Tutelare tutti i più deboli?

Da alcuni giorni sembra destare “scandalo” tra le forze politiche, soprattutto di alcune correnti,
una decisione adottata dal Consiglio Comunale di Verona in materia di aborto. La scelta del collegio
municipale è stata quella di sostenere, anche con fondi pubblici, “iniziative per la prevenzione dell’aborto”.

Si parla spesso di tutelare la parte debole, il malato terminale, il migrante in mezzo al mare, ma non si
pensa mai che anche un bambino, ancora non nato, possa rivestire la qualifica di “parte debole” e pertanto
essere degno di tutela. Se pensiamo che scelte quali, l’eutanasia e il testamento biologico, scelte che
guardano la morte di una persona e non la vita, siano espressione di libertà e di “civiltà” di un
Paese moderno, non si comprende come mai non si capisca che anche la tutela prenatale sia la massima
espressione della libertà di una persona.

Il punto non è finanziare o meno iniziative “perbeniste” ma solo creare una maggiore consapevolezza delle
scelte che si compiono, nel chiarire che “la pillola del giorno dopo” non è la soluzione a scelte avventate,
non ponderate, a volte prese quasi per gioco. Ogni scelta comporta una responsabilità da parte di
chi le adotta. Certamente i fatti vanno valutati caso per caso ma l’interesse che dovrebbe muovere le
Istituzioni pubbliche non dovrebbe essere quello di approvare qualsiasi scelta arbitraria dei propri cittadini,
quanto quello di metterli in condizione di compiere una scelta consapevole e responsabile.
In questa prospettiva prende senso la decisione del Comune di Verona, al di là di ogni superficiale, vana e
inutile polemica politica si possa creare intorno per raschiare dal fondo qualche voto.

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