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	<title>Persona è futuro</title>
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	<description> Laboratorio per la Costituente di Centro</description>
	<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:56:31 +0000</pubDate>
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		<title>Regole da rispettare e valutazioni politiche</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[democrazia]]></category>

		<category><![CDATA[rispetto regole]]></category>

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		<description><![CDATA[Ferma la necessità del principio di rispetto delle regole, rimarrà comunque sempre opportuna e legittima una valutazione politica delle conseguenze pratiche della applicazione delle stesse]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em>Il seguente articolo rappresenta solo l&#8217;opinione personale dell&#8217;autore, e non necessariamente il pensiero comune del Laboratorio &#8220;Persona è futuro&#8221;.</em></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Le regole, poste dall’ordinamento giuridico a fondamento dell’ordinato sviluppo di una comunità civile, <strong>vanno sempre rispettate</strong>, con la eccezione del diritto di obiezione di coscienza per quelle regole che sono percepite come gravemente illegittime in quanto lesive della vita o della dignità personale di un essere umano.</p>
<p class="MsoNormal">Il rispetto delle regole costituisce la prima norma di quell’ <span style="text-decoration: underline;">etica sociale condivisa</span> che è a fondamento della stessa possibilità di esistenza di un qualsiasi gruppo sociale, a maggior titolo di una Nazione che voglia considerarsi tale.</p>
<p class="MsoNormal">Il vero cancro che sta corrodendo il sistema politico, economico, sociale e civile della nostra Italia è la pratica soppressione di questa norma fondamentale.</p>
<p class="MsoNormal">Non solo il trasgredire (o per usare un termine di moda, il bypassare) le regole è diventato un costume diffuso ma, e questo è ancora più grave, viene considerato bravo (o per dirla con i giovani “fico”) chi riesce a raggiungere un obiettivo personale, a scapito del bene comune, trasgredendo le regole e restando impunito.</p>
<p class="MsoNormal">Questo accade dagli illeciti più piccoli (come quelli relativi alle regole per salire e scendere negli autobus, o ai divieti di sosta) a quelli più gravi concernenti gli illeciti fiscali o i reati.<span> </span>Non basta aumentare le norme che stabiliscono illeciti, o incrementare multe o pene quando è opinione diffusa che quelle multe e quelle pene non verranno applicate e che i comportamenti illeciti non saranno sanzionati ma, in qualche modo (amnistia, condono, prescrizione&#8230;) sanati.</p>
<p class="MsoNormal">Il primo compito fondamentale dei cittadini onesti e competenti, che ancora tengono alla dignità nazionale, è lottare per ripristinare, nelle <span style="text-decoration: underline;">coscienze</span> prima ancora che nel diritto, l’obbligo del rispetto delle regole poste a difesa del bene comune.</p>
<p class="MsoNormal">Persona è futuro dovrà essere in prima linea in questa lotta di carattere fondamentalmente etico.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Sottolineato questo con estrema chiarezza (e anche amarezza) non si può prescindere anche dal dire che le conseguenze del rispetto delle regole possono (in qualche caso, devono) essere oggetto di <span style="text-decoration: underline;">valutazioni politiche.</span></p>
<p class="MsoNormal">In tal senso sono pienamente d’accordo con il comportamento del nostro Capo dello Stato nel recente caso relativo al salvataggio di alcune liste elettorali del Centro destra.</p>
<p class="MsoNormal">Pochi (fra i quali uno dei pochi italiani ben valutati, guarda caso, più all’estero che in Italia, Giuliano Amato, politico ma anche costituzionalista di levatura internazionale) hanno osservato che, in assenza del salvataggio di quelle liste<span style="text-decoration: underline;">, si rischiava una assenza di rappresentatività democratica,</span> dei Governatori e Consiglieri regionali eletti nel Lazio e in Lombardia.</p>
<p class="MsoNormal">Mi piace ricordare che non avrebbe potuto esprimere liberamente il proprio voto una grande parte del corpo elettorale, pari a circa il 40% nel Lazio e a forse più del 50% in Lombardia.</p>
<p class="MsoNormal">Il rispetto formale delle regole (compito ineludibile e non forzabile della Magistratura indipendente) avrebbe condotto ad una situazione politica in contrasto sostanziale con la volontà degli elettori. Questa è stata sicuramente la <strong>valutazione politica</strong> che ha spinto il Capo dello Stato a controfirmare il Decreto di legge “interpretativo” predisposto dal Governo.</p>
<p class="MsoNormal">Sicuramente avrà anche pesato sul comportamento di Giorgio Napolitano la riflessione che l’assenza di uno sbocco elettorale a legittime opinioni politiche avrebbe potuto portare, specialmente in Lombardia (dove sarebbe stata esclusa una gran fetta dell’elettorato con una forte connotazione territoriale) a sbocchi diversi e pericolosi come potenziali tumulti di piazza.</p>
<p class="MsoNormal">In un momento delicato come questo, quando non siamo ancora usciti da una pesantissima crisi economica e la nostra Nazione, specialmente dopo l’insorgere delle gravi difficoltà finanziarie in Grecia e in Spagna, è sotto l’occhio attento dei mercati internazionali e delle agenzia di rating, appare saggio ogni comportamento tendente a rassicurare gli animi, sia all’interno che all’estero, circa la permanenza di una salda coesione sociale.</p>
<p class="MsoNormal">Sotto questo punto di vista viene spontaneo rammaricarsi delle mancata scuse all’elettorato presentare dal partito di maggioranza relativo, come la scarsa chiarezza dell’opposizione moderata nel trovare una soluzione politica al “pasticcio”.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">A prescindere da quanto successo, rimane ferma e improrogabile l’esigenza di un grande sforzo educativo nazionale nel ripristinare la condivisione di una forte etica sociale a partire dal principio fondamentale del rispetto delle regole e della conseguente punizione per chi le trasgredisce.</p>
<p class="MsoNormal">Un grande sforzo che, oltre a esprimersi attraverso le “agenzie” a questo preposte (famiglia, scuola, comunità religiose) dovrà coinvolgere personalmente tutti i cittadini onesti e competenti.</p>
<p class="MsoNormal">Si tratta di una immane fatica controcorrente ma una fatica inderogabile se si vuole far uscire l’Italia dal un disgraziato circuito vizioso che ci sta portando al sottosviluppo culturale ed economico.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Roma 8 marzo 2010</p>
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		<title>Innovazione tecnologica e sviluppo civile</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/03/04/innovazione-tecnologica-e-sviluppo-civile.shtml</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>

		<category><![CDATA[Laboratorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Laboratorio “Persona è futuro” è lieto di invitare soci e simpatizzanti all&#8217;incontro &#8220;ICT, sviluppo &#38; innovazione: prospettive di sviluppo e di occupazione nella società dell&#8217;informazione&#8221;, organizzato dal Centro Studi Tocqueville-Acton in collaborazione con il nostro Laboratorio, l&#8217;Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l&#8217;Occupazione (O.S.E.C.O), l&#8217;Associazione Culturale &#8220;Cento Giovani&#8221;.
L&#8217;incontro si terrà a Roma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span><span>Il </span><strong>Laboratorio “Persona è futuro”</strong><span> è lieto di invitare soci e simpatizzanti all&#8217;incontro &#8220;ICT, sviluppo &amp; innovazione: prospettive di sviluppo e di occupazione nella società dell&#8217;informazione&#8221;, organizzato dal Centro Studi Tocqueville-Acton in collaborazione con il nostro Laboratorio, l&#8217;Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l&#8217;Occupazione (O.S.E.C.O), l&#8217;Associazione Culturale &#8220;Cento Giovani&#8221;.</span></span></p>
<p><span>L&#8217;incontro si terrà a Roma il 12 marzo p.v. alle ore 18,00 presso la sede O.S.E.C.O., via E. Albertario n.56.</span></p>
<p><span>Interverranno:</span><br />
<span>Ing. </span><strong>Francesco Saverio Profiti</strong><span>, Responsabile Innovazione e New Media del Centro Studi Tocqueville-Acton</span><br />
<span>Ing. </span><strong>Carlo Viola</strong><span>, Vice coordinatore e Responsabile del settore &#8220;Innovazione tecnologica&#8221; di Laboratorio &#8220;Persona è futuro&#8221;</span><span> </span><br />
<span>Avv. </span><strong>Michele Gerace</strong><span>, Presidente O.S.E.C.O.</span></p>
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		<title>De Rerum Innovarum</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/02/21/de-rerum-innovarum.shtml</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 18:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Viola</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>

		<category><![CDATA[Laboratorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Spero che verrò perdonato per aver fatto il verso al titolo di una enciclica tanto famosa quanto cruciale come l&#8217;enciclica &#8220;De Rerum Novarum&#8221; ma, volendo parlare di innovazione, è stato inevitabile notare alcune affinità tra l&#8217;epoca attuale e quella in cui fu scritta la lettera enciclica: ora come allora l&#8217;evoluzione tecnologica è di portata e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span>Spero che verrò perdonato per aver fatto il verso al titolo di una enciclica tanto famosa quanto cruciale come l&#8217;enciclica &#8220;<em>De Rerum Novarum</em>&#8221; ma, volendo parlare di <em><span style="text-decoration: underline;">innovazione</span></em>, è stato inevitabile notare alcune affinità tra l&#8217;epoca attuale e quella in cui fu scritta la lettera enciclica: ora come allora l&#8217;evoluzione tecnologica è di portata e velocità tale che i contemporanei fanno fatica a percepirne le conseguenze sui piani sociali, economici e politici nel momento in cui avvengono.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Probabilmente per lo stesso motivo nessuno di noi si meraviglierebbe immaginando un ipotetico lettore che, dopo aver letto questo articolo con il suo dispositivo portatile, si collega ad un social network per commentarlo e condividerlo con i suoi amici, da lì scopre che i suoi amici andranno ad un concerto di musica classica, naviga nel web alla ricerca di un biglietto per lo stesso concerto, lo acquista pagando con una transazione finanziaria on line, riceve una mail di conferma con il posto assegnato ed infine guarda su una mappa on line l&#8217;ubicazione e il percorso da fare per giungere sul posto.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Proiettandoci in uno scenario di futuro molto vicino, lo stesso ipotetico lettore potrebbe continuare le sue attività sociali on line, delegando a software intelligenti l&#8217;onere di scandagliare il web alla ricerca del biglietto, completare la transazione finanziaria con la propria banca, scegliere il mezzo e il percorso ottimali per arrivare in tempo al concerto in base ai dati di traffico ricevuti automaticamente e magari, nel frattempo, inviare i dati della sua pressione arteriosa al medico di base.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>L&#8217;innovazione sta viaggiando ad una velocità tale che è possibile esercitarsi a immaginare scenari di futuro molto prossimo in cui ciascun aspetto della nostra vita sarà modificato dalla tecnologia, a partire dai concetti di identità - che sarà anche (e forse soprattutto) elettronica e per questo passibile di essere &#8220;rubata - di privacy - e qui gli esempi sono sotto gli occhi di tutti - fino alle sfere della socialità e del lavoro come ad es. la distinzione tra attività lavorativa e tempo libero: già oggi <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/02/16/news/lavorare_meno_lavorare_sempre_ecco_come_cambieranno_le_nostre_vite-2315026/" target="_blank">qualcuno </a>ipotizza che la possibilità di essere sempre connessi renderà non più separabili i due momenti.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Cambiamo ora scenario e proviamo ad immaginare un potenziale lettore che vive in un paesino di qualche area rurale magari del sud d&#8217;Italia, disoccupato con un tasso di alfabetizzazione informatica bassa e che, oltre ad essere interessato a &#8220;<a title="Persona è Futuro" href="http://www.personaefuturo.it" target="_blank">Persona è Futuro</a>&#8220;, abbia bisogno di un certificato dalla propria amministrazione locale per potersi iscrivere alle liste di disoccupazione. E&#8217; abbastanza verosimile immaginare che il secondo potenziale lettore non saprebbe utilizzare il dispositivo portatile del primo, e se anche lo sapesse fare, non potrebbe comunque utilizzarlo nè per leggere il sito di &#8220;<em>Persona è Futuro</em>&#8221; - probabimente perchè nella sua area non sono presenti i collegamenti telematici necessari per far funzionare il dispositivo portatile - nè per richiedere il certificato dal momento che le amministrazione locali che erogano servizi avanzati in forma telematica sono una vera rarità.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Questa premessa non voleva essere, quindi, un&#8217;introduzione alle magnifiche sorti e progressive che l&#8217;innovazione potrà portare con sè nè un tentativo di prevederne i rischi ma una sollecitazione per avviare una discussione sul modo in cui l&#8217;innovazione dovrebbe essere guidata per evitare che nell&#8217;attuale società, e ancora di più in quelle future, possano coesistere due situazioni quali quelle descritte sopra.</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span>Appare, infatti, evidente che i fenomeni tecnologici abbiano proceduto guidati esclusivamente da criteri economico-finanziari e che l&#8217;attuale classe politica non è stata capace di percepire per tempo la portata e le conseguenze dell&#8217;innovazione tecnologica o, perlomeno, di effettuare interventi per ridurre gradualmente la forbice tra i settori che facevano da traino dell&#8217;innovazione e il resto della società.</span></div>
<p style="text-align: justify;"><span>Anche i provvidementi più recenti - come quelli di informatizzare la PA <em>ex- lege</em> - per quanto encomiabili danno l&#8217;impressione di essere false partenze perchè privi di una strategia, una visione sistemica del problema e appaioni destinati, nell&#8217;arco di poco tempo, a far parte delle tante &#8220;innovazioni&#8221; rimaste sulla carta, considerando anche che le stesse Pubbliche amministrazioni sono spesso prive delle infrastrutture minime e delle competenze per erogare servizi telematici basilari.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Occorre, perciò che sia la cosidetta società civile a fornire idee, soluzioni e proposte per cercare di formulare una strategia che consenta di agganciare al treno dell&#8217;innovazione pezzi via via sempre più ampi della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Scopo di questo articolo, e di altri che seguiranno sul sito, non è quello di proporre una ricetta preconfezionata per affrontare il problema ma offrire spunti di analisi, provovazioni e, perché no? anche qualche contributo praticabile.</p>
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		<title>Il dialogo parte dell&#8217;ascolto (attivo..)</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/02/12/il-dialogo-parte-dellascolto-attivo.shtml</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[ascolto]]></category>

		<category><![CDATA[ascolto attivo]]></category>

		<category><![CDATA[dialogo]]></category>

		<category><![CDATA[Laboratorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c'è dialogo, ma solo scambio di comunicazioni unilaterali, se le parti non si pongono in uno scambio profondo e attivo di quanto l'altro ci vuole comunicare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Anche oggi la maggior parte dei politici e degli uomini di cultura parla di dialogo, di esigenza di confronto costruttivo, e poi, subito dopo si torna alla lite, al gridare le proprie ragioni, al ridicolizzare quelle dell’altro, talvolta anche all’offesa personale.</p>
<p class="MsoNormal">Cosa è che non va, perché il dialogo non decolla.</p>
<p class="MsoNormal">Forse anche noi di Persona è futuro, che facciamo del primato della dignità della persona umana la nostra bandiera, possiamo permetterci qualche riflessione.</p>
<p class="MsoNormal">Uno dei fondamenti del personalismo è che ogni “persona” non è un oggetto da comprendere e magari catalogare nelle nostre etichette (conservatore, progressista, aperto, integralista, fascista, comunista, berlusconiano, maschilista &#8230;..), bensì un “soggetto” di vita, unico, profondo, aperto ad una piena libertà, capace di realizzazione solo nella più intima relazione con le altre persone.</p>
<p class="MsoNormal">Per dirla in maniera breve ogni persona è un mistero.</p>
<p class="MsoNormal">Un mistero per sua natura non lo si può capire usando i soliti metodi di comprensione. Lo si può<span> </span>cercare di comprendere entrando in contatto con lui in maniera umile, cercando di eliminare i nostri precedenti schemi mentali, ponendosi in ascolto.</p>
<p class="MsoNormal">Ecco l’ascolto è la parola fondamentale, il dialogo con le altre persone non può che iniziare dall’ascolto. Se il dialogo cominciasse dal comunicare la nostra (presunta) verità, vorrebbe dire che dall’altro non ci aspettiamo nulla, che già conosciamo quello che vuol dire, che l’altro non è un mistero.</p>
<p class="MsoNormal">Certo, anche se il dialogo parte dall’ascolto reciproco, qualcuno deve cominciare a parlare. Ma questo inizio deve essere appunto un inizio, un fornire un primo contributo alla ricerca reciproca, un dare un primo materiale abbozzato per ascoltare subito dopo l’altro.</p>
<p class="MsoNormal">Cosa vuol dire ascolto?</p>
<p class="MsoNormal">Non vuol dire mettersi a sentire l’altro dando quasi per scontato tutto quello che dirà e pensando solo a preparare la replica.</p>
<p class="MsoNormal">Non vuol dire neppure cercare di incasellare la posizione dell’altro nei nostri schemi di riferimento in maniera da favorire la nostra comprensione.</p>
<p class="MsoNormal">Ognuno di noi ha giustamente delle griglie mentali che ci aiutano a immagazzinare le informazioni che riceviamo in maniera strutturata per permetterci poi di riutilizzarle nel modo migliore. Etichette, abitudini mentali, modi standard di comportarsi, pregiudizi sono utili ma non devono diventare mai ostacoli per comprendere compiutamente e integralmente ciò che l’altro ci vuole dire.</p>
<p class="MsoNormal">La scienza della comunicazione ci avverte che i nostri schemi riferimento ci aiutano certo a capire con maggior velocità ma ci fanno facilmente correre il rischio di incorrere in “distorsioni cognitive”, ossia di inquinare il reale pensiero comunicato dall’altro con i nostri pregiudizi e le nostre riflessioni. E’ come se vedessimo un oggetto con l’uso di occhiali che distorcono l’immagine, noi certo vediamo l’oggetto, ma non come esso è, bensì come ci appare attraverso gli occhiali.</p>
<p class="MsoNormal">L’ascolto ci impone di metterci di fronte al mistero.</p>
<p class="MsoNormal">Una persona che vuole veramente ascoltare:</p>
<ul type="disc">
<li class="MsoNormal">fa il vuoto dentro di sé,</li>
<li class="MsoNormal">non dà nulla per scontato,</li>
<li class="MsoNormal">scaccia i propri pregiudizi,</li>
<li class="MsoNormal">non pensa a repliche mentre l’altro parla,</li>
<li class="MsoNormal">si concentra sull’interlocutore,</li>
<li class="MsoNormal">magari, quando la comunicazione dell’altro ha      termine, cerca di ripetergliela con proprie parole per verificare di aver      compreso bene.</li>
</ul>
<p class="MsoNormal">Nella scienza della comunicazione questo tipo di ascolto lo si definisce “attivo” e viene usato (o meglio, è previsto che venga usato) in tutte le professioni in cui il rapporto con l’altro è essenziale (psicologo, conciliatore, negoziatore, magistrato, poliziotto&#8230;).</p>
<p class="MsoNormal">L’ ascolto attivo è difficile, prevede uno sforzo continuo, un allenamento tenace, ma è l’unica modalità affinché il dialogo non sia solo uno scambio di comunicazioni unilaterali, bensì uno confronto reciproco interpersonale.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">Anche su questo fronte il pensiero del Personalismo dimostra di non essere vuoto sfoggio culturale, ma aiuto concreto allo svolgersi della vita reale, compresa l’attività politica.</p>
<p class="MsoNormal">L’impegnarsi sul diffondere la pratica dell’ascolto attivo <span> </span>è un compito essenziale di chi si riconosce nei princìpi di “Persona è futuro.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il valore della Dottrina sociale della Chiesa</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/02/02/valore-della-dottrina-sociale-della-chiesa.shtml</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 00:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Doria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cristiani e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[Cattolici e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

		<category><![CDATA[cristiani]]></category>

		<category><![CDATA[dottrina]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[La dottrina sociale della Chiesa si rivela, anche a livello culturale, una fonte di conoscenza per la complessa realtà del mondo attuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>Chi si accosti alla politica, soprattutto se cattolico, non può farlo a prescindere da un consolidato bagaglio culturale appreso studiando sui libri. La cultura, infatti, è qualcosa di diverso dalla informazione: la prima nasce sui banchi di scuola e si consolida e si perfeziona nel corso degli anni sulla base delle proprie inclinazioni professionali; la seconda, invece, si apprende dalla lettura dei giornali. Ma la seconda rimane incompleta e debole se non è supportata dalla prima.</span></p>
<p class="MsoNormal">Oggi, purtroppo, per la grave crisi della istituzione scolastica, le cui responsabilità andrebbero seriamente e approfonditamente indagate, c’è poca cultura e molta cattiva informazione, a partire purtroppo dagli scranni parlamentari.</p>
<p class="MsoNormal">Quali sono allora le soluzioni?</p>
<p class="MsoNormal">Antropologicamente parlando non vedo molte soluzioni, anzi per dire il vero ne vedo una sola: ritornare alla Cultura con la C maiuscola. Quella, vale a dire, che rende ciascuno di noi libero e sicuro delle proprie convinzioni e che ci fa preferire, per esempio, la croce di Cristo alle zucche di halloween.</p>
<p class="MsoNormal">Se non fosse eccessivamente riduttivo per gli insegnamenti dei Pontefici, sarebbe da dire che l’attualità della dottrina sociale della Chiesa, in perfetta continuità con il bimillenario magistero ecclesiastico, riposa proprio sulla Cultura con la  C maiuscola e sulla capacità di lettura del proprio tempo senza gli inquinamenti della informazione di parte.</p>
<p class="MsoNormal">Esiste un documento, a questo proposito, che conferma a posteriori, purtroppo, tutto questo. Si tratta della lettera enciclica «Rerum novarum» di Leone XIII del 1891, che ha dato l’avvio alla dottrina sociale della Chiesa.</p>
<p class="MsoNormal">In quel documento il papa metteva ben in evidenza i pericoli e le conseguenze che avrebbe avuto per il genere umano una traduzione dal piano teorico al piano pratico delle dottrine socialiste e comuniste. Ma quanti uomini del suo tempo lessero e compresero quella enciclica. La Storia, come sappiamo, alcuni decenni dopo ha dato ragione a Leone XIII. Ma quanti morti! Quante sofferenze!</p>
<p class="MsoNormal"><span>Ai papi, ai Vescovi, alla Chiesa Cattolica non piace avere ragione dopo contando i morti; piace avere ragione prima salvando le vite, quelle vite che accoglie tutte come dono di Dio.</span></p>
<p class="MsoNormal">Ancora un papa, Paolo VI, nel 1967 metteva in guardia il mondo contro lo sviluppo iniquo e che anzi, come scriveva nella «Popolorum progressio», non si sarebbe nemmeno potuto parlare di sviluppo se questo non avesse riguardato tutto il genere umano.</p>
<p class="MsoNormal">La recente crisi economica mondiale ha dimostrato ancora una volta la drammatica condizione e fragilità dell’uomo e dei suoi sistemi di fronte ai grandi avvenimenti della storia solo apparentemente imprevedibili, ma che sconvolgono la vita di centinaia di milioni di persone.</p>
<p class="MsoNormal">Quel richiamo forte e fermo di Paolo VI, «lo sviluppo è il nome nuovo della pace», attende ancora di essere accolto.</p>
<p class="MsoNormal">Oggi, poi, l’attuale pontefice Benedetto XVI, superate alcune ingiustificate e prevenute diffidenze iniziali con la pubblicazione della sua prima lettera enciclica «Spe salvi», si è imposto con la sua dottrina all’attenzione del mondo divenendo un punto di riferimento irrinunciabile.</p>
<p class="MsoNormal">Ecco perchè ogni qualvolta si preannuncia l’uscita di qualche importante documento pontificio di Benedetto XVI, o anche qualche suo libro, la curiosità e l’attesa, soprattutto da parte del mondo della cultura, cresce. Perchè ormai è diffusa la consapevolezza, così come avveniva per Paolo VI, di ascoltare è leggere da papa Ratzinger cose sempre nuove e mai scontate; e perchè la Cattedra di Pietro rappresenta oramai una delle ultime fiammelle di luce e di cultura rimaste ancora accese nel mondo, dove tutto o quasi è finalizzato e direi sacrificato per creare nuove ricchezze, a tal punto che neppure il timore per gli imminenti pericoli denunciati dagli scienziati sulla salute del pianeta è riuscito a produrre un minimo di ravvedimento tra i potenti della Terra (leggi Copenaghen).</p>
<p class="MsoNormal">Papa Ratzinger nella sua ultima enciclica, «Caritas in Veritate», sulla dottrina sociale della Chiesa, ha tracciato, in perfetta continuità con i suoi predecessori, le linee guida per ristabilire una esatta gerarchia dei valori ponendo al centro di essi la persona. Ma non si è fermato qui! Egli ha infatti proposto, come già aveva fatto Giovanni XXIII, la Istituzione di una Autorità politica mondiale che, come ha scritto il papa, «dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune, impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità (Caritas in Veritate, n. 67)».</p>
<p class="MsoNormal"><span> L’augurio è che, contrariamente a quanto avvenuto per Leone XIII e Paolo VI, i potenti della Terra non solo leggano questo importante documento, ma lo facciano anche proprio e che si possa finalmente dire che la Chiesa ha avuto ragione prima e non dopo.</span></p>
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		<title>Quale futuro per la politica?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 23:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Parisi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi interrogo sovente su cosa oggi la politica sia in grado di dare a chi decide di impegnarsi come parte attiva nella società.
La rivoluzione socio-politica degli inizi degli anni Novanta ha destabilizzato non tanto lo scenario dell’epoca (le giovani classi erano già formate e fortificate sulla base delle vecchie ideologie) quanto gli anni avvenire in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi interrogo sovente su cosa oggi la politica sia in grado di dare a chi decide di impegnarsi come parte attiva nella società.</p>
<p>La rivoluzione socio-politica degli inizi degli anni Novanta ha destabilizzato non tanto lo scenario dell’epoca (le giovani classi erano già formate e fortificate sulla base delle vecchie ideologie) quanto gli anni avvenire in maniera profonda e assai preoccupante. </span></p>
<p>L’idea della politica che oggi si ha è che, purtroppo, sia diventata un mestiere al pari di altri, cui ripiegare da parte dei tanti, troppi, nulla facenti che si ritrovano adulti senza professione, cultura e quant’altro, e che si riscoprono, folgorati anch’essi sulla via di Damasco, interessati al governo della cosa pubblica;<span> </span>se poi aggiungiamo che tale mestiere è assai remunerato e prestigioso allora l’illuminazione è totale. E così vediamo le aule dei consigli comunali e provinciali affollati da una eterogenea fauna di giovinotti di buone speranze che, tra un grossolano errore di grammatica e di storia,<span> </span>un congiuntivo di meno e un condizionale di troppo, una frase-fatta, ricca di pathos e colma di demagogia, letta anzi ascoltata chissà dove e citata a casaccio, sgomitano affannosi per conquistare un posto a quell’ormai tiepido e pallido sole che la politica odierna sa dare. Per fortuna questi parolai politicanti, ma non politici, non sono ancora la maggioranza ma, avendo il fortunoso consenso di un elettorato sempre più distratto, scoraggiano chi vorrebbe e potrebbe dire qualcosa di più costruttivo.</span></p>
<p>In vero non è che l’immagine che proviene dalle sedi istituzionali più prestigiose sia assai migliore! La realtà locale è solo microcosmo di quella nazionale. Basti pensare all’ indolenza che serpeggia nelle sedi regionali o a ciò cui assistiamo nelle prestigiose aule istituzionali del nostro Parlamento.</p>
</p>
<p>Di tanto in tanto sfugge al <em>filtro</em> assai minuto e scrupoloso delle redazioni televisive (il termine censura dicono sia anacronistico in uno Stato democratico di informazione libera ma è, in vero, l’unico che rende assai bene il concetto) qualche immagine poco edificante dei nostri più alti rappresentanti che, tra baruffe, insulti, ceffoni e urla si destreggiano, dicono, nell’assai nobile e antica arte della politica.</span></p>
</p>
<p>Già, arte! Chi ha avuto la fortuna, per motivi anagrafici, di vivere nella cosiddetta prima repubblica ha imparato che la politica è davvero un’arte, forse la più nobile e, come tale, è espressione dell’ingegno più alto e illuminato: l’arte del dialogo, della capacità di coagulare ideologie diverse nel comune interesse al bene sociale che, talvolta, assurge ai ranghi più nobili di <em>“scienza del possibile”</em>.</span></p>
<p>Una politica fatta da uomini le cui gambe hanno sorretto e affermato grandi idee e dottrine. Un servizio al di sopra di ogni interesse personale, in favore e per conto di tutte le classi sociali, dalle più indigenti alle più agiate.</p>
<p>Il sistema pentapartitico che ha governato negli ultimi quindici anni circa della prima repubblica non era nato come il frutto di <em>inciuci</em> nella logica di una spartizione partitistica di affari e poteri, ma piuttosto come la volontà di coagulare e dare espressione a tutte le più eterogenee ideologie e culture, dalla liberale, al socialismo, a quella cattolica-democratica in cui la società si identificava. Semmai è degenerato in seguito.</p>
</p>
<p>La realtà di oggi appare assai diversa. Il panorama politico si presenta diviso in due schieramenti contrapposti, calderoni delle più variegate correnti di pensiero, impossibilitati per costituzione a stare insieme e trovare un trait-de’ union, ma che soggiacciono ad una forzata convivenza, di fatto alchimia di ideologie senza identità che genera solo un’imbarazzante confusione. Consentitemi l’irriverente paragone con quelle coppie separate ma conviventi per amore dei figli. Con le giuste analogie, in questo caso i figli saremmo noi elettori che ben volentieri faremmo a meno di questa forzata innaturale convivenza, di questo sacrificio che nessuno ha mai chiesto.</p>
<p>Ho sempre pensato che a ogni grande movimento, coalizione o partito, debba corrispondere una delle grandi culture su cui si è costruita la storia del nostro Paese. Ma ciò che oggi traspare dal panorama politico genera solo confusione e smarrimento. Non esiste più l’orgoglio dell’appartenenza partitica, né ideologica;<span> </span>si avverte la mancanza di leader, sapienti e saggi, lungimiranti e forti; una crisi umana oltre che di pensiero.</p>
<p>Mi chiedo perché sussista ancora il timore a riaffermare quelle antiche dottrine, fondamento del nostro sistema politico, cancellate, ma mai sopite, con la violenza delle indagini giudiziarie sotto l’egida di un ordine autonomo dello Stato.</p>
<p>Possono cambiare i vecchi partiti, ma non le culture di cui quei partiti sono stati espressione. Si sente il bisogno forte e sempre più crescente di ritornare ad una politica aperta a tutti, non espressione elitaria di un potere economico che diviene pertanto potere politico, ma voce e rappresentanza di tutti i frammenti di una società equilibrata e omogenea. All’ombra di quali ideologie le nuove classi di oggi dovranno formare il loro bagaglio culturale?</p>
<p>La politica è ancora servizio per la società? È ancora arte nobile?</p>
<p>A questo in vero non so rispondere. Chi come me si è formato in un contesto dove la mediazione ed il dialogo hanno permesso punti d’incontro tra culture diverse, non trova elementi validi che gli permettano un’analisi attenta e serena. Quello che so è che la stagnante situazione attuale porta di fatto alla paralisi politica, un lusso che questo Paese oggi non può certamente permettersi.</span></p>
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		<title>Sistema elettorale e modello di sviluppo</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2010/01/17/sistema-elettorale-e-modello-di-sviluppo.shtml</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Laboratorio]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[Sviluppo economico]]></category>

		<category><![CDATA[modello di sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Persona]]></category>

		<category><![CDATA[sistema elettorale]]></category>

		<category><![CDATA[stile di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sistema elettorale non è neutro nei confronti di un determinato modello di sviluppo. Se si vuole un sistema proporzionale puro, occorre pervenire alla condivisione di uno stile di viya diverso da quello attuale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: left;"><em>Il presente articolo non rappresenta una posizione condivisa di &#8220;Persona è futuro&#8221; ma vuole essere una costruttiva provocazione per un positivo confronto fra tutti gli amici.</em></p>
<p class="MsoNormal" align="center">
<p class="MsoNormal" style="text-align: left;">Il moderno sviluppo economico appare caratterizzato dalla produzione di massa di beni materiali in un mondo in cui il mercato è globale e i<span> </span>confini nazionali risultano sempre più evanescenti se non addirittura inesistenti.</p>
<p class="MsoNormal">La concorrenza fra imprese non si gioca più a livello di singolo Paese ma a livello globale e la concorrenza non esige più solo l’efficienza e la produttività delle singole aziende ma anche quella dei sistemi politici ed economici nazionali.</p>
<p class="MsoNormal">Sulla base di questi presupposti e coerentemente con essi sembrerebbe possibile affermare che i meccanismi costituzionali e politici di elaborazione, formazione e gestione dei processi decisionali pubblici dovrebbero sempre più adeguarsi a criteri di efficienza e di rapidità per poter sostenere appropriatamente ed efficacemente lo sviluppo economico dei singoli Paesi.</p>
<p class="MsoNormal">Non è un caso l’affermarsi, sempre più prepotente, nei Paesi europei di sistemi elettorali che premiano la stabilità governativa mediante ricorso a meccanismo maggioritari o uninominali o locali (sbarramenti, premi di maggioranza, metodo uninominali secco, configurazione dei collegi elettorali ecc.).</p>
<p class="MsoNormal">Non è un caso che il sistema proporzionale puro non ha avuto grande rilievo negli ultimi decenni, proprio perché ha sicuramente la capacità di fotografare il Paese ma danneggia la sua capacità di processi decisionali rapidi ed efficienti.</p>
<p class="MsoNormal">Ne deriva la necessità di compensare con l’accrescimento dei diritti di liberta e civili, sia a livello individuale che collettivo<a name="_ftnref1"></a>, le perdite in termini di partecipazione dovute al progressivo abbandono dei sistema proporzionali</p>
<p class="MsoNormal">Questa tesi da me sostenuta con vigore, è stata sempre combattuta dalla grande maggioranza dei miei amici italiani dell’area politica di Centro. Pur continuando a difenderla, mi sono chiesto se la stessa non necessitasse di un ulteriore approfondimento.</p>
<p class="MsoNormal">E’ vero che la sostenibilità della concorrenza industriale ed uno sviluppo economico adeguato in un mondo globale presuppongono la necessità di un sistema politico-costituzionale-elettorale più sbilanciato sul lato decisionistico che su quello partecipativo.</p>
<p class="MsoNormal">Ma è anche vero che questo tipo di produzione e di sviluppo sia il migliore sotto il punto di vista della crescita integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini, sia in altre parole pienamente compatibile con il principio inderogabile del pieno rispetto della dignità della persona umana?</p>
<p class="MsoNormal">La crescita della forbice fra popoli e Paesi ricchi e poveri, l’aumento di fenomeni di dissoluzione a livello individuale (suicidi, depressioni ecc.)<span> </span>e collettivo (forte calo della tensione etica generale,<span> </span>aumento dei crimini ecc.), il degrado ambientale, non ultima la attuale crisi economica e finanziaria (nata proprio da una sovraesposizione dei meccanismi dell’attuale tipo di sviluppo), suscitano più di un dubbio.</p>
<p class="MsoNormal">Non è che magari l’attuale modello di sviluppo e i conseguenti stili di vita hanno qualche alternativa più valida?</p>
<p class="MsoNormal">Non è che puntare all’aumento del possesso dei beni relazionali (famiglia, amicizia, sostegno comunitario, partecipazione di massa a progetti sociali, beni pubblici) crea maggiore felicità del possesso di beni solo materiali, una volta superata la soglia di una certa agiatezza?</p>
<p class="MsoNormal">Non è che rallentare il ritmo della nostra vita ci permette di portarla avanti con una maggiore serenità e con una attenzione più adeguata ai bisogni e agli interessi personali e di chi ci sta incontro?</p>
<p class="MsoNormal">Non è che i buoni rapporti con i familiari e belle rete di amici e di conoscenti valgono di più del possesso dell’ultimo cellulare o televisore a schermo piatto o dell’ “automobilina” per i figli?</p>
<p class="MsoNormal">Se le risposte a queste domande sono positive (e nel mio caso lo sono), mi sembra che se ne debbano dedurne della conseguenze anche a livello strutturale politico.</p>
<p class="MsoNormal">Diventa non più essenziale reggere la concorrenza economica degli altri Paesi in quanto si potrebbe accettare una riqualificazione dello stile di vita, <span> </span>a seguito di una revisione degli obiettivi, dei meccanismi finanziari di sostegno, e delle strutture economiche locali e nazionali.</p>
<p class="MsoNormal">C’ è ampio materiale, in sede di letteratura economica, su temi quali la decrescita, la felicità, lo sviluppo sostenibile che meriterebbe di essere riletto con altri occhi e, soprattutto, applicato con coerenza, nel caso che si decidesse di cambiare prospettiva generale sul tipo di sviluppo economico e di stile di vita desiderato.</p>
<p class="MsoNormal">Sembrerebbe a questo punto ridursi di molto la suaccennata esigenza di efficienza e di produttività del sistema politico-costituzionale ribilanciandolo con l’esigenza di dare maggiore spazio ai bisogni espressi ed alle variegate necessità delle varie porzioni, sociali e territoriali, di popolazione. In questa prospettiva appare logica una rivalutazione del sistema elettorale proporzionale come il più adatto a soddisfare queste necessità. L’importante è che si prenda pienamente coscienza delle conseguenze economiche e sociali.</p>
<p class="MsoNormal">Mi piacerebbe proprio leggere altri commenti su questo tema appena accennato e che meriterebbe ben altri approfondimenti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span><span> </span><span> </span></p>
<p class="MsoNormal">
<div>
<div id="ftn2"></div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>I valori non negoziabili nelle alleanze con i cattolici</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 22:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Giustini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cristiani e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[cattolici]]></category>

		<category><![CDATA[centro]]></category>

		<category><![CDATA[coerenza]]></category>

		<category><![CDATA[cristiani]]></category>

		<category><![CDATA[Etica sociale]]></category>

		<category><![CDATA[Persona]]></category>

		<category><![CDATA[udc]]></category>

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		<description><![CDATA[“Non sono interessata a partecipare a questa corsa per accreditarsi verso il mondo cattolico. Non sono credente e non ho cambiato idea. Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese.”
Sono affermazioni di Mercedes Bresso, candidata alla riconferma alla presidenza della Regione Piemonte, in una famosa intervista a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic;">“Non sono interessata a partecipare a questa corsa per accreditarsi verso il mondo cattolico. Non sono credente e non ho cambiato idea. Se mai decidessi di convertirmi, ma lo escludo, non abbraccerei certo la religione cattolica. Diventerei valdese.”</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: 1em;">Sono affermazioni di Mercedes Bresso, candidata alla riconferma alla presidenza della Regione Piemonte, in una famosa intervista a &#8220;La Stampa&#8221; del 30 settembre 2005. &#8220;Ero seria, non era una provocazione&#8221;, ha confermato la Bresso - con riferimento alla battuta sui Valdesi - confessandosi al &#8220;Corriere della Sera&#8221; del 24 febbraio 2009 (da un articolo di <a href="http://facebook.com/massimointrovigne">Massimo Introvigne</a> ripubblicato su <a href="http://catholica.vox.com/library/post/la-problematica-intesa-udc-con-la-bresso-i-cattolici-non-salgono-in-mercedes.html">Vox Catholica</a>). </span></p>
<p><span style="font-size: 1em;">L&#8217;UdC, che attualmente è indicato come il partito di riferimento dei cattolici (sondaggio pubblicato su <a href="http://www.laciviltacattolica.it/">Civiltà Cattolica</a> quaderno 3829 del 2/1/10), è alleata insieme alla Bresso in Piemonte, nelle Regionali  che si svolgeranno nel prossimo Marzo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: 1em;">Su tutti i temi che il Papa indica come &#8220;non negoziabili&#8221; - e che invita a far prevalere nelle scelte politiche su ogni altro argomento - le posizioni della Bresso sono antitetiche a quelle cattoliche. Radici cristiane, identità? No: &#8220;Stato laico come garanzia di una società sempre più multiculturale e multireligiosa. Su questo non sono disposta a transigere&#8221; (&#8221;La Stampa&#8221;, 30.9.2005). Come logica conseguenza, abolizione del Concordato: &#8220;I Patti Lateranensi?&#8230; Sì, sarebbe il momento di abolirli&#8221; (&#8221;Corriere della Sera&#8221;, 24.2.2009).<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: 1em;">Identicamente, su questioni fondamentali come eutanasia, aborto, famiglia, le sue considerazioni sono completamente contrastanti con quelle della dottrina della Chiesa, e del tutto simili, non casualmente, a quelle di Emma Bonino, della quale è grande amica ed alleata. Con quest&#8217;ultima, però l&#8217;UdC ha rifiutato di fare alleanze nel Lazio.<br />
</span></p>
<p>Come si è arrivati a questi scintillanti paradossi?</p>
<p><span style="font-size: 1em;">Sono tanti i temi etici su cui si scontrano oggi le diverse posizioni, e che sono assurti a discriminante della discussione politica. Fino a pochi anni fa molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare oggi, semplicemente non c&#8217;erano: pensiamo all&#8217;immigrazione clandestina. Così, fintanto che si rimane nel confortante alveo del &#8220;bene comune&#8221;,  tutti sono d&#8217;accordo nel perseguirlo: è un  valore positivo generale, accettato da tutti come diritto inviolabile. Quando si scende nel dettaglio, però, si scopre che ognuno ha un&#8217;idea diversa del bene comune. I cattolici sono i primi ad avere le idee confuse su quali siano i valori  che portano al compimento del bene, su quanto non siano &#8220;negoziabili&#8221;, e sul perché non bisogna abbassare la guardia su questi temi specialmente in ambito politico.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-size: 1em;">Non sta a me spiegare l&#8217;importanza di tale patrimonio di valori. Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che  non sono e non dovrebbero essere comprensibili soltanto ai cattolici, ma  sono invece delle verità osservabili sulle quali  ci si  sofferma  spesso poco. Bisogna dunque partire da qui, da questi valori, per proporre una riflessione dallo sguardo anche laico:<br />
</span></p>
<ul><span style="font-size: 1em;"></p>
<li>Aborto: che un embrione sia vita definita nella sua totalità, oramai, lo hanno capito tutti, ovviamente, per chi è dotato di onestà intellettuale. Ho provato a <a href="http://www.lucianogiustini.org/blog/archives/2005/12/laborto_spiegato_a_mia_figlia.shtml">spiegarlo</a> tempo fa in un post: pur non essendo vita autonoma, l&#8217;embrione è  indipendente ed ha tutto il corredo genetico necessario fin dal concepimento. L&#8217;atto di togliere questa vita è, di fatto, un omicidio, ma permangono ancora moltissime posizioni che ritengono l&#8217;aborto un &#8220;diritto&#8221;: siamo  freschi di approvazione, ad esempio, della pillola <span style="font-style: italic;">Ru486</span> in Italia, che, lungi dal rendere la pratica abortiva meno grave e sofferta (soprattutto psicologicamente),  trasforma una decisione tremenda  in un gesto all&#8217;apparenza banale.</li>
<li>Famiglia: già che ne parliamo, vale la pena ricordare che un bimbo, secondo la maggioranza degli psicologi (anche attraverso il manuale DSM IV), deve avere entrambi i genitori per crescere sano. Dunque già toglierne uno, attraverso la pratica legale della separazione, è un atto che trasforma la vita del bambino in modo drammatico: colui che subisce questo trauma tenderà potenzialmente a riproporre problemi relazionali tutta la vita. Considerare il matrimonio come un legame inscindibile è dunque prova della corretta posizione dei cattolici sul tema, ma è anche importante  adoperarsi per regolamentare in modo coerente il legame affettivo. Equiparare, perciò, la &#8220;famiglia di fatto&#8221; ad un vincolo matrimoniale (sia questo civile o  religioso) è un  errore logico e sociale prima che affettivo: la legge concede alla coppia sposata tutti i diritti di cui ha bisogno. Non sposarsi è una scelta, non può essere un diritto: se la coppia, invece, sente di potersi legare con una continuità funzionale alla crescita della prole, la sottoscrizione del vincolo matrimoniale (anche soltanto in Comune)  è una scelta conseguenziale naturale: ed è, di fatto, un contratto. Cosa aggiunge in più un ulteriore forma civilistica? Solo confusione.</li>
<li>Matrimonio omosessuale: il problema non è, come molti pensano, l&#8217;omosessualità in sé quanto la richiesta della comunità gay di ottenere pari diritti in tema di procreazione e di costituzione familiare delle coppie etersosessuali, e, come ovvio corollario, diritto al matrimonio. Consentire l&#8217;adozione di bimbi a genitori dello stesso sesso è un errore: la struttura biologica dell&#8217;essere umano nell&#8217;età dello sviluppo è fatta per &#8220;accordare&#8221; differenti sensazioni ed interazioni ai due genitori che hanno per natura un ruolo diverso, dato dalle differenze di sesso. Se togliere la figura del padre ad un bambino (nella maggior parte delle separazioni, in Italia, i figli vengono affidati alla madre) crea un trauma, figuriamoci sostituirne figura e ruolo con una seconda madre o sommando due padri. Purtroppo l&#8217;operazione non è adduttiva.</li>
<li>Fine vita: anche qui il problema non è di ambito solo teologico, ma si sviluppa intorno all&#8217;idea di persona umana. Se intendiamo l&#8217;essere umano come una macchina semplice somma di funzioni più o meno sofisticate o intelligenti, non usciremo mai dal vortice che la competitività moderna ci porta ad accettare. Una persona si può considerare come più o meno utile alla società in relazione a quanto sa fare: tuttavia, proseguendo su questo ragionamento, è facile  giungere a considerare un anziano come sempre più inutile, improduttivo ed anzi controproducente per una società basata su un&#8217;idea di &#8220;bene&#8221; che si fonda sul concetto di utilità funzionale,  il tutto magari associato a legami senza vincoli. Se ci spostiamo sul piano dell&#8217;amore e dell&#8217;affetto che le relazioni famigliari  svolgono naturalmente tra generazioni, scopriamo che una persona, anche se ridotta in fin di vita, mantiene intatte tutte le caratteristiche che la rendono &#8220;persona&#8221;. Come si vede, tutto alla fine ritorna: diviene così un&#8217;arroganza intollerante decidere la morte di una persona che non può decidere, esattamente come lo era nel caso del feto.E questo senza parlare dei costi che il Sistema sanitario sarebbe felice di poter eliminare, e degli organi eventualmente disponibili per trapianti&#8230;</li>
<p></span></ul>
<p>Abbiamo toccato i temi della famiglia, dell&#8217;aborto, del fine vita, ma si potrebbe parlare di economia, di immigrazione, etc. Tutti  temi fondamentali sui quali il primato dato alla persona  umana rispetto a tutte le altre istanze consente di giungere ad una verità naturale, che è poi coincidente con la verità di Cristo.</p>
<p>L&#8217;attività della sinistra, al contrario, appare tutta consacrata al servizio di quel processo di negazione teorica e pratica delle verità naturali e cristiane, e i punti di rispetto su cui i cattolici non dovrebbero transigere sono proprio quelli su cui si incardina l&#8217;impossibilità del dialogo. Sul resto, sono tutti d&#8217;accordo: come si diceva prima, sul &#8220;bene comune&#8221;, a parole, convergono tutti gli schieramenti politici.</p>
<p>La tentazione di scendere a patti, sia da parte della politica, sia da parte dei cattolici, è chiaramente presente in un ambito frammentato e confuso come quello attuale, dove le alleanze spesso si decidono in chiave programmatica e sono a &#8220;geometria variabile&#8221;. Oppure si decidono in un contesto <span style="font-style: italic;">&#8220;contro&#8221;</span>.</p>
<p>E&#8217; il caso, ad esempio, della succitata alleanza da parte dell&#8217;UdC: la principale motivazione all&#8217;alleanza con la Bresso addotta dal leader Pierferdinando Casini è stata nel dar contro alla Lega Nord, che in quel territorio è molto forte: l&#8217;UdC, infatti, ha una pregiudiziale nei confronti della Lega. Ma  la Lega non è &#8220;il male&#8221;: raccoglie e sistematizza l&#8217;umore di una larghissima parte di elettorato del Nord, ed è anche dotata di forte presenza territoriale. Il problema non è  la rappresentatività di tale elettorato, ma il disagio che quell&#8217;elettorato esprime alla classe politica. L&#8217;azione di colpire chi rappresenta quell&#8217;elettorato rischia di assomigliare un po&#8217; al gesto di nascondere la polvere sotto al tappeto. Nel centro-destra il contesto viene affrontato diversamente: sul tema caldo dell&#8217;immigrazione, ad esempio, in un&#8217;<a href="http://www.mauriziolupi.it/lupi/node/2155">intervista al Mattino</a> del 10/1/10,  Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera) afferma che serve <span style="font-style: italic;">&#8220;Accoglienza dignitosa, ma accoglienza zero nei confronti di chi non rispetta le nostre leggi&#8221;, </span>prosegue<span style="font-style: italic;"> &#8220;dobbiamo educarci a non parlare alla pancia dei cittadini, agire con responsabilità&#8221; </span>non sposando i toni della Lega, la quale però <span style="font-style: italic;">&#8220;pone temi seri che non vanno sottovalutati&#8221;</span>.</p>
<p>D&#8217;altronde con la sinistra più radicale non può esserci spazio per nessun dialogo da parte del centro: è evidente, infatti, l&#8217;intento di destrutturare la coesione cattolica sui principi non negoziabili.</p>
<p>Ed è difficile, in misura minore, anche il dialogo col centro-sinistra, per la necessità di salvaguardare opposte istanze (per inciso, abbiamo parlato di sinistra, e di centro-sinistra: schieramenti politici differenti parlano lingue diverse rispetto a quello che vogliono far passare come &#8220;bipolarismo&#8221;): è un dato di fatto, però, che la &#8220;pancia&#8221; del centro-sinistra è decisamente anticlericale, e, in forma più &#8220;soft&#8221;, anticattolica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La conseguenza più ovvia di questa contrapposizione ideologica è che, sia da un punto di vista tattico, sia da un punto di vista strategico, spesso non conviene nè all&#8217;uno nè all&#8217;altro stringere alleanze, perché poi non trovano un riscontro di rappresentatività, che risulta alterata &#8220;dall&#8217;alto&#8221;. Nè si può pensare di convogliare questo processo in una forma solo parlamentare: ci si scontrerebbe col problema dell&#8217;approvazione delle leggi, nel momento del voto parlamentare (se i cattolici sono  in minoranza in un contesto di alleanze col centro-sinistra, si finirà per andare sempre sotto nelle leggi che interessano i cattolici oppure, più frequentemente, a vedersi approvare leggi contrarie allo spirito cristiano).</p>
<p>Queste alleanze, inoltre, gettano talvolta l&#8217;elettorato cattolico  nello sconforto, riproponendo a fasi alterne  l&#8217;esigenza di un partito genuinamente cattolico, che rappresenti e rinnovi la spinta verso  quegli ideali di ispirazione cristiana che abbiamo visto come essenzialmente &#8220;non negoziabili&#8221;.  Sui quali, invece, cade la mannaia dell&#8217;ideologia dominante, che è rafforzata dall&#8217;evidenza di un pensiero debole sempre più diffuso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Si diceva poc&#8217;anzi che alla base del centro-sinistra non c&#8217;è solo una componente anticlericale ma anche anticattolica: l&#8217;affermazione ha bisogno di una spiegazione in più. Con una posizione anticlericale si intende che la Chiesa come istituzione non deve interferire nel processo politico: il prete &#8220;sconvolge&#8221; il gioco delle parti della mediazione e della negoziazione e questo, secondo alcuni, crea una presunta interferenza al dialogo parlamentare per la carica ed il ruolo stesso rivestito dall&#8217;istituzione ecclesiastica. Già questo è poco logico perché la missione della Chiesa è spirituale ed antropologica, culturale e per questo anche sociale: non può abdicare dalla manifestazione del proprio pensiero in materia che le compete, cioè la persona umana.  Ma si è andati al di là: oggi perfino al laico cattolico si rimprovera   di avere le stesse idee del clero, e di portarle addirittura in Parlamento! Come se la voce della Chiesa e del pensatore cattolico non potessero coincidere. Come si vede siamo al paradosso..</p>
<p>La tendenza sociale è dunque sempre più orientata ad una surrettizia contrapposizione: da una parte una concezione del bene orientata alla comunità intesa non nella sua interezza ma nel suo insieme materiale e spirituale. Dalla parte opposta una concezione del bene comune inteso come soddisfacimento di bisogni e di istanze materiali, secondo dettami spesso relativistici. Sarebbe azzardato affermare che la &#8220;verità sta nel mezzo&#8221;: coniugare i fan di Darwin con i tradizionalisti della creazione, i  favorevoli alle unioni di fatto con gli omofobi, e così via, significa ricreare quella condizione tipicamente italica dei guelfi e dei ghibellini, ovvero continuamente in dissenso su tutto, irrigiditi sulle rispettive posizioni contrapposte (giuste o sbagliate).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Politicamente, invece, è necessario trovare quella posizione autorevole che ponga il primato della persona umana al centro di ogni dibattito. Non si può che ripartire, dunque, da quei valori che la Chiesa indica come non negoziabili, sui quali il ruolo dei cattolici nelle alleanze è dunque quello di non cedere: né alla tentazione di negoziare su questi valori,  per qualsiasi motivo, buono o cattivo che appaia al momento, nè di lasciarli nelle mani di chi li vuole trascinare negli opposti estremismi, correndo il rischio di una &#8220;cristianofobia&#8221; da una parte, o al contrario di un &#8220;radicalismo cristiano&#8221; dall&#8217;altra, sconfinanti entrambi nel livore e nell&#8217;odio intollerante che, ironicamente, questi stessi soggetti dicono di voler combattere.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Una nuova forma per l&#8217;unità politica dei cattolici?</title>
		<link>http://www.personaefuturo.it/2009/12/27/una-nuova-forma-per-lunita-politica-dei-cattolici.shtml</link>
		<comments>http://www.personaefuturo.it/2009/12/27/una-nuova-forma-per-lunita-politica-dei-cattolici.shtml#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 09:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sbardella</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cristiani e politica]]></category>

		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[partito unico dei cattolici]]></category>

		<category><![CDATA[relativismo etico]]></category>

		<category><![CDATA[unità]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può ipotizzare nel presente momento storico una nuova forma per l'unità politica dei cattolici, alternativa alla costituzione di un nuovo partito unico dei cattolici? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><em><span>Questo scritto vuole essere, più che una riflessione esauriente e compiuta (servirebbe ben altro spazio e altra mente!), uno spunto, una provocazione per altri interventi, commenti, integrazioni, critiche, che l’autore dichiara di gradire fin d’ora.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span>Sono peraltro convinto che questo tipo di scritti (brevi per quanto possibili ma argomentati) rappresenti oggi uno strumento efficace di comunicazione per la massa, più di <span> </span>ponderosi articoli e libri</span></em><em><span>.<span> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span> </span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><strong><span>Una nuova forma per l’unità politica dei cattolici?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In ambito politico le scelte dei cattolici si ispirano al principio del legittimo pluralismo delle opzioni politiche, ferma restando la coerenza con i valori cristiani e con i dettami della Dottrina Sociale Cristiana<a name="_ftnref1"></a>.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Solo eccezionalmente si deroga a questo principio, allorché corrano pericoli la libertà della Chiesa cattolica e/o le libertà civili e religiose. Si perviene in tali casi ad invocare ed a praticare <span> </span>l’unità politica dei cattolici. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo è avvenuto in Italia, nello scorso secolo quando, nel secondo dopoguerra (anni 1946 e seguenti), i cattolici in Italia si riunirono nel neo fondato partito della Democrazia Cristiana per porre un argine al marxismo ateo, rappresentato in Italia dal più grande partito comunista dell’occidente. Si trattò di una scelta vitale in grado di salvare l’Italia dalla dittatura e di tutelare le libertà civili e religiose, scelta agevolata dalla formazione culturale alla politica dei giovani cattolici curata personalmente e incisivamente da Mons. Montini, futuro Paolo VI.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non è un caso che la Democrazia Cristiana, già in declino negli anni ’70 e ’80, per molteplici motivi (non ultimo l’esaurimento graduale ma progressivo della spinta morale iniziale) andò in crisi velocemente a partire dal 1989 (anno della caduta del muro di Berlino e della sconfitta del comunismo) per poi scomparire come partito nei primi anni ’90.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Da allora i cattolici italiani non hanno avuto un grande partito di riferimento ma hanno differenziato le loro scelte lungo tutto l’arco parlamentare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In pratica un ritorno al normale principio del pluralismo delle opzioni politiche. Contestualmente la Gerarchia cattolica ha assunto un peso maggiore, indicando ai fedeli laici i principi non negoziabili, ponendosi talvolta come interlocutore diretto delle istituzioni e dei partiti politici e suggerendo comportamenti concreti particolarmente nei casi di referendum interessanti ai temi bioetici.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ci si chiede se non ci troviamo ora in una situazione analoga a quella degli anni ’50 dello scorso secolo e se non sia opportuno riconsiderare le scelte fatte e di ritenere di nuovo ragionevole e auspicabile l’unità politica dei cattolici in Italia.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ciò potrebbe avvenire a due condizioni:</span></p>
<ol type="1">
<li class="MsoNormal"><span>la presenza di un      pericolo mortale quale è stato il marxismo ateo concretizzatosi nel comunismo      storico;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span>l’attitudine e      l’efficacia dell’unità politica come strumento per annullare tale      pericolo.</span></li>
</ol>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Certamente quello che comunemente viene chiamato “relativismo etico”, e che altro non è se non l’ultima versione del nichilismo filosofico, rappresenta un pericolo non solo per il cristianesimo e le altre religioni, ma per tutta l’umanità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per relativismo etico si può intendere quella corrente di pensiero che nega non solo la raggiungibilità, bensì la stessa esistenza di una “verità” oggettiva, esterna agli uomini e in grado, una volta conseguita e praticata, di indirizzarlo verso il buono, il bello, il giusto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questa corrente culturale di pensiero, pur forse non maggioritaria nell’ambito della cultura occidentale, sta influenzando in maniera massiccia, grazie alla capacità di essere presente sui media, il comportamento concreto, la normale prassi della maggioranza delle persone, non solo in occidente, ma anche in altre parti del mondo (e forse è la con-causa anche di alcune reazioni fondamentalistiche e integralistiche da parte di alcuni settori religiosi).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il relativismo etico, affermando l’inesistenza di una verità oggettiva come parametro di giustizia<span> </span>per la bontà, la bellezza, la giustizia dei comportamenti singoli o collettivi, porta a considerare la verità un concetto su misura del pensiero o dell’interesse del singolo individuo o del gruppo che agisce, con il solo limite del presunto pensiero o interesse altrui in conflitto. Il problema successivo della composizione di tali conflitti viene risolto in vari (opinabili) modi, fermo restando che, in assenza di parametri assoluti di riferimento (verità), le singole soluzioni sono considerate storicamente contingenti e soggette a mutamenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nella prospettiva del relativismo etico sarebbero difficilmente condannabili anche i genocidi criminali commessi in tempo di guerra qualora supportati dalla maggioranza. Quale potrebbe essere infatti il criterio oggettivo di verità per condannarli? Il rispetto della dignità della persona umana? Ma se lo si ammettesse come verità oggettiva, si verrebbe a erodere le fondamenta stesse del relativismo etico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In effetti la concretezza della realtà ha fatto emergere che, al di là delle speculazioni teoriche, la “verità” insita in tale visione della vita è la massimizzazione dell’interesse e dell’utile individuale o nazionale, trasformata, a livello economico-finanziario, nella massimizzazione del profitto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se tale è la situazione non si può non ragionevolmente vedere come il relativismo etico rappresenti un nemico mortale non solo per il cristianesimo e le altre religioni (in quanto negatore della verità oggettiva) ma anche del progresso umano (in quanto espressione di una libertà individualistica, slegata da ogni riferimento al bene comune, e intrinsecamente foriera di una mentalità e di una pratica conflittuale). </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Si capisce come, sotto questo aspetto, abbia abbondanti motivi di ragione la ferma battaglia culturale che sta conducendo la Chiesa cattolica (particolarmente sotto i due ultimi Pontefici) per ribadire l’esistenza e l’accessibilità, tramite la retta ragione umana, di una Verità che coincide, per chi crede, con il Figlio di un Dio, fattosi uomo per amore dell’umanità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Si può, a questo punto, condividere il giudizio che il relativismo etico costituisca un pericolo mortale forse ben peggiore di quanto il comunismo abbia rappresentato nello scorso secolo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma a livello politico è corretto dire che l’unità dei cattolici italiani in un solo partito sia la soluzione più giusta, adeguata ed efficace per combattere tale pericolo?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il marxismo materialistico ateo si è concretamente realizzato nel XX secolo a partire dall’esperienza della rivoluzione sovietica e successivamente sviluppato e radicato in altre Nazioni a partire da quelle europee.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In Italia tale realizzazione ha avuto concretezza nella presenza del Partito Comunista più forte dell’intera Europa occidentale. Sarebbe interessante interrogarsi sul perché questo sia accaduto ma l’indagine esula dai confini molto brevi di questa riflessione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In Italia si è quindi pervenuti ad una contrapposizione frontale, culturale e ideologica, fra la Chiesa cattolica e il marxismo materialistico, alla quale si è affiancata, sul piano politico, la contrapposizione fra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La presenza di un partito di ispirazione cristiana, ma rivendicante la sua piena laicità, come la DC e operante prevalentemente in posizione centrale rispetto agli estremismi di sinistra e a quelli neo-fascisti di destra, ha sortito due effetti largamente positivi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Innanzitutto ha permesso alla Chiesa cattolica di mantenere una posizione di adeguata distanza dall’agone politico (anche se no sempre&#8230;) e di potersi dedicare alla sua missione evangelizzatrice e pastorale con maggiore libertà e godendo di un ampio rispetto da parte della maggioranza degli italiani.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In secondo luogo, tramite l’azione avveduta di politici di grande spessore, presenti sia nella DC che nel PCI (nonché nei partiti loro alleati), si è riusciti ad evitare che lo scontro ideologico e politico sfociasse in quello fisico, confinandolo sempre nell’alveo della normale dialettica politica (e anzi, nei momenti in cui alcune frange estremistiche hanno provato a forzare la situazione, si è rivelata una ampia convergenza politica fra i due blocchi parlamentari contrapposti).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’unità politica dei cattolici si è dunque rivelata, in tale situazione storica italiana, uno strumento adeguato per difendere sia la libertà della Chiesa che il contestuale sviluppo di una vera democrazia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma è il pericolo rappresentato dal relativismo etico assimilabile, storicamente e in Italia, a quello del marxismo materialistico? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mentre il marxismo materialistico aveva un preciso punto di riferimento storico, geografico e politico nella Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (storicamente rappresentate con la parola “Mosca”) e, in Italia, nel Partito Comunista Italiano, ciò non è assolutamente vero per il relativismo etico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Esso ha certamente le sue radici filosofiche nel nichilismo e nel positivismo, è sicuramente figlio della necessità di un pensiero debole comune in grado di facilitare lo sviluppo del modello economico turbo capitalistico di stampo anglosassone, e ha sicuramente la sua massima espressione nel Nord del mondo (basta pensare alle caratteristiche delle società canadese, statunitense e scandinave).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E’ però talmente esteso a livello mondiale che non è possibile individuare un centro geografico propulsore né tantomeno partiti che ne rappresentino l’espressione politica. Anzi si potrebbe azzardare (ma mica tanto) che gode di una presenza politica trasversale sia in ambito conservatore che riformistico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nel contesto di questa nuova situazione, forse non avrebbe senso la realizzazione, in Italia, di un partito politico di ispirazione cristiana, che si troverebbe ad affrontare politicamente un problema di natura prevalentemente sociale e culturale, correndo fra l’altro alcuni gravi rischi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In primo luogo quello dare all’esterno l’immagine di un cattolicesimo italiano sulla difensiva, trincerato dentro una fortezza inespugnabile;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Inoltre la chiusura in un unico soggetto partitico potrebbe offrire un maggior spazio alle correnti più integralistiche e conservatrici, illanguidendo la ricchezza di pensiero politico presente nelle varie correnti culturali italiane di matrice cristiana.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Infine questo arroccamento politico potrebbe causare un atteggiamento di maggior chiusura da parte delle componenti laiche della società civile propense ad un dialogo costruttivo con quelle cattoliche nella prospettiva del bene comune e dell’interesse nazionale. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sembrerebbe pertanto veramente inutile o eccessivamente rischioso affrontare tali pericoli costituendo un soggetto politico parlamentare unico cattolico in assenza (come invece era nel caso del Partito Comunista Italiano) di un partito contrapposto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma allora è migliore la situazione attuale, con i politici di matrice cattolica sparsi un tutti i partiti presenti nel Parlamento (e fuori) e dove l’unico partito che si richiama espressamente alla matrice cristiana non viene come tale pienamente percepito a causa di rilievi di natura etica e di accuse di mero opportunismo politico?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quale è oggi l’incidenza reale dei principi della Dottrina sociale cristiana nella realizzazione concreta dei programmi politici dei partiti italiani? </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Si riesce, a livello parlamentare, nella attuale configurazione della presenza dei cattolici, a opporre una valido argine alle proposte (non solo nel campo della bioetica, ma anche in quello economico finanziario) di matrice “relativistica”?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La risposta a queste domande è sicura e malinconicamente negativa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Eppure si sente la necessità, anche in ambito politico, di un metodo e di uno strumento in grado di coordinare le azioni politiche dei fedeli laici presenti nelle istituzioni repubblicane, in modo di incrementarne l’efficacia sia in termini di proposte progettuali condivise che di opposizione a proposte alternative inaccettabili. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se non è utile e opportuno ricorrere ad un nuovo partito unico dei cattolici né rimanere passivamente nella situazione attuale, la soluzione potrebbe essere ricercata altrove, magari in ambito extra-parlamentare, riflettendo che l’unità politica dei cattolici è concetto diverso dall’unità partitica con la quale spesso è stata confusa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Perché invece non attivare un luogo, uno strumento (che potremmo definire un “tavolo”), ufficiale (ma non clericale), strutturato (ma non burocratico), nel quale i politici cattolici possano serenamente e con spirito comunitario confrontarsi?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un tavolo a livello nazionale (con la possibilità di sezioni territoriali) ma anche europeo, tenendo conto dell’importanza che ormai rivestono le norme comunitarie nella produzione legislativa con vigenza dei territori delle singole nazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un tavolo dove nessuno debba dover rinunciare preventivamente alle proprie appartenenze politiche, dove l’amore reciproco (vero e unico carattere distintivo dei cristiani) sia la base per il (ancora una volta) reciproco rispetto della legittimità delle altrui opinioni politiche e il fondamento di una ricerca serena e costruttiva di soluzioni, il più possibile condivise, dirette al conseguimento del bene comune. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un tavolo che non sia solo politico ma, prima e soprattutto, ecclesiale caratterizzato da un preciso stile dello stare insieme e dalla comunanza della ispirazione ai principi della Dottrina Sociale Cristiana.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un tavolo dove non manchi la presenza di Pastori, con la precisa funzione di essere animatori di spirito comunitario e “purificatori” della capacità di ragionare, ma il cui coordinamento sia affidato a fedeli laici e le cui decisioni non compromettano l’autonomia della Chiesa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un tavolo da costruire subito, tutti insieme, con la consapevolezza di essere comunque “servi inutili”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Roma 26 dicembre 2009<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Giuseppe Sbardella <span> </span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span><span> <span> </span><span> <a name="_ftn1"></a> “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa”, nn. 573,574;<span> </span>- Paolo VI “Octogesima adveniens”, n. 50; – Concilio Vaticano II “Gaudium et spes” n. 43 b) e c); – Costante insegnamento della CEI (Documenti finali e interventi dei Papi ai Convegni di Loreto e Palermo).<span> </span></span></span></span></p>
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		<title>Persona e Costituzione - la cronaca del Convegno</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 22:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Viola</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Come già annunciato, il 4 dicembre scorso si è svolto il convegno &#8220;Persona e Costituzione - Non tutte le riforme sono progresso&#8220;, secondo appuntamento del ciclo di convegni organizzato dalla nostra Associazione.



 Conv.Costituzione - Pubblico in sala


La presenza di un pubblico numeroso -  circa 70 persone che hanno partecipato attivamente all&#8217;evento malgrado la giornata segnata dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp">Come già <a href="http://www.personaefuturo.it/2009/11/16/persona-e-costituzione.shtml" target="_blank">annunciato</a>, il 4 dicembre scorso si è svolto il convegno &#8220;<strong><em>Persona e Costituzion</em></strong><strong><em>e</em></strong> -<em> Non tutte le riforme sono progresso</em>&#8220;, secondo appuntamento del ciclo di convegni organizzato dalla nostra Associazione.</div>
<div class="mceTemp">
<p><img class="size-full wp-image-455 alignnone" title="Conv. Persona e Costituzione - Pubblico in sala" src="http://www.personaefuturo.it/wp-content/uploads/2009/12/perscost1.jpg" alt="Conv Persona e Costituzione - Pubblico in sala" width="259" height="172" /></p>
<dt class="wp-caption-dt"></dt>
<dd class="wp-caption-dd"> Conv.Costituzione - Pubblico in sala</dd>
<dl></dl>
</div>
<p>La presenza di un pubblico numeroso -  circa 70 persone che hanno partecipato attivamente all&#8217;evento malgrado la giornata segnata dalla pioggia battente e dagli scioperi dei lavoratori del trasporto pubblico -  è stata la migliore conferma dell&#8217;interesse diffuso nei confronti un tema solo all&#8217;apparenza appannaggio di costituzionalisti, giuristi, e specialisti del settore.</p>
<p>I lavori del convegno si sono aperti con la relazione del Sen. <strong>Folloni</strong> che, attraverso un breve excursus storico, ha ripercorso le principali tappe che hanno condotto alla Costituzione approvata nel 1948.</p>
<div>Nella sua esposizione il sen. Folloni ha posto in evidenzia come la costituzione rappresenta la sintesi più nobile delle tre anime - liberale, democratico-cristiana e socialista - delle quali i padri costituenti erano rappresentanti.</div>
<div>Successivamente ha preso la parola <strong><em>Cesare Mirabelli</em></strong> - già presidente della Corte Costituzionale e attualmente professone ordinario di diritto costituzionale - che, presentando la sua relazione, ha evidenziato come gli aspetti fondativi della Costituzione siano tuttora pienamente validi e che tutte le ipotesi di modifica,  ancorchè auspicabili e previste dalla Costituzione stessa, devono essere tali da non scardinare l&#8217;impianto di valori generale che è alla base della Costituzione.</div>
<div>
<div>
<div id="attachment_456" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-456 " title="Sen. Folloni e Pres. Mirabelli" src="http://www.personaefuturo.it/wp-content/uploads/2009/12/4163593555_0df79305eb-300x199.jpg" alt="Sen. Folloni e Pres. Mirabelli" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Sen. Folloni e Pres. Mirabelli</p></div>
</div>
<p>Al termine della relazione si è aperta la tavola rotonda condotta dall&#8217;On. <strong>Pezzotta</strong> insieme al Presidente della Corte Costituzionale <strong>Piero Alberto Capotosti</strong> e al Sen.<strong> Stefano Passigli</strong>. </p>
<p>Anche dal dibattito è emersa la piena validità della Costituzione in particolare per la parte che richiama i valori del Personalismo.</p>
<div id="attachment_458" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-458 " title="Tavola Rotonda" src="http://www.personaefuturo.it/wp-content/uploads/2009/12/4163606633_ed0b9c6615-300x199.jpg" alt="Tavola Rotonda" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Tavola Rotonda</p></div>
</div>
<p>Gli atti della conferenza saranno messi a disposizione su questo sito non appena disponibili.</p>
]]></content:encoded>
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