Roma. Ripensare il governo prima che sia tardi

Roma è la capitale d’Italia, lo hanno persino scritto nella Costituzione. Eppure la qualità della vita è terribile in questa città: troppe macchine e pochi parcheggi, la strada letteralmente si apre sotto i piedi delle persone, un servizio pubblico di trasporto di superficie offensivo: non è possibile programmare seriamente i propri spostamenti affidandosi agli orari stabiliti delle corse degli autobus. Sulla raccolta dei rifiuti insistono diverse competenze: della città e delle Regione. Ma non si è osservata molta disponibilità a trovare compromessi, solo declino di responsabilità sugli altri, da parte dell’amministrazione.

Roma è preda dei nuovi imprenditori: piccoli bottegai di merce turistica, bettole per ristorare masse (sempre meno omogenee) di turisti, negozietti che chiamiamo “bangla” aperti a tutte le ore.

Roma è in mano alle mafiette.

Roma è destinata a diventare una grande Romaland senza più sostrato produttivo?

E intanto l’amministrazione non amministra, l’opposizione non si oppone e la Città sprofonda.

Forse è giunta l’ora di ripensare la struttura amministrativa e politica della capitale italiana che è anche sede di diverse organizzazioni internazionali e città il cui sistema produttivo necessità di riaffermarsi. Forse, ripensando i confini, i poteri e l’organizzazione di chi governa, si può dare una nuova possibilità a questa immensa città.

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