Occupare Wall street? No, occupare le banche che fanno a meno di Wall street…

Siamo lieti di pubblicare un articolo di Giovanni Palladino,  giornalista economico, dirigente di banca, e Segretario nazionale del partito Italiani Liberi e Forti.

 

C’erano una volta i depositi bancari e postali, le azioni e le obbligazioni. Era un tempo – sino a 40 anni fa – in cui non era ancora nata l’industria dei servizi finanziari. Poi nel mondo bancario è iniziata la frenesia dell’innovazione finanziaria, soprattutto a Londra e a New York. A partire dagli anni ’70, quando si giunse a dire che la Borsa di Wall Street era ormai morta, gli uffici marketing delle banche più dinamiche e “aggressive” iniziarono a sfornare prodotti finanziari sempre più sofisticati per attirare l’interesse dei risparmiatori e lucrare commissioni di vendita e di gestione. Sino a sfornare i famosi titoli “tossici” e i derivati, che solo menti malate potevano ideare.

 

I titoli “tossici” non solo altro che obbligazioni bancarie non quotate in Borsa. Perché si sono trasformate in carta “tossica” ? Perché erano rappresentative di mutui erogati dalle banche a famiglie poco solvibili. Questo credito di bassa qualità è stato scaricato dalle banche (soprattutto americane) nei portafogli di risparmiatori desiderosi di avere obbligazioni ad alto rendimento. Ma se si fossero dovute vendere prima della loro scadenza, l’unica acquirente sarebbe stata la banca emittente, non essendo il titolo quotato in Borsa.

 

Ebbene la “tossicità” si è manifestata quando le banche – davanti a una crescente domanda di riscatti anticipati dei titoli da parte dei loro clienti – si sono viste costrette a chiudere la cassa. Così si è scoperto, fra lo stupore e la rabbia dei risparmiatori, che i titoli non erano più liquidabili prima della scadenza. Nel frattempo giungevano pessime notizie dalle famiglie indebitate con i mutui: molte di loro non riuscivano più a pagare le rate di rimborso e gli interessi. Ma questo rischio le banche lo avevano furbescamente scaricato nei portafogli dei risparmiatori….

 

I derivati rappresentano una trappola analoga, ma ben più sofisticata e quindi più pericolosa. Si chiamano così perché il loro prezzo deriva dal valore sottostante di uno o più beni (azioni, obbligazioni, indici finanziari, valute, materie prime, etc.) sui quali si desidera speculare. Qui più che d’investimento si dovrebbe parlare di gioco d’azzardo, ma spesso le banche hanno proposto i derivati ai loro clienti come uno strumento di copertura dei rischi finanziari (finendo poi per crearli, lucrando sulle perdite dei clienti). Anche i derivati non sono quotati in Borsa; ne consegue che sono sprovvisti delle severe regole cui devono sottostare tutti i mercati finanziari ufficiali, da Wall Street alla Borsa di Londra o di Milano).

 

Viene quindi naturale dire che gli “indignati” hanno sbagliato bersaglio: più che di prendersela con Wall Street (e in genere con i mercati finanziari regolamentati) avrebbero dovuto occupare gli uffici marketing delle più importanti banche statunitensi e inglesi, dove sono stati ideati e promossi prodotti finanziari di rapina. Noi sosteniamo che questi prodotti devono essere  vietati dalla legge. Il luogo di sfogo dei loro ideatori e dei loro acquirenti non può che essere il casinò: ai primi il ruolo di “croupier” e ai secondi il destino di farsi spennare, come avviene per tutti i patiti di Las Vegas e oggi anche del “poker on line” (nella cui pubblicità dovrebbe essere imposto per legge l’avvertimento: “il gioco d’azzardo rovina te e la tua famiglia”).

