Il “concepito” in senso giuridico | dal Diritto romano a noi

Il “concepito” in senso giuridico | dal Diritto romano a noi

Pubblichiamo una bella riflessione di Ettore William Di Mauro che, dal concetto di “concepito“, espone come il concetto di “persona” sia il più rilevante centro di imputazione giuridica.

E’ giusto che il giurista si occupi di definire questi concetti? Serve una risposta giuridica? Come procedere in questi casi?

Buona visione e buona riflessione!

1 Commento

  1. Paolo Bonini ha detto:

    “Il soggetto di diritto è una creazione di diritto positivo”. Ma prima del diritto positivo esiste un “diritto sociale”, che non si riferisce alla “persona soggetto di diritto”, ma alla “persona uomo”.

    Il ragionamento è molto interessante. Da questa premessa si possono cogliere le distinzioni tra i ragionamenti giuridici e sterili che non considerano l’elemento antropologico, e i ragionamenti giuridici che sono conseguenza della realtà antropologica umana.

    Così si possono ridefinire le premesse logico-giuridiche su cui si attribuiscono oggi presunti “diritti fondamentali” (categoria straordinariamente abusata nel dibattito generale).
    In effetti se si considera l’antropologia, la persona torna ad essere drammaticamente concreta. Da questa prospettiva a me sembra più semplice cogliere i perché dei diritti e quindi, ancora una volta prima di lanciarsi in giudizi sulla giustezza di un diritto, si può capire che i diritti conseguono a status o titoli che devono affondare nel reale.
    Questo ragionamento può portare ad una apertura straordinaria ed infinita, “giuridicizzando” tutto il reale. Oppure può portare, con una faticosa ma corretta operazione esegetica, a separare i dati fisici, presupposti ai diritti, dalle costruzioni metafisiche, fuorvianti, utilizzate come presupposto per l’elaborazione dei diritti di “nuova generazione”.

    Si pensi al “diritto ad avere figli”, “diritto a non avere figli”; “diritto a morire” o “diritto a non vivere una vita indegna”; “diritto ad avere una famiglia”.

    Tutte queste categorie non contemplano l’ “essere”. La prospettiva non è ancorata al reale, ma al metafisico.
    Una società ha forse bisogno di partire da sé stessa, prima di “inventare” di sana pianta presupposti per diritti non giuridici e forse anche ingiusti.

    La riflessione dovrebbe arricchirsi di punti di vista diversi! Grazie Ettore!