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	<title>Persona è futuro</title>
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	<description> Laboratorio di cultura politica</description>
	<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 12:21:40 +0000</pubDate>
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		<title>Italia nel 2024 (e forse prima&#8230;.)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 12:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

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		<category><![CDATA[personalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mettere la persona al centro, divulgare e vivere il pensiero personalistico rimane la migliore strategia per combattere la cultura egocratica e individualistica dominante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Mi ha fatto riflettere il brano di un libro, letto recentemente, dal titolo “Noi” (edizione Rizzoli 2009), scritto da un noto politico italiano.</p>
<p class="MsoNormal">Il libro narra la storia di una famiglia romana lungo quattro generazioni; l’ultima è posta nel 2024 e alla società italiana di quel periodo si riferisce il brano.</p>
<p class="MsoNormal"><em>“La famiglia era esplosa , la società aveva spostato il suo baricentro esclusivamente lungo le ragioni e i desideri dell’individuo. I rapporti umani erano diventati funzionali solo all’appagamento del bisogno del singolo. Il bisogno di quell’istante, forse una settimana o un mese. E gli altri erano puramente strumentali a questo obiettivo. La vita e le relazioni fra le persone si consumavano, non si progettavano né si costruivano. Le persone si prendevano e si lasciavano con grande facilità, come in una bulimia degli affetto, Sembrava come con le porte girevoli di un albergo. La vita di ciascuno era sagomata sui propri desideri, non sulla relazione con il prossimo. Tutto era fatto per soddisfare se stessi. Tutto era personalizzato.”</em></p>
<p class="MsoNormal">Mi ha dato sollievo comprendere come tutto questo non fosse condiviso dall’autore.</p>
<p class="MsoNormal">Ma, a prescindere da ogni giudizio appunto sull’autore (non è questo l’oggetto della presente breve riflessione), turba leggere quella che è una immagine più che plausibile di come la società italiana potrebbe trasformarsi nei prossimi anni, anche prima del 2024.</p>
<p class="MsoNormal">Le direttive di marcia sono chiare e sono ben ravvisabili in chiunque voglia aprire gli occhi e, soprattutto, <span> </span>la mente sul presente. La società “liquida” descritta da Z. Bauman si sta rivelando per quello che veramente è: una società fondata sul potere assoluto dell’io, sulla “<em>egocrazia</em>&#8221; (uso questo neologismo, letto recentemente in un libro di Enzo Bianchi, perché mi sembra più espressivo dei più deboli egoismo o individualismo).</p>
<p class="MsoNormal">Per fortuna la storia non è un progetto scritto in partenza dagli uomini e predeterminato, è una serie continua di eventi che può cambiare corso proprio ad opera di uomini che la pensano in maniera diversa dalla cultura maggioritaria.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Noi di Persona è futuro siamo convinti che occorra rifondare una società basata sul centralità della persona, quest’ultima vista nella sua dimensione di misterioso universo umano che cresce e si realizza nella misura in cui incrementa e consolida le sue relazioni con il prossimo e con il Trascendente (Dio per i credenti, il Mistero per i laici pensanti come Norberto Bobbio),</p>
<p class="MsoNormal">Occorre in primo luogo ricominciare a pensare, a riacquistare la nostra libertà di comprendere prima e di trasformare poi la realtà.</p>
<p class="MsoNormal">Su questo rifletteremo nella prossima <strong>Assemblea nazionale di Persona è futuro</strong>, che si terrà il <strong>9 ottobre, alle ore 15,30, a Roma, in via Cernaia 9</strong> (nei pressi della Stazione Termini) nella Sala dei Certosini.<span> </span></p>
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		<title>La grande lezione di Alcide De Gasperi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 12:52:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Portonera</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cristiani e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<category><![CDATA[Alcide De Gasperi]]></category>

		<category><![CDATA[Democrazia cristiana]]></category>

		<category><![CDATA[Partito della Nazione]]></category>

		<category><![CDATA[Partito Nuovo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Partito Nuovo dell'area moderara, di ispirazione cristiana, non può non tener conto della grande lezione di Alcide De Gasperi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em>Comincia, con questo articolo, la collaborazione a Persona è futuro di Giuseppe Portonera, giovane studente del liceo Classico Gorgia (di Lentini), Coordinatore provinciale StudiCentro di Siracusa.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em>Le sue riflessioni rappresentano un importante contributo teso ad aprire  un confronto costruttivo fra gli amici di Persona è futuro. </em></p>
<p class="MsoNormal">Il Partito della Nazione nasce sotto il segno di Alcide De Gasperi</p>
<p class="MsoNormal"><span>Il 19 agosto di 56 anni fa, Alcide De Gasperi, storico leader e fondatore della Democrazia Cristiana e grande statista della nostra storia, moriva improvvisamente, soltanto un anno dopo le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Fu una morte improvvisa che commosse tutta l’Italia: le cronache del tempo, infatti, ci raccontano che il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per rendere omaggio alla salma dell’uomo che ebbe la forza e le capacità necessarie per risollevare l’Italia dallo stato in cui era stata precipitata dalla seconda guerra mondiale. L’eredità di De Gasperi è senza dubbio una delle più ricche e proficue della nostra storia, al pari di quelle lasciateci da Don Luigi Sturzo, da Luigi Einaudi, da Benedetto Croce o dagli altri grandi padri della patria. Proprio su quell’eredità si sono formate intere generazioni di amministratori e governanti e oggi, seppur con minore entusiasmo, continuano a far presa su numerosi esponenti politici. Personalmente mi sono sempre considerato un “degasperiano”, nel senso più autentico e vero del termine: le sue massime sono la sintesi peretta di come intendo il servizio politico. Tanto per fare degli esempi: il 23 aprile 1949,  in un discorso a Milano, De Gasperi disse: “Politica vuol dire realizzare”; dalla prigione, il 6 agosto 1927, scriveva: “ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione”. Magari la pensassero tutti così! </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ed è proprio sotto questo luminoso segno che oggi prende avvio il cammino del Partito della Nazione: A Otranto, infatti, il presidente dell&#8217;UdC, Rocco Buttiglione, alla presenza delle alte cariche del partito, consegnerà a Pierferdinando Casini, la prima tessera del futuro partito. </span>Oggi più che mai, infatti, il degasperismo può essere una soluzione efficace per risanare la politica di questi ultimi tempi, famosa più per le urla che per il dialogo, più per i veleni che per il rispetto, più per i dossier che per le proposte concrete. Sono andato a rileggermi, per l’occasione, un opuscolo che De Gasperi scrisse nel 1943: “ Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana&#8221;. Nell’opuscolo veniva efficacemente sintetizzata la visione di uno Stato postfascista e democratico, capace di inserire le grandi masse popolari nella vita politica del paese e questo nei consessi internazionali. Tra l’altro si afferma la necessità: dell’istituzione di una “una Corte Suprema di garanzia dovrà tutelare lo spirito e la lettera della Costituzione, difendendola dagli abusi dei pubblici poteri e dagli attentati dei Partiti” (quanto aveva saputo guardare lontano); della “costituzione delle Regioni come enti autonomi” perché “nell&#8217;ambito dell&#8217;autonomia regionale troveranno adeguata soluzione i problemi specifici del Mezzogiorno e delle Isole”; di un piano di riforme nell&#8217;industria, nell&#8217;agricoltura e nel regime tributario; di incoraggiare il processo di integrazione europea la solidarietà occidentale. Il degasperismo, infatti, ci indica oggi l’obbligo morale e politico di un ritorno ai valori della Costituzione (quella vera e non quella fantomatica che risponde al nome di “costituzione materiale”), cioè a un modello di stato in cui la separazione e il contro-bilanciamento dei vari poteri ridiventi l’asse portante del funzionamento Stato stesso. Ci ricorda poi la necessità di un rilancio della funzione politica dell’Europa, di un Europa che possa diventare una potenza politica ed economica capace di confrontarsi ad armi pari con Cina e USA, nel contesto sempre più irreversibile della globalizzazione. Ci mostra come sia indispensabile riprendere la via maestra del cattolicesimo liberale, della sintesi efficace cioè tra i principi del cristianesimo democratico e del liberalismo. E ci riporta alla concezione più autentica del “centrismo”.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Proprio su questo punto vorrei spendere due parole in più. L’Italia ha conosciuto, proprio con Alcide De Gasperi, una serie di governi schiettamente “centristi” e grazie a quei governi è riuscita a risollevarsi dal disastro del dopo-guerra. Ma oggi cos’è il Centro? Il centrismo di oggi si presenta in tempi e modalità certamente diverse da quello che abbiamo conosciuto finora, ma ha una continuità di ispirazione ideale che fa sì che la componente storica del popolarismo e del cattolicesimo democratico possa confluire una prospettiva più ampia: parlare oggi, dunque, di <em>centrismo</em> significa confrontarsi con le grandi novità dell’integrazione europea, della globalizzazione e di una sintesi possibile tra economia sociale e mercato mondiale liberale. E proprio seguendo gli insegnamenti di De Gasperi oggi possiamo affermare di voler costruire un partito nazionale e, insieme, un partito delle autonomie, fondate sulla sussidiarietà che esprime, proprio attraverso una selezione vera sul territorio, un gruppo dirigente in grado di catturare una forte attenzione nell’opinione pubblica. Un partito con un nucleo centrale snello e più impegnato nell’elaborazione politica che non nel controllo verticistico delle sue emanazioni locali. Un partito forte al centro e radicato in periferia. Un partito sempre attento alla dimensione sociale. Un partito flessibile, capace di appassionare i giovani per la sua generosità ideale e non di respingerli per la sue chiusure burocratiche. Un partito con un forte e riconosciuto leader, non un partito del leader. Un partito di servizio, non un partito padronale. Un partito liberale ma non elitario. Un partito non confessionale, ma dotato di un’ispirazione cristiana. Un partito laico che si batta contro ogni intolleranza o eccesso di laicismo.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo è il Partito Nuovo che voglio. Sotto il segno di Alcide. </span></p>
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		<title>Una scelta di campo</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/08/04/una-scelta-di-campo.shtml</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 13:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cristiani e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Problemi sindacali]]></category>

