Spunto sulla corruzione

Secondo molti osservatori il nostro Paese soffre di un grave – e si spera non strutturale – problema di degrado morale. Tuttavia la questione non può essere relegata soltanto alla dimensione etica, ma credo debba essere affrontata in termini politici.

Nel 2013 il neoeletto Presidente del Senato Grasso individuava nella lotta alla corruzione la priorità della politica italiana. Circa due anni più tardi il presidente dell’ANAC Cantone ha dipinto la corruzione come “fenomeno sistemico”, mutato nella sua conformazione in quanto sempre più spesso legato anche alle attività di organizzazioni criminali di stampo mafioso.

L’interesse per questo tema da parte di un Laboratorio di cultura politica incentrato sul personalismo non ha bisogno di particolari spiegazioni. Ciononostante mi permetto di segnalare (sfortunatamente con la solita fretta) un ovvio elemento che rende il fenomeno in questione radicalmente incompatibile con i principi di fondo di un ordinamento democratico-costituzionale e con il rispetto della dignità della persona umana. Ça va sans dire: nella corruzione si cela il disprezzo verso il bene comune, che poi è disprezzo verso l’altro.

La corruzione è un male antico ed è ancora più grave quando riguarda direttamente persone cui siano state affidate pubbliche funzioni. Già nel 70 a.C. il senatore romano Cicerone, nelle sue famose orazioni, per sostenere l’accusa contro il pretore della Sicilia Verre scriveva: «Così muore uno Stato. Il sottrarre ad altri per sé e per la propria fazione è più contrario alla salute dello Stato che la guerra e la carestia».

La corruzione va distinta dal semplice comportamento antisociale perché non è un atto, ma – come sottolineato da Papa Francesco – «uno stato, personale e sociale». Se diviene imperante, finisce per rovesciare giudizi di valore e norme di comportamento. È per questo che la condanna della corruzione suona ormai di per sé poco credibile, ipocrita, banale. A fronte di tutto ciò occorre chiedersi se la ricostruzione morale sia possibile e quali proposte concrete possano favorirla.

2 Commenti

  1. Ettore ha detto:

    Riporto un breve pensiero di uno dei padri del codice napoleonico, ma che mi sembra assai attinente al tema della corruzione:” Quanto alle convenzioni contrarie al buon costume, esse sono vietate da tutte le nazioni civili. Il buon costume può supplire alle buone leggi: esso è il vero cemento dell’edificio sociale. Se si potesse ferire il buon costume mediante convenzioni, ben presto l’onestà pubblica si muterebbe in un nome vano, e i concetti di onore, virtù, giustizia, verrebbero rimpiazzati da ignobili combinazioni d’interesse personale e da propositi traviati” (J.E.M. Portalis, Discorso preliminare al primo progetto di codice civile). La corruzione si trova agli antipodi del buon costume. Il problema è che il c.d. buon costume vive e soffre del determinato periodo storico in cui si esprime.
    Se si tende a giustificare ogni comportamento e scelta dell’uomo (mascherandolo da “diritto”), a breve giustificheremo anche la corruzione, facendola rientrare proprio nel buon costume. Che occorra una rivoluzione è vero, ma ne serve una culturale, che parta dalle giovanissime generazioni. A volte, essere contrari alla comune opinione pubblica di massa per un bene superiore significa davvero avere a cuore le sorti dell’uomo.

  2. Paolo Bonini ha detto:

    Lo spunto è interessante per rompere la tela di ipocrisia tessuta intorno a ciascun cittadino.
    Fa bene Antonio a citare il papa che, come spesso accade, inquadra con efficacia il nocciolo della questione.

    Infatti la corruzione è davvero uno stile di vita; termine moderno per intendere “premessa antropologica”. Nel 2012 abbiamo cambiato il codice penale, riformando proprio i reati corruzione e concussione. Nel 2014 abbiamo istituito l’Anac (Autorità nazionale anti corruzione).
    Queste sono solo spie, sensori di come stiamo messi in Italia.

    Si dovrebbe quindi ripensare la scuola come prima struttura sociale, necessaria alla selezione di chi può ambire alle opzioni della società e chi si ferma ai diritti umani; una scuola di selezione che ricostruisca quel substrato antropologico che all’epoca della Costituente e oltre, erano scontati: rispetto per le istituzioni, morale condivisa, buon senso, rispetto per la società.
    E’ vero, in Italia c’è sempre stata la corruzione, come ovunque nel mondo! Ma gli Italiani di oggi non possono più permettere che sia accettata, che sia avallata da un consenso sociale sempre meno tacito, ed anzi quasi esplicito, in molti contesti.

    Per questo è giusto e doveroso cominciare dalle piccole cose quotidiane: non vergognamoci di ammonire chi propone o avalla con il proprio atteggiamento pratiche di corruzione.