Il personalismo e la destra e la sinistra (che non si chiamano così)

Il personalismo e la destra e la sinistra (che non si chiamano così)

Ci sono ancora ragazzi che parlano di destra e sinistra. Magari sanno “qualcosa” di politica, ma non hanno mai approfondito il pensiero dei grandi padri politici italiani;  sanno “quello che gli hanno detto”, e lo difendono come un dogma, una verità rivelatagli ed indiscutibile. In particolare per difendere o attaccare la “destra” o la “sinistra”.

In fondo sono giustificati dai numerosi vecchi che interpretano il presente come se fosse il loro passato, con queste categorie novecentesche. Certo, anche questi vecchi sono giustificati dal fatto che ci sono ancora partiti che si rivolgono alle categorie in commento esplicitamente: c’è il “nuovo centro destra” e c’è “sinistra ecologia e libertà”. Lasciamo perdere che sono aggregazioni dal 2%. Quello che interessa è rispondere alla domanda se si possa ancora parlare di destra e sinistra.

Penso che nella realtà più che destra e sinistra, esistano due atteggiamenti di fondo, due modi di pensare. Si tratta secondo me di vere forme mentali. Il fatto è molto serio e profondo perché non riguarda la politica, ma riguarda la dimensione delle persona nel suo agire sociale. Insomma, riguarda la Politica con la maiuscola. Credo che sia una distinzione intrinseca alla storia dell’Occidente.

Alla base di tutto c’è una concezione diversa dello “stato di natura”, della situazione in cui versano gli Uomini prima di mettersi insieme in società e creare ciò che noi chiamiamo Stato (dopo Bodìn). Da questa visione deriva una certa concezione dello “stare insieme”, marcatamente diversa.

C’è chi pensa uno stato di natura in cui gli uomini sono “lupi” (e questa impostazione si può rintracciare in S. Agostino ed in Hobbes). Qui si esalta l’idea di persona come parte isolata, come unico. La società (Stato) che si formerà, è necessariamente strumentale ad un vertice che autoritativamente dica a tutti ciò che è giusto, sbagliato, ciò che si deve o non deve fare. Insomma, chi legge il mondo in questo modo ha bisogno di una forza autoritaria che selezioni ed ordini lui stesso e i suoi simili, legalizzando la lotta omicida, trasformandola in legittima prevaricazione del più forte (magari in termini di posizione sociale, soldi, fama, potere in senso lato, …). Per questo, chi pensa così, sarà lui stesso un ottuso prevaricatore: la sua ragion d’essere sarà quella di fortificarsi per fortificarsi. Sarà accumulare forza rispetto agli altri, senza un motivo; perché in ciò lui trova la sua ragion d’essere, la sua “essenza di lupo tra i lupi”.

L’altra concezione di stato di natura è diametralmente opposta (S. Tommaso, Locke): qui si presuppone che agli esseri umani piaccia interagire per il bene di ciascuno, ed entrando in contatto, “convengano” (covenant) per prosperare tutti. Chi parte da questa impostazione si considera e considera gli altri interessati all’insieme. E’ una prospettiva per cui ciò che conta non è prevaricare o rafforzarsi, ma prosperare insieme. Ciò comporta una serie di corollari: ascoltare gli altri, dare un senso alla propria parola, accettare le conseguenze delle proprie azioni, assumere una responsabilità, farsi da parte e cederla a chi viene dopo. Il centro di tutto da questa prospettiva è la collettività, la comunità, l’insieme. Lo Stato generato qui è un ausilio, capace di assistere lo scopo della collettività, ritirandosi quando non c’è bisogno di lui, facendosi “sociale” in momenti di crisi.

Si potrebbe dunque affermare che una certa visione possa essere chiamata di destra, e l’altra, di sinistra. Intendiamoci: sono destra e sinistra “filosofiche” non partitiche. A questo punto, si può notare come destra e sinistra coabitano nelle aggregazioni politiche.

