L’inconsapevolezza delle Amministrazioni

Guardando la TV, un po’ annoiata per la verità, ho deciso di ascoltare l’intervista al sindaco di Roma, Virginia Raggi, durante la trasmissione diMartedì condotta da Giovanni Floris.

Un sindaco che si riprende il proprio territorio, sponsorizzando e sbandierando il grandissimo intervento di sgombero e successiva demolizione di numero otto ville abusive di proprietà dei Casamonica.

La città è molto contenta di leggere su ogni tipo di mezzo stampa e social che le opere abusive vengano demolite e si ripristini un po’ di ordine, ma questo non basta.

Alla domanda di Giovanni Floris se facesse comodo un termovalorizzatore vicino Roma, Virginia Raggi risponde così (cito testualmente):

Assolutamente no. Io le dico una cosa, per costruire un inceneritore, se tutto va bene, dall’idea alla costruzione, se tutto va bene, fra i permessi, le autorizzazioni etc., ci vogliono tra i cinque e i sette anni. Io il problema lo devo risolvere oggi, che me ne faccio di un investimento che forse arriverà a dama tra sette anni?

Lì non ho resistito, ho cambiato canale.

Sono decenni che si parla di sostenibilità, dell’uso improprio di risorse che stiamo facendo. Hanno stipulato accordi mondiali, hanno inventato asfalti fatti con la plastica riciclata, fanno pareti di edifici con il vetro, le vecchie piastrelle vengono riutilizzate in mille modi, pannelli solari, fonti rinnovabili di energia; i cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti; il problema della plastica è di dominio pubblico, con campagne pubblicitarie e cartelloni; l’immondizia è una grave piaga che affligge quasi tutta Italia e non mi dilungo con una lezioncina sulla sostenibilità e sulla resilienza limitandomi a dire che

era il 1987 quando si coniò, per così dire, nel rapporto “Our Common Future” dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) la definizione di sviluppo sostenibile come «uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri»

Che bello sarebbe se le nostre piccole azioni quotidiane riguardassero il futuro.

Dunque, Signora sindaco, visto che lei ha un figlio, pensa che fra cinque o sette anni se ne farà qualcosa del termovalorizzatore?

La riflessione del sindaco, come molte altre che sento in giro al bar, nei negozi, sull’autobus mi fa molto male.

Siamo schiavi del consumismo, che purtroppo è, credo, il nodo centrale del problema: una cosa è buona solo se immediatamente ci dà la risposta che vogliamo. La nostra è una società individualista, che si è dimenticata delle persone e utilizza oggetti come idoli e ne paga il prezzo a rate.

Ryanair ne è un esempio lampante. Non offre un servizio degno di questo nome né ai dipendenti né agli utenti, però costa poco e allora via, l’illusione è pronta. Risparmio subito e penso di essere stato furbo, poi ho tutti i costi aggiuntivi: dal trasporto dall’aeroporto decentrato alla città, dallo stuzzichino sull’aereo dopo magari 2 ore di ritardo aspettate al gate con il cellulare in mano, magari l’ultimo iPhone che sto ancora finendo di pagare a rate. E così quel tempo e quel denaro che pensavo di aver risparmiato in realtà l’ho perso per sempre, insieme ad un po’ di buon senso.

Sarebbe bello che le amministrazioni guardassero al futuro, pensassero in grande, avendo uno sguardo a 360 gradi perché fra sei o sette anni ci saranno dei nuovi maggiorenni pronti a votare e chissà come penseranno! Gli esponenti di governo sembrano aver paura di esporsi e quindi di guardare al futuro come un bell’obiettivo raggiungibile. Un politico che non investe sul domani mi fa pensare che non si consideri abbastanza forte, schiavo dell’idea consumista del tutto e subito

Vorrei che i miei figli vivessero in un mondo migliore, se non migliore per lo meno uguale a quello dove sto vivendo io.

Nel 2018 le macchine avrebbero dovuto volare, il traffico non sarebbe stato più un problema, le città sarebbero state super connesse, e invece? Smettiamola di trattare tutto in modo consumistico perché a pagarne saranno i nostri figli e i nostri nipoti. Pensate a ciò che fate oggi, perché ad ogni azione corrisponde una reazione e se un’opera come il termovalorizzatore o una galleria sotterranea o un gasdotto o un ponte possono risolvere un problema domani è giusto che si faccia oggi per il futuro, per quelli che verranno, per me stesso che potrò usufruirne fra qualche anno.

I buoni politici fanno così in fondo, lavorano per la polis, per la comunità facendo combaciare, perché no, i propri interessi con quelli di tutti.

Pensare sostenibile è importante, pensarci davvero è indispensabile.

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