Il contratto di governo

Introduzione

La situazione politica è in divenire e ogni commento in questa fase è ancora prematuro. Assistiamo comunque ad uno spostamento dell’asse orbitale non solo del parlamento ma dell’interno sistema politico. Tesi e posizioni ritenute indicibili nel precedente assetto socio-culturale sono state prepotentemente messe al centro del dibattito non tanto dagli elettori, ma da un complesso e caotico movimento di elettori, partiti, singoli politici e soggetti di mediazione (media, gestori di social network, rappresentanti di Stati esteri).

Rinviamo pertanto le considerazioni ad un momento successivo, essendo tante e tali da richiedere tempo e una giusta sede. Sia nel metodo che nel merito, infatti, sono in transizione almeno: il ruolo del Presidente della Repubblica, la funzione dei parlamentari, il quadro politico dei partiti, i clivage politici, la forma di stato (non nel senso dell’assetto territoriale, ma dell’assetto socio-economico e del rapporto tra governati e governanti) e di governo in generale.

In tutto ciò, i partiti aggiudicatari delle attenzioni del presidente Mattarella, hanno stilato un contratto per segnalare le proprie priorità intorno a cui costruire un governo (qui il testo che ho letto).

Nel contratto di governo tra Lega e Movimento 5 stelle, ci sono 14 questioni giudicate dalle parti “fondamentali”. Questo dato è molto importante perché è subito enunciato un principio:

non mettere in minoranza l’altra parte su questioni di fondamentale importanza” (p. 4).

Dunque, al netto di tutto ciò che è scritto, se è vero che questo è un contratto, le parti si obbligano sicuramente almeno su questi 14 temi, espressamente qualificati come fondamentali.

Due questioni

Ma prima di enunciarli, bisogna riportare due questioni che meritano attenzione perché rilevano immediatamente sul piano del sistema dei poteri.

La prima. In caso di dissenso è convocato un piccolo “mostriciattolo”, un Comitato di conciliazione tra le parti (p. 4 del contratto). Due parole sul Comitato nel diritto costituzionale.

Nel diritto italiano esiste già uno strumento di conciliazione nel caso in cui il presidente del consiglio dei ministri (soggetto costituzionale, istituzionale, previsto dalla Costituzione per svolgere funzioni dello Stato) possa essere coadiuvato nell’esercitare le proprie funzioni. È un “comitato” che si chiama “Consiglio di Gabinetto” e però riunisce il presidente del consiglio e i ministri da lui scelti sentito il Consiglio dei ministri (art. 6, legge n. 400 del 1988).

Il comitato del contratto di cui parliamo, invece, riunirebbe i capi di partito e tutti quelli che ritiene di ascoltare. Questo crea un potenziale cortocircuito politico-istituzionale: il presidente del consiglio dei ministri è spogliato della sua propria funzione costituzionale (art. 95 Cost., da leggere), che di fatto è attribuita a soggetti terzi non istituzionali, non appartenenti alle strutture dello Stato e non nominati dalla Costituzione e quindi non soggetti alle garanzie proprie del diritto costituzionale.

Il secondo problema di fondo consiste nella proposta di modificare l’art. 67 Cost. che ripara i parlamentari dal vincolo di mandato: cioè è previsto dalla Costituzione che i parlamentari rispondono solo alla Nazione e non al proprio partito, cioè sono liberi dal potere che li ha scelti, liberi quindi di ribellarsi alle direttive del partito e ascoltare gli elettori o la propria coscienza.

È un istituto che esiste da tre secoli.

Oggi i parlamentari sono vincolati ai propri partiti, ma non possono essere così vincolati a tal punto da perdere il seggio o da pagare multe/penali ai propri partiti (sanzione prevista nello statuto del gruppo 5 stelle, nulla sotto il profilo giuridico, quindi incoercibile).

Questa idea, di porre i parlamentari sotto un vincolo di partito, prevedendone la decadenza dal Parlamento, è suffragata nel contratto con un riferimento alla Costituzione del Portogallo. Ma in realtà in Portogallo il parlamentare che dissente dal proprio partito a tal punto da voler uscire dal Gruppo parlamentare, non perde il seggio; lo perde solo se si iscrive ad altro Gruppo. Se, ad esempio, va nel gruppo misto, resta parlamentare. Quindi si confonde il divieto di vincolo di mandato con la tutela del trasformismo: il primo è una garanzia fondamentale di libertà del parlamentare dal potere di chi lo ha nominato (i partiti o i loro finanziatori), il secondo è una degenerazione dei costumi di pochi parlamentari disposti a prostituire il proprio servizio.

L’art. 67 Cost. salvaguardia la libertà di scelta, la libertà di pensiero. È un istituto fondamentale del parlamentarismo e del costituzionalismo. Se lo si supera non si va avanti, si torna indietro: se tutti i parlamentari sono vincolati a votare come un solo uomo, basta un solo uomo.

Si tratta di una visione non solo antica, ma anche privatistica della politica. Privatistica perché considera i parlamentari come solo rappresentanti dei partiti e la loro funzione come se fossero i componenti di un consiglio di amministrazione. Si ignora la dimensione politica e il dibattito che la caratterizza come metodo democratico di realizzazione delle politiche.

