Grillo, un problema per l’Europa

Pubblichiamo con piacere un articolo dell’ Avv. Alessandro Diotallevi, caro amico di Persona è futuro. 

A seguire la pulviscolare dottrina Grillo, certamente si opera nel presente. Però si dimentica il futuro. A costo di apparire fuor di sintonia con la quotidianità, anch’essa, peraltro, intessuta di complessità istituzionale innescata dal grillismo, voglio soffermarmi su alcuni effetti provocati dal risultato elettorale democraticamente conquistato dal movimento 5 stelle.

Che ne sia consapevole o meno, ma io propendo per la tesi della consapevolezza, Grillo non può ignorare alcuni basilari principi ( per comodità mi esprimo con quelli elaborati dalla Arendt) della scienza politica, secondo i quali gli uomini che agiscono in comune creano potere, che l’agire-in-comune si svolge in uno spazio politico, quest’ultimo tendenzialmente dominato dalla violenza. Secondo Hannah Arendt “ la questione di quale ruolo attribuire alla violenza nella relazione interstatale tra i popoli, o di come escludere l’uso di strumenti di violenza, è prioritaria in politica”.

Pochi giorni fa, alcuni intellettuali, dalle pagine di un quotidiano, rivolgevano a Grillo un appello che attribuiva alla vittoria elettorale del suo movimento l’occasione di cambiare il sistema politico (in Italia e anche) in Europa, con un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo.

Gli appelli degli intellettuali sono generalmente ben formulati e gli si deve una giusta attenzione. Proprio per questo, si rende necessaria una  riflessione sul grillismo e l’Europa.

Si tratta di verificare se e come la dottrina movimentista grillina si inserisca nello specifico carattere peculiare della cultura europea (Husserl), cioè, nei nostri giorni, se costituisca un elemento di rafforzamento della legittimità democratica dell’Unione Europea, per rafforzarne l’ispirazione pacifista, coesiva e rendere più efficiente la spinta verso una vera coscienza politica europea.

Le prime avvisaglie post elettorali, accertate sul piano interno, mostrano, anche sotto il profilo dei comportamenti  individuali, una volontà per così dire isolazionista, motivata sulla base di una esigenza di discontinuità non solo con la politica  dei partiti, ma, addirittura, con  gli assetti istituzionali della Repubblica. Si è partito di opposizione, con una radicale e irriducibile ostilità verso la maggioranza, tradizionalmente, quando si usano gli strumenti costituzionali e regolamentari che innervano e rinforzano la democrazia. Questo, a prima vista, non sembra essere il punto di vista di Grillo e dei suoi. Non sembrano condividere l’opinione secondo la quale la forza democratica è la derivata dei poteri della maggioranza e dei controlli delle minoranze.

Vediamo allora cosa può accadere sul piano esterno, ed in primo luogo sul piano europeo.

A nessuno sfugge che da Amsterdam a Nizza, a Lisbona, si sono compiuti passi avanti nel paziente processo di costruzione di una realtà europea unitaria, forse degli Stati Uniti d’Europa, mettendo da parte distanze, pregiudizi, errori, odi.

Cardine dei principi democratici europei è il riconoscimento ai partiti politici del compito di contribuire a formare la coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini europei.

Si tratta,  a ben vedere, di una  opzione a favore di una caratterizzazione rappresentativa del sistema democratico europeo, nella quale ai partiti viene assegnato, con le parole formali dei trattati, il compito di “contribuire a formare una coscienza politica europea e ad esprimere la volontà dei cittadini dell’Unione”.

Con la configurazione del “ partito europeo”, oltre a ricercare concretamente modi immediati di rafforzamento della coscienza europea, si offre a livello istituzionale l’opportunità di saltare le linee confinarie nazionali per far ritrovare i cittadini europei uniti in un sentire comune su linee di politica generale, economica come sociale, ambientale come culturale, della difesa come della salute.

Ma Grillo e il suo movimento hanno in odio la democrazia rappresentativa fondata sui partiti. In un groviglio rimasto tale dopo le elezioni tra efficienza del voto democratico e rappresentanza si fa fatica a scorgere l’interesse generale del paese, e dell’Europa, della quale legittimamente l’Italia è parte. Sembra quasi che l’enorme sforzo politico compiuto per decine d’anni in ambito europeo, per  ribaltare la condizione di squilibrio in danno dei cittadini determinata dalla supremazia delle lobbies sulla rappresentanza democratica, proprio attraverso l’assegnazione ai partiti di compiti istituzionali regolamentati, non interessi il movimento grillino. Lo sfarinamento della rappresentanza, questo mantra monadico e irridente dell’individualità del voto e del potere, il profilarsi di eterodirezioni dei comportamenti istituzionali, lo svilimento delle garanzie costituzionali, sopra ogni altra quelle dell’articolo 67 della Costituzione, mettono in luce l’irriducibilità del grillismo alle logiche democratiche europee, della rappresentanza politica europea.

