Sovranità monetaria e corruzione

Giulio Tremonti ha scritto una bugia nel suo libro più recente (“Bugie e verità”), facendola passare per una verità. Egli sostiene che l’ingresso dell’Italia nell’euro è stato imposto dagli industriali tedeschi, preoccupati per il vantaggio che le imprese italiane avrebbero avuto con le periodiche svalutazioni competitive della lira.

Ma queste svalutazioni hanno avuto effetti positivi solo nel breve termine, mentre nel lungo termine si sono dimostrate molto dannose, perché la debolezza della lira ha sempre portato con sé l’aumento dell’inflazione, facendo perdere presto il vantaggio competitivo.

I “bei tempi” dello sviluppo economico italiano (in particolare negli anni ’80 e ’90) non furono favoriti dal possesso della nostra sovranità monetaria, ma da un uso irresponsabile di questa sovranità, che non è stata capace di frenare il debito pubblico, causa ed effetto di corruzione e di denaro facile. Ciò ha generato l’illusione di un benessere ora finito in malessere. Ma la colpa non è stata dell’euro, bensì della cattiva gestione della politica e dell’economia nella prima e nella seconda Repubblica.

Un pessimo uso della sovranità monetaria è stato fatto anche dagli Stati Uniti, che negli ultimi 40 anni hanno inondato il mondo di dollari con il loro disavanzo pubblico e commerciale. Da quando Obama è alla casa Bianca il debito pubblico Usa è raddoppiato, passando da 8.000 a 16.000 miliardi di dollari. Negli ultimi tre anni è stato coperto in gran parte dalla Federal Reserve invece che dal risparmio nazionale ed estero. La Banca Centrale è stata costretta a farlo, perché gli investitori stranieri (Cina in testa) iniziano a non fidarsi più del dollaro. Si fidano invece dell’euro, come ha fatto di recente la Banca Centrale cinese con un forte acquisto di azioni Eni ed Enel. Lo avrebbe fatto se questi titoli fossero espressi in lire?

Papa Francesco ha giustamente detto che i corrotti non meritano il perdono, perché incapaci di pentimento. Ovviamente questa condanna include anche i corruttori. È un “esercito” che ci ruba ogni anno 60 miliardi in assenza di una efficace caccia ai ladri. Più che invocare il ritorno alla lira, bisogna formare un “esercito” di buoni gestori e di guardie oneste. È la riforma n. 1 per l’Italia. Francesco può aiutare…

2 Commenti

  1. giuseppe ha detto:

    Mi raccomando. Un esercito piccolo, però. Se no siamo da capo a dodici.

  2. Salvatore Scargiali ha detto:

    Mi sembra che l’articolo dica solo cose giuste.