In difesa della Carta Costituzionale

Ha sessantadue anni la nostra Costituzione e dobbiamo essere grati ai nostri Padri Costituenti per averci preservato dall’ennesima deriva autoritaria redigendo una Carta nella quale l’equilibrio tra poteri è essenziale e dove i centri del potere sono separati (Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, Governo, Parlamento, Magistrature) e raggiungono tutta l’Italia (Regioni, Provincie, Comuni).

A distanza di alcuni decenni dalla sua approvazione, la Carta Costituzionale sembra ritrovare la sua attualità proprio oggi al cospetto di un personaggio che, insofferente dell’autonomia della Magistratura dal potere politico e della libertà di stampa (ma si vedano anche i contrasti con Presidenza delle Repubblica e Corte Costituzionale), veri dogmi democratici, chiede per sè sempre maggiori poteri, inserendosi in questo modo nel solco dei grandi dittatori di tutti i tempi, compresa la modifica della Legge Fondamentale.

Ma sappiamo bene, come la Storia ci insegna, che la concentrazione dei poteri in una sola persona o Istituzione ha sempre determinato un deficit di libertà per i cittadini di quel triste Paese. Ecco perchè i nostri Padri Costituenti idearono questo bilanciamento dei poteri, proprio per evitare che si verificasse di nuovo ciò che avvenne in Italia con il Fascismo.

E, dobbiamo dirlo, la nostra Costituzione sta davvero funzionando bene, nonostante dall’altra parte vi sia una maggioranza larga e decisa a procedere anche annichilendo e mortificando la funzione parlamentare con i voti di fiducia.

Tuttavia non è l’oggi che mi preoccupa, il tempo è implacabile anche per i Presidenti del Consiglio, ma l’eventuale sfondamento della porta Costituzionale che aprirebbe la strada a futuri figuri. E su questo punto non possono esserci dubbi! La difesa della nostra Costituzione è la difesa delle nostre libertà, delle nostre conquiste democratiche e del futuro dell’Italia come Paese libero e democratico.




  1. Guido Montalbani domenica 20 giugno, 2010 - 11:25

    Condivido molte considerazioni sul valore della Carta a difesa della vita democratica della nostra nazione, ma non condivido, pur in tale contesto di positività, l’idea che essa debba essere considerata assolutamente “intoccabile”. Mi sembra che, rinunciare al confronto con chi la voglia rivedere in alcuni punti, all’interno delle stesse regole che la costituzione si è data per essere modificata, sia una posizione “eccessivamente rigida” che, in questo momento, non mi sento di condividere completamente. Non parlo dei contenuti delle revisioni che si intendono fare (che al momento non conosco bene e che forse nessuno conosce bene), parlo solo del principio se sia accettabile o meno pensare che anche la Costituzione possa essere “democraticamente” messa in discussione in alcuni punti.

  2. Luciano Giustini domenica 20 giugno, 2010 - 13:44

    Condivido pienamente le paure di Piero e insieme le considerazioni di Guido sulla paura di “toccare” la Carta. Gli stessi padri costituenti ne hanno previsto le forme e i modi per farlo.

    Da un lato è bene aver paura di una “deriva” di dittatorialità che, però, sicuramente adesso non c’è – forse un giorno si potrebbe ripresentare (d’altronde il popolo italiano è “poco democratico” purtroppo per costituzione, con la c minuscola, e ne deve fare molta di strada per esserlo compiutamente) – dall’altro lato bisogna anche considerare i tempi e le condizioni in cui la Carta fu scritta. Sicuramente molte cose sono cambiate, e l’eccessiva burocratizzazione di cui ci si lamenta, a ragione, potrebbe essere rivista, così come l’impianto centralista verso uno maggiormente federalista (sui cui modi però se ne può discutere).

  3. giuseppe cerasaro domenica 20 giugno, 2010 - 14:34

    Tanti anni fa (ero all’ultimo anno del :Liceo Classico) venne a trovarci Umberto Terracini ,che ci tenne una bellissima lezione. Di stampo storicistico direi, di matriche squisitamente “Hegeliana”, e per ciò stesso al bivio fra liberalismo e storicismo meccanicistico. In so stanza, il non tener conto della realtà che muta prelude a nuove rivoluzioni. E’ una affermazione un pò pericolosa. Perché apre la strada al relativismo, sopratutto al relativismo etico, ma contiene un nucleo di verità. Il pericolo di un nuovo autoritarismo, di un ritorno del fascismo? Questo sì, lo condivido. Il passaggio è talmente lento, dissimulato, graduale, subdolo, che non ci renderemo conto. Una mattina ci sveglieremo meravigliati che possa essere accaduto. E ci troveremo in un altro Paese. Uguale e tale a come avvenne molti anni fa.