L’Europa, quando sarà, secondo la logica movimentista del grillismo, sarà sormontata da deputati con lo status di non iscritti, poiché  certamente i deputati del movimento 5 stelle non  troveranno linee politiche omogenee in seno al Parlamento europeo. Tramonta, oggi, anche a prescindere dalle sciagurate dichiarazioni sull’euro, la stagione unitaria nel corso della quale l’Italia ha contribuito a definire una normativa generale per la quale la creazione di partiti politici a livello europeo rafforza l’integrazione in seno all’Unione, contribuisce a definire una coscienza europea e di tradurla in una volontà politica europea.

Il movimento grillino deve ad ogni cittadino italiano una spiegazione chiara ed apprezzabile in sede elettorale circa la propria volontà di rafforzare la politica nazionale di integrazione europea. Deve dire se condivida o no la consapevolezza democratica che gli argini alla degenerazione del potere in violenza, nelle sue tante forme di esplicazione, sono coincidenti con i confini degli organismi internazionali dei quali l’Italia è parte. Argini che contribuiscono a contenere, e neanche troppo bene purtroppo, spinte egoistiche, tentazioni autoritarie, trattamenti di favore di tipo oligarchico, approfittamenti economici, tendenze criminali, cadute di solidarietà. Argini, cioè, che rinforzano la robusta intelaiatura costituzionale.

Dunque, tornando all’appello cui sopra facevo riferimento, quale patto per cambiare si può stipulare con un movimento che toglie stabilità all’ordinamento nazionale ed insidia in profondità quello europeo?

No, il grillismo non può convincerci, neppure in buona fede, che sia il rimedio di tanti mali della democrazia italiana. Chi gli strizza l’occhio non fa gli interessi della lotta alla corruzione, della lotta alla degenerazione  dei partiti, della lotta per la solidarietà. Si lascia andare, piuttosto, ad una arcaica propensione pseudoribellista ed apre la strada ad una conflittualità permanente.

Noi, che abbiamo assistito con dolore personale e lottato con poche forze, ma tutte ferme sui principi dell’onestà, della trasparenza, della moralità, contro l’isterilirsi progressivo dei valori costituzionali, non possiamo più restare inerti. È l’ora di ricostruire e sottoporre ai cittadini un programma di governo del paese, dei suoi singoli territori. C’è un silenzio colpevole  dei cattolici in ambito politico. Immiserito il dibattito sulla partecipazione a questo o a quel partito, sulla ricostruzione di una unità politica, si è mancato di indicare, direttamente, ai cittadini una direzione verso la quale muovere, sostenuta da linee politiche chiare e ferme, per consentire loro di valutare in piena libertà se la solidarietà, l’efficienza, l’integrazione si trovino soddisfatte in un programma politico di ispirazione cristiana ovvero in programmi nei quali l’ispirazione prevalente è costituita dal disprezzo per le istituzioni.

Che si pensi o si possa pensare di essere artefici di un rovesciamento globale, nell’ignoranza della progressività del cambiamento, è prospettiva inesistente nella storia politica del mondo e tuttavia,  ricorrentemente, foriera di sconvolgimenti, ingiustizie, lutti. È nostro compito agire, oggi.

Alessandro Diotallevi

1 Commento

  1. ELVIRA FALBO ha detto:

    Sono d’accordo con l’analisi di Diotallevi. Il grillismo in alcuni punti è encomiabile perchè formula ipotesi di pulizia, di condanna delle consorterie, di abolizioni di privilegi, di sprechi. Ma tutto questo deve esere operato in un contesto di evoluzione e non di totale azzeramento. Occore ricominciare da tre e non da zero. D’altra parte in politica se non si ha la maggioranza assoluta ci si deve confrontare con altre forze con le quali si possono condividere idee e progetti. Una cosa è abolire le consorterie, altra cosa è abolire le alleanze.
    Rimanere nel contesto europeo è fondamentale come trovare intese per avviare un processo indispensabile di riforma della politica e della società, in cui dominino i valori condivisi e non la lotta continua……..Condannare la corruzione, il disimpegno, lo sfascio, i giochi di potere, i piccoli sotterfugi dei furbi che chiamano politica qualsiasi rendimento di potere e non la costruzione del Bene Comune per costruire una Buona Società in cui vivere.
    Certo si preferisce il servirsi degli altri, piuttosto che servire, ma questo è il panorama nel quale ci dobbiamo muovere. Cerchiamo di scegliere le persone migliori, anche al di fuori dei Partiti, quelli che hanno operato nella società civile e non solo come portaborse o gregari!
    Mi piacerebbe che il Presidente del Consiglio fosse Papa Francesco.. o una persona molto simile a Lui.