Largo ai giovani e alle donne…

Si possono trovare in diversi documenti definizioni di bene comune che colgono vari aspetti di questo concetto.

La più operativa, la più pratica, è forse quella che si deduce dal paragrafo 167 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa:

“Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell’uomo, ma è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio”.

Opera dunque in vista del bene comune colui che, nel suo agire tiene conto del bene altrui come se fosse proprio.

Quanto è differente (particolarmente in Italia) la mentalità comune da questo principio! Siamo spinti ad agire focalizzandoci solo sul nostro interesse a breve termine, nella più piena trascuratezza di quello altrui, al massimo ne temiamo conto solo a seguito dei reclami dei nostri concittadini.

L’individualismo dominante si sposa poi con una concezione del bene che diventa perlopiù emotivo piacere a breve termine.

Come stupirsi, in un contesto come questo se:

  1. Si ha paura nell’intraprendere percorsi impegnativi e stabili di tipo familiare e si pone in essere la massima cautela nella previsione di potenziale prole. Compagni di vita stabili e figli vengono vissuti come possibili ostacoli alla realizzazione della propria libertà, concepita come voglia di fare quello che ci piace fare.
  2. Ci si arrocca nel difendere il proprio posto di lavoro o la propria professione, fonti essenziali del reddito che ci permette di soddisfare i nostri desideri di “insider” (persone che sono già “dentro”), senza avere quel minino di solidarietà che ci ampli la nostra visuale anche ai diritti e ai bisogno delle persone che vorrebbero entrare nel mondo del lavoroe che ne sono invece fuori  (gli outsider). Di qui la difesa sindacale di chi già è occupato rispetto a che vuole trovare un posto di lavoro, di qui l’arroccamento di potenti lobby commerciali, industriali, professionali.
  3. L’interesse si concentra solo sulle scelte a breve termine, trascurando impegni o progetti che darebbero molto più benessere ad un maggior numero di persone nel medio – lungo termine.

 

Non possiamo che concludere che la nostra è una società vecchia e cristallizzata in lobby e corporazioni, che si regge prevalentemente sulla logica della cooptazione, della raccomandazione, della corruzione e che avrebbe invece bisogno di entusiasmo giovanile, di mobilità sociale, di meritocrazia, di sana e leale concorrenza.

Come rompere questa incrostazione asfissiante? Come ringiovanire questa società? Non basta una azione di normale amministrazione o di saggia politica.

Qui ci vuole un “terremoto”, un salutare terremoto!!

Non possiamo aspettarci nulla da chi è già insider (lobby e corporazioni perlopiù composte da giovani maschi adulti dal 35 ai 70 anni), né dalle forze politiche o sindacali pesantemente condizionale finanziariamente dal potere degli insider.
L’iniziativa deve partire dagli esclusi (i cosiddetti “outsider”).

E chi sono questi esclusi se non la maggioranza dei giovani e  delle giovani in cerca di lavoro, la maggioranza delle donne nei fatti emarginati in questa società a prevalenza maschilista?

Questo terremoto deve venire da loro, dai giovani e dalle donne, persone libere, intraprendenti, solidali con il sostegno di quegli adulti maschi altrettanto liberi, intraprendenti e solidali.

 

Ci vogliono iniziative nuove (uso massiccio di internet, marce pacifiche, gazebi, start up di nuove aziende.. altre iniziative che possono nascere dalla fantasia dei giovani e delle donne) capaci di dare una scossa culturale e sociale, di far saltare le incrostazione, di restituire spazio alla mobilità sociale e al merito.

Con i giovani non è tanto necessario un mero patto intergenerazionale (fondato sul mero scambio materiale di benefici, un “do ut des”) ma un cammino insieme lungo la strada di una vera giustizia intergenerazione (termine coniato da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate) che dia ai giovani e agli adulti quello che è “giusto” secondo una visione di bene comune nel lungo periodo.

Con le donne è necessario, da parte degli uomini, un serio esame di coscienza che prenda atto di come, spesso involontariamente, non diamo loro la giusta, legittima e paritaria dignità in una società che finora è stata costruita, per la maggior parte, a dimensione dei maschi.
Diciamolo con vigore, Occorre, dappertutto, e pertanto anche in Persona è futuro, un rinnovato impegno per dare maggiore spazio ai giovani, pieni di entusiasmo ma anche responsabili e consapevoli; e maggiore spazio alle donne con la loro specifica visione della cose, la loro praticità concreta, il loro “genio” femminile, fondamentale complemento della fredda razionalità maschile.

Ci vogliono passione, impegno e coraggio per cambiare questa società. I giovani e le donne ce l’hanno; noi ci metteremo al loro fianco e al loro servizio, con tenacia, determinazione gioia di vivere.

