Anziani, … pesi o opportunità?

Sottoponiamo nuovamente all’attenzione dei lettori un articolo già pubblicato nell’ottobre dello scorso anno, che non ha assolutamente perso di attualità (tutt’altro, nell’attuale contingenza economica!) e sul quale ci attendiamo commenti e contributi.

Esiste un tema che, a nostro parere, è molto sentito nella società, in particolare in quasi tutte le famiglie e sul quale, invece, la classe politica è abbastanza assente.

Un tema che anche le statistiche evidenziano (e non vale la pena qui di ricordarle) in quanto è sufficiente parlare in giro con amici o conoscenti di 50 / 60 anni, per prendere atto della sua esistenza.

Mi riferisco a quello dell’assistenza agli anziani che è diventato, dato il naturale elevarsi dell’età media di previsione di vita, un problema cruciale, insisto, diffuso in quasi tutte le famiglia (regolari o di fatto) in particolare in quelle dei ceti medi e popolari, che non possono disporre di un consistente reddito per far fronte a questa esigenza, ma neppure sono nelle condizioni di reddito previste per usufruire di decisive agevolazioni pubbliche.

Eppure forse esiste una soluzione (a base fortemente “personalistica” ovvero centrata sul primato della persona umana) solo che si provi ad alzare lo sguardo e a evidenziare alcune esigenze che possono forse essere conciliate e indirizzate a risolvere il tema di cui si scrive.

La prima è sicuramente quella di promuovere uno sviluppo economico che non si basi più sullo stimolo della massimizzazione del profitto e sull’incentivazione del possesso di beni materiali, ma che prenda finalmente atto che la felicità, una volta raggiunto un soddisfacente livello soddisfacente di reddito, è funzione esclusiva della saldezza e continuità di relazioni interpersonali soddisfacenti (i cosiddetti “beni relazionali”).

Non possiamo neppure dimenticare l’esigenza, sempre più urgente, di ridurre una spesa pubblica per assistenza che il più delle volte si concentra su ricoveri in RSA o nell’utilizzo di strutture pubbliche di assistenza domiciliare.

Ancora, è necessario evidenziare la necessità di trovare sbocchi di lavoro per i giovani cittadini italiani, ricorrendo magari anche a tipi di impieghi che in qualche modo rafforzino il dialogo interpersonale fra le generazioni in vista e a sostegno di quella alleanza intergenerazionale (richiamata anche da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica) che è alla base di uno sviluppo del Paese equilibrato, consapevole della sua storia culturale e in linea con la stessa.

Da aggiungere, e non sicuramente per ultima, l’esigenza di restituire agli anziani la loro dignità di “persone”, non pesi per le giovani generazioni, ma anzi opportunità per lo sviluppo equilibrato della loro personalità.

E infine come non accennare alla necessità di alleviare finanziariamente e anche psicologicamente tante famiglie oggi al collasso per dover affrontare da sole problemi talvolta giganteschi? Una vera politica per la famiglia la si fa anche restituendo loro la serenità necessaria per un dialogo affettuoso e costruttivo fra coloro che la compongono, al riparo da tensioni nervose spesso distruttive dei legami parentali.

Lanciamo qui, come Laboratorio Persona è futuro una proposta, in parte provocatoria, sulla quale invitiamo tutti i nostri amici a confrontarsi con suggerimenti e critiche costruttive.

Affermiamo pertanto che la soluzione potrebbe essere trovata in una politica che, da una parte agevoli la costituzione di cooperative sociali di giovani cittadini italiani, aventi come fine primario l’assistenza (vogliamo dire meglio sostegno per evidenziarne la caratteristica di supporto a delle “persone”?) agli anziani residenti in casa con le loro famiglie, dall’altra finanzi parzialmente le famiglie di basso-medio reddito nel sostenere la spesa di tale “badanza”.

Gli oneri di tale progetto potrebbero essere trovati compensando la riduzione della spesa sanitaria e tagliando alcune spese veramente esuberanti degli enti pubblici locali.

Saremo veramente lieti di ricevere contributi in proposito.

