Comincia, con questo articolo, la collaborazione a Persona è futuro di Giuseppe Portonera, giovane studente del liceo Classico Gorgia (di Lentini), Coordinatore provinciale StudiCentro di Siracusa.
Le sue riflessioni rappresentano un importante contributo teso ad aprire un confronto costruttivo fra gli amici di Persona è futuro.
Il Partito della Nazione nasce sotto il segno di Alcide De Gasperi
Il 19 agosto di 56 anni fa, Alcide De Gasperi, storico leader e fondatore della Democrazia Cristiana e grande statista della nostra storia, moriva improvvisamente, soltanto un anno dopo le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Fu una morte improvvisa che commosse tutta l’Italia: le cronache del tempo, infatti, ci raccontano che il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per rendere omaggio alla salma dell’uomo che ebbe la forza e le capacità necessarie per risollevare l’Italia dallo stato in cui era stata precipitata dalla seconda guerra mondiale. L’eredità di De Gasperi è senza dubbio una delle più ricche e proficue della nostra storia, al pari di quelle lasciateci da Don Luigi Sturzo, da Luigi Einaudi, da Benedetto Croce o dagli altri grandi padri della patria. Proprio su quell’eredità si sono formate intere generazioni di amministratori e governanti e oggi, seppur con minore entusiasmo, continuano a far presa su numerosi esponenti politici. Personalmente mi sono sempre considerato un “degasperiano”, nel senso più autentico e vero del termine: le sue massime sono la sintesi peretta di come intendo il servizio politico. Tanto per fare degli esempi: il 23 aprile 1949, in un discorso a Milano, De Gasperi disse: “Politica vuol dire realizzare”; dalla prigione, il 6 agosto 1927, scriveva: “ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione”. Magari la pensassero tutti così!
Ed è proprio sotto questo luminoso segno che oggi prende avvio il cammino del Partito della Nazione: A Otranto, infatti, il presidente dell’UdC, Rocco Buttiglione, alla presenza delle alte cariche del partito, consegnerà a Pierferdinando Casini, la prima tessera del futuro partito. Oggi più che mai, infatti, il degasperismo può essere una soluzione efficace per risanare la politica di questi ultimi tempi, famosa più per le urla che per il dialogo, più per i veleni che per il rispetto, più per i dossier che per le proposte concrete. Sono andato a rileggermi, per l’occasione, un opuscolo che De Gasperi scrisse nel 1943: “ Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”. Nell’opuscolo veniva efficacemente sintetizzata la visione di uno Stato postfascista e democratico, capace di inserire le grandi masse popolari nella vita politica del paese e questo nei consessi internazionali. Tra l’altro si afferma la necessità: dell’istituzione di una “una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti” (quanto aveva saputo guardare lontano); della “costituzione delle Regioni come enti autonomi” perché “nell’ambito dell’autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole”; di un piano di riforme nell’industria, nell’agricoltura e nel regime tributario; di incoraggiare il processo di integrazione europea la solidarietà occidentale. Il degasperismo, infatti, ci indica oggi l’obbligo morale e politico di un ritorno ai valori della Costituzione (quella vera e non quella fantomatica che risponde al nome di “costituzione materiale”), cioè a un modello di stato in cui la separazione e il contro-bilanciamento dei vari poteri ridiventi l’asse portante del funzionamento Stato stesso. Ci ricorda poi la necessità di un rilancio della funzione politica dell’Europa, di un Europa che possa diventare una potenza politica ed economica capace di confrontarsi ad armi pari con Cina e USA, nel contesto sempre più irreversibile della globalizzazione. Ci mostra come sia indispensabile riprendere la via maestra del cattolicesimo liberale, della sintesi efficace cioè tra i principi del cristianesimo democratico e del liberalismo. E ci riporta alla concezione più autentica del “centrismo”.
