Più volte e con varie modalità si è ribadita, con articoli su questo sito, la tesi che la crisi attraversata dalle Nazioni europee, in particolare quelle del Sud Europa, è morale e culturale prima di essere economica.

Tale crisi non può essere superata con misure tecniche, pur avvedute e appropriate, di natura economica o finanziaria, ma solo con un cambio profondo di mentalità e di stile di vita.

Venendo oggi alla nostra Italia, ci rendiamo conto di quanto possa essere condivisa, anche da chi cristiano non è ma non abbia rinunciato all’uso della retta ragione, la battaglia di Papa Benedetto XVI contro il relativismo etico. Quest’ultimo si presenta come la versione aggiornata di quella filosofia nichilista che sta alla base anche di altri pensieri come il positivismo, il pragmatismo, e anche, sul piano dei modelli economici, del turbo-capitalismo di tipo americano.

In poche parole (chi vuole approfondire il tema, ben può trovare altri studi su Internet stesso) il nichilismo si può ridurre a quella concezione di vita secondo cui nulla ha veramente valore se non il proprio io a livello materiale (il proprio corpo, la materia cerebrale, l’emotività vista come conseguenza di reazioni chimiche innescate da sostanze presenti nel corpo…).

Questa filosofia, sul piano del comportamento,  porta a vivere cercando di soddisfare al massimo i propri interessi personali rispettando l’altro solo nella misura in cui l’altro si ribelli ai nostri atti rivendicando, a sua volta, il proprio rispettivo diritto di perseguire il suo interesse personale. E’ questo il relativismo etico, richiamato da Benedetto XVI, che non riconosce alcun valore al di fuori di se, che vede il proprio io come punto di riferimento esclusivo ed assoluto di ogni azione.

Questa filosofia, questa cultura, introdotta in una popolazione individualistica come quella italiana, ha innescato e continua a produrre una miscela socioculturale distruttiva di ogni possibilità di sana convivenza sociale.

 

Sociologi ed economisti attuali, di ogni provenienza nazionale e culturale (Fukuyama, Layard, Zamagni, Sen…) hanno messo in evidenza come valori come la fiducia reciproca, la responsabilità di un destino comune, il rispetto di alcuni diritti fondamentali, siano elementi indispensabili per uno sviluppo equilibrato e continuo di una società.

Occorre ricostruire, in Europa e particolarmente in Italia, un tessuto collettivo nazionale, di ordine primariamente morale e culturale, fondato su valori condivisibili anche sulla base della retta ragione.

In Italia quei valori non esistono più (purtroppo) in gran parte della popolazione ma esistono e sono chiaramente indicati negli articoli della nostra Costituzione repubblica.

Il diritto alla vita e alla libertà personale, di associazione, di riunione, la libertà religiosa, quella educativa, il diritto alla salute, ad un ambiente sano, il ripudio della guerra, la riaffermazione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, il diritto alla rimozione di tutti gli ostacoli socio-economici che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, il diritto di impresa e di proprietà privata, insieme ai correlati dovere di carattere sociale (dovere del lavoro, di pagare le imposte, di partecipare con varie modalità alla vita politica, di tenere presente la funzione sociale delle attività economiche private) sono i fondamenti che i nostri Padri Costituenti pensarono e stabilirono per una corretta ed equilibrata evoluzione della società italiana.

Sono questi i valori inseriti nella Costituzione, specialmente ad opera dei Costituenti di ispirazione cristiana (Mortati, La Pira, Dossetti, Fanfani, Moro, Vanoni…) allievi in maggioranza dell’Università Cattolica di Milano e della FUCI di Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, grande Papa, purtroppo poco comunicativo, al quale gli studi futuri riconosceranno il giusto posto nella storia d’Italia e il giusto contributo alla crescita della società italiana.

Sono questi i valori che i cristiani italiani dovranno porre alla base dell’impegno politico il cui desiderio sta rinascendo nella loro coscienza comune, valori che possono essere ricondotti a due fondamentali princìpi della Dottrina Sociale Cristiana: il primato della dignità della persona umana e il primato del servizio al bene comune nello svolgimento della attività politica.
E’ compito di tutto il popolo italiano, ma soprattutto delle generazioni di adulti e giovani cristiani, ricostruire, sulla base di questi valori, un tessuto collettivo nazionale di ordine morale e sociale.

Sarà duro, sarà impegnativo, perché si tratterà di andare continuamente controcorrente e di pagare spesso di persona, ma è una sfida affascinante e, a medio termine, sicuramente vincente perché rappresenta l’unica alternativa ad un declino inarrestabile che nessuno ragionevolmente vuole raggiungere.