		<category><![CDATA[Sviluppo economico]]></category>

		<category><![CDATA[Fiat]]></category>

		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>

		<category><![CDATA[personalismo]]></category>

		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>

		<category><![CDATA[sindacati]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova strategia industriale posta in essere dalla FIAT pone domande e sfide nuove, a prescindere dal singolo caso di Pomigliano a tutti coloro che hanno a cuore la dignità della persona umana sul luogo di lavoro,]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attenzione della società civile in Italia è, in queste settimane estive, particolarmente attirata dai movimenti in corso nei partiti (rottura fra Berlusconi e Fini, nascita di &#8220;Futuro e Libertà&#8221;, costituzione di un&#8217;area di &#8220;responsabilità istituzionale&#8221; tra alcune forse moderate).</p>
<p>Senza voler apparire disattenti a ciò che sta avvenendo in politica, forse occorrerebbe che altrettanta, se non maggiore, attenzione fosse posta a ciò che si sta verificando nel campo delle relazioni industriali in Italia, soprattutto per iniziativa della nostra più grande industria, la FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino).</p>
<p>Si può  tentare a grandi linee un riepilogo di quanto è avvenuto.</p>
<p>La FIAT ha praticamene imposto, nello stabilimento di Pomigliano (storicamente affetto da un inadeguato livello di produttività) un accordo sindacale molto innovativo (rispetto alla consueta normativa dei contratti collettivi di lavoro) particolarmente in termini di flessibilità e di controllo della produttività.</p>
<p>Le organizzazioni sindacali (ad eccezione della CGIL/FIOM che ha anche sollevato dubbi non completamente infondati di legittimità costituzionale) hanno sottoscritto l&#8217;accordo come male minore e con l&#8217;obiettivo di salvare comunque lo stabilimento le cui attività sarebbero state altrimenti dismesse dalla FIAT e delocalizzate altrove (probabilmente al di là delle nostre frontiere).  Tale atteggiamento favorevole è stato anche determinato dall&#8217;essersi trovate in una posizione svantaggiosa nelle trattative a causa dell&#8217;impossibilità di sostenere un atteggiamento dei lavoratori non certo improntato agli obblighi di buona fede e di diligenza nel rapporto di lavoro (vedi i famigerati PRO, ovvero permessi per raccolta di olive o lo spropositato numero di permessi per attività di scrutatore durante l&#8217;orario di lavoro.</p>
<p>L&#8217;accordo in questione soggetto a referendum fra i lavoratori è stato poi approvato con una maggioranza del 62%, largamente inferiore alle attese.</p>
<p>Si pensava che la storia si fosse così conclusa e che comunque si riuscisse a circoscrivere il caso Pomigliano ed evitare che l&#8217;accordo sottoscritto divenisse un precedente per i successivi a livello nazionale.</p>
<p>Sembra che ciò non stia per verificarsi.</p>
<p>La FIAT, preso atto che la stretta maggioranza con la quale era stato approvato il referendum non l&#8217;avrebbe garantita da diffuse azioni di rivendicazione da parte della ampia minoranza (1/3 dei lavoratori), con conseguenti disagi sulla continuità della produzione e sul livello di produttività, ha deciso autonomamente una strategia ancora una volta innovativa, se non eclatante.</p>
<p>In primo luogo è stata costituita la Società &#8220;Fabbrica Italia Pomigliano&#8221; (la quale già nel nome richiama la possibilità di costituire altre aziende omonime modificando solo il nome della località geografica). Tale società, che non parteciperà alla Federmeccanica (confederazione delle industrie meccaniche aderenti alla Confindustria) provvederà a riassumere i dipendenti di Pomigliano della FIAT appositamente dismessi dalla FIAT stessa.</p>
<p>Essendo Fabbrica Italia Pomigliano non aderente alla Federmeccanica, non si applicheranno a tali dipendenti le norme del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, ma solo quelle (meno garantiste) inderogabili delle leggi di Stato e quelle future di un contratto collettivo aziendale che sarà negoziato in posizione di forza da parte aziendale.</p>
<p>E&#8217; prevedibile che il nuovo accordo contenga clausole fortemente limitative dei diritti di lavoratori e un forte ampliamento dei diritti dell&#8217;azienda in tema di produttività e di flessibilità, con particolare riferimento allo strumento degli straordinari (magari con un incremento dell&#8217;orario di lavoro ordinario) all&#8217;utilizzo dei giorni di ferie, alla normativa sulle malattie e indisposizioni, per terminare con le regole su assunzioni, turn over, licenziamenti, mobilità.</p>
<p>Una serie di considerazioni si rendono  questo punto necessarie.</p>
<p>In primo luogo ha sicuramente giocato in maniera favorevole alla iniziativa FIAT la assenza pressoché completa di azione della classe politica. Il Governo non procede ormai da mesi alla nomina di un nuovo Ministro dello Sviluppo economico (competente in materia come questa) ed è carente di ogni efficace politica industriale. L&#8217;opposizione gioca di rimessa facendo proprie vecchie parole d&#8217;ordine sessantottine e continuando a parlare di interventi dello Stato, interventi che presuppongono un aumento della spesa pubblica che, in questo momento di contingenza economica internazionale, non stanno né in cielo né in terra.</p>
<p>E&#8217; inoltre prevedibile che l&#8217;esempio della FIAT sarà a breve seguito da una larghissima parte delle aziende italiane e dalla totalità delle aziende multinazionali straniere operanti in Italia. Sarebbe assurdo pensare ad una FIAT le cui aziende &#8220;Fabbrica Italia&#8230;&#8221; potessero in esclusiva godere di una normativa sindacale molto più favorevole di quella vigente nelle altre aziende. E prevedibile che nel breve - medio periodo si perverrà ad una stabilizzazione normativa basata sulla piattaforma concordata per Fabbrica Italia Pomigliano. E&#8217; da rilevare che la Presidente della Confindustria E. Mercegaglia si sta già adoperando per gestire al meglio un futuro che si presenta alquanto turbolento anche per la stessa Confindustria.</p>