Cari saluti a tutti



  1. vittorio lupidi sabato 3 luglio, 2010 - 10:35

    ..si era fatta in Italia col Fascismo una società corporativista che cercava in varie maniere, poi si possono dire se erano giuste o sbagliate..ma vi era un respiro verso il futuro..poi la guerra con ciò che ha comportato e lo sfaldamento dei valori antichi della famiglia unita, che nel bene o nel male difendeva e conservava verso il futuro, piccolo corpo sociale nello stato e la nazione..poi il 68 con la voglia di buttare via tutto, prima il Padre l’Etica e la Morale..in nome di uno stato socialista dove ognuno libero da legami costruiva distruggendolo il proprio futuro in nome del progresso, del piacere e del vivere alla giornata il proprio carpe diem…,ora stiamo godendo di questi frutti dei debiti fatti e ogni uno scarica sull’altro le colpe sociali…ci deve pensare lo Stato…,ma non siamo noi lo stato…tutti vogliono diritti…ma doveri e senso di responsabilità dove sono finiti…in una famiglia se ci sono i debiti si pagano altrimenti si prendono i beni…certo ci sono gli anziani in difficoltà…ma se vai a tagliare i privilegi tutti si ribellano e dicono che bisogna che cacci i soldi Berlusconi…tutti gridano e sono di sinistra…,ma tassano mai i privilegi dei politici…,un fiume immane per cattivi amministratori…rimborsi elettorali..,le loro corti di palazzo…,tutte le caste e le corporazioni..sanità privata di professori…,avvocati…,notai…ecc…,che se devono fare una ricevuta gli viene una paralisi alla mano…,e il piccolo ricatto meschino e immorale di meschini uomini…,mi dovresti pagare l’iva…,poi dicono i mafiosi…,io non so cosa fare e consigliare…stiamo pagando tutti il tempo delle cicale…,è ora di tornare a casa e fare le formiche e pagare i debiti di malfattori che in nome del profitto e delle ideologie e di troppi diritti ci hanno portati qui…,è tempo di sacrifici e di tagli e di ritorno all’essenziale…la lotta non paga…DIALOGO SERIO E RESPONSABILE…POMIGLIANO INSEGNA…che i Polacchi sono diversi da noi…Lavorano….

  2. Guido Montalbani sabato 3 luglio, 2010 - 12:20

    Giuseppe, mi riferisco alla parte finale del tuo articolo, la dove provi a definire una soluzione al problema (“Affermiamo pertanto che la soluzione potrebbe essere trovata in una politica che, da una parte agevoli la costituzione di cooperative sociali di giovani cittadini italiani, …. dall’altra finanzi parzialmente le famiglie di basso-medio reddito nel sostenere la spesa di tale “badanza”).
    Quella espressa è una idea politica, perdonami il termine, “vuota” e come tale, nè buona nè cattiva,se non si trova qualcuno che abbia voglia di farla diventare un “progetto sociale” specifico, in cui sia chiaro quali e quanti soldi servirebbero per le cooperative sociali e per il finanziamento alle famiglie di basso-medio reddito e soprattutto, da dove si prenderebbero questi soldi (ancora troppo generico parlare di riduzione della spesa sanitaria e di taglio agli sprechi di enti locali).
    Quindi quello che hai detto può anche andar bene, ma così come formulato può solo essere dato in pasto a qualche politico volonteroso che se ne impossessi e ne faccia un progetto di assistenza sociale, con tanto di “entrate” e di “uscite”; e alla fine i conti dovrebbero pure tornare.