  4. anna petrisi domenica 20 giugno, 2010 - 17:19

    Ben detto, Giuseppe. La mia paura più grande non sono i cambiamenti, ma l’atteggiamento degli italiani, che sembrano farsi scivolare di sopra qualunque attentato alle libertà fondamentali, che la nostra Costituzione ha molto ben disegnato nei suoi primi articoli, assolutamente inermi. Sembra che i segni dei tempi li colgano solo le categorie di volta in volta coinvolte in drastici cambi di rotta: i magistrati, i giornalisti, i pensionati, gli operai. La nostra Costituzione non è intoccabile, ma è dotata di una “elasticità” che permette di adattarla alle varie situazioni senza perciò snaturarne i contenuti fondamentali. Contenuti che sono stati pensati e dibattuti a lungo dai nostri padri costituenti, i quali erano per spessore politico, umano e culturale molto lontani dagli attuali rappresentanti politici, e che adesso vorrebbero essere liquidati in poche battute. Sento il pericolo di un’opposizione blanda, della mancanza di coraggio politico del centro di trovare nuove formule per coagulare gli interessi di tutta quella parte di astenuti alle ultime elezioni. Se l’opposizione si assoggetterà a delle scelte di convenienza “bipartisan”, diciamo così, stavolta non ci sarà il referendum confermativo che permette al popolo di dire l’ultima battuta sui cambiamenti che il Cavaliere ha in cantiere. Lo strumento del referendum, vera espresione di democrazia diretta del popolo, è già da tempo delegittimato dall’abuso che se ne è fatto per un certo periodo. Sento il pericolo delle istanze secessioniste della Lega, dissimulate sotto disegni federalistici “per migliorare burocraticamente” il nostro Paese. Infine, sento ancor più il pericolo di un’Unione Europea sempre più invadente, che dal movente economico finisce col minare sempre più la sovranità politica del nostro Paese, con sentenze e direttive che dovrebbero essere il frutto di un programma politico.

  5. Giuseppe Sbardella lunedì 21 giugno, 2010 - 08:49

    Caro Piero,
    una analisi oggettiva dell’attuale momento politico, che vede alla Presidenza del Consiglio un imprenditore fortemente insofferente nei confronti delle regole costituzionali di garanzia, tipiche di ogni Stato liberal-democratico, mi pone al tuo fianco nella attuale strenua difesa della Carta Costituzionale.
    Aggiungo che come Persona è futuro non possiamo non essere fortemente affezionati all’impianto personalistico comunitario della stessa facilmente riconoscibile negli artt. 2, 3 (in particolare il II comma), 4, 8, 10 e potrei continuare….
    Questo impianto fu posto nel 1948 nella Costituzione come compromesso “alto” che portò al superamento, appunto tramite l’accettazione del personalismo comunitario, delle istanze avanzate dai tre grandi filoni culturali presenti nella Costituente, il cattolico democratico, il laico e il marxista.
    Detti questo non ritengo che potremo arroccarci in futuro nel mantenimento rigido dell’attuale normativa costituazionale.
    In 60 anni il mondo è cambiato moltissimo, la società abbastanza ferma e culturalmente omogenea degli anni ’50 è oggi una società “liquida”, globale, interculturale e multietnica.
    A mio parere, la sfida che ci sta davanti si esprime in diversi elementi:
    1) la conciliazione fra la difesa della identità nazionale e l’apertura ad un confronto, direi osmotico, con le esigenze di una internazionalità sempre più presente (a cominciare dalla integrazione europea);
    2) la costruzione di un nuova struttura di regole che, ferma restando la difesa del primato della persona umana e dei suoi diritti inviolabili (magari aggiornati con l’introduzione dei diritti umani di quarta generazione), permetta una maggiore efficienza complessiva dell’apparato costituzionale per poter sostenere efficacemente la concorrenza internazionale
    3) conseguire la difesa della liberal-democrazia andando oltre l’attuale sistema di imposizione d regole che garantiscono tutte le parti politiche (ma che frenano eccessivamente i processi decisionali), per pervenire ad un potenziamento della società civile, del suo diritto di espressione (inclusa la libertà di stampa), di organizzazione locale e culturale, di partecipazione alle scelte politiche.
    4) strutturare un impianto costituzionale federale che contribuisca a conservare l’unità nazionale e a permettere la piena competitività internazionale delle nostre Regioni più attrezzate, puntando nel contempo a diminuire la forbice che distanzia all’interno il nord e il sud dell’Italia.
    Abbiamo molto da lavorare nel futuro, a partire dai nostri comuni principi personalistici.
    In questo momento però ribadisco la mia forte preoccupazione di una possibile deriva autoritaria nella nostra Patria.
    Cari saluti a tutti