Persona è futuro sarà sempre impegnata su questa linea.

 

7 Commenti

  1. Gaspare Sturzo ha detto:

    Caro Giuseppe,

    hai fatto bene a ricordarlo. I principi che hai indicato sono il portato di una necessaria ispirazione cristiana a una società più giusta e sono il frutto delle lotte di tanti per la libertà e la democrazia. Il dato dell’ora che ci troviamo ad affrontare è che abbiamo smarrito la via del progetto sociale per renderli veri, effettivi. Nella logica della mediazione e del compromesso al ribasso abbiamo rinunciato a declinarli e abbiamo preferito discernerli, abbiamo preferito la rete degli interessi alla comunione della comunità, ci siamo fatti intruppare nel bipolarismo e nel tentativo di bipartitismo, come ospiti spesso sgraditi. Cosa più grave, nel tempo, dalla fine della vituperata DC ad oggi, come mondo cattolico e di impegno laico cristiano, abbiamo perso la capacità di visione politica e di governo. L’andare al rimorchio del vincitore ci ha resi privi di un autonomo progetto politico. Farò degli esempi pratici: da tempo vogliamo il Fattore famiglia (con diversi nomi e formule), ma c’è stato sempre negato con la scusa della mancanza di fondi. Bene è stato dimostrato che con il conflitto di interessi fiscali tra famiglie e produttori di beni e con relativa area di deduzione/detrazione nell’Irpef dei genitori, si genera un circuito virtuoso di crescita dei consumi locali, maggiori introiti fiscali, incremento della ricchezza nazionale e crescita occupazionale. Altro esempio, potrebbe essere un piano per l’ecologia energetica, con il rilancio del settore del solare e dell’eolico su tutti e per tutti gli edifici pubblici con enorme alleggerimento dell’inquinamento e il rilancio dell’industria dell’energia verde, nuova occupazione e aumento del PIL e liberazione di risorse sulla bolletta energetica. Così per la messa in sicurezza del territorio montano e collinare devastato dall’abbandono e dalla speculazione edilizia dove la programmazione degli interventi costerebbe molto meno, darebbe luogo a nuova occupazione pubblica e privata, ed eviterebbe le inutili stragi (come nel caso del messinese del 2009 dimentichiamo in fretta i morti). Infine, la vera e attesa liberalizzazione del trasporto su ferro con un piano infrastrutturale per il trasporto merci e locale (metropolitane urbane ed extraurbane). In tutti questi casi occorrerebbe uno start up economico finanziario per rendere possibili queste manovre di sviluppo. La politica dei tagli lineari nega ogni opportunità, benché risorse fresche potrebbero essere rapidamente individuate e indirizzate ad “accendere” questi motori di sviluppo, nella riduzione dei costi della politica e nella promozione dell’efficienza dei processi democratici decisionali (riduzioni al 30% di tutte le pensioni e dei vitalizi concessi agli ex deputati regionali e parlamentari nazionali ed eliminazione per il futuro; riduzione dei ministeri; accorpamento delle assemblee nei comuni minori e gratuita partecipazione dei consiglieri comunali in tutti gli altri; eliminazione delle Province e distribuzione di personale e competenze tra Regioni e Comuni; eliminazione del bicameralismo perfetto con la creazione del Senato delle Regioni e con la complessiva diminuzione dei parlamentari e dei deputati regionali; eliminazione di tutte le tredici inutili authority) e nell’introdurre il “contrasto di interessi fiscali” con l’emersione del nero e dell’evasione fiscale e contributiva; così come nel rendere trasparenti, imparziali, legati al merito e monitorati nei vantaggi occupazionali i finanziamenti concessi alle iniziative private.

    Tuttavia, noi cattolici non facciamo questa battaglia di vero bene comune, ma ci limitiamo a parlare della sacrosanta questione antropologica, benché appare evidente che l’ecologia umana sia legata ad un progetto più ampio del solo inizio e fine vita. Delegare ad altri tutti ciò che è tra i due estremi ha creato il vuoto morale, il degrado sociale, l’incapacità di progetti di giustizia, l’assenza di sviluppo. Insomma, l’impossibilità di trasformare i valori che hanno creato questi principi che hai richiamato in scelte di vita democratica per una nazione civile.