  3. Giuseppe Sbardella domenica 4 luglio, 2010 - 11:10

    Ciao Guido, concordo con te sulla opportunità che la proposta fosse stata accompagnata da un business plan articolato con tanto di misure e di rispettivi costi e vantaggi.
    Persona è futuro non è ancora in grado ancora di farlo ma sicuramente siamo in grado di individuare e suggerire ambiti nei quali è possibile ottenere risorse finanziarie aggiuntive mediante tagli alla spesa pubblica improduttiva degli Enti sia centrali che locali.
    Di seguito le misure e gli ambiti suggeriti:
    1) Riorganizzazione degli aspetti logistici, mediante riduzione dello spazio assegnato ai dipendenti (ti ricordi? noi dirigenti IBM eravamo in tre in una stanza), accorpamento di uffici in un numero minore di edifici, spostamento in territorio periferico.
    2) Controllo delle spese da parte dei singoli dipendenti (impiego del cellulare o del fisso per motivi personali, uso della cancelleria per motivi diversi da quelli previsti dall’ufficio).
    3) Introduzione di rigorosi e efficaci strumenti di misurazione della produttività (numero di pratiche evase in un certo lasso di tempo, tasso di errori, margini di miglioramento).
    4) Eliminazione dei capitoli di spesa con intenti “autocelebrativi” (affissione di manifesti pubblici che enfatizzano iniziative dell’ente pubblico, convegni superflui e utili solo a mettere in primo piano gli amministratori organizzatori e a pagare i relatori amici).
    5) Drastica riduzione ai folti gruppi di accompagnatori dei nostri rappresentanti istituzionali nelle visite all’interno e all’estero).
    6) Drastica riduzione dei fondi da attribuire ad associazioni culturali funzionali a precise linee politiche o a poco chiari interessi privati.
    7) Lo si dice sempre, ma ripeterlo, non fa male, riduzione delle auto blu.
    8) Salendo di livello si potrebbe arrivare alla drastica riduzione del personale politico eletto, all’accorpamento di più Province e di più Municipi cittadini.
    Per non dimenticare della massiccia evasione fiscale da recuperare mediante un nuovo patto civile fra fisco e società civile (un ritorno inefficace delle imposte in termini di servizi resi spinge all’evasione delle stesse).
    Il discorso è lungo, mi immagino le obiezioni sui singoli punti (magari di chi si approfitta di singole agevolazioni messe in evidenza) e sono convinto che la attuale classe politica, in larga parte vivente grazie proprio allo sperpero della spesa pubblica, non è in grado assolutamente di ridurla.
    Ho gettato un sasso nello stagno, chissà che qualcuno voglia continuare magari aggiugendo altri ambiti improduttivi di spesa pubblica da tagliare.
    Un caro saluto e buona domenica a tutti

  4. giuseppe cerasaro domenica 4 luglio, 2010 - 12:39

    Problema degli anziani. Il cervello degli anziani è una risorsa al pari del cervello dei giovani. Probabilmente per quanto riguarda il corpo il problema è diverso. Mi sembra che la questione, se vogliamo porla in modo corretto, sia tutta qui. Mi stimola, anche se lo condivido poco, il post di Vittorio Lupidi. Tendenzialmente sono allergico alla parola corporativismo, ma ammetto che ne esiste una versione buona e una cattiva. Nella versione diciamo “liberale” i vaiegati interessi delle classi sociali si confrontano e si scontrano alla luce del sole. Il problema è che vince il più forte, non chi ha ragione. Ovvero, ha ragione il più forte. Più pericoloso è il corporativismo strisciante, ammantato di democrazia e demagogia, che porta sempre allo stesso risultato, anche ad esiti peggiori, senza che ce ne sia la coscienza. Le caste, caro Vittorio, a sentirle parlare, sono tutte caste democratiche. Non mi convince la tesi che questa situazione riveli gli effetti negativi del ’68. Anche del socialismo, ne esiste una versione buona e una cattiva. Se pensiamo quale ventata di rinnovamento abbiano portato nella Chiesa i Papi ed i Movimenti che hanno attraversato il ’68, cogliendone gli aspetti positivi, senza essere coinvolti nell’aspetto retorico e convenzionale del ’68, mi viene la nostalgia. Una minore attenzione alla Verità (e forse una maggiore alla politica) ci hanno regalato Marcinkus e le tristi vicende di questi giorni. Io propendo per un’altra versione. Dopo il fascismo ci sono stati circa trent’anni buoni, caratterizzati dal popolarismo e dall’interclassismo. Poi è subentrato il corporativismo strisciante. Che riprende adesso con maggior vigore, ripartendo appunto dal fascismo. Perché anche sotto il fascismo la classe dirigente italiana era corrotta ed egoista. Forse più di adesso.