<p>C&#8217;è ancora da mettere in evidenza che sarebbe assolutamente sbagliato, oltre che razionalmente infondato mettere sul banco degli imputati la FIAT accusandola di muoversi in maniera tracotante senza tener conto della situazione italiana e dei tanti benefici da lei ricevuti in passato da parte dello Stato o, per dirla meglio, dei contribuenti italiani che l&#8217;hanno, a vario titolo (Cassa Integrazione, incentivi da rottamazione) aiutata in tempi passati.</p>
<p>La FIAT si sta muovendo in un modo perfettamente conforme alle moderne guidelines industriali in un mondo globale. Per poter reggere la competizione internazionale ha necessità, fra le altre cose, di poter produrre in maniera aderente alle richieste di mercato, con buoni livelli di qualità, a costi bassi. Per fare questo, e reggere pertanto la competitività internazionale, si trovava di fronte due alternative, o delocalizzare le attività produttive oltre frontiera (Est dell&#8217;Europa, Estremo Oriente&#8230;.) o modificare vigorosamente e radicalmente le modalità normative e produttive in Italia.</p>
<p>Sono state seguite entrambe le opzioni e comunque la seconda ha ancora da dispiegare (dopo Pomigliano) a breve altre conseguenze in situazioni analoghe.</p>
<p>Non si può assolutamente imputare alla FIAT (e alle altre aziende che necessariamente la seguiranno) un comportamento in larghissima parte dettato dalla esigenza di mantenersi competitiva nel marcato globale. Sarebbero state forse auspicabili modalità di condotta e di comunicazione più soffici e diplomatiche, ferma restando la sostanza del contenuto.</p>
<p>Certo il modello di sviluppo economico soggiacente alla visione del mondo industriale globale ha fra i suoi principi fondamentali due che meritano particolare attenzione:</p>
<ol type="1">
<li>il primato della finanza sull&#8217;economia e di      quest&#8217;ultima sulla politica, e quello conseguente del</li>
<li>primato della remunerazione del capitale (il      profitto) sulla componente umana del lavoro.</li>
</ol>
<p>Sono due principi che come Persona è futuro non possiamo accettare. La nostra, sulla base del pensiero &#8220;Personalistico&#8221; e della Dottrina Sociale Cristiana deve essere una precisa <strong>scelta di campo</strong> che restituisca, nel campo economico-finanziario-industriale, il primo posto alla dignità della persona umana.</p>
<p>Non dobbiamo e non possiamo guardare indietro, dobbiamo affrontare le sfide del mondo globale con occhi nuovi.</p>
<p>Come afferma Benedetto XVI nella Caritas in veritate, la crisi economica deve diventare <em>&#8220;occasione di discernimento e di nuova progettualità&#8221;</em> (par. 21) , occorrerà procedere ad una <em>&#8220;riprogettazione globale dello sviluppo&#8221;</em> (par. 23). Sarà richiesta una <em>&#8220;nuova e approfondita riflessione sul senso dell&#8217;economia e dei suoi fini, nonché una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo per correggerne le disfunzioni e le distorsioni&#8221;</em> (par. 32), tenendo sempre presente che <em>&#8220;il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l&#8217;uomo, la persona, nella sua integrità, autore, centro e fine di tutta la vita economica e sociale&#8221;.</em></p>
<p>Avanti pertanto con l&#8217;ideazione e l&#8217;attivazioni di nuovi e più adeguati strumenti contrattuali tendenti a regolamentare i rapporti di lavoro. Andrà bene accettare maggiore flessibilità, forse anche una certa dose di precarietà (se accompagnata da precise e serie modalità di riconversione per i lavoratori, si renderà pure probabilmente necessario acconsentire ad un ampliamento di tipi contrattuali a fronte dell&#8217;ampliamento dei modi di lavoro (es: lavoro mobile e lavoro da casa).</p>
<p>L&#8217;essenziale è mantenere fermo il primato della dignità della persona umana di fronte a quelle che, pur restando giuste e irrinunciabili, rimangono pur sempre esigenze di secondo ordine, quali la corretta remunerazione del capitale e il conseguimento di un equo profitto.</p>
<p>Dobbiamo conservare quella che il Papa chiama &#8220;la decenza&#8221; (ovvero la dignità) del lavoro.</p>
<p>Scrive il Papa: <em>&#8220;Che cosa significa la parola « decenza » applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l&#8217;espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa&#8221; </em>(par. 63).<em></em></p>
<p>E&#8217; sicuramente una sfida dura, impegnativa, difficile, una sfida che, essendo di natura globale, esige, non solo uno sforzo a livello nazionale, ma un impegno rivolto a raggiungere un coordinamento internazionale a livello non solo di sindacato, ma anche di Stati e di Unione di Stati (il pensiero corre in primis all&#8217;Unione Europea).</p>
<p>Riprendiamo le parole del <em>Papa &#8220;Urge </em><em>la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII. Una simile Autorità dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune, impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità. Tale Autorità inoltre dovrà essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a ciascuno la sicurezza, l&#8217;osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti&#8221;</em> (par. 67).</p>
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		<title>..la parte migliore&#8230;&#8230;.</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/07/18/la-parte-migliore.shtml</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 14:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Marta e Maria. relazioni personali]]></category>