Proprio su questo punto vorrei spendere due parole in più. L’Italia ha conosciuto, proprio con Alcide De Gasperi, una serie di governi schiettamente “centristi” e grazie a quei governi è riuscita a risollevarsi dal disastro del dopo-guerra. Ma oggi cos’è il Centro? Il centrismo di oggi si presenta in tempi e modalità certamente diverse da quello che abbiamo conosciuto finora, ma ha una continuità di ispirazione ideale che fa sì che la componente storica del popolarismo e del cattolicesimo democratico possa confluire una prospettiva più ampia: parlare oggi, dunque, di centrismo significa confrontarsi con le grandi novità dell’integrazione europea, della globalizzazione e di una sintesi possibile tra economia sociale e mercato mondiale liberale. E proprio seguendo gli insegnamenti di De Gasperi oggi possiamo affermare di voler costruire un partito nazionale e, insieme, un partito delle autonomie, fondate sulla sussidiarietà che esprime, proprio attraverso una selezione vera sul territorio, un gruppo dirigente in grado di catturare una forte attenzione nell’opinione pubblica. Un partito con un nucleo centrale snello e più impegnato nell’elaborazione politica che non nel controllo verticistico delle sue emanazioni locali. Un partito forte al centro e radicato in periferia. Un partito sempre attento alla dimensione sociale. Un partito flessibile, capace di appassionare i giovani per la sua generosità ideale e non di respingerli per la sue chiusure burocratiche. Un partito con un forte e riconosciuto leader, non un partito del leader. Un partito di servizio, non un partito padronale. Un partito liberale ma non elitario. Un partito non confessionale, ma dotato di un’ispirazione cristiana. Un partito laico che si batta contro ogni intolleranza o eccesso di laicismo.
Questo è il Partito Nuovo che voglio. Sotto il segno di Alcide.





Ad uno studente del Liceo Classico che scrive queste cose non si può che fare i migliori complimenti. Bravo!
Resta da verificare quale tasso di “degasperismo” sia effettivamente presente all’interno dell’Udc.
Punto debole l’interclassismo, molto ostentato e poco praticato.
E una naturale tendenza ad una organizzazione autoritaria e gerarchica della Società nelle sue più diverse articolazioni.
Credo che inoltre De Gasperi non avesse una particolare predilezione per gli assessorati.
Complimenti anche da parte mia, caro Giuseppe.
Permettimi di aggiungere anche una considerazione.
De Gasperi non è sorto da nulla, ma è figlio di quei solidi valori umani e cristiani di cui sono intrise le sue natie valli del Trentino.
I politici cristianii suoi coetanei (Gonella, Piccioni …) si sono abbeverati al popolarismo di Don Sturzo e del pensiero di Toniolo
La generazione successiva (Fanfani, Moro, Dossetti, Vanoni …) sono il frutto del personalismo francese (Mounier, Maritain) veicolato in Italia da Giovanbattista Montini e dalla Università Cattolica.
Poi, venuti meno i riferimenti culturali e emerso il primato della mera gestione del potere e del relativo clienteralismo, è stato il buio.
Il tentativo che ora si sta avviando è quello di riprendere in mano quegli autori, di aggiornarne il pensiero alla luce delle novità del XXI secolo, magari anche di aggiungere altri punti di riferimento, e di riprendere il cammino di una politica illuminata da una cultura che la informi.
Cultura non vuol dire erudizione bensì possesso di strumenti valoriali e cognitivi capaci di indirizzare e strutturare la nostra azione in modalità coerenti e efficaci.
In questo cammino Persona è futuro vuol dare il suo piccolo contributo.
Cari saluti
Caro Giuseppe,
proprio per le cose che tu hai giustamente scritto il nome Partito della Nazione non mi convince.
Come cattolico preferisco Partito Popolare Italiano (ma sarebbe meglio “Europeo”).