7 Commenti

  1. Salvatore Scargiali ha detto:

    Caro Giuseppe, ho letto i’ intervento, sono d’accordo, un commento è difficile , siamo tutti impastoiati nell’attuale società cristallizzata come dici tu… ci vuole un terremoto, fare un commento che dia forza al tuo discorso deve prima farmi liberare la mente dall’ “oppressione” in cui siamo immersi. Mi paice la definizione di bene comune riportata dalla Dottrina sociale della Chiesa: “Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell’uomo…. ” nella nostra coscienza quindi il bene comune è anche il bene proprio, soddisfa cioè le nostre più eolevate inclinazioni. Nella realtà però siamo cristallizzati nella convinzione che non sia così, dobbiamo diffidare degli altri, combattiamo primariamente solo per la nostra cittadella fortificata, per noi stessi, la nostra famiglia, il nostro gruppo, così viviamo nel sospetto, nella diffidenza, nella paura che gli altri ci possano fregare. Siamo organizzati per essere infelici, teniamo sopite le nostre più elevate inclinazioni, ma così ci sentiamo più sicuri. Non so se i giovani e le donne outsider, come li chiami tu, siano una via di cambiamento, anche nel loro “dna informativo” c’è la paura e l’egoismo. Sarebbero comunque un vento nuovo, andrebbero sempre ascoltati.

  2. Maria Teresa Marzano ha detto:

    Grazie Giuseppe, molto vero! ma io da donna vorrei aggiungere che saremo davvero una società civile quando non dovremo distinguere più tra giovani e donne come portatori di coraggio ed energia, ma potremo sentirci tutti co-responsabili del cambiamento

  3. ELVIRA FALBO ha detto:

    Caro Giuseppe, come sai sono sempre d’accordo con te perchè sei una persona che riesce a ragionare con il cervello e non con i muscoli, come fanno spesso gli uomini.
    E’ vero che occorre fare spazio alle donne e agli uomini. Io mi sono sempre trovata indietro rispetto agli uomini con i quali ho condiviso gli studi risultando in questi sempre migliore di loro, ma poi nella vita loro hanno sempre avuto incarichi importanti, io no. Io ho vinto tanti concorsi, ma non ho mai avuto incarichi di prestigio.
    Occorre però distinguere tra donne e donne. Il Presidente Napolitano auspicava che al Quirinale dopo di lui andasse una donna e forse i tempi sono maturi. Ma l’unica candidatura che ho sentito fare è stata quella della Bonino. Possibile che in Italia non ci siano donne di valore che hanno condotto battaglie per la vita e non solo per l’aborto? Ce la siamo trovata candidata come Governatore del Lazio e per non votare nè per lei, nè per la Polverini ( perchè non mi sentrivo rappresentata da nessuna delle due) non sono andata a votare.
    Io ritengo che bisogna volare più alto, che ci sono donne che hanno altissimi principi di giustizia e di solidarietà e che hanno fatto della loro vita un esempio di altruismo e di lotta per il bene comune. Bisogna perciò cercare di valorizzare queste donne e ovviamente i tanti giovani sani, altruisti e validi, non farne solo una questione di generazione.

  4. Manuela Simoni ha detto:

    Caro Giuseppe, verissimo! Occorrono segni di discontinuità, perché la situazione possa prendere strade diverse con l’apporto di tutti quelli che con onestà intellettuale sono capaci di pensare ad di là del proprio tornaconto individuale. Senza steccati ideologici e con apertura mentale, con distacco da potere, fama e soldi si potrebbe fare una lunga strada. Giovani, vecchi, donne, uomini, non conta l’età o il sesso: conta il cuore!

  5. Giampaolo Cerri ha detto:

    Penso di rubarti alcuni spunti perché reputo che alcuni amici debbano iniziare a comprendere…

  6. Angela Di Nunzio ha detto:

    Aprirsi al mondo femminilie significa dare spazio alla più grande possibilità dell’esistenza: il rapporto interpensonale, il confronto, il rapporto profondo con l’Altro. Aprirsi ai giovani significa accogliere la forza propulsiva e innovativa che essi inevitabilmente protano con sè. Detto questo preciso che non desidero una società senza maschi, anzi auspico che essi esercitino pienamente la loro paternità che consiste nel porre il “limite”, fonte del desiderio e non di un godimento immediato.

  7. giuseppe cerasaro ha detto:

    Rispetto ai punti 1, 2, e 3, più che in individualismo imperante, che pure esiste, vedo pittosto una situazione tragica che nega le risorse economiche per allevare i figli, rende incerto i lavoro e la relativa retribuzione, e si vive alla giornata.
    Pienamente d’accordo (è anche un pò retorico affermarlo) con il “via libera” a Giovani e Giovani Donne. Ormai tocca alle ragazze recuperare il gap.
    Quali sono gli strumenti? Il voto a 16 anni? Forse, ma non so se i ragazzi lo desiderino.
    Certo è però che in certi ambiti, come la Scuola, bisogna definitivamnte tagliare con quel modello di Democrazia fasullo che viene concesso ai Ragazzi. Se si dichiarano certe cose, poi occorre essere conseguenti. Negli organi collegiali emergono figure di genitori rampanti, che per lo più vogliono esibirsi in vista di un eventuale impegno politico. Ma tutto è saldamente in mano al Collegio dei Docenti, che seleziona e condiziona rigorosamente genitoti ed alunni.
    Fuori i genitori, almeno dallle Scuole Superiori. Il Personale della Scuola si impegni per renderla un lugo di Libertà e di Responsabilità.