		<category><![CDATA[persona è futuro]]></category>

		<category><![CDATA[personalismo]]></category>

		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il brano del Vangelo che ci racconta l'incontro di Gesù con Marta e Maria ci spinge a dare il primato alle relazioni personali prima che al successo materiale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em>Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Marta, invece era tutta presa, assorbita, da molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi abbia lasciato sola servire? Dille dunque che mi aiuti.”. Ma Gesù le rispose: “Marta, tu ti affanni e<span> </span>ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le verrà tolta”.<span> </span></em>(Luca 10,38-42).</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><em>“Maria si è scelta la parte migliore, che non le verrà tolta”: </em>che significato può avere una frase così lapidaria se proviamo ad innestarla e viverla nell’attuale periodo storico, nel quale il binomio “Marta-Maria” potrebbe oggi diventare simmetricamente per noi simbolo di “lavoro/affanno/rumore/stress - famiglia/amicizia/amore/silenzio” ?</p>
<p class="MsoNormal">Perché questa necessità di un’evidente contrapposizione tra due mondi/modi che in realtà dovrebbero armoniosamente coniugarsi per permettere alla persona di vivere e crescere, sviluppando le proprie capacità umane, i propri talenti che lo Spirito ha donato ad ogni essere umano e che la  Parola del Signore ci insegna a valorizzare e non a sotterrare?<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Eppure, il Vangelo stesso mette in evidenza il fatto che conciliare questo binomio è spesso difficile; e per l’uomo moderno potrebbe addirittura diventare impossibile.</p>
<p class="MsoNormal">Qui infatti sta il nocciolo del problema: nel timore cioè che non si parli più di “parte migliore o peggiore”, ma che la corretta relazione nei rapporti fra lavoro e famiglia, anche alla luce dei cambiamenti nello svolgimento della attività economica, si modifichi così radicalmente da non preservare e coltivare quella “parte migliore” che il Signore dice che non ci verrà tolta.</p>
<p class="MsoNormal">Eppure, proprio la Parola del Signore ci parla di “parte” che, in quanto tale, presuppone un’altra parte, un “resto”; il complesso dovrebbe formare l’unità dell’Essere.</p>
<p class="MsoNormal">Ed noi, quindi, che contributo possiamo dare alla ricerca di quest’unità ?</p>
<p class="MsoNormal">Oggi infatti, in un contesto economico globale, la nostra Marta (il mondo lavorativo) viene spinta – non certo solamente<span> </span>per la sua stessa sopravvivenza – a costruire ed alimentare un sistema sostenuto da una concorrenza sempre più globale e aggressiva, con l’obiettivo preminente, se non esclusivo, della massimizzazione del profitto. Il primo risultato di tale obiettivo è l’incremento ossessivo della produttività.</p>
<p class="MsoNormal">Di qui le caratteristiche di un lavoro<span> </span>che sconvolge il “tempo” - il tempo della vita, del passato, del futuro, del “sempre”, quale dono più prezioso della nostra vita: questo tempo che i greci si chiamavano “krònos”, proprio per distinguerlo da “kairòs”, il tempo fugace, opportuno, conveniente, la circostanza, l’occasione.</p>
<p class="MsoNormal">Di seguito, schematicamente, ecco le caratteristiche del nostro lavoro odierno, sempre più legato al “tempo-kairòs”, piuttosto che al “tempo-krònos”:</p>
<p class="MsoNormal">a) è svolto in una maniera sempre più rapida;</p>
<p class="MsoNormal">b) diventa sempre più complesso a fronte della continua evoluzione tecnologica;</p>
<p class="MsoNormal">c) richiede una continua flessibilità e disponibilità in termini sia spazio-temporali (viaggi, trasferimenti a tempo), che psicofisici (conversione professionale, mobbing, utilizzo spinto di macchinari/tecnologie)</p>
<p class="MsoNormal">d) invade più o meno silenziosamente il tempo dedicato al riposo, alla famiglia, alle amicizia, agli interesse personali.</p>
<p class="MsoNormal">Ormai, sempre più, nelle aziende private (ma il fenomeno comincia a estendersi anche a quelle pubbliche) sono stati violati spazi prima dedicati esclusivamente alla famiglia e ai rapporti personali. Esempi ricorrenti sono:</p>
<ol type="1">
<li class="MsoNormal">gli intervalli di mensa, spesso saltati o impiegati      in riunioni di lavoro o di formazione professionale (i “training lunch”);</li>
<li class="MsoNormal">le ore serali (dopo le 19,00) sempre più impiegate      per riunioni di lavoro (anche con l’uso di teleconferenze), anche talvolta      a causa della diversità di fuso orario;</li>
<li class="MsoNormal">le ore notturne, nelle quali sempre più spesso si      deve svolgere attività lavorativa per il giorno seguente;</li>
<li class="MsoNormal">i giorni festivi (con particolare riferimento alla      domenica) e le ferie, nei quali si lavora lo stesso, magari attraverso      l’uso di cellulari o di PC portatili, per rispondere alle pressanti      esigenze della odierna attività economica.</li>
</ol>
<p class="MsoNormal">Ovviamente il lavoro, nelle ore serali o notturne, nei giorni festivi o durante le ferie, complice spesso la tecnologia , “ruba” sicuramente tempo alla famiglia.</p>
<p class="MsoNormal">La cultura dominante non aiuta infatti nel trovare la giusta mediazione, portata com’è a ribadire l’importanza di valori come il successo sociale, il potere, la ricchezza materiake; in una parola ad affermare l’<span style="text-decoration: underline;">”avere”</span>, come contrapposizione<span> </span>ad altri valori quali il rispetto della persona umana, la famiglia, l’amicizia, il donarsi agli altri; quello cioè che nel Vangelo di Luca viene simboleggiato da Maria (in una parola l’ <span style="text-decoration: underline;">“essere”</span>).</p>
<p class="MsoNormal">Visto sotto questa luce l’episodio di Marta e Maria è illuminante.</p>
<p class="MsoNormal">Da una parte Marta è assorbita, tutta presa, affannata dal servizio. Unico suo obiettivo è fare le cose per bene e presto (in termini aziendali si potrebbe parlare di aumentare l’efficienza e la produttività).</p>
<p class="MsoNormal">Dall’altra parte c’è Maria unicamente presa dall’ascolto di Gesù. Unico suo obiettivo è la creazione e il mantenimento di un sano rapporto interpersonale di amicizia, che Gesù definisce “parte migliore”.</p>
<p class="MsoNormal">Con queste parole Gesù non intende, occorre dirlo con chiarezza, condannare il lavoro; Lui stesso ha invitato a “trafficare” i propri talenti, ha svolto il Suo lavoro di carpentiere, i Suoi apostoli e discepoli hanno lavorato (scrive S. Paolo: ”chi non lavora neppure mangi”). Nel disegno divino di redenzione l’uomo, attraverso la fatica del lavoro,<span> </span>contribuisce, seppure in una forma particolare, all’opera redentiva di Gesù. La professionalità ci permette di dare ai nostri fratelli il meglio di noi stessi come lavoratori, è un piacere e un obbligo, non una colpa.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration: underline;">Gesù con le parole “Maria ha scelto la parte migliore” condanna il lavoro nella misura in cui il lavoro stesso assorbe la totalità, o quasi, dell’esistenza di una persona, diventando un idolo a cui sottomettere tutte le altre dimensioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration: underline;">La “parte migliore”: il primato va - deve andare - al rapporto personale, che si manifesta e si costruisce principalmente nell’ambito familiare, per poi estendersi all’amicizia; ma questo rapporto è chiamato a svilupparsi anche nei rapporti con i colleghi e in tutti gli ambienti che frequentiamo per coltivare i nostri interessi personali</span>.</p>
<p class="MsoNormal">Anche il Vangelo ci conferma e ci sostiene nel nostro impegno come “Persona è futuro” a costruire una società fondata sul primato della persone e delle relazioni ad essa correlate.<span> </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Anziani, &#8230; pesi o opportunità?</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/07/02/anziani-pesi-o-opportunita.shtml</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 20:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>