Innanzitutto grazie a tutti voi per le belle parole: sono davvero felice di poter collaborare a Persona è Futuro, che apprezzo molto per la vivacità culturale e intellettuale che la contraddistingue. Un proficuo confronto è indispensabile se vogliamo fare nascere sul serio un partito “nuovo” (e non soltanto l’ennesimo nuovo partito). Scendendo nel particolare dei vostri commenti:
@ Giuseppe Cerasaro: purtroppo temo che il tasso di degasperismo non sia elevatissimo e questo è senza dubbio un grandissimo handicap; certo, la scelta di avviare il tesseramento del futuro PDN nell’anniversario della morte del grande statista è un ottimo segno: speriamo che alle parole seguano i fatti;
@ Giuseppe Sbardella: grazie soprattutto a te per l’ottima possibilità offertami; è indubbio che De Gasperi sia nato e vissuto in un contesto radicalmente differente dal nostro: il nostro tempo è buio dal punto di vista dei riferimenti culturali e valoriali. Su cosa si basa l’azione politica di molti esponenti politici? Sul nulla, purtroppo. Sento sempre parlare di “cultura del fare”, come se si potesse agire senza prima un’adeguata riflessione e sento spesso grandi pensatori usati come slogan o come specchietti per le allodole (a proposito, letta la lettera di Maria Stella Gelmini sul Corsera di oggi?). Ecco perché deve essere nostro insindacabile dovere “tornare a pensare”, per poi poter agire concretamente. E in questo campo, il lavoro di Persona è Futuro è davvero insuperabile.
@ Piero Doria: sul ragionamento intorno al Partito della Nazione, ci sarebbe da confrontarsi più a lungo e spero di farlo presto, magari proprio con un post su questo sito. Intanto, vi linko un articolo tratto dal mio blog personale: “Country Party, country first”.
http://portonera.wordpress.com/2010/08/10/country-party-country-first/
Piero, penso che Partito Popolare Italiano sia già coperto da Copyright così come Partito Popolare Europeo.
A me piace molto Partito del Popolo Europeo….
Ciao.
Complimenti al mio concittadino per l’art. di cui condivido in pieno la seconda parte, basato sulle prospettive che il nuovo partito dovrà avere, qualche perplessità permettimi di esprimerla verso il principio autonomistico, trattato con una visione teoretica nel pensiero di De Gasperi o almeno da quello che si evince dal tuo articolo. Auspicando un forte radicamento territoriale per il Partito Della Nazione, non si può sottacere sulla circostanza che per essere forti a livello periferico, bisogna sprovincializzare queste aree, riportando al centro del dibattito il problema della Autonomia Regionale Siciliana e di tutte quelle regioni che godono di questo particolare strumento, ( altro che federalismo) con l’occhio puntato alla dotazione di tutta quella serie di strumenti che la rendano effettiva,( Alta Corte di Giustizia per la Regione Siciliana) dove possa essere rispristinato il principio della specialità della legge regionale, rispetto alla capacità di autodeterminazione della regione, piuttosto che affidare questo delicato compito a tanti micropartiti dal forte connotato sicilianista, decantatori dell’autonomia ma incapaci di aggregarsi per costituire una proposta di amministrazione concreta.Quindi seguendo gli insegnamenti di De Gasperi Il Partito della Nazione dovrebbe essere la risultante di quel modo di fare politica basato su di un progetto di governo basato su un programma destinato a durare nel tempo, dove le battaglie si debbono vincere sul campo, con il riscontro dell’adesione popolare, basato su di un progetto politico amministrativo, dove non si deve esultare solo perchè si ha la speranza di vincere ai calci di rigore, dove possa essere accantonato una volta per tutte l’antiberlusconismo, in sostanza mai un partito fatto per battere il cavaliere ma per amministrare l’italia, la casa dei moderati e di chi incuriosito possa aderirvi, ricostruendo la centralità dell’individuo, che si fa portatore delle sue richieste verso la politica, contribuendo egli stesso all’ordinato sviluppo della società e della famiglia, dove si debbono rispettare le istituzioni con l’occhio puntato al futuro per l’adeguamento delle stesse all’esigenze della società globalizzata.
In sostanza un partito che non deve avere il connotato della contrapposizione ma dell’ unificazione nazionale.