    Tuo Gaspare

  2. Giulio Mazarino ha detto:

    Condivido, anche perché, caro nipote, solo un forte nuovo tessuto connettivo nazionale permetterà di far sopportare le misure impopolari necessarie per uscire dalla crisi (imposta straordinaria patrimoniale, revisione delle pensioni di anzianità, ristrutturazione del settore del pubblico impiego, maggiore flessibilità nel lavoro ecc.).
    Cari saluti

  3. salvatore scargiali ha detto:

    Caro Giuseppe, per prima cosa rinnovo il ringraziamento che ti dobbiamo per l’impegno che mostri nelle tue attività e per gli stimoli che ci dai tramite il sito di Personaèfuturo, ti sono solidale e comprendo quanto deve essere difficile portare avanti delle idee in ambiente politico.
    Condivido la sostanza di quanto tu dici, che, con una mia personale lettura sintetizzerei: la società deve crescere culturalmente se vuole uscire dalla crisi che il liberismo degli ultimi anni, eccessivamente individualista e miope, ha prodotto. Tu ben focalizzi l’atteggiamento nichilista della società occidentale e richiami all’inizio dell’articolo l’impegno della Chiesa Cattolica nel condannare il relativismo etico. Successivamente elenchi i valori che sono alla base della nostra costituzione, “Il diritto alla vita e alla libertà personale, di associazione, di riunione, la libertà religiosa, quella educativa, il diritto alla salute, ad un ambiente sano, il ripudio della guerra, la riaffermazione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, il diritto alla rimozione di tutti gli ostacoli socio-economici che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, il diritto di impresa e di proprietà privata, insieme ai correlati doveri di carattere sociale (dovere del lavoro, di pagare le imposte, di partecipare con varie modalità alla vita politica, di tenere presente la funzione sociale delle attività economiche private)” , valori che si riconducono, come bene dici tu, tranne quello della riaffermazione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, a due fondamentali principi della Dottrina Sociale Cristiana: il primato della dignità della persona umana e il primato del servizio al bene comune nello svolgimento della attività politica. Ebbene, mentre vedo bene il contrasto tra un atteggiamento nichilista con i valori elencati e con i principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, non trovo chiaro il nesso tra la condanna del relativismo etico, così come comunicato dalla Chiesa Cattolica o come ho l’impressione venga percepito dalla gente comune, e l’affermazione dei sopraindicati valori civili. Oggi, benché domini in gran parte una cultura nichilista, esiste anche un movimento laico di opinione molto forte che ha fatto suoi quei valori civili distaccandoli da una volontà sovrannaturale trascendente. Si è civili e si deve lavorare per il bene comune e per la dignità della persona perché è giusto e perché conviene a se stessi e per il futuro dei propri discendenti a prescindere da una prospettiva eterna della vita dopo la morte. Questo atteggiamento laico contrasta con la predicazione della Chiesa che vede nella vita eterna la ragione ultima del nostro esistere. La Chiesa però nella storia si è macchiata di grandi ipocrisie e adesso sconta in credibilità e quindi pochi la stanno a sentire. Bene ha detto il Papa ad Assisi: molte ragioni, a chi si dichiara ateo, le abbiamo date noi fedeli con il nostro comportamento. L’ipocrisia però continua: La Chiesa dà la percezione di dimenticare che mettere al centro la persona umana e difenderne la dignità passa anche da valutare con amore e comprensione la disperazione dell’uomo in fin di vita per una malattia terminale o la disperazione dei malati incurabili che reclamano cure, anche genetiche, per i loro mali. Passa anche dal ripensamento della continua condanna di una libera sessualità, che tanta mortificazione nel tempo ha prodotto a chi ne ha represso la naturale propensione….. Non penso che ci siano soluzioni definitive, o che siamo in grado di darle, a certi problemi, ma maggiore prudenza e molto più amore mi aspetterei dalla Chiesa Cattolica proprio in nome del messaggio di misericordia e amore insito nel Vangelo.. Porre un etica comune a tutti, regole e modi di comportamento rigidi a individui che per natura sono tutti differenti, può essere mortificante oltre che ingiusto. Definire la famiglia naturale vocata alla procreazione come valore assoluto è mortificante per chi non ha vocazione matrimoniale, per chi è sterile o per chi vuole dedicare la propria vita agli altri senza interessi familiari o privati. I discorsi della Chiesa, così come li fa sul relativismo etico, non collimano con la difesa del bene comune. Per difendere i valori, giusti e assoluti, da te elencati, darei priorità, nel predicare, alla fiducia nel prossimo, all’amore generoso anche verso chi si dimostra nemico, mi sforzerei di dimostrare grande amore per un uomo capace di immaginare l’infinito ma recluso in un corpo limitato nel tempo e nello spazio, c’è bisogno di grande consolazione, c’è bisogno della Speranza, di un Amore superiore che ci conforti e che ci aiuti a superare i limiti di una natura umana imperfetta e limitata, altrimenti, errando, l’uomo sceglie la via dell’egoismo e della difesa degli interessi personali.