		<category><![CDATA[Sviluppo economico]]></category>

		<category><![CDATA[Anziani]]></category>

		<category><![CDATA[beni relazionali]]></category>

		<category><![CDATA[economia civile]]></category>

		<category><![CDATA[occupazione giovanile]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può conciliare l'interesse dei giovani a trovare un'occupazione con quello delle famiglie a trovare un sostegno professionale nell'assistenza agli anziani?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em>Sottoponiamo nuovamente all&#8217;attenzione dei lettori un articolo già pubblicato nell&#8217;ottobre dello scorso anno, che non ha assolutamente perso di attualità (tutt&#8217;altro, nell&#8217;attuale contingenza economica!) e sul quale ci attendiamo commenti e contributi. </em></p>
<p class="MsoNormal"><span>Esiste un tema che, a nostro parere, è molto sentito nella società, in particolare in quasi tutte le famiglie e sul quale, invece, la classe politica è abbastanza assente.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un tema che anche le statistiche evidenziano (e non vale la pena qui di ricordarle) in quanto è sufficiente parlare in giro con amici o conoscenti di 50 / 60 anni, per prendere atto della sua esistenza.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal">Mi riferisco a quello dell&#8217;assistenza agli anziani che è diventato, dato il naturale elevarsi dell&#8217;età media di previsione di vita, un problema cruciale, insisto, diffuso in quasi tutte le famiglia (regolari o di fatto) in particolare in quelle dei ceti medi e popolari, che non possono disporre di un consistente reddito per far fronte a questa esigenza, ma neppure sono nelle condizioni di reddito previste per usufruire di decisive agevolazioni pubbliche.</p>
<p class="MsoNormal">Eppure forse esiste una soluzione (a base fortemente “personalistica” ovvero centrata sul primato della persona umana) solo che si provi ad alzare lo sguardo e a evidenziare alcune esigenze che possono forse essere conciliate e indirizzate a risolvere il tema di cui si scrive.</p>
<p class="MsoNormal">La prima è sicuramente quella di promuovere uno sviluppo economico che non si basi più sullo stimolo della massimizzazione del profitto e sull’incentivazione del possesso di beni materiali, ma che prenda finalmente atto che la felicità, una volta raggiunto un soddisfacente livello soddisfacente di reddito, è funzione esclusiva della saldezza e continuità di relazioni interpersonali soddisfacenti (i cosiddetti “beni relazionali”).</p>
<p class="MsoNormal">Non possiamo neppure dimenticare l’esigenza, sempre più urgente, di ridurre una spesa pubblica per assistenza che il più delle volte si concentra su ricoveri in RSA o nell’utilizzo di strutture pubbliche di assistenza domiciliare.</p>
<p class="MsoNormal">Ancora, è necessario evidenziare la necessità di trovare sbocchi di lavoro per i giovani cittadini italiani, ricorrendo magari anche a tipi di impieghi che in qualche modo rafforzino il dialogo interpersonale fra le generazioni in vista e a sostegno di quella alleanza intergenerazionale (richiamata anche da Benedetto XVI nella sua ultima enciclica) che è alla base di uno sviluppo del Paese equilibrato, consapevole della sua storia culturale e in linea con la stessa.</p>
<p class="MsoNormal">Da aggiungere, e non sicuramente per ultima, l’esigenza di restituire agli anziani la loro dignità di “persone”, non pesi per le giovani generazioni, ma anzi opportunità per lo sviluppo equilibrato della loro personalità.</p>
<p class="MsoNormal">E infine come non accennare alla necessità di alleviare finanziariamente e anche psicologicamente tante famiglie oggi al collasso per dover affrontare da sole problemi talvolta giganteschi? Una vera politica per la famiglia la si fa anche restituendo loro la serenità necessaria per un dialogo affettuoso e costruttivo fra coloro che la compongono, al riparo da tensioni nervose spesso distruttive dei legami parentali.</p>
<p class="MsoNormal">Lanciamo qui, come Laboratorio Persona è futuro una proposta, in parte provocatoria, sulla quale invitiamo tutti i nostri amici a confrontarsi con suggerimenti e critiche costruttive.</p>
<p class="MsoNormal">Affermiamo pertanto che la soluzione potrebbe essere trovata in una politica che, da una parte agevoli la costituzione di cooperative sociali di giovani cittadini italiani, aventi come fine primario l&#8217;assistenza (vogliamo dire meglio sostegno per evidenziarne la caratteristica di supporto a delle “persone”?) agli anziani residenti in casa con le loro famiglie, dall&#8217;altra finanzi parzialmente le famiglie di basso-medio reddito nel sostenere la spesa di tale &#8220;badanza&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal">Gli oneri di tale progetto potrebbero essere trovati compensando la riduzione della spesa sanitaria e tagliando alcune spese veramente esuberanti degli enti pubblici locali.</p>
<p class="MsoNormal">Saremo veramente lieti di ricevere contributi in proposito.</p>
<p class="MsoNormal">Cari saluti a tutti</p>
<p class="MsoNormal">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pomigliano e la FIAT</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/06/29/pomigliano-e-la-fiat.shtml</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 15:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Doria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Problemi sindacali]]></category>

		<category><![CDATA[Sviluppo economico]]></category>

		<category><![CDATA[economia]]></category>

		<category><![CDATA[Fiat]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Persona]]></category>

		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>

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		<description><![CDATA[Pomigliano posizione della FIAT, del Governo, e dei sindacati industriali e dei lavoratori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>Riceviamo dal socio Dott. Piero Doria e volentieri  pubblichiamo questo articolo, anche se non riflette la posizione unanime di Persona è futuro.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>Sarà molto gradita un&#8217;ampia discussione.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em>************************************************************************************</em></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Secondo quanto denunciato recentemente in televisione da numerosi operai della Fiat di Pomigliano, il Gruppo torinese avrebbe esercitato nei loro confronti, già da qualche tempo, alcune gravi forme di intimidazioni.</p>
<p class="MsoNormal"><span>Un fatto questo che, se accertato, porrebbe senza esitazioni la stessa Fiat ed il suo gruppo dirigente fuori dalla <em>legalità costituzionale</em></span><span>.</span></p>
<p class="MsoNormal">Infatti uno stato democratico come l’Italia che ritrova il suo fondamento giuridico nella Costituzione democratica, non può assolutamente tollerare che al suo seno, nelle istituzioni pubbliche e private, nelle aziende, ecc., si affermino azioni in palese contrasto con i dettami della Legge Fondamentale.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Ma ancora più grave è apparsa, questa volta palese (referendum), la forma di ricatto esercitata nei confronti degli operai di Pomigliano, già stretti da una condizione ambientale poco favorevole, i quali, dopo aver investito tutto sul loro lavoro (mutuo, famiglia, ecc.), si sono trovati costretti a dover decidere se perdere tutto o accettare condizioni lavorative in palese violazione dei diritti fondamentali della persona.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>E tutto ciò è avvenuto, è bene non dimenticarlo, con la piena solidarietà dei vertici di Confindustria alla Fiat, con il silenzio colpevole del Governo (il che dimostra da quale parte batta sempre il cuore) e l’incapacità ormai cronica del sindacato, sempre più diviso, di difendere i diritti dei lavoratori.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Questa triste vicenda ha mostrato al mondo intero il volto brutto della Fiat. Quello che, in poche parole, possiamo così sintetizzare: «Cari operai di Pomigliano o accettate di essere sfruttati, o andiamo a sfruttare i polacchi!».</p>
<p class="MsoNormal">Eppure il Gruppo torinese avrebbe dovuto dimostrare un pò di riconoscenza nei confronti di un Paese e di un Popolo che tanto ha dato alla Fiat, a partire dai finanziamenti di nuovi stabilimenti nel Sud (Lecce, Avellino, Melfi, ecc.), ai continui incentivi e rottamazioni, all’acquisto di auto statali (Polizia, Carabinieri, ecc.), al mantenimento del monopolio dell’auto in Italia, al pagamento della cassa integrazione anche quando venivano redistribuiti i dividendi tra gli azionisti, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.</p>
<p class="MsoNormal">Oggi, però, la Fiat ha la possibilità di cancellare dalla sua storia questa brutta pagina. Chieda scusa agli operai di Pomigliano e all’Italia ed avvii finalmente nuove trattative ponendo al centro della sua azione, come insegna la «Caritas in veritate», la persona umana e non il profitto a tutti i costi e senza condizioni.</p>
<div><span><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>In difesa della Carta Costituzionale</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/06/20/in-difesa-della-carta-costituzionale.shtml</link>
		<comments>http://www.personaefuturo.it/2010/06/20/in-difesa-della-carta-costituzionale.shtml#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 07:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Doria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Costitizione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Carta Costituzionale della Repubblica mantiene ancora viva la sua attualità e va difesa contro opportunistici attacchi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p class="MsoNormal"><span>Ha sessantadue anni la nostra Costituzione e dobbiamo essere grati ai nostri Padri Costituenti per averci preservato dall’ennesima deriva autoritaria redigendo una Carta nella quale l’equilibrio tra poteri è essenziale e dove i centri del potere sono separati (Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale, Governo, Parlamento, Magistrature) e raggiungono tutta l’Italia (Regioni, Provincie, Comuni).</span></p>
<p class="MsoNormal">A distanza di alcuni decenni dalla sua approvazione, la Carta Costituzionale sembra ritrovare la sua attualità proprio oggi al cospetto di un personaggio che, insofferente dell’autonomia della Magistratura dal potere politico e della libertà di stampa (ma si vedano anche i contrasti con Presidenza delle Repubblica e Corte Costituzionale), veri dogmi democratici, chiede per sè sempre maggiori poteri, inserendosi in questo modo nel solco dei grandi dittatori di tutti i tempi, compresa la modifica della Legge Fondamentale.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Ma sappiamo bene, come la Storia ci insegna, che la concentrazione dei poteri in una sola persona o Istituzione ha sempre determinato un deficit di libertà per i cittadini di quel triste Paese. Ecco perchè i nostri Padri Costituenti idearono questo bilanciamento dei poteri, proprio per evitare che si verificasse di nuovo ciò che avvenne in Italia con il Fascismo.</p>
<p class="MsoNormal">E, dobbiamo dirlo, la nostra Costituzione sta davvero funzionando bene, nonostante dall’altra parte vi sia una maggioranza larga e decisa a procedere anche annichilendo e mortificando la funzione parlamentare con i voti di fiducia.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Tuttavia non è l’oggi che mi preoccupa, il tempo è implacabile anche per i Presidenti del Consiglio, ma l’eventuale sfondamento della porta Costituzionale che aprirebbe la strada a futuri figuri. E su questo punto non possono esserci dubbi! La difesa della nostra Costituzione è la difesa delle nostre libertà, delle nostre conquiste democratiche e del futuro dell’Italia come Paese libero e democratico.</p>
<div><span><br />
</span></div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Privacy e dintorni</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/06/14/privacy-e-dintorni.shtml</link>
		<comments>http://www.personaefuturo.it/2010/06/14/privacy-e-dintorni.shtml#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 10:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Iangoni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<category><![CDATA[bavaglio]]></category>

