì 16 giugno, 2010 - 20:39

    Uno stato democratico si identifica con la libertà di stampa e l’autonomia della magistratura dal potere politico.
    Tutto ciò che contraddice questi “dogmi democratici” ha il sapore dell’autoritarismo o del totalitarismo di destra (Mussolini, Hitler, Franco, Pinochet, ecc.) e di sinistra (Lenin, Stalin, Castro, ecc.).
    E, allora, l’attuale Governo da che parte sta?

    Un saluto,
    Piero

  6. lupidi vittorio domenica 20 giugno, 2010 - 11:49

    …noi Italiani non so quando diventeremo una Nazione Unitaria…nessuno è mai d’accordo con nessuno, più che di democrazia io parlerei di un popolo ancora anarchico in cui nessuno tiene conto dell’altro in un conflitto perenne…certo il Fascismo ha commesso i suoi guai, ma almeno aveva unificato un po il popolo….qui si invoca lo stato solo quando si pretende…se chi governa fosse stimolato positivamente a governare bene e non dire solo No all’altro solo perchè lo fa l’altro…non per una ragione plausibile…qui ancora si vuole il comunismo, ma guardiamo come è finita la cogestione delle aziende in Jugoslavia….la costituzione fu scritta in un periodo di forti contrasti non ancora sanati..basta leggere le prime parole la costituzione è fondata sul Lavoro…ma che è un valore assoluto e fine della storia dell’Uomo….ma guardiamo la realtà e i privilegi delle caste di ogni tipo…ti chiedono il voto e poi si trastullano a corte gli intoccabili….guai a toccare i loro privilegi…sono tutti alle mammelle del popolo a succhiare non solo latte, ma anche sangue….in questi bordelli poi nascono le dittature…non mi piace il discorso della Fiat…o prendere o lasciare, ma fa bene…anche alcuni sindacati credono di essere una casta di intoccabili…

  7. giuseppe di pietro venerdì 13 agosto, 2010 - 08:31

    Non si può sorvolare sul fatto che spesso la privacy viene invocata per difendersi meglio da legittime indagini della magistratura; di come si è fatto abuso delle intercettazioni che si legano al problema della privacy, che se utilizzata senza criteri certi, diviene uno strumento pericoloso per la stessa democrazia, ovvero lede il diritto di un cittadino di sentirsi ed essere un uomo veramente libero. Il diritto alle indagini non può prevaricare perché ritenuto più importante e utile, indistintamente tutti gli altri diritti compreso quello alla privacy, perché rappresenta un aggravio di spesa non indifferente a carico di tutti i cittadini, che come si è visto purtroppo, a volte non portarne neppure alla incriminazione e\o condanna della persona intercettata. Tutto questo lo si deve confrontare con la nostra società globalizzata dove gli strumenti di comunicazione sono appannaggio di tutti e dove nei “social network” è possibile pubblicare un’opinione,spesso gratuita e al limite del reato di diffamazione, contro questo o quel personaggio pubblico dove è possibile caricare magari un video su you tube, non fatto da professionisti utilizzando, un semplice cellulare con video camera, con questo non si vuole certamente la censura di internet ma una maggiore attenzione sarebbe auspicabile.
    D’altra parte spesso si assiste alla divulgazione e pubblicazione di conversazioni e notizie, di carattere privato, realizzata solo a fini di scoop o per incrementare le vendite di giornaletti , può aver offerto il pretesto di proporre una normativa sulle intercettazioni a favore della tutela della privacy, e non tutelante un altro elemento importante, quello dell’etica, e partendo da questo principio che reputo fondamentale è ovvio che nella società globalizzata non è più possibile arginare la diffusione di informazioni, la soluzione potrebbe essere quella del monitoraggio dei canali di diffusione della notizia diffamante.
    Ma di vitale importanza è la difesa del diritto del giornalista ad ottenere informazioni ed a pubblicarle, fermo restando solo quanto stabilito sul piano del penale. D’accordo anche sul principio che sarebbe opportuno non punire giornalisti o editori, ma piuttosto chi fornisce loro le informazioni vietate, fermo restando la loro professionalità di non pubblicarle. Insomma un giusto equilibrio tra professionalità e diffusione della notizia e quella diffusa per puro spirito di gossip.