Il corpo politico e l’uomo

Con l’avvicinarsi delle elezioni comunali di Roma, accompagnate da un aumentare della diffidenza e allontanamento dei cittadini dalla vita politica del proprio territorio, occorre, a mio modesto avviso, rispolverare il c.d. corpo politico di J. Maritain.

Preso atto che Maritain è uno dei principali punti di riferimento del laboratorio sembra opportuno sfogliare nuovamente alcune pagine de “L’uomo e lo Stato”. Secondo l’illustre Autore «il corpo politico, voluto e realizzato dalla ragione, è la più perfetta delle società temporali. È una realtà concretamente e interamente umana, che tende verso un bene concretamente e interamente umano, il bene comune. È un’opera di ragione, nata dagli sforzi della ragione liberatasi dall’istinto, e implicante essenzialmente un ordine razionale; ma non è pura ragione allo stesso modo che non lo è l’uomo. Il corpo politico è fatto di carne e di sangue, ha degli istinti, delle passioni, dei riflessi, un dinamismo e strutture psicologiche inconsce, e tutto questo insieme è sottoposto, se necessario per forza di legge, all’imperativo di un’Idea e di decisioni razionali».

«L’uomo, tutto quanto l’uomo […] fa parte della società politica. E perciò tutte le sue attività comunitarie, come anche le sue attività personali, importano al tutto politico. Una comunità nazionale di grado umano superiore prende forma spontaneamente in virtù dell’esistenza stessa del corpo politico, integrandosi di rimando nella sostanza di quest’ultimo. Niente è più essenziale alla vita e alla conservazione del corpo politico di quanto lo sia l’energia accumulata e la continuità storica di questa comunità nazionale da lui stesso generata. Con ciò dobbiamo intendere un’eredità di strutture accettate e indiscutibili, di costumi e di sentimenti comuni profondamente radicati che fanno entrare nella stessa vita sociale qualcosa dei dati fisici determinati dalla natura, e dalla forza vitale inconscia propria degli organismi vegetativi. A ciò si aggiungono una comune esperienza ereditaria e gli istinti morali e intellettuali che costituiscono una sorta di saggezza empirica e pratica, assai più profonda, densa e vicina al complesso e segreto dinamismo della vita umana che non qualsiasi costruzione artificiale della ragione».

Il corpo politico, dunque, non racchiude solo la comunità nazionale ma anche «i gruppi familiari, i cui diritti e le cui libertà essenziali gli sono anteriori, e una molteplicità di altre società particolari che procedono dalla libera iniziativa dei cittadini e dovrebbero essere autonome quanto più possibile. Tale è l’elemento del pluralismo inerente a ogni società effettivamente politica. La vita familiare, economica, culturale, educativa, non ha minore importanza della vita politica per l’esistenza stessa e per la prosperità del corpo politico». «Il bene pubblico e l’ordine generale della legge sono parti essenziali del bene comune del corpo politico, ma questo bene comune ha delle implicazioni assai più vaste e più ricche e più concretamente umane, giacché è per natura la buona vita umana della moltitudine, ed è comune in pari tempo al tutto e alle parti, vale a dire alle persone alle quali si ridistribuisce e che devono beneficiarne.

Il bene comune non è soltanto la somma della utilità e dei servizi pubblici che l’organizzazione della vita comune presuppone, come un sano regime fiscale, una forza militare di sufficiente potenza, il complesso delle giuste leggi, dei buoni costumi e delle sagge istituzioni che conferiscono una sua struttura alla società politica […]. Il bene comune implica altresì l’integrazione sociologica di tutto ciò che vi è di coscienza civica, di virtù politiche e di senso della legge e della libertà, di attività, di prosperità materiale e di ricchezze spirituali, di sapienza ereditaria inconsciamente operante, di rettitudine morale, di giustizia, di amicizia, di felicità, di virtù e di eroismo nella vita individuale dei membri del corpo politico, nella misura in cui tutte queste cose sono, in un certo modo, comunicabili e fanno ritorno a ciascun membro, aiutandolo a perfezionare la propria vita e la propria libertà di persona, e costituiscono nel loro complesso la buona vita umana della moltitudine».

L’uomo è parte integrante di un tutto, in cui è ricompresa anche la vita pubblica al servizio dei cittadini. Allontanarsi da questo compito naturale, affidato a ciascuno di noi in quanto esseri umani, sarebbe come consegnare la gestione della propria casa ad altri (si vedano i diversi “commissariamenti”, a tutti i livelli) esterni ed estranei alla storia locale. Questo non significa che tutti dobbiamo “fare politica”, ma ognuno può dare il proprio contributo, perché la partecipazione al bene comune può avvenire anche con gesti semplici e nella quotidianità della vita come, avere un maggiore rispetto civico per le strutture pubbliche, una maggiore responsabilizzazione sugli aspetti fiscali e, soprattutto partecipare al voto, vero strumento di potere decisionale in mano al popolo. Solo così potremmo diventare artefici del nostro destino e non apparire come un indistinto gregge di pecore. Sentirsi parte integrante di un tutto, in cui tutti hanno eguale importanza e in cui tutti possono dare il proprio contributo per migliorare la “casa” che vivono, è questo il segreto per una convivenza civile.

Bibliografia: J. Maritain, L’uomo e lo Stato, Genova, 2003.

1 Commento

  1. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Grazie Ettore, per aver ritrovato e pubblicato questo brano che da una parte mette in rilievo l’importanza della politica nella realtà umana, dall’altra esprima con chiarezza e puntualizza la necessità di un sano pluralismo secondo il quale la politica non è tutto ma deve integrarsi con altre realtà quali la famiglia, la scuola, la cultura.
    Forse (ma Maritain scriveva in un altro periodo storico) manca un approfondimento del rapporto fra politica ed economia, oggi completamente sbilanciato a favore degli aspetti economici. Ma Maritain sarebbe sicuramente favorevole e recuperare non tanto il primato (la politica rimane una realtà pari alle altre) della politica quando la sua piena autonomia dall’economia che, fra l’altro ora è a sua volta soggetta alla finanza.
    Bravo Ettore
    Un abbraccio
    Giuseppe