		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

		<category><![CDATA[privacy]]></category>

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		<description><![CDATA[Il D. Lgs 196/03 ha consolidato e innovato la normativa sulla privacy. Ma la tutela della privacy è stata spesso male interpretata e utilizzata nella società civile italiana.
Tale equivoco si riscontra anche oggi nel Decreto legislativo sulle intercettazioni in esame al Parlamento. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">La tutela giuridica della “privacy”, scarsa e insufficiente nella normativa dei Codice Civile, si è andata vieppiù ampliando nel corso degli anni sia per via giurisdizionale, mediante sentenze di interpretazione estensiva emesse dalla magistratura, sia mediante la statuizione di norme prima su argomenti specifici e poi finalmente consolidate nel cosiddetto “Codice della privacy” ovvero il Decreto legislativo 196/03.</p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo della tutela della privacy è stata portata avanti particolarmente dai settori della cultura liberale che vedevano nel precedente ordinamento una visione ormai superata dei rapporti fra diritti degli individui e sicurezza sociale, troppo sbilanciata verso il secondo corno e rivolta seppur indirettamente a conservare valori se non pregiudizi di una società culturalmente ancora in ritardo.</p>
<p class="MsoNormal">Non è un caso che il Primo Presidente dell’Autority sulla Privacy, l’ente preposto a garantire l’osservanza di quanto previsto dal D. Lgs 196/03, fosse un emerito giurista, noto anche per le sue tendenze omosessuali, in un periodo in cui gli omosessuali ancora in parte si nascondevano in quanto considerati, per la mentalità comune, quasi cittadini di serie B.</p>
<p class="MsoNormal">Occorre proclamare con fermezza che la tutela della privacy può essere ritenuta una conquista della società italiana, come contributo fondamentale ad un ampliamento della tutela della libertà personale e allo sviluppo di una maggiore uguaglianza fra i cittadini.</p>
<p class="MsoNormal">Ma la società civile italiana ha ben interpretato e correttamente recepito il valore reale della privacy o, come talvolta capita nella nostra Nazione, ha utilizzato i diritti attribuiti dal D. Lgs 196/03 solo in chiave individualistica e ai confini del lecito?</p>
<p class="MsoNormal">Non è che la privacy, a parte pochi casi, sia invocata soprattutto da chi ha qualcosa di poco chiaro da nascondere, a partire da piccoli illeciti anche di carattere tributario, per finire alle grandi ricchezze (forse anche nascoste), alle pesanti evasioni fiscali, ai gravi illeciti anche nei rapporti con la Pubblica Amministrazione?</p>
<p class="MsoNormal">Non è che ai normali cittadini, che non hanno nulla da nascondere e che si comportano in linea con la legge, della privacy importa poco o, meglio, importa che sia tutelata nella maniera giusta?</p>
<p class="MsoNormal">Non è che la privacy è diventata nel nostro Paese un business, con studi legali impegnati a studiare e a negoziare clausole contrattuali sempre più articolate, e con corsi (perlopiù a pagamento) attivati sia per fornire i primi elementi che per aggiornare gli utenti sulle ultime novità in materia?</p>
<p class="MsoNormal">Sono domande, anche provocatorie, sulle quali un confronto può essere aperto.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Recentemente il Governo ha proposto un Decreto legislativo che, proprio a partire dalla tutela della privacy, contiente misure che limitano la facoltà di intercettare e che puniscono severamente la pubblicazione delle intercettazioni, con particolare riferimento a quelle non coperte da segreto istruttorio in quanto non direttamente inerenti al compimento di un reato.</p>
<p class="MsoNormal">Non entro nel merito di quella parte della legge che limita la facoltà di intercettare. E’ difficile trovare il giusto equilibrio fra le esigenze della privacy e quelle di una efficace persecuzione dei reati. Non posso peraltro sottacere quanto prima rilevato e cioè che la privacy viene spesso invocata per difendersi meglio da legittime indagini della magistratura.</p>
<p class="MsoNormal">Viene in mente anche che una esagerata divulgazione e pubblicazione di conversazioni e notizie, di carattere meramente privato, solo a fini di scoop o per incrementare le vendite o per motivazioni squisitamente politiche, può aver offerto il destro a qualcuno per proporre una normativa sulle intercettazioni fortemente sbilanciata a favore della tutela della privacy.<span> </span><span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Quello che nessuna persona che abbia a cuore la cultura liberal democratica può accettare è la pesante sanzione che viene stabilita contro gli editori e i giornalisti che pubblichino il contenuto delle intercettazioni violate.</p>
<p class="MsoNormal">Una prima considerazione riguarda il comportamento dilettantistico di chi non pensa che, in un mondo globale, non è più possibile bloccare la diffusione di informazioni, Tutti hanno ancora in testa le immagini, captate dalle videocamere del cellulari, delle dimostrazioni dei manifestanti in Iran o in altri Paesi totalitari, nonostante i divieti dei Governi.</p>
<p class="MsoNormal">Ma la considerazione più importante riguarda la difesa del diritto del giornalista ad ottenere informazioni ed a pubblicarle, fermo restando solo quanto stabilito dalle norme penali in tema di calunnia, ingiuria o diffamazione. E’ un diritto fondamentale che va difeso con forza come fondamentale per la nostra democrazia!</p>
<p class="MsoNormal">Non vanno puniti giornalisti o editori, va punito chi, avvocato, magistrato, ausiliario di giustizia, fornisce loro le informazioni vietate. E va punito esemplarmente perché si tratta di persone (in particolare nel caso di magistrati) che esercitano una funzione vitale per il buon funzionamento del sistema democratico e per l’ordinato svolgersi della vita sociale. <span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sarebbe bello confrontarsi sul tema su questo sito. </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Anche la croce soggetta ai sondaggi?</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/05/25/anche-la-croce-soggetta-ai-sondaggi.shtml</link>
		<comments>http://www.personaefuturo.it/2010/05/25/anche-la-croce-soggetta-ai-sondaggi.shtml#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 May 2010 07:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[croce]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

