Tempo di scelte

Volentieri pubblichiamo un articolo dell’amico On. Savino Pezzotta tratto dal suo blog http://savinopezzotta.wordpress.com/2011/11/09/tempo-di-scelte

 

Nella votazione alla Camera del rendiconto di bilancio  i «sì» si sono arrestati a quota 308, otto voti sotto la maggioranza assoluta. Il centrodestra minimizza e parla di «numeri previsti». Undici i deputati del centro destra che non hanno partecipato al voto.

Vale la pena meditare su cosa significhi questa crisi politica per il nostro Paese e la nostra democrazia. Le soluzioni possono essere solo due : un governo di larghe intese come vogliono le opposizioni o il ricorso alle urne come sembra essere nei desideri di Berlusconi e di Bossi.

 

Dobbiamo tutti prendere atto che un ciclo politico e terminato. Al momento  non vediamo ancora compiutamente come sarà quello che sta iniziando, molto dipenderà dalla nostra capacità di mettere gli interessi dell’Italia e la tutela dei poveri davanti a tutto.

In questo momento predominano le questioni dell’economia e l’esigenza di sottrarre il nostro Paese alla pressione dei mercati. Sappiamo che dobbiamo rispondere a quanto l’Europa ci sta chiedendo, anche se la declinazione concreta di quelle indicazioni deve essere fatta con attenzione e senza  fondamentalismi.

Non credo però che basti pensare a come affrontare le problematiche di natura economica di cui si riconosce l’urgenza soprattutto per quanto il nostro debito pubblico, ma si deve intervenire senza mai dimenticare i problemi che insistono sul lavoro e sulle condizioni di vita delle famiglie.

Vi è però l’esigenza che si avvii un profondo rinnovamento morale e sociale .La crisi italiana, a differenza di quella di altri paesi, si è venuta nel tempo a configurare come un intreccio tra crisi economica, politica, sociale e morale e non mi sembra che vi sia stata una cesura tra prima e seconda repubblica, anzi si è proceduto per successive stratificazioni.

Una cultura edonista e relativista è penetrata nella quotidianità e ha indebolito i riferimenti etici e spirituali.Berlusconi, nei suoi diciassette anni di presenza e di invadenza, non ha fatto altro che interpretare e dare forma politica a quanto era presente e maturava nella società.

Nelle le classi dirigenti,nella classe politica e in molte parti della società civile si è smarrito il riferimento all’incorruttibilità, al civismo e alla dimensione dei valori che sempre più si sono resi astratti e collocati nell’empireo delle buone intenzioni. Gli zombi sono ovunque presenti e ognuno dovrebbe vedere quelli che sono dentro di sé o che ha curato.

Basterebbe valutare l’entità dell’evasione fiscale a confermare queste affermazioni, ma anche  per misurare l’estensione sociale del civismo e  dell’eticità.

Se , dal punto di vista economico, diventa urgente ricostruire l’Italia, altrettanto urgente è la ricostruzione morale e civile.  Un lavoro che estremamente difficile. Ho sentito in questi giorni qualche amico fare il paragone con l’Italia che era uscita dalla guerra e dal fascismo, allora c’era da ricostruire un Paese sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista politica, non era facile ma reso possibile da una classe politica e da un sentire sociale temperato dal contrasto con il fascismo. Oggi sono in pochi ad avere lo stesso nerbo dei fondatori della repubblica, in questi sessant’anni i nostri costumi a causa dell’ideologia consumistica  si sono infiacchiti e rendono difficile riportare in auge  vocaboli come onestà, morale pubblica, virtù politica.

Non sono in grado oggi di dire quanto durerà la presenza politica di Silvio Berlusconi , ma sono certo che  quell’insieme di pensieri e, di modi di fare e di interpretare la politica e i rapporti sociali che abbiamo etichettato come berlusconismo durerà ancora per un bel po’ essendo penetrato nelle fibre del paese e contagiato anche i propugnatori del novismo. Avere alle spalle e dentro di noi i tratti di un’epoca che è durata quasi vent’anni, rende il cammino difficoltoso .