Antica perché tipica dell’epoca pre-seicentesca o almeno settecentesca (e quindi di una concezione autoritaria del sovrano), questa analogia in Italia è già stata praticata in epoca moderna nel ‘900, da Benito Mussolini, che infatti ha spogliato il Parlamento di ogni funzione.

Per ciò, si consiglia estrema cautela.

I temi fondamentali, importanti ed essenziali

Vediamo quali sono questi temi “fondamentali”.

1.      “incidere nel contesto normativo dell’Unione Europea e condizionare le scelte all’interno della prossima riforma della PAC, nonché individuare strumenti per garantire tempi certi nell’attribuzione ed erogazione, da parte delle Regioni, dei fondi della Politica Agricola Comune” (p. 6).

2.      potenziare le azioni attualmente considerate a livello nazionale per il contrasto al cambiamento climatico e per la transizione verso modelli sostenibili di economia e gestione delle risorse rinnovabili (p. 8).

3.      i beni culturali come strumento per lo sviluppo del turismo (p. 9).

4.      la gestione dei rimpatri di immigrati (p. 17).

5.      “consolidare e rinnovare le politiche di protezione e inclusione dedicate alle persone con disabilità e finalizzate a garantirne un concreto ed efficace sostegno durante tutte le fasi della vita” (p. 20).

6.      La riforma delle istituzioni (p. 23).

7.      In particolare, tra le riforma istituzionali: “potenziare un imprescindibile istituto di democrazia diretta già previsto dal nostro ordinamento costituzionale: il referendum abrogativo” (p. 23).

8.      Nel capitolo “Sicurezza, legalità, forze dell’ordine”: “investire nella formazione, per questo si dovranno prevedere corsi di addestramento anti-terrorismo (C.A.T.) per tutti gli operatori che svolgono attività di controllo del territorio, compresi gli operatori delle specialità” (p. 27).

9.      Lo sport come “strumento di integrazione e trasmette valori fondamentali al miglioramento dell’essere umano anche come cittadino” (p. 29).

10.  All’interno del tema sport, in particolare: “l’istituzione dell’anagrafe degli impianti sportivi sia pubblici che privati (inclusi quelli scolastici, universitari, delle forze dell’ordine e militari)” (p. 29).

11.  Il turismo accessibile (p. 36).

12.  L’implementazione “della terza missione delle università attraverso l’interazione e università ed altri centri di ricerca con la società”, ad esempio “con una costante sinergia con la Banca per gli investimenti” (p. 38).

13.  All’interno dell’attività dell’Università è fondamentale “la ricerca di base” (p. 38).

14.  L’implementazione dell’Alta formazione tecnologico-professionale (p. 39).

 

Osserviamo adesso le questioni “importanti”.

1.      La “terza età con provvedimenti volti ad agevolare le famiglie con anziani a carico, compresa l’assistenza domiciliare anche tramite colf e badanti” (p. 22).

2.      La “valenza sociale” della “pratica motoria” (p. 29).

3.      “Che il Governo assuma con maggior attenzione il ruolo di controllore delle modalità di assegnazione e di spesa delle risorse destinate al CONI” (p. 30).

4.      Il “volano” attivato dalla ristrutturazione di ENIT (Agenzia Nazionale per il Turismo) che sarà cruciale per attivarlo (p. 35).

5.      L’obiettivo del recupero della competitività delle imprese nazionali nel turismo (p. 35).

6.      La trasformazione del turismo in turismo digitale sia rispetto l’offerta (“destinazioni, vettori di trasporto, piattaforme e Olta, player social globali, ecc.)”, sia la domanda (“ampliamento dell’accesso alle informazioni, monitoraggio ed integrazione delle fonti, gestione dei Big Data, segmentazione, profilazione e definizione dei trend previsionali”) (p. 36).

7.      “L’innovazione didattica ed in particolare quella digitale. Sarà incentivata l’offerta formativa on line e telematica delle università statali attraverso finanziamenti finalizzati, nonché meglio regolamentata l’offerta formativa delle università telematiche private” (p. 39).

Ecco quelli “essenziali”.

1.      “Abrogare tutti quei provvedimenti emanati nel corso delle legislature precedenti tesi unicamente a conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari a totale discapito della sicurezza della collettività” (p. 14).

2.      “Introdurre un efficace sistema di valutazione delle performances della pubblica amministrazione nel suo complesso e del personale e della dirigenza pubblica, anche attraverso il coinvolgimento dell’utenza” (p. 25). Questo peraltro esiste già.

3.      “Introdurre degli interventi importanti in ambito di fiscalità, combattere l’abusivismo a tutti i livelli e in tutti i comparti e recuperare maggiori tutele in Europa” per l’importante obiettivo del recupero della competitività delle imprese nazionali (p. 35).

4.      La “formazione” come “strumento essenziale ad affrontare con fiducia il domani” per i “nostri studenti” (p. 37).

Vale la pena aspettare per vedere in che direzione evolverà questa versione, tuttavia il fatto che le due questioni iniziali siano state poste anche solo in bozza, desta qualche perplessità.

Bruno Liberati

 

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