		<category><![CDATA[scudocrociato]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si può decidere sulla base dei sondaggi se azzerare la croce da simbolo di un partito. la croce assume una valenza etica e culturale oltre che religiosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Con un annuncio che ha lasciato sconcertati, il leader dell’UdC Casini ha proposto di cancellare lo scudocrociato dal simbolo del nuovo soggetto politico di centro, il cosiddetto Partito della Nazione che, peraltro, dovrebbe rimanere un partito di ispirazione cristiana (anche se un po’ attenuata&#8230;.).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nessun esponente politico che si rispetta avrebbe l’ardire di avanzare una proposta come questa (che veramente appare come una reale soluzione di discontinuità rispetto al passato), senza essere certo che la maggioranza della base del suo partito la approverebbe e che, anzi, questa decisione gli permetterebbe di acquisire simpatie aggiuntive.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sicuramente Casini è in possesso di sondaggi riservati che sosterrebbero la sua posizione. Ormai, e in questo ha ragione il Presidente della Camera Fini, le scelte politiche si basano sui sondaggi, non sui valori né tantomeno sugli effetti a medio-lungo termine delle scelte medesime.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Eppure ci sarebbe un buon precedente per evitare di decidere anche una questione come questa in base ai sondaggi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Circa 2000 anni fa un presunto Re dei Giudei fu messo in croce, sulla base di una decisione assembleare e pressoché unanime del popolo di Gerusalemme, in quanto aveva osato dichiararsi Figlio di Dio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Una volta morto in croce sul Golgota, dopo essere stato soggetto ai lazzi e agli scherni dei più, se si fosse fatto un “sondaggio” sulla possibilità di una continuazione del suo messaggio e della comunità dei suoi seguaci, quante sarebbero state le opinioni favorevoli? Sicuramente poche se non nessuna. Eppure la Fede in quella Persona dura ancora oggi dopo 2000 e più anni e ha dominato (e dominerà) la storia del mondo!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si può capire la proposta di Casini di dare un “taglio” con ogni collegamento, anche di immagine, con la Democrazia Cristiana, partito che ha governato l’Italia per molta parte dell’ultima metà dello scorso secolo,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>ma la cui esperienza è forse irripetibile nell’attuale epoca, in presenza di contesti culturali e socio-economici radicalmente diversi. Veramente lo scudocrociato potrebbe andare in pensione ed essere ricordato per i meriti (e alcune ombre) nei confronti della Nazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma è giusto che la croce come simbolo culturale vada in pensione? Questo è il punto nodale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Essa oltre ad essere il segno riconoscitivo dei Cristiani, rappresenta di sicuro una valenza significativa per tutti gli uomini di volontà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dal gesto di Cristo che sale e muore in Croce, con un atto di donazione, libera, infinita e incommensurabile, per riconciliare l’umanità con Dio e farle la sua pienezza di essenza, discende anche una ben chiara etica ed una condivisibile cultura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In primo luogo la scelta della croce si configura come una <strong><span style="color: #0000ff;">scelta di libertà</span></strong>, libertà da tutti i poteri e i condizionamenti esterni, sempre possibili e esistenti, che cercano di distrarci da ciò che abbiamo scelto come vero, bello e buono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma ancora la croce evidenzia il <strong><span style="color: #0000ff;">primato dato al bene di molti</span></strong> (nel caso di Cristo di tutti) rispetto al benessere individuale; è una decisione che può non pagare a breve ma che si rivela vincente per se stessi e per la comunità nel medio-lungo periodo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La croce si coniuga perfettamente con il <strong><span style="color: #0000ff;">senso di responsabilità</span></strong>, con la capacità cioè di tener fede, con coerenza e con tenacia, agli impegni liberamente assunti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ancora la croce dimostra come il successo, la realizzazione dei propri obiettivi, passa attraverso una fase di fatica, di impegno profondo, di salita controcorrente, chiamata con una parola fuori moda <strong><span style="color: #0000ff;">“sacrificio”,</span></strong> una fase transitoria ma necessaria che forgia la persona e la lancia verso la piena realizzazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E infine la croce, con le braccia aperte e distese, si configura come <strong><span style="color: #0000ff;">simbolo di dialogo</span></strong>, di confronto, come capacità di saper andare all’essenziale per conseguire la più ampia comunione possibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La croce è questo per tutti gli uomini di buona volontà, e forse anche altro..</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma non è di questa etica, di questa cultura, fondata su libertà, bene comune, responsabilità, sacrificio, dialogo, ciò di cui l’Italia, e anche l’Europa oggi hanno proprio bisogno?.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Abbiamo di fronte a noi una etica e una cultura che propugnano:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 48pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 48.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">1.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">      </span></span><span style="font-size: small;">la libertà come possibilità di inseguire ad ogni costo il nostro piacere materiale;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 48pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 48.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">2.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">      </span></span><span style="font-size: small;">il benessere (o meglio, il tornaconto) individuale come metro prevalente di giudizio sul nostro comportamento;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 48pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 48.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">3.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">      </span></span><span style="font-size: small;">l’ubbidienza immediata agli stimoli emotivi come strada da seguire indipendentemente dalle conseguenze e dagli effetti delle decisioni emotivamente assunte;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 48pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 48.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">4.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">      </span></span><span style="font-size: small;">la fuga dal sacrificio e la ricerca del guadagno e del successo senza fatica come via per inseguire alcuni modelli umanamente squallidi (veline, tronisti, alcuni uomini di sport&#8230;) ma venduti alle nostra parte emotiva come “storie di successo”;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: -18pt; margin: 0cm 0cm 0pt 48pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 48.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-list: Ignore;"><span style="font-size: small;">5.</span><span style="font: 7pt &quot;Times New Roman&quot;;">      </span></span><span style="font-size: small;">la lite come modalità normale di gestione del conflitto e l’arroganza e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la prepotenza come strumenti di vittoria, anche quando si sa di essere nel torto. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">L’etica e la cultura oggi dominante sono frutto di questi elementi e continuano ad essere seguiti, anche se la conseguente crisi morale e soprattutto quella economica (figlia della prima) sono devastanti e sotto gli occhi di tutti quello che ancora vogliono pensare e vedere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E allora lasciamo pure andare in pensione lo storico scudocrociato, ma teniamoci ben stretta l’immagine della croce, magari come parte di un simbolo più ampio e dal molteplice significato. La cultura, l’etica e il modo di far politica, sottesi alla croce, possono essere ora perdenti, ma sicuramente non lo saranno nel medio-lungo periodo. </span></p>
<p><span></p>
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		<title>Aiuto per una più agevole lettura della &#8220;Caritas in veritate&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 08:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Colona</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cristiani e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Sviluppo economico]]></category>