  4. ELVIRA FALBO ha detto:

    Caro Giuseppe,
    condivido le tue meditazioni mattutine, che sono il frutto della nostrra cultura cattolica. Come MEIC abbiamo scritto durante la seconda guerra mondiale il codice di camaldoli ( anche se io non c’ero) e ora ci propomiamo di aggiornarlo, provenendo tutti dalla FUCI abbiamo aderito al Movimento Laureati di Azione cattolica e poi diventato MEIC. Questa cultura ha attraversato i nostri anni universitari e sta continuando ad impregnare le nostre riflessioni attuali.
    Sono necessarie due scelte prioritarie da condividere: la prima è uscire dall’egoismo per entrare nell’allocentrismo, che poi è la caratteristica della persona psicologicamente matura, l’altra è che sono più importanti i beni relazionali che quelli materiali.
    Questo è l’impegno dei cattolici da sempre, ma forse, a parte qualche voce illuminata come quella di banedetto XVI non tutto il clero è convnto che i laici adulti nella fede devono dare il loro contributo per fare in modo che si possa vivere in una società migliore, in cui i laici sono i primi protagonisti, essendo chiamati a vivere in frontiera e a rispondere alla loro vocazione specifica: di trattare le cose temporali ordinandole secondo Dio. Questo deve fare in modo che ovunque vivono e lavorano i cristiani si devono impegnare ad educare le nuove generazioni, siano essi figli, alunni, discepoli, a questi principi e valori. Per l’altra occorre una riflessione di ampia portata. I beni materiali non sono infiniti e benchè la proprietà privata sia libera non ci si possono accaparrare tutti i beni lasciando gli altri senza. Ci sono persone che posseggono più case e non le affittano, nonostante la grande penuria di abitazioni. I beni materiali, come è a tutti noto, e come è stato ribadito più volte in vari convegni, non danno la felicità perchè non si è mai sazi, si desidera sempre di più. Uno stile conviviale che ricerchi la semplicità e che faccia spazio a tutti al banchetto dei beni sulla terra è l’unico che può rendere il nostro cuore leggero e felice. C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Chi lo ha sperimentato lo sa bene.
    Cordiali saluti
    Elvira Falbo

  5. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Ciao Salvatore, come sai, una costante del mio pensiero è il tentativo di tracciare un cammino comune fra cattolici aperti al confronto e laici non aprioristicamente anticlericali.
    Sono certo che, camminando insieme, la Chiesa cattolica (gerarchia e laici insieme) saprà approfondire ancora di più la verità su alcune questioni, ritrovando spunti di elaborazione creativa nella fedeltà al “depositum fidei”. Non posso dimenticare la diversità della posizione odierna su questioni come la cremazione o la donazione degli organi rispetto alle posizioni di qualche decennio fa.
    Cosi sono anche certo che, sempre in questo cammino di confronto, anche i laici comprenderanno il valore e il significato di certe posizioni della Chiesa che, a prima vista, appaiono inspiegabili ai loro occhi.
    Ti ringrazio per l’apprezzamento nei miei confronto e ribadisco la stima nei tuoi e il ringraziamento per i continui e costruttivi interventi.
    Cari saluti

  6. Giuseppe Sbardella ha detto:

    Ciao Elvira, pienamente allineato.

  7. salvatore scargiali ha detto:

    Grazie Giuseppe delle tue parole, la vita è difficile e complessa, comprensione, perdono e apertura è la via che penso più facile per affrontare molte questioni, ma forse non ci si può limitare a questo. Comprendo la Chiesa quando decide di dare direttive non negoziabili, penso solo che non sempre certi messaggi diano i frutti voluti e me ne dispiaccio. La crescita culturale è prioritari nelle società moderna che ha fatto passi enormi sul piano tecnologico e comunicativo ma non sul piano della maturità culturale. Da anni il messaggio più propagandato è quello materialista laico basato sulla civile convivenza ma senza sbocco trascendente, un messaggio sinistrorso egualitario, ma gli uomini sono tutti diversi, hanno tutti capacità e carismi diversi che vanno valorizzate diversamente per il bene di ognuno in sinergia con il bene comune. Non è semplice senza pensare ad ingiustizie, ci vuole grande amore , comprensione e tanta umiltà.