Chi è parte del problema non può essere la soluzione

1. Premessa: un Governo di liberazione da cosa?

Verso il volgere della fine dell’ultimo Governo Berlusconi molti cattolici impegnati nei movimenti ecclesiali e nelle associazioni d’ispirazione cristiana hanno pensato che fosse giunto il momento del ritorno dei cattolici all’impegno organizzato in politica. Molti di noi, guardando al Convegno di Todi, hanno creduto che davvero fosse finito il tempo della diaspora e dell’ascarizzazione nei contenitori leaderistici del tripolarismo. Il fermento di quei giorni, alimentato da un grande giornale nazionale, forse è stato il massimo comune divisore per la nascita del Governo Monti, un “governo provvisorio di liberazione” ha affermato Marco Vitale, “che ha iniziato il processo di liberazione del Paese dalla peggiore classe di governo della storia italiana”. Il Presidente Monti ha posto con altre parole lo stesso tema alla “politica dei tre forni”, rispondendo alle critiche sul cosiddetto Decreto Salva Italia e chiedendo ai politici perché non siano stati capaci di fare le riforme? La risposta passa per il mal di analogia tra le pessime vicende della fine della Prima Repubblica e quelle della dissolvenza di questa Seconda, legate a scandali di corruzione, illecito finanziamento dei partiti, infiltrazioni criminali mafiose e per di più condite in salsa rosa sexy, nonché per l’intervista, su un noto quotidiano, di un banchiere del passato circa un forte rigurgito massonico nel bel Paese. Difronte a tutto ciò possiamo chiedere ai cattolici “nominati” per cooptazione nei tre contenitori leaderistici e presenti in Parlamento, come nei governi locali e regionali, cosa abbiano fatto per realizzare le riforme di cui il Paese ha bisogno, per promuovere lo sviluppo, per affermare la moralità pubblica e privata nella vita delle istituzioni, dei partiti e delle aziende di Stato, per imporre la scelta di persone competenti e oneste ai vertici di responsabilità? Quali processi decisionali abbiano portato alla selezione nei loro partiti di gente discutibile, in affari con tangentisti e criminali di ogni tipo? Come mai nessun politico di area cattolica è intervenuto in tempo per impedirne la chiamata a ruoli di responsabilità, per chiedere trasparenza sul finanziamento privato dei partiti e abbandonare la discutibile pratica dei rimborsi elettorali?

2. Cattolici tra irrilevanza in politica e crisi dei politici.

I grandi successi parlamentari che i cattolici della diaspora possono esibire in circa quindici anni di vita politica riguardano il blocco dei famigerati PACS e una parziale comunione d’intenti sul progetto di legge sul fine vita. Sul resto nulla di rilevante. Irrilevanza non per mancanza di pensiero, ma per capacità tecnico politica di attualizzare la dottrina sociale cristiana in azione politica libera e forte, almeno pari sul piano di dignità con ogni altra opzione politica. Don Sturzo ci ha insegnato che ogni partito ha un suo spirito animatore che gli eletti devono portare nei gruppi parlamentari. Un soffio che nasce all’interno della vita organizzata del partito, nelle sue finalità e strutture, nel suo progetto sociale elaborato e discusso nei congressi e consigli nazionali. Un progetto sociale che parte dal basso, dai territori, presentato al popolo in un programma elettorale e sanzionato con il voto del corpo elettorale. Lo spirito animatore del Partito Popolare del ‘19 e della migliore Democrazia Cristiana, è legato alla testimonianza pubblica delle Fede, alla morale cristiana e agli ideali di libertà, giustizia sociale e pace. Quando questo spirito si è offuscato e la concezione della vita pubblica e privata ha abbandonato il cammino cristiano, don Sturzo non ha parlato più di politici democratico cristiani ma di “demi cristiani”, “in quanto una politica sporca infetta la fede e la pratica cristiana”. La doppia catena di gentilonismo e delega in bianco ai leader, padroni dei tre contenitori, appartiene alla logica del “voler contare senza farsi contare”, che nulla di comune ha con la partecipazione democratica costituzionale e la dottrina sociale cristiana. Un legame così infausto che rischia di portare affondo tutto il movimento dei laici cattolici italiani.

