Cosa potrebbe imparare dal Brasile l’Italia sul diritto del lavoro?

Cosa potrebbe imparare dal Brasile l’Italia sul diritto del lavoro?

Un paese come il Brasile non può di certo essere presentato in maniera convenzionale e sintetica: riassumere in qualche riga le sue caratteristiche è impossibile. D’altronde si potrebbe immediatamente replicare, a giusto titolo, che nessun Paese può banalmente essere riassunto in poche frasi. Ma questa impossibilità di sintesi è lampante nel caso del Brasile: oltre 200 milioni di abitanti, una estensione territoriale enorme, specie se paragonata al nostro vecchio continente, di 8.514.877 km² – pari a circa 1,8 volte l’Unione Europea; un paese relativamente giovane sotto vari punti di vista: la scoperta ufficiale, per opera dell’esploratore portoghese Pedro Álvares Cabral, risale al 22 aprile del 1500 e l’età media al 2016 è di 31,5 anni.

Il Brasile rappresenta molto di più dei luoghi comuni e dei clichés che spesso lo accompagnano: un mondo da scoprire, in cui coesistono contemporaneamente realtà estremamente differenti: dalle grandi metropoli alla natura incontaminata, dalla ricchezza esagerata alla povertà più ingiusta; in cui si intrecciano storie e sfaccettature molto lontane tra di loro. Sono plurime d’altronde le definizioni che gli sono state attribuite, ed i motivi per cui fa parlare di sé: da economia in crescita dei cosiddetti BRICS, che condivide con Russia, India, Cina e Sud Africa, a Paese che sta ora attraversando una grave crisi, non solo economica. Ancora fanno discutere i suoi drammatici problemi di sicurezza, nonché la questione dei diritti umani, come i recenti incidenti e omicidi nelle carceri della regione amazzonica purtroppo dimostrano, un paese inoltre con gravi problemi di corruzione, la cui classe politica fatica a guadagnare la fiducia dei suoi cittadini.

Perché il Brasile suscita il nostro interesse? Innanzitutto un elemento importante da tenere a mente è il suo multiculturalismo. Originato, come spesso è successo nel cosiddetto “Nuovo Mondo”, da migranti di varie parti del globo; il Brasile è il risultato oggi di varie discendenze, culture ed etnie che qui si sono mescolate nel corso dei secoli e vi convivono, dando vita ad una realtà estremamente ricca e pluralista dal punto di vista culturale. E’ un dato che di questi tempi non può che suscitare la nostra attenzione.

In particolare dal Giappone, dall’Italia, dalla Germania, dall’Africa, in molti, da vari continenti, sono venuti proprio in Brasile a cercare la propria fortuna ed hanno scelto di trasferirsi qui.

Nel suo quadro “Operários” l’artista Tarsila do Amaral raffigura il tipico volto dell’operaio brasiliano: risultato è che la tipicità sta proprio nella varietà dei mille visi diversi che delineano il lavoratore: sono i tratti somatici più distinti e più svariati; utilizzando appunto una terminologia consona alla descrizione di un quadro, si potrebbe dire “tratti somatici variopinti”. Il mondo viene così racchiuso in un paese, il mondo in una classe di lavoratori. Non v’è il tipico operaio, che sia nero, che sia bianco, che sia giallo; il colore della pelle non conta: tutti si trovano nella stessa condizione, condividono le stesse caratteristiche: la stanchezza degli occhi, l’espressione sconsolata, ambiscono agli stessi obiettivi e meritano che gli vengano riconosciuti gli stessi diritti.

La sensibilità verso il lavoratore può essere rappresentata da due esempi che colpiscono per la loro semplicità ed al tempo stesso per la loro bellezza.

Nel Museo Oscar Niemeyer, detto anche Museu do Olho – ovvero il museo dell’occhio, per via della sua forma – della città di Curitiba, una sezione intera delle esposizioni permanenti è dedicata a fotografie che ritraggono gli operai che hanno lavorato alla costruzione dell’edificio. Si tratta di un modo di rendere omaggio al loro lavoro, di ringraziare coloro che hanno contribuito ad una costruzione così imponente e particolare, di non facile edificazione dal punto di vista architettonico. Anche il visitatore più distratto può dunque così soffermarsi a pensare che l’opera di cui oggi può ammirare il risultato, è il prodotto della fatica, dell’impegno e del lavoro di molte persone.

Presso la diga Itaipu, la più grande del mondo, al confine tra Brasile e Paraguay, si trova un parco, in cui viene piantato un albero ogni volta che un operaio che ha lavorato alla costruzione della diga va in pensione: è una maniera per ricordarlo e ringraziarlo per il suo contributo.

E’ particolarmente toccante questa volontà di mantenere un contatto, un filo conduttore tra le persone che hanno lavorato e le opere che oggi costituiscono il risultato della loro attività.

