Grecia | Domande sulla logica del mercato e dignità umana

Grecia | Domande sulla logica del mercato e dignità umana

Da tempo la crisi greca desta preoccupazione. In questi giorni assistiamo al vero e proprio consumarsi di un dramma, con il popolo greco ancora una volta in coda fuori dalle banche.

Si tratta delle stesse persone che giorno 5 luglio verranno chiamate ad una consultazione referendaria doppiamente difficile: in primo luogo, perché la materia è notevolmente complessa, e normalmente non avrebbe potuto formare oggetto di un referendum; in secondo luogo, in quanto le alternative a disposizione non sono certo delle migliori. Respingere il piano proposto dall’Ue e dal Fmi? Accettarlo a condizioni che (secondo molti) aggiungeranno – per riprendere le parole di Tsipras – «un nuovo insopportabile peso sulle spalle del popolo greco […] esacerbando ulteriormente le disuguaglianze sociali»?

La scelta di indire il referendum potrebbe essere soltanto un escamotage finalizzato a fare pressione sui creditori? Nel caso in cui a prevalere fosse il no, cosa farà il Governo ellenico? E nel caso opposto, sarebbe l’attuale esecutivo o uno diverso a stringere l’accordo? E con quali conseguenze sulla tenuta del sistema greco? Nel contesto di una democrazia rappresentativa è opportuno rimettere questo tipo di decisioni all’intero corpo elettorale? Ma soprattutto, le parti potranno trovare un accordo considerando soltanto gli aspetti economici della questione? Mi scuso per la fretta dell’esposizione.

Con queste poche righe vorrei soltanto stimolare Persona è futuro ad una riflessione (più attenta della mia) in merito a quella che mi pare l’ennesima riproposizione del conflitto tra le logiche di mercato ed il rispetto della dignità umana, vero e proprio metavalore nel contesto delle democrazie costituzionali contemporanee.

Al tempo stesso, vorrei esprimere solidarietà ai Greci, chiamati davvero nei prossimi giorni ad una dura prova.

4 Commenti

  1. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Non sono del tutto convinto che logiche di mercato e dignità della persona umana siamo del tutto incompatibili.
    Certamente è incompatibile la logica del turbocapitalismo umano con la difesa della dignità umana, ed è incompatibile la logica di un keynesianesimo in versione assistenzialitica (come quella vissuto in Italia negli anni dal ’60 al ’90 dello scorso secolo.
    Tutta da verificare la compatibilità di teorie economiche come l’economia sociale di mercato di stampo renano l’economia civile con il mercato e la dignità umana.
    Forse è il caso di approfondire.

  2. Paolo Bonini ha detto:

    C’è prima di tutto un grande problema di fondo: nessuno sa esattamente cosa stia accadendo! Le fonti sono molto confuse sulla natura della crisi economica greca e sui meccanismi istituzionali di salvataggio (come funziona il FMI, l’attività della BCE, quali e quanti siano i creditori istituzionali).

    Per quanto ho potuto osservare, la scelta di Tsipras mi sembra leggermente ipocrita. Il referendum attiene all’espressione di un SI o un NO, al quesito: “la Grecia deve accettare la proposta X?”.

    Forse è una mossa economica: il premier greco, forte dell’espressione popolare, può far vedere agli interlocutori che non sta barando, che quando si siede al tavolo rappresenta una volontà certa.

    Forse è una mossa politica: lo hanno eletto per decidere e lui scarica la decisione sul popolo. In questo caso a me sembra antipolitico il comportamento del governo greco, forse eletto sulla base di promesse inverosimili, costretto a indire un referendum per non esplicitare palesemente l’impossibilità di mantenerle.

    L’unico dato su cui sono certo, e posso esprimere un giudizio politico da elettore, è constatare quali politici italiani siano andati a fare i turisti in questi giorni ad Atene. Uno spettacolo pietoso, mentre un popolo intero soffre.