Il tema della democrazia, del come convivere, dell’esercizio del potere pubblico e dell’attenzione alla profondità economica , umana  e spirituale dei cambiamenti è la sfida che si pone davanti a noi , soprattutto se ci beiamo nel dichiaraci cristiani.

Dovremo imparare a meditare in modo nuovo sull’onestà dei politici, degli amministratori, degli imprenditori e di tutti coloro che svolgono una funzione pubblica, da non confondere con quella statale.  Gli strali contro la politica non bastano più , bisogna cercare di andare oltre e riproporre i temi che la fondano.

Berlusconi non ha governato bene e i motivi per criticarlo sono molti e in questi anni non ci siamo sottratti. Non ho mai creduto nella sua rivoluzione liberale che pure aveva ammaliato i tanti. Ci sono state più complicità che coraggio. Resto però convinto che Berlusconi sia stato anche  un alibi per coprire le nostre compromissioni è  quel leggero  e diffuso lassismo che si è inserito nella società e  anche dentro di noi che ci ha portato a tollerare più che combattere : l’illegalità diffusa e vissuta, i conflitti di interesse assunti come normalità, il fare i furbi invece del proprio dovere. Molti dei comportamenti di Berlusconi o di persone del suo enturage hanno creato, oltre alle distorsioni che conosciamo, una sorta di immunità per tutti. Sono sotto gli occhi di tutti le evasioni fiscali, il lavoro nero, l’abusivismo e la mala gestione dei rifiuti, come l’incuria verso il territorio che ha scaraventato Genova  e altre località in una situazione drammatica. Abbiamo ammirato i ragazzi che sono corsi in Liguria a spalare fango e sono loro che hanno acceso una fiammella di speranza e che ci rendono meno pessimisti.

Nel dopo Berlusconi bisognerà certo e con un rigorismo equitativo mettere le mani al risanamento economico , ma se vogliamo dare a questo una valenza morale e politica e non meramente contabile e  non basta dire: “bisogna che tutti facciano i sacrifici” , perché tutti non li possono fare e allora occorre indicare chi deve fare di più perché è nelle condizioni di farlo ed esentare o ridurre il contributo di chi non lo può fare.

Non potremo ricostruire l’Italia se il nostro impegno riformatore si concentra solo sulle cose del “qui e ora” . Sono convinto che occorre ricostruire guardando oltre l’orizzonte e dando corpo e sostanza al principio di responsabilità verso le generazioni future, delineando un tipo di economia, di lavoro e di visione ecologica e tecnologica capace di produrre una crescita economica   nella salvaguardia dell’ambiente e tesa a costruire le basi di un nuovo umanesimo.

Dopo che si è vissuti in una sorta di monarchia generata dal nostro anomalo bipolarismo e che per vivere aveva bisogno delle corti, occorre tornare alle virtù repubblicane così come austeramente le declina la Costituzione. La dinamica delle virtù è l’unica che può far sorgere  un’etica della responsabilità che possa orientare anche le difficili scelte collettive che si imporranno con sempre maggiore urgenza e toccheranno il nostro presente nella speranza di dare un destino migliore alle generazioni future.

Ricostruire e rilanciare l’Italia è l’obbligo politico che si pone oggi davanti a noi, ma perché questo possa avvenire e consolidarsi non ha bisogno di proporre un ottimismo un poco beota secondo il quale tutto va bene fintanto che i fiumi e i torrenti non straripano, i mercati non infieriscono , i nostro debito si amplia, ma poi arriva sempre il momento della verità. Per uscire dal berlusconismo senza vacui trionfalismi  che rintraccio anche in chi è stato alla corte e ricevuto favori, serve in primo luogo un forte rigore intellettuale e tornare a fare riferimento a virtù cruciali come la saggezza pratica e il coraggio di fronte alle difficoltà che ogni scelta comporta, ma occorre ridare senso e concretezza al termine onestà.



  1. Giuseppe Sbardella giovedì 17 novembre, 2011 - 09:05

    “Se , dal punto di vista economico, diventa urgente ricostruire l’Italia, altrettanto urgente è la ricostruzione morale e civile.”
    E’ tutta in questa frase la sintesi del pensiero esposto da Savino Pezzotta in questo suo scritto; una impostazione che condivido appieno.