Malgrado la pluralità di aspetti che suscitano il nostro interesse, il dato che oggi vogliamo in particolare sottolineare è forse poco conosciuto qui in Europa, e gli esempi descritti rappresentano un ideale punto di partenza: si tratta di alcuni caratteri salienti del diritto del lavoro brasiliano. In effetti il lavoratore riceve una tutela che per certi versi risulta essere maggiore rispetto a quella di vari paesi cosiddetti “sviluppati”.

Lungi dal voler qui asserire che il sistema del diritto brasiliano sia perfetto, perché conosce delle problematiche che purtroppo lo caratterizzano – si pensi ad esempio all’amara questione del lavoro infantile che è una delle piaghe della società brasiliana – si vuole tuttavia in questa sede insistere su due aspetti che ci appaiono particolarmente positivi.

Innanzitutto da un punto di vista processuale, il diritto del lavoro brasiliano sembra particolarmente funzionante. Il fiore all’occhiello del diritto del lavoro è costituito da una sorta di procura ad hoc, il Ministério Público do Trabalho, previsto dalla Costituzione brasiliana. La sua attività si concentra unicamente sugli illeciti legati al rapporto di lavoro. Questo fa sì, tra l’altro, che la durata media dei processi sia decisamente più breve che in Italia: la durata media è infatti di circa un anno.

Altro aspetto interessante riguarda il fenomeno attualissimo del distacco dei lavoratori. In caso di trasferimento del lavoratore brasiliano all’estero, il diritto nazionale prevede che debba applicarsi, in presenza di conflitto di norme, il diritto a questi più favorevole. Ciò avviene in ogni caso, cioè per tutti gli aspetti contrattuali che costituiscono il rapporto di lavoro. Così ad esempio se per quanto riguarda il licenziamento è più favorevole il diritto nazionale, si applica quest’ultimo, mentre se per quanto riguarda le ferie è più favorevole la normativa vigente nello Stato in cui il lavoratore effettua temporaneamente la propria prestazione lavorativa, si applica quest’ultima. Da un lato questa tecnica può suscitare non poche perplessità, se non altro da un punto di vista pratico: si pensi innanzitutto alle difficoltà di individuazione del diritto applicabile, dovuta a questo cosiddetto effetto patchwork; ma, dall’altro, ciò testimonia senza dubbio la volontà da parte del legislatore brasiliano di privilegiare e proteggere i propri lavoratori.

Una simile normativa ha peraltro il merito di agevolare la lotta contro i trasferimenti abusivi, ovvero quelle pratiche poste in essere da alcune imprese, che ricorrono al trasferimento o al distacco dei proprio dipendenti all’estero, con la finalità espressa di dover sopportare dei costi più bassi.

Di certo si potrebbe replicare che vi sono anche vari altri modi per lottare contro le pratiche abusive. Ad esempio il diritto UE prevede, in particolare tramite la direttiva 96/71, che si applichi, ad alcuni aspetti determinati dalla direttiva stessa (il cd. noyau dur), il diritto del luogo in cui il lavoratore è distaccato.

Il sistema brasiliano appare evidentemente vantaggioso per il lavoratore, ma al contempo si potrebbe obiettare che non sia altrettanto vantaggioso per le imprese, tuttavia questo è il risultato di una scelta politica, e come tale per sua stessa natura discutibile. Fatto sta che la ratio sottesa è quella di privilegiare una visione “personalistica” rispetto ad una puramente “economica”.

In conclusione, gli aspetti del sistema citati in precedenza, l’uno da un punto di vista più strettamente procedurale – la procura del lavoro – e l’altro sostanziale – il diritto applicabile in caso di distacco – appaiono modellati sulla figura del lavoratore. La volontà del legislatore nel disciplinare questi aspetti salienti del sistema è stata quella di fornire una forte tutela al lavoratore, la cui persona risulta pertanto messa al centro del diritto.

Attenzione per il lavoratore equivale a dire attenzione per la persona. Nonostante le immense dimensioni del Brasile, è un dato significativo che permette di dimostrare un’attenzione al singolo individuo, alla sua persona, che non può non invitarci alla riflessione. Anche in un contesto economico difficile, è possibile non rinunciare alla tutela dei lavoratori. Solo la storia dimostrerà se il sistema attuale del diritto del lavoro brasiliano sarà in grado di resistere alle pressioni economiche esterne, ed affrontare la sfida della globalizzazione conservando al tempo stesso questo vero e proprio “patrimonio giuridico” nazionale.

D’altronde, questa attenzione al lavoratore non fa che ricordarci la definizione stessa di diritto del lavoro, in una delle sue formulazioni più semplici nonché più belle, che merita di essere ribadita, e che descrive il diritto del lavoro come “un complesso di norme che tutelano, oltre che l’interesse economico, anche la libertà, la dignità e la personalità del lavoratore” (De Luca Tamajo).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *