La nostra lettera su Avvenire

Per riflettere sull’attualità del personalismo e sul superamento delle divisioni novecentesche tra i cattolici italiani, riportiamo con felicità la lettera che abbiamo inviato ad Avvenire e che il Direttore ha avuto la cortesia di pubblicare il 6 giugno 2017.

Il testo, come pubblicato su Avvenire a pagina 2 del 6 giugno 2017, può essere letto cliccando sui seguenti link: testo della lettera, intera pagina.

Gentile Direttore,

         leggendo le pagine di Avvenire, i miei amici ed io ci siamo soffermati sull’articolo del prof. D’Agostino “Oltre la confusione dei personalismi. Impariamo a dire fratelli” (21 maggio 2017) e sulla replica del prof. Campanini “Risposta alla dura diagnosi di D’Agostino. Perché va rilanciato il personalismo” (26 maggio 2017).

Le due autorevoli opinioni ci sembra sottolineino alcuni elementi utili e per certi versi compatibili sull’orizzonte culturale del cattolicesimo italiano. Non avendo l’intenzione di addentrarci nel dibattito, ascoltiamo gli autorevoli insegnamenti e registriamo alcuni elementi che a nostro giudizio ci chiamano in causa. Per questo abbiamo deciso di scrivervi, per sottolineare l’attualità e forse la necessità di approfondire il ruolo del personalismo in Italia oggi.

Ho l’onore e il piacere di servire un ambizioso progetto di giovani studiosi socialmente impegnati nel miglioramento della “politica” contemporanea. Questo progetto si chiama Persona è futuro (www.personaefuturo.it) ed è un laboratorio che vuole leggere l’agenda politica con gli occhiali del personalismo (così come riusciamo a sintetizzarlo dalle opere di Maritain e degli studiosi successivi). 

A noi (20-30enni) non interessa troppo rianalizzare o ripercorrere quel pensiero per puro gusto intellettuale. Per quello ci rivolgiamo noi stessi ad altre più autorevoli esperienze. Quello che ci appassiona e consente di continuare il nostro impegno è la convinzione che il personalismo sia proprio la chiave per equilibrare una classe dirigente squilibrata e miope: ora troppo attenta ai desideri particolari dei singoli (irrilevanti per la relazione ordinata di tutte le persone con la società), ora ai macroscopici bisogni del “villaggio globale” (i c.d. populismi sono una delle manifestazioni di un sentimento diffuso di paura difronte alla “governance“, concetto secondo alcuni meno democratico di “governo”).

L’anno scorso abbiamo analizzato, nel nostro primo esperimento editoriale “Questioni culturali intorno alle unioni civili”, proprio la necessità di dibattere sui temi partendo dalla

persona, riconoscendo diritti e i limiti ai diritti partendo dal significato delle relazioni, vagliandole nella storia della collettività e ri-conoscendo una nuova disciplina.

La nostra esistenza e provenienza (i più si sono formati anche nella FUCI tra gli anni 2009 e 2014) testimonia che il personalismo è una grande e complessa matrice, da cui nel XXI secolo possono scaturire diverse (ed auspicabili) forme di impegno culturale, sociale e forse anche politico.

Per noi giovani sarebbe importante che più autorevoli consessi del panorama intellettuale cattolico esplorino con fiducia tanto nuove e tanto antiche formule o idee (come entrambi i professori indicano dalle rispettive posizioni), mai perdendo di vista la straordinaria vastità di opportunità positive e negative che l’epoca attuale comporta.

Forse più che rinunciare alle categorie cristiane, così forti e giuste (nel senso di oggettivamente giustificate nella storia) sarebbe per noi il massimo che i cattolici italiani si parlassero e aggiornassero insieme queste categorie, rinunciando inoltre (ma questo è un tema diverso che esula dal dibattito in commento e dalle posizioni dei professori) ad antiche rivalità o appartenenze intra-cattoliche novecentesche che limitano ogni scambio autentico. Sarebbe positivo un percorso comune di tutti i soggetti ecclesiali fuori da logiche o categorie pseudo politologiche (conservatori-progressisti, ecc. ….), in cui convergere per una vera riflessione plurale e collegiale sul passato e sul futuro delle categorie nostre, tanto rilevanti nella formazione di una società “giusta”.

Tutti i traguardi culturali e giuridici del personalismo sono come bellissime bandiere colorate issate sopra incredibili architetture giuridiche del XX secolo. Nel guardare l’orizzonte assicuriamoci che un eccesso di esposizione al sole o il vento del XXI secolo non le sbiadisca o strappi e trascini via.

         Con fiducia e grande stima,

         New York City, 27 maggio 2017

a nome e per conto del Laboratorio Persona è futuro, il coordinatore

Paolo Bonini

1 Commento

  1. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Cosa scrivere carissimo Paolo e carissimi giovani?
    Sono pienamente d’accordo con voi, che siete completamente in linea con coloro che 9 anni fa fondarono Persona è futuro (tu compreso).
    Sono veramente contenti di aver visto lungo nel fare un passo di lato e puntando, avendone fiducia, nei più giovani.
    Un abbraccio
    Giuseppe Sbardella

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