Dai “personaggi” alle “persone”

L’ultimo ventennio della storia d’Italia ha visto l’emergere nell’ambito politico (ma anche in quello socio-economico e culturale) di personaggi che hanno focalizzato su di essi, sulle loro figure carismatiche, l’attenzione della grande maggioranza degli italiani.
Con il termine personaggi ci riferiamo a quegli uomini e donne che, puntando sulla loro capacità mediatica e sull’abilità di andare al cuore delle emozioni dei cittadini, sono in grado di farsi ascoltare e vedere, proponendo soluzioni e ricette semplici e immediate per risolvere i problemi della comunità. Problemi fra l’altro che spesso non sono quelli reali bensì altri creati ad arte e imposti come importanti e quasi vitali mediante l’utilizzo di  manipolazioni propagandistiche.
Non è qui il caso di fare nomi, ma sarebbe sufficiente pensare ai leader politici che, in questo ventennio (anche di recente) hanno inciso il loro cognome sui simboli dei partiti o hanno comunque fortemente caratterizzato l’azione politica di questi ultimi. Ma anche nel campo delle associazioni di categoria, dell’industria, della cultura spesso ci si è più affidati all’immagine dei leader che alla forza e all’efficacia delle idee.

Come già parzialmente accennato, le soluzioni e le ricette proposte dai “personaggi” con il solo obiettivo di accaparrarsi voti (o comunque simpatie) sono state necessariamente:

  1. semplici, o meglio semplicistiche (per farle capire con facilità da tutti);
  2. a forte impatto emotivo (al fine di suscitare sensazioni di consenso);
  3. immediate, dirette a risolvere problemi nel breve tempo (ma senza curarsi di possibili conseguenze devastanti nel medio – lungo periodo);
  4. rivolte spesso non a risolvere difficoltà concrete e reali ma altre, suscitate ad arte e fatte percepire, con tecniche manipolatorie di massa, come concrete e reali, mentre magari sono solo effimere, astratte o comunque di secondaria importanza.

L’attuale situazione italiana nel campo politico, civile, socio-economico e culturale non lascia dubbi sulla circostanza che l’azione, talvolta concorde talvolta conflittuale, di questi personaggi, non ha avuto esito positivo ma, piuttosto, ha trascinato il Paese verso la crisi più profonda che abbia mai attraversato dall’ Unità d’Italia fino ad oggi (soprattutto a causa del profondo degrado morale nel quale è piombata quasi tutta la società nel suo complesso).

Se volessimo utilizzare anche noi uno slogan potremmo dire che occorre passare con decisione e prontezza dalla preminenza dei “personaggi” alla preminenza delle “persone”.

Ciò vorrebbe dire partire non dagli slogan dei “personaggi” ma dai problemi che le “persone” normali, i cittadini nella loro grande maggioranza affrontano tutti i giorni negli ambiti più importanti della vita umana:

  1. il lavoro (per trovarlo o conservarlo);
  2. la salute (in prospettiva sia preventiva che curativa);
  3. la casa;
  4. la famiglia (con particolare riferimento all’accudimento dei più giovani e degli anziani);
  5. l’ambiente (risorsa da tener presente nella sua non illimitatezza).

Occorrerebbe chiedere ai partiti e agli altri soggetti di rilevo politico e socio-economico quali siamo le loro soluzioni, le ricette per affrontare tali problematiche, tenendo ferme che deve trattarsi di proposte:

  1. serie (perché i problemi, in un mondo sempre più globale e interconnesso, non possono essere semplici);
  2. ragionevoli (ovvero corredate di dati, previsioni autorevoli e provabili);
  3. orientate a tener presenti e conciliare le esigenze del breve periodo con quelle del medio lungo periodo;
  4. coraggiose, perché molto probabilmente dovrebbero comportare non solo la realizzazione di diritti ma anche la richiesta di maggior fedeltà nell’adempimento dei doveri civili e sociali, con alcuni certi riflessi sul cambiamento dei correnti modelli di vita.

Sulle diverse e, se necessario, anche opposte, proposte si dovrebbero confrontare i soggetti politici con  uno stile che lasciasse spazio alla esposizione serena, alla spiegazione motivata, non all’uso di slogan o di manipolazioni emotive. Queste proposte dovrebbero poter essere valutate, con serenità e coerenza, dalla società civile per individuare quelle che paiono più serie ed efficaci.

 

Sembra l’uovo di Colombo, ma tale prospettiva presuppone due cambiamenti profondi ed essenziali.
Il primo riguarda la classe politica in senso lato che dovrebbe modificare il suo modo di fare e, soprattutto, la propria composizione (con un mutamento ampio e qualificato del personale politico. Nessuno più nascondersi la difficoltà nella realizzazione di questo mutamento
Il secondo riguarda le persone, i cittadini.
E’ certamente più facile e meno dispendioso intellettualmente dare delega ai “personaggi”, credere fideisticamente nelle loro promesse e nei loro slogan, dare il voto in maniera emotiva a chi appare più bello o più mediaticamente convincente.
Come già scritto, nell’attuale mondo globale e interconnesso (sia economicamente che dal punto di vista culturale e etnico), i problemi sono sicuramente più complessi e sfaccettati di 20 – 30 anni fa, le soluzioni devono tener conto di diversi aspetti (talvolta anche contrastanti), non possono essere semplici e a portata di mano.

Non è facile individuare la proposta migliore e più efficace.
Ecco allora, da parte della società civile, l’esigenza di “ricominciare a pensare” (il titolo di un Convegno di Persona è futuro di due anni fa), di studiare, di approfondire le questioni, di non accontentarsi del sentito dire.
Questo ritorno allo studio e al ragionamento, dopo 20 anni di sbornia mediatica e sloganistica, è la sfida più difficile che si pone davanti alla società civile italiana, è un passaggio doloroso (perché cambia facili e infauste abitudini) e rischioso (perché esige la responsabilità personale nelle scelte), ma è ineludibile.
Persona è futuro cercherà, nel suo piccolo, di dare il suo contributo per accompagnare i nostri concittadini in questo passaggio.

1 Commento

  1. giuseppe ha detto:

    Sempre d’accordo, nella sostanza, con le giuste osservazioni di Giuseppe.
    Ma attenzione a non generalizzare. Un personaggio può anche avere spessore morale ed intellettuale. In questo caso essere “personaggio” potrebbe essere un valore aggiunto. Al contrario, non essere “mediatici” può anche nascondere delle incapacità di fondo.