  6. francesco lunedì 21 giugno, 2010 - 10:46

    Condivido l’articolo oltre che nei contenuti anche e sopratutto nei modi, in maniera chiara e diretta ha sottolineato quello che mole persone stanno dicendo. Penso a mio padre che è un operaio tessile in pensione e che nella sua semplicità e modestia, quando ci fù la “discesa in campo” “questo riporterà indietro il paese fermatelo non vi rendete conto che è pericoloso” oggi a distanza di 15 anni vedo che anche persone di spessore impegnate e che fanno opinione finalmente se ne sono rese conto e lo esplicitano in maniera chiara.
    in passato tutti quelli che si permettevano di criticare o di commentare in negativo gli interventi del cavaliere venivano considerati o antiliberisti o addirittura comunisti, a non non devono preoccuparci le vicende giudiziarie dell’imprenditore Berlusconi ma le proposte e le iniziative politiche del presidente del consiglio, il quale prima ha contribuito a creare e ha diffondere nell’immaginario collettivo una visione del mondo dove si può avere tutto e con tutti i mezz, poi tenta di minare le fondamenta dell’impalcatura dello stato democratico chiedendo sostenendo che la carta costituzionale e di intralcio a qualsiasi azione atta al raggiungimento della efficienza e modernità che lui ha da sembre promesso con mera ed assoluta demagogia.

  7. Salvatore Scargiali lunedì 21 giugno, 2010 - 21:31

    Leggo da G Sbardella:” non ritengo che potremo arroccarci in futuro nel mantenimento rigido dell’attuale normativa costituazionale.
    In 60 anni il mondo è cambiato moltissimo, la società abbastanza ferma e culturalmente omogenea degli anni ‘50 è oggi una società “liquida”, globale, interculturale e multietnica.
    A mio parere, la sfida che ci sta davanti si esprime in diversi elementi:” Sono d’accordo!……… Penso anche in particolare che l’art. 41 è attualmente inadatto al momento politico europeo e italiano, va modificato.

  8. Giuseppe Sbardella mercoledì 23 giugno, 2010 - 07:14

    L’art. 41 della Costituzione recita attualmente:
    “L’iniziativa economica privata è libera.
    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
    La legge determina i programmi e i controlli opportuni affinché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
    Questo articolo evidenzia che l’iniziativa economica privata ha una funzione sociale, deve essere cioè diretta sia all’interesse del singolo imprenditore che al bene comune e mi sembra perfettamente in linea con quella impostazione personalistica comunitaria di cui scrivevo nel precedente commento.
    La libertà di impresa consacrata in questo articolo non è una libertà di tipo “liberista” e trova un
    percorso nel quale potersi esprimere che è quello della funzione sociale.
    Da parte mia ripeto che la Costituzione non può essere un tabù (a parte le attuali circostanze politiche) e gli articoli possono ben essere riformulati, ferma restando la difesa dell’ impostazione personalistica e la lotta contro ogni deriva neo-liberista, neo-collettivista o radicale.
    Cari saluti