 

Dietro Wall Street non c’è il casinò ma l’economia reale, ossia tutti noi. E’ il luogo dove le aziende si finanziano e dove i risparmiatori possono acquistare e  vendere azioni  obbligazioni sapendo di essere protetti da regole, che mirano a impedire le brutte sorprese dei titoli “tossici”. Ossia un luogo da curare (con buone leggi) e rispettare, innanzitutto dagli operatori finanziari. La diffusione del capitale di rischio (quello di tipo produttivo e non di tipo speculativo) è di fondamentale importanza per una sana economia sociale di mercato, che non può dipendere solo dal credito bancario o, peggio, dallo Stato per essere finanziata correttamente. A una funzionante democrazia politica (che non si regga sui “padroni” dei partiti) va affiancata una funzionante democrazia economica (che non si regga sui “padroni” delle banche e delle imprese). Indignamoci contro questi “padroni”, che non hanno futuro, ma che mettono in pericolo il nostro futuro.



  1. Giuseppe Sblano giovedì 9 febbraio, 2012 - 15:31

    Egregio Dr Giovanni Palladino, la sua analisi è vera sui prodotti derivati. La stessa, analoga analisi andrebbe fatta anche per le azioni, le obbligazioni, e le imprese. Il sottostante per le azioni e le obblicazioni sono i bilanci. Dalla bontà dei bilanci dovrebbe derivare la verità se un titolo di borsa è solido o fasullo. A ceritificare i bilanci non dovrebbero essere gli stessi che ceritificano le quotazioni in borsa dei titoli. Le imprese dovrebbero esssere certificate in funzione della loro liceità o meno rispetto al bene comune e al creato, altrimentio sono illecite. Non mi risulta che a Wall Street, a Milano o a qualsiasi altra borsa siano state certificate in borsa le imprese che tutelano la vita o che la annientano. I criteri dei mercati azionari devono prima essere informati alla fratellanza e poi quotati in borsa. La Libertà esige Verità soprattutto la libertà di mercato. Le pare? Il primo indignato contro i costruttori di morte è stato S.S. Papa Benedetto XVI nella sua prefazione al testo “NUOVO DISORDINE MONDIALE”. La «civiltà dell’amore» esige il rispetto della dignità dell’Uomo anche a Wall Street, o Wall Street è una zona franca per questa civiltà? Come indignato farei chiudere tutte le borse per inventario: INVENTARIARE LE AZIONI PER LA VITA ED ESCLUDERE QUELLE PER LA MORTE.

  2. Giovanni Palladino sabato 11 febbraio, 2012 - 19:37

    Caro Sblano, viviamo su due pianeti diversi. Difficile comunicare. Leggi bene le mie ultime righe. Cari saluti Giovanni Palladino

  3. Mario M. sabato 11 febbraio, 2012 - 21:27

    …bell’articolo, in senso generale. Credo però che dire che “dietro Wall Street non c’è il casinò ma l’economia reale, ossia tutti noi”, sia un pò azzardato di questi tempi! La realtà dice altro. Probabilmente è stato cosi in passato (l’autore parla addirittura di 40anni fa) oppure, dovrebbe essere nuovamente cosi per riportare ad un livello etico-morale accettabile tutto il meccanismo che detemina l’avanzata mortale della finanza, delle borse, delle banche e del mercato fine a se stesso e che, nonostante tutto, continua a dominare senza freni (vedasi caso Grecia ed anche, seppur diversamente, Italia). Essere contro i “prodotti finanziari di rapina” è giusto e doveroso. Ma non si può assolvere Wall Street che ne è stata in qualche modo incubatrice e culla. Però, detto questo, condivido la lotta a questi strumenti e mi fa piacere la presa di distanza del movimento politico di riferimento dell’autore e di G. Sbardella. Scrivo spessissimo su facebook che è necessario tornare all’economia reale ed abbracciare una sana “economia sociale di mercato” che di queste cose finanziarie, mercatiste e liberiste, ecc. è nemica! Quindi tutto ciò che spinge verso quel versante positivo può trovare in me uno sprone ed un incoraggiamento. Pur da posizioni politiche differenti, probabilmente le mie molto più sociali che liberali, spero si riesca, ognuno seguendo la sua strada e vocazione, a ridare vita a questa nostra bella Italia. Cari saluti all’autore dell’articolo ed all’amico di Persona e Futuro, Sbardella. Cordialmente……