		<category><![CDATA[benedetto xvi]]></category>

		<category><![CDATA[Carità politica]]></category>

		<category><![CDATA[Dottrina sociale Chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[personalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Schema di una possibile lettura della Caritas in veritate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di seguito lo schema utilizzato  dal nostro Consigliere e Tesoriere <strong>Giuseppe Colona</strong> per le sue riflessioni tenute a diversi gruppi e dirette a stimolare ed ad agevolare la lettura dell&#8217;ultima enciclica di Papa Benedetto XVI  &#8221;Caritas in veritate&#8221;. </em></p>
<p><em>Lo stesso schema può essere utilizzato da chiunque voglia leggere con profitto l&#8217;enciclica, il cui approfondimento può essere di grande utilità a tutte le persone pensanti, indipendentemente dal fatto che siano credenti o non credenti.</em></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Carità e verità</strong></p>
<p class="MsoNormal">Carità e verità hanno origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta (1); Agàpe e Logos; Amore e Parola; si manifestano in Cristo (3)</p>
<p class="MsoNormal">Carità e verità sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo (1)</p>
<p class="MsoNormal">La carità è sintesi della Legge; è principio delle micro e delle macro-relazioni (2)</p>
<p class="MsoNormal">La carità si compiace della verità (1 Cor 13,6); san Paolo raccomanda veritas in caritate (Ef 4,15)</p>
<p class="MsoNormal">La carità va illuminata dalla verità (2); senza verità la carità scivola nel sentimentalismo (3)</p>
<p class="MsoNormal">La verità è Logos che crea dia-logo; <span> </span>va accreditata e autenticata dalla carità (2); la verità è garanzia di libertà (Gv 8,32)</p>
<p class="MsoNormal">L’intelligenza perviene alla verità attraverso la luce della ragione e della fede (3), ambiti cognitivi distinti ma sinergici (5); i rischi di una ragione senza fede e di una fede senza ragione (74)</p>
<p class="MsoNormal">La verità non è prodotta da noi, ma trovata o, meglio, ricevuta (34)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Carità nella verità per lo sviluppo</strong></p>
<p class="MsoNormal">La carità è oggi disattesa in ambito sociale, giuridico, economico, culturale, politico per difetto di verità (2); il relativismo (empirismo, scetticismo) ha effetti disgregatori sulla società (5);</p>
<p class="MsoNormal">La carità nella verità è la principale forza propulsiva per lo sviluppo (1)</p>
<p class="MsoNormal">L’annuncio di Cristo è il primo e il principale fattore di sviluppo (8)</p>
<p class="MsoNormal">Il Vangelo è elemento fondamentale per lo sviluppo: Cristo svela pienamente l’uomo all’uomo (18)</p>
<p class="MsoNormal">Tra evangelizzazione e promozione umana (sviluppo, liberazione) ci sono legami profondi (15)</p>
<p class="MsoNormal">L’adesione ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo (4)</p>
<p class="MsoNormal">La carità è la via maestra della Dottrina Sociale della Chiesa (2); la  DSC è caritas in veritate in re sociali (5)</p>
<p class="MsoNormal">La carità eccede la giustizia (nella logica del dono e del perdono), ma non è mai senza giustizia; la giustizia è la misura minima della carità (6)</p>
<p class="MsoNormal">Il bene comune è legato al vivere sociale; carità politica è prendersi cura delle istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale; la città dell’uomo è chiamata a prefigurare la città di Dio (7)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Che cos’è lo sviluppo?</strong></p>
<p class="MsoNormal">Far uscire i popoli dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche, dall’analfabetismo; sviluppo economico, sociale, politico (21)</p>
<p class="MsoNormal">L’autentico sviluppo (11); deve essere integrale, volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo; se non è integrale, lo sviluppo non è vero (18)</p>
<p class="MsoNormal">L’uomo è costitutivamente proteso verso l’essere di più (14)</p>
<p class="MsoNormal">L’uomo non si sviluppa con le sole proprie forze; presunzione dell’auto-salvezza; le istituzioni da sole non bastano (11); messianismi carichi di promesse, ma fabbricatori di illusioni (17)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Che c’entra la vocazione?</strong></p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo integrale è anzitutto vocazione (11)</p>
<p class="MsoNormal">Il progresso è, nella sua scaturigine e nella sua essenza, una vocazione; ogni uomo è chiamato a uno sviluppo perché ogni vita è vocazione (16)</p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo nasce da un appello trascendente ed è incapace di darsi da sé il proprio significato ultimo (16)</p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo non è solo deliberazione umana, ma vocazione (52)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Quali sono la condizioni per lo sviluppo?</strong></p>
<p class="MsoNormal">La libertà (17), in particolare religiosa (29), che non è indifferentismo (55); se Dio non trova posto nella sfera pubblica (56*)</p>
<p class="MsoNormal">La verità; quando Dio viene eclissato cominciamo a non riconoscere lo scopo e il bene (18)</p>
<p class="MsoNormal">La carità; la fraternità per superare il sottosviluppo (19)</p>
<p class="MsoNormal">Interazione fra diversi livelli del sapere umano; il sapere non è solo opera dell’intelligenza: va condito con il sale della carità (30); la ricerca scientifica cresca insieme alle valutazioni morali; allargare il concetto di ragione (31)</p>
<p class="MsoNormal">Il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, nella sua integrità (25); la fame dipende da scarsità di risorse sociali (27)</p>
<p class="MsoNormal">L’economia e la finanza hanno bisogno dell’etica per il loro corretto funzionamento (45); diritti e doveri (43)</p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo non sarà mai garantito da strutture; è impossibile senza uomini retti, operatori economici e uomini politici, che mirano al bene comune (71)</p>
<p class="MsoNormal">I media possono contribuire allo sviluppo a condizione che … (73)</p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo deve comprendere anche una crescita spirituale e morale della persona umana (76)</p>
<p class="MsoNormal">La maggior forza a servizio dello sviluppo è un umanesimo cristiano (78), fiducia in Dio, fraternità in Cristo, amore e perdono, accoglienza (79)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Quali remore allo sviluppo?</strong></p>
<p class="MsoNormal">L’esclusivo obiettivo del profitto rischia di distruggere ricchezza (finanza speculativa, sfruttamento sregolato) (21); supersviluppo dissipatore e consumistico, eccessiva protezione della conoscenza, specie in campo sanitario (22)</p>
<p class="MsoNormal">Ottica economica ristretta al breve – brevissimo termine (32)</p>
<p class="MsoNormal">Viene fatta passare come progresso una mentalità antinatalista (controllo demografico, aborto, sterilizzazione) e per l’eutanasia (28); non è la crescita demografica causa di sottosviluppo (44)</p>
<p class="MsoNormal">È cresciuta la ricchezza mondiale, ma anche le disparità (22); l’aumento delle povertà erode il capitale sociale (relazioni di fiducia, rispetto delle regole) con negativi riflessi anche economici (32)</p>
<p class="MsoNormal">Dazi doganali alle merci dei Paesi poveri (33)</p>
<p class="MsoNormal">L’isolamento (53); la mancanza di inclusione relazionale (54)</p>
<p class="MsoNormal">Ideologia tecnocratica; la tecnica in sé è ambivalente (14); la mentalità tecnicistica fa coincidere il vero con il fattibile (70); confusione fra fini e mezzi (71)</p>
<p class="MsoNormal">Il rischio delle biotecnologie contro l’uomo; la questione antropologica (75)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Come può la logica del dono essere funzionale allo sviluppo?</strong></p>
<p class="MsoNormal">Lo sviluppo economico, sociale, politico ha bisogno di fare spazio al principio di gratuità (34)</p>
<p class="MsoNormal">La logica del dono deve trovar posto nella normale attività economica (36)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Il mercato</strong></p>
<p class="MsoNormal">Se limitato alla logica del dare e del ricevere (giustizia commutativa), il mercato non riesce a produrre quella coesione sociale di cui ha bisogno per funzionare (35); il mercato non deve essere il luogo della sopraffazione del forte sul debole (36)</p>
<p class="MsoNormal">Separare l’agire economico (per produrre ricchezza) da quello politico (per distribuirla) causa scompensi e diseconomie (36), acuite dalla globalizzazione (37*); non dare per avere da un lato e dare per dovere dall’altro (39)</p>
<p class="MsoNormal">Possano operare nel mercato anche iniziative economiche con fini mutualistici e sociali (38); forme economiche solidali (39); area intermedia fra profit e non profit (46)</p>
<p class="MsoNormal">La responsabilità sociale del consumatore (66)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Quale il ruolo degli imprenditori?</strong></p>
<p class="MsoNormal">Investire ha sempre una valenza morale (40)</p>
<p class="MsoNormal">L’imprenditore si senta responsabile a lungo termine (40)</p>
<p class="MsoNormal">Responsabilità sociale dell’impresa; la delocalizzazione (40)</p>
<p class="MsoNormal">È prioritario l’obiettivo dell’accesso al lavoro (32); che il lavoratore possa dare il proprio apporto come se lavorasse in proprio (41); il lavoro decente (63)</p>
<p class="MsoNormal">Etica e buoni risultati sono compatibili e mai da disgiungere (65)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>La globalizzazione</strong></p>
<p class="MsoNormal">Esplosione dell’interdipendenza planetaria (33)</p>
<p class="MsoNormal">Il superamento dei confini non è solo un fatto materiale, ma culturale (42)</p>
<p class="MsoNormal">La globalizzazione non è buona o cattiva in sé (42)</p>
<p class="MsoNormal">Il dialogo interculturale parte dall’identità, altrimenti eclettismo, relativismo, omologazione (26)</p>
<p class="MsoNormal">L’unità del genere umano, la comunione fraterna è una con-vocazione (34)</p>
<p class="MsoNormal">Orientare la globalizzazione in termini di relazionalità, e condivisione (42) (53)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Criteri per la cooperazione internazionale</strong></p>
<p class="MsoNormal">Centralità della persona; coinvolgimento e dinamiche di inclusione; macroprogetti e microprogetti; monitorare i risultati; solidarietà della presenza; burocratici organismi internazionali (47)</p>
<p class="MsoNormal">Principio di sussidiarietà e non assistenzialismo (57); la solidarietà (58); il rispetto delle culture (59); pro e contro del turismo internazionale (61); migrazioni (62)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Criteri per l’ambiente</strong></p>
<p class="MsoNormal">La natura ci è donata (48)</p>
<p class="MsoNormal">Destinazione universale dei beni; responsabilità verso le generazioni future; rispetto degli equilibri del creato (48); accaparramento delle risorse energetiche e di acqua (49); riconoscere i benefici di risorse ambientali (Selva) (50)</p>
<p class="MsoNormal">Puntare a un nuovo stile di vita (no edonismo, consumismo, guerre); non bastano incentivi o disincentivi: serve una complessiva tenuta morale della società (51)</p>
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