  9. Giuseppe Di Pietro mercoledì 23 giugno, 2010 - 11:55

    La Costituzione deve essere difesa su questo non si discute è una conquista ma si deve
    guardare al futuro.
    Credo che il vero dogma democratico sia quello di pensare che il cavaliere sia il male dell’italia senza fare un’ analisi di coscienza, per poi arrivare alla conclusione che egli è l’espressione della deriva democratica, incapace di esprimere personalità carismatiche capaci di prendere le redini dell’italia e trainarla verso il futuro. Quindi alla fine il premier non è un dittatore ma un traghettatore, magari non sarà il migliore, ma una cosa è sicura era l’unica personalità che poteva svolgere questo delicato compito, insomma egli rappresenta il presente ma non deve rappresentare il futuro, non credo che alla fine possa decidere di acquistare l’azienda italia diventandone proprietario esclusivo, ed inoltre anche in passato parlando d’informazione spesso anche in passato si è sottaciuto su argomenti che potevano in qualche modo colpire una parte politica.
    Non sono un fan del cavaliere, ma in molti articoli leggo una certa propensione all’ antiberlusconismo dimenticando che i problemi reali sono altri, sono d’accordo con Giuseppe quando prende le difese dell’art 41 Costituzione, evidenziandone la funzione sociale, questo infatti permette una visione futurista di adattamento alle esigenze di una civiltà che deve guardare al globale.

  10. anna petrisi mercoledì 23 giugno, 2010 - 12:41

    Sono d’accordo sul fatto che i problemi del nostro Paese non possono essere ridotti al solo Berlusconi, di cui oggi bisogna riconoscere la funzione di equilibrio di un’Italia in bilico tra una presenza estremista secessionista sempre più preponderante, che è la Lega Nord, a fronte di una sinistra frammentata e poco incisiva sul piano politico. Non sarà neppure demolendo articolo per articolo la nostra Costituzione che andremo verso un futuro migliore, in cui la presenza dell’Unione Europea va ripensata non solo in termini economici ma anche politici, considerata la sempre maggiore inferenza nelle questioni interne dei vari Paesi. L’art. 41 è una delle più alte espressioni di attuazione della tutela della persona in ogni ambiente in cui vive ed opera, dunque anche sul lavoro; già altre volte è stato sottolineato che l’economia, come la legge, non può asservire l’uomo alle sue logiche, ma deve contribuire alla realizzazione della persona umana secondo le inclinazioni di ciascuno.

  11. Luciano Antonio Libertini mercoledì 23 giugno, 2010 - 20:46

    Ho letto quasi tutti i commenti dal sito persona e futuro, per lo più assai brillanti.
    In due parole: la Costituzione, salvi i principi intoccabili, potrebbe e dovrebbe essere prudentemente cambiata.
    Per es., le Province, mio Dio, capisco il valore storico, ma a che servono ? Se funzionassero, basterebbero e avanzerebbero le Regioni. E quasi mille parlamentari ?
    Putroppo la situazione politica, ben delineata dall’amico Sbardella, è di blocco, ostilità e sfiducia reciproci e non penso se ne farà nulla.
    Questo potrebbe portare a gravi conseguenze. Sono pessimista.

  12. Piero Doria venerdì 25 giugno, 2010 - 17:13

    Innanzitutto desidero ringraziare quanti hanno partecipato al dibattito anche solo leggendo le mie brevi osservazioni.

    Quindi alcune precisazioni:

    La demonizzazione delle persone non mi è mai piaciuta, la trovo semplicemente incivile. E, però, devo guardare ai fatti se voglio che questa nostra pur imperfetta democrazia continui ad esistere. I costanti attacchi all’autonomia della Magistratura, alla libertà di stampa e via dicendo sono un fatto reale che riempie le pagine dei giornali e dei telegiornali. Sono affermazioni del Presidente del Consiglio e dei suoi collaboratori rilasciate davanti ai microfoni di decine di giornalisti. Non possiamo non tenerne conto!

    E poi anch’io sono favorevole all’aggiornamento della Carta Costituzionale, come per esempio il superamento del bicameralismo perfetto e ferma sempre restando tutta la prima parte della Carta, ma non oggi! Oggi è il tempo di difenderla da chi vuole semplicemente stravolgerla senza dirci dove approdare. Lo ripeto, non è l’oggi che mi preoccupa, ma cosa potrà accadere domani.

  13. salvatore scargiali giovedì 1 luglio, 2010 - 14:21

    Per quanto riguarda l’art 41 ad oggi, come molte altre leggi in italia, è stato oggetto di gestione demagogica da molti governi del passato. Le leggi e le regole servono a inibire chi vuol agire senza ragionevolezza o in modo chiaramente fraudolento, ma servono anche al potere per controllare o vessare demagogicamente il cittadino. L’art 41 come molte altre norme e regole derivate ha avuto anche questa nefasta funzione.