3. Chi è parte del problema non ne può essere la soluzione.

A riprova del peso di questo infausto legame possiamo chiederci cosa è stato fatto sul tema del Quoziente Familiare, oggi Fattore Famiglia? Sul diritto di scelta delle famiglie nell’educazione scolastica (il cd. buono scuola)? Sul sostegno alle piccole e medie imprese contro l’usura, le estorsioni, le richieste di tangenti, l’assenza di credito? Sul sostegno alle politiche nazionali per le mamme che lavorano, gli ammalati, i poveri, i diversamente abili, gli anziani, i detenuti e gli ex detenuti, i nuovi poveri delle separazioni coniugali, le giovani classi di studenti che ambiscono al lavoro, gli extracomunitari, attraverso la de-burocratizzazione e la de-clientelarizzazione di tutte queste aree sociali e la spinta alla promozione dell’impegno sussidiario? Quali progetti di etica cristiana sono stati promossi per liberare l’Italia dal peso della corruzione e del finanziamento illecito della politica? E quale morale cristiana sta alla base dell’abuso di fondi pubblici usati per reggere enti inutili, autorità inesistenti o finanziare a pioggia imprese private e giornali, che non rendono a nessuno il conto della loro azione per lo sviluppo sociale, culturale economico e politico del Paese? Tutto ciò ha legittimato un sistema di relazioni oscure, sinergie affaristiche e reti criminali, che hanno agito con fini parziali, mezzi poco trasparenti e dipendenti dagli interessi di un’oligarchia di conservazione comune a tutti e tre i forni. È chiaro che la conseguente aggressione alla “casta”, anzi alle caste, che su questi presupposti appare legittima, da cattolici ci chiama a corresponsabili per non aver voluto o saputo agire nel tempo e per tempo, a difesa dei principi comuni della Carta Costituzionale e dei valori d’amore del Vangelo incentrati sulla Dottrina Sociale della Chiesa. È evidente che chi è parte del problema non ne può essere la soluzione. Questo è il senso che posso dare all’accusa di Monti ai politici italiani di non aver saputo fare il bene dell’Italia e degli italiani, che suona a condanna – per quanto ho detto – ancor più grave ai cattolici della diaspora impegnati in politica nei tre contenitori dell’indifferenza.

4. Vogliamo costruire la via di una nuova generazione competente e onesta?

Vogliamo trovare una soluzione diversa con persone rinnovate, competenti e oneste, in grado di costruirla? Oggi ci è stato detto che noi cattolici siamo i soli ad avere un quadro definito di valori umani e di progetti sociali spendibili per far rialzare l’Italia, gli unici ad avere sui territori una base sociale in grado di costruire la ripresa democratica. Tuttavia dimostriamo, con la nostra voglia di pluralismo divisivo, di non saper fare; ci mostriamo come massa priva di capacità politica e di governo, incapace di passare dalle idee ai fatti. Una massa valutata come troppo ignorante per capire i grandi temi dello sviluppo globale, della crisi del capitalismo finanziario, delle ridondanze dei sistemi criminali, come di quelli più piccoli delle “triangolazioni geometriche” della politica nazionale. Gente, ci dicono, che deve necessariamente affidarsi al senso paternalistico di alcune élite, abiurando alla propria vocazione di partecipazione responsabile al futuro di questo Paese attraverso il metodo della libertà. Già quel metodo che nasce dal popolarismo sturziano, rinforzato a Camaldoli, che si trova nell’impegno dei cattolici perla Carta Costituzionale, che portò il volto pulito di De Gasperi a difendere l’Italia davanti ai potenti del mondo. Un pluralismo di idee su una comunione di valori, che ci chiama unitariamente a un maturo rapporto laico con tutto il popolo italiano e con gli altri partiti che saranno costruiti all’alba della prossima Terza Repubblica, per produrre nuovo bene comune e progresso sociale.