Guardando anche alla storia di chi ha rappresentato il personalismo nella politica italiana ed internazionale, si può affermare allora che la prima prospettiva sia descrittiva degli individui, la seconda, delle persone?

4 Commenti

  1. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Si, Paolo, hai centrato l’argomento.
    Sono d’accordo sui tuoi due assunti:
    1) le due visioni antropologiche da te richiamate coabitano nelle due grandi aggregazioni politiche;
    2) la visione personalistica si riconosce nell’antropologia che parte da Tommaso e da Locke per arrivare a Mounier, Maritain, Sturzo e Lazzati.
    Un caro saluto

  2. salvatore scargiali ha detto:

    Ho letto l’articolo e mi viene da pensare che la sinistra è la società dei lupi che ha bisogno di uno stato forte accentratore che gestisca la società e controlli i lupi, che la destra sia la società dove si ha fiducia negli individui che sanno cooperare e che hanno la libertà di creare bene per se e per gli altri. Il primo è uno stato statalista e la sinistra oggi vuole essere statalista, il secondo è uno stato dove lo stato è solo di servizio ma agevola, avendo fiducia nei cittadini, l’iniziativa privata di questi. Mi sembra che la visione sia diversa da quanto conclude l’articolista, o sbaglio, ma la mia mi sembra più vicina alla situazione attuale.

  3. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Mi sembra che Paolo voglia superare la vecchia dicotomia sinistra-destra sulla base di un nuovo binomio personalismo-individualismo.
    Nell’individualismo l’essere umano pensa prevalentamente o esclusivamente al proprio interesse prescindendo in tutto o in parte da quello collettivo, nel personalismo l’essere umano pensa al bene personale nel contesto del bene comune.
    Le due concezioni sono trasversali alla vecchia dicotomia destra-sinistra.

    • Paolo Bonini ha detto:

      Grazie mille per i commenti!
      Proprio come suggerisce Giuseppe cerco di capire se si può superare la vecchia dicotomia!
      Per farlo, credo che non si possa banalmente dire “non vale più” oppure “è anacronistica”, “è superata”.

      Perché in fondo esprime qualcosa di vero. Se si pensa ad una persona “di destra” o “di sinistra”, vengono in mente subito alcuni connotati, forse indescrivibili.

      Allora, per affermare che nella politica politicante (quella dei partiti, del Parlamento, del sottobosco sociale organizzato) destra e sinistra non esistono, si deve dare un nome a quel “non so cosa” a cui immediatamente rimandano nell’immaginazione di ciascuno di noi.

      La mia risposta-proposta è paradossalmente una domanda: possiamo dare un nome al presupposto di destra e sinistra? Possiamo cogliere l’ontologica distinzione tra due classi, due parti, due emisferi dell’Uomo occidentale? A questo possono giovare “personalismo” ed “individualismo” nel nostro attuale contesto?

      Poi forse ho buttato lì un riferimento allo Stato anche per deformazione culturale. Certamente sullo Stato è molto complicato tranciare nettamente il confine tra una concezione di “destra” e di “sinistra” nel senso filosofico che ho cercato di delineare. Ho solo offerto alcuni spunti, si potrebbe svolgere un trattato o parlare per ore in un convegno sul punto!

      Ringrazio molto Giuseppe che sinteticamente ha puntualizzato il mio schema mentale, ribadendo giustamente una delle premesse: questo significato di “destra” e “sinistra” possono coabitare nello stesso partito che si colloca nella “destra” o nella “sinistra” parlamentare! Ciò perché, lo ribadisco ancora, nella mia proposta destra e sinistra sono sinonimo di individualismo e personalismo, quindi due atteggiamenti di ciascun uomo/donna, entrambi compatibili con qualunque ideologia.

      La destra e sinistra partitiche (magari sinonimo di fascismi e marxismi, Dc e Pci, berlusconismo e non, …) sono certamente il passato.

      Grazie di tutto!