    Giuseppe Grillo ha dichiarato che l’esistenza stessa di un referendum è già una vittoria. Egli sa meglio di tutti quanto questo referendum sia una mascherata, quanto non abbia un senso tecnico, e sia in effetti un vero “escamotage” per i non-politici, i non-decisori.

    Forza popolo greco, sono anch’io con te; truffato dai tuoi governanti che imbrogliarono sui conti, tradito dai non-governanti di oggi che promettono fandonie, abbandonato dal continente che non ha una prospettiva politica di lungo termine.

  3. Ettore William Di Mauro ha detto:

    Condivido pienamente sulla generale confusione (forse creata ad hoc) della questione greca. La confusione è come la nebbia che offusca la realtà e non permette di vederla chiaramente. Quale ghiotta occasione per manipolare i destini dei popoli? I greci non credo sappiano veramente cosa volesse dire quel “si” o quel “no” al referendum, proclamato da una classe politica dirigente incapace di governare un Paese a rischio fallimento. C’è, però, da evidenziare il coraggio (forse incoscienza) di alzare la testa alla politica economica tedesca. Non è possibile che l’UE stia diventando il prestanome della Germania. Alcune brevi considerazioni. In primo luogo è naturale che si tende alla gerarchizzazione del potere, è un evento normale in un contesto dove non si capisce bene chi comanda (nell’entità ectoplasmatica denominata “Unione Europea”). In secondo luogo, bisogna dare merito alla Germania che è riuscita a portare avanti una politica coloniale senza allontanarsi troppo dai propri confini e senza l’ausilio di apparati bellici, ma con un risultato più efficiente. In terzo luogo, demerito agli altri Stati (tra i quali l’Italia) che non hanno saputo mettere freno a questo dilagare d’oltralpe rinunciando indirettamente a posizionarsi alla pari nei tavoli del potere. Del resto l’intera nostra classe politica per lungo tempo si è preoccupata di vicende “private” senza alcuna rilevanza e non ha ben pensato di accrescere il suo peso internazionale, ormai ai minimi storici (si veda questione dei Marò). Da queste brevi considerazioni, forse provocatorie sotto certi aspetti, metto in evidenza il coraggio greco. Il popolo ellenico non ha ben capito cosa fare ma ha capito che l’Europa sta andando alla deriva e che i popoli, vera essenza degli Stati, non sono più la priorità della comunità europea. La parola “unione” è troppo complessa per una realtà che non è pronta a “unirsi” ma, al più, solo a cooperare. Il voto greco, quindi, va considerato come un voto di protesta, un voto che si fa portatore di un grido d’allarme: così non si può andare avanti!!!

  4. Andrea ha detto:

    Credo che la situazione sia molto complessa e difficile da affrontare in un breve commento. Ovviamente in primo luogo esprimo anche io la mia solidarietà e vicinanza al popolo greco per quello che sta succedendo.

    Credo però che il comportamento di Tsipras con il referendum sia stato scorretto e ipocrita. E con questa mossa si è da solo chiuso le porte per ulteriori trattative.
    Mi sento invece di giustificare (forse sono tra i pochi che la pensano così) la linea dura della Merkel per dei bilanci sani. Non è pensabile unirsi intorno a regole comuni (non perfette, su questo sono d’accordo!) e poi decidere di fare come si vuole. Dal rispetto delle regole ne esce rafforzata l’intera Europa. Il principio di un bilancio sano non può essere negoziabile. Ne va della credibilità dell’Europa e dell’Euro.
    Detto ciò possiamo parlare di metodo e, probabilmente, quello adottato da Juncker negli ultimi mesi non è stato il migliore. L’Unione ha fatto una figura pessima e ha consentito a ‪Tsipras‬ e ‪Varoufakis‬ di uscirne come i paladini della democrazia. Non è pensabile un’Europa di tecnocrati che rifiutano ogni tipo di dialogo con i popoli.
    Sono convinto che anche per questa situazione la soluzione sia avere più Europa. Un’Europa più seria, più democratica e più rispettosa delle proprie origini e dei propri popoli, ma anche delle proprie regole.