5. Conclusioni: Metodo della libertà e costruzione di un impegno dei laici cattolici.

Il metodo della libertà, dal punto di vista progettuale e programmatico, chiama le persone libere dagli errori del passato e forti della propria coscienza cristiana alla presa democratica di responsabilità, le vuole capaci di costruire un percorso unitario e oneste nel realizzare una politica di servizio per il bene comune. Questo metodo della libertà chiama ad un impegno che non può essere ritardato dall’eterno dilemma se sei mesi siano pochi per costruire una libertà politica di ispirazione cristiana, o se le prossime elezioni saranno delegittimate dal vincolo del “porcellum”. Occorre rinnovare l’impegno politico a partire dalle elezioni comunali prossime venture operando secondo la tradizione cattolica dei Comitati Civici, con una strategia di partecipazione che aggiunga la ricchezza dell’unità politica alla bellezza del pluralismo cristiano, che faccia sentire vicini anche coloro che sembrano estranei alla morale cristiana, che selezioni una nuova classe dirigente, che progetti la costruzione di un nuovo diritto/dovere di cittadinanza attiva per una città al servizio delle persone. Il primo passo concreto di quella Federazione dei movimenti di ispirazione cristiana coacervo della politica come atto di amore e di servizio verso il prossimo. Potremo così dare la nostra risposta all’ammonimento di Albert Einstein: “Il mondo è in pericolo non a causa di quelli che fanno del male, ma di quelli che guardano e lasciano fare”.



  1. Giuseppe Sbardella martedì 27 dicembre, 2011 - 12:33

    Mi sembra che l’analisi di Gaspare Sturzo sulle necessità di nuove modalità di rilevanza politica per i cristiani nella politica italiana sia complementare e integri alla perfezione la proposta di Luca Diotallevi per un soggetto politico di rinascita “popolare” nel quadro politico italiano che si ponga come “corrente virtuosa” nell’ambito di un polo popolare e liberal democratico riformista a vocazione maggioritaria.
    Per approfondimento si può leggere il libro di Luca Diotallevi “L’ultima chance – per una generazione nuova di cattolici in politica”
    Persona è futuro si sente parte costruttiva di questa impostazione.

  2. salvatore scargiali martedì 27 dicembre, 2011 - 13:43

    Da quello che leggo parte del problema sono anche i cattolici in politica. Conferma la necessità di un profondo cambiamento della Chiesa Cattolica e di conseguenza di quello che significa essere cattolici.

    • Giuseppe Sbardella martedì 27 dicembre, 2011 - 14:32

      Ciao Salvatore, leggi “L’ultima chance” di Luca Diotallevi, vi troverai riflessioni che condividerai…
      Ciao
      Giuseppe

  3. Sandro Generali domenica 1 gennaio, 2012 - 13:03

    condivido appieno l’analisi fatta. e sostengo come te,che chi è parte del problema non può essere la soluzione. A questo punto però ne sorge un ‘altro : Dove sono i veri Cattolici che non siano,come dice Sturzo “demi cristiani?”.- In tutti questi anni abbiamo assistito al disfacimento delle istituzioni, della morale,dell’etica,del senso dello Stato da parte di chi ci ha governato(eufemismo) ,con il supporto di tantissimi “Cattolici” nominati , che hanno badato soltanto alla pagnotta e calpestato i princìpi.-

    • Giuseppe Sbardella domenica 1 gennaio, 2012 - 19:07

      Ciao Sandro e buon anno!!
      Il prossimo 10 gennaio nel corso del Consiglio Direttivo di Persona è futuro, Gaspare Sturzo presenterà una proposta operativa che, qualora accolta dal Consiglio, sarà resa pubblica su questo sito.
